CIMP - Centro di Ipnosi Medica e Medicina Psicosomatica Genova

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CIMP - Centro di Ipnosi Medica e Medicina Psicosomatica Genova Il Centro di Ipnosi Medica e Medicina Psicosomatica di Genova utilizza l'ipnosi nella cura di Disturbi Psicosomatici e Depressivi, fobie ed ansie.

Il CIMP (Centro di Ipnosi Medica e Medicina Psicosomatica) vanta 40 anni di esperienza nella cura dei Disturbi Psicosomatici, dei Disturbi Depressivi e dei Disturbi d’Ansia, tra cui gli attacchi di panico e le fobie. Gli specialisti del Centro impiegano la Tecnica Ipnotica, prevalentemente di tipo classico, sia orientata al trattamento del sintomo focale, sia all'interno dei percorsi psicoterapeutici. Altro importante ambito di applicazione è quello della Ipnosi Regressiva. Visita il nostro sito: http://www.centroipnosigenova.it

Cos'è l'Ipnosi.Emanuele Oscar Crestani
30/03/2026

Cos'è l'Ipnosi.

Emanuele Oscar Crestani

30/03/2026

L' Ipnosi come metodologia psicologica e clinica

L’ipnosi clinica è una metodologia psicologica che utilizza stati di attenzione focalizzata e responsività aumentata per facilitare processi di regolazione, riorganizzazione e trasformazione dell’esperienza.
È uno stato vigile, collaborativo, in cui la persona mantiene orientamento e capacità di scelta, mentre accede a modalità percettive più flessibili e ricettive.
Nella pratica clinica, l’ipnosi diventa un dispositivo che sostiene la modulazione psicofisiologica, l’esplorazione dei vissuti corporei, la rielaborazione emotiva e l’emergere di risorse interne.
Si integra con percorsi psicoterapeutici, interventi psicosomatici e protocolli di cura complessi, mantenendo sempre una cornice rigorosa e rispettosa della persona.

L’osservazione psicofisiologica — variabilità cardiaca, pattern respiratori, responsività somatica — permette di cogliere come l’ipnosi influenzi i processi di regolazione e come possa essere inserita in un modello clinico contemporaneo, sensibile al campo mente-corpo.
Il CIMP adotta un approccio che unisce rigore metodologico, sensibilità fenomenologica e attenzione alla qualità del campo relazionale.
L’ipnosi non è un’aggiunta tecnica, ma una forma di incontro che apre possibilità.

Per entrare in contatto con il Dr Emanuele Oscar Crestani

Per informazioni sulla metodologia, sui percorsi formativi o sulle attività cliniche e istituzionali del CIMP, è possibile rivolgersi direttamente a:

Emanuele Oscar Crestani
Cell. 347/ 5461269

Chi desidera approfondire o chiedere un orientamento può farlo liberamente.
Ogni richiesta viene accolta con cura e con l’attenzione che merita un incontro autentico.

Emanuele Oscar Crestani

Ogni volta che L'Alba come configurazione psicofisiologica si dispone, siamo pronti a fare entrare nuova vita, in risona...
30/03/2026

Ogni volta che L'Alba come configurazione psicofisiologica si dispone, siamo pronti a fare entrare nuova vita, in risonanza con le nostre risorse interiori. Guardala intensamente per qualche secondo... poi lascia che sia...

Emanuele Oscar Crestani

Configurazione dell’Alba

L’Alba è la prima soglia del campo.
È il momento in cui la presenza si dispone in avanti, come se il mondo respirasse verso di noi e noi verso di lui.
Non chiede nulla: permette.
Non dirige: orienta con una luce che non abbaglia, ma rivela.

Nell’Alba, il corpo si fa verticale e morbido, come un asse che sente la propria direzione senza irrigidirsi.
Lo sguardo non cerca: si lascia raggiungere.
Il respiro non spinge: si allarga.
La mente non anticipa: si schiude.

L’Alba è una postura di disponibilità luminosa.
È il momento in cui il potenziale non è ancora forma, ma già presenza.
Ogni gesto è un invito, ogni sensazione un indizio, ogni pensiero un chiarore che non pretende definizione.

In questa configurazione, il campo si fa trasparente.
Le linee sottili delle possibilità emergono come filamenti di luce, e la persona si colloca nel punto in cui tutto può ancora accadere.
È un orientamento verso ciò che viene, senza forzarlo, senza trattenerlo, lasciando che la prima luce del possibile tocchi la superficie interna della coscienza.

L’Alba è un’apertura che non si oppone a nulla: accoglie.
È un inizio che non rompe: inaugura.
È un chiarore che non divide: rende visibile.

Quando l’Alba è attiva, la presenza diventa un luogo in cui il mondo può entrare e prendere forma.
La persona sente di essere già dentro il movimento, pur restando nella quiete.
È un equilibrio sottile tra attesa e manifestazione, tra silenzio e rivelazione.

L’Alba è il segno che il campo è pronto.
È la prima luce del potenziale evocativo.
È la soglia che permette alla realtà di mostrarsi nella sua possibilità più ampia.

Emanuele Oscar Crestani

In ipnosi spesso si parla di costruire risorse.Ma se non fosse così?Se le risorse non dovessero essere create…ma semplic...
26/03/2026

In ipnosi spesso si parla di costruire risorse.

Ma se non fosse così?

Se le risorse non dovessero essere create…
ma semplicemente rese accessibili?

A volte non manca nulla.

C’è solo qualcosa che ostacola.

Questo cambio di prospettiva
è alla base della PPE – Psicologia Potenziale Evocativa.

Se vuoi esplorarlo più a fondo,
ne parlo qui:
👉 https://www.facebook.com/share/1BBA3nEiUY/



Pedagogia Potenziale Evocativa PPEg, dal paradigma della PPE
26/03/2026

Pedagogia Potenziale Evocativa PPEg, dal paradigma della PPE

Educare alla presenza, alla risonanza, all’essenza
di Kerlim Benavides – Psicologa Clinica e Pedagogista

La Pedagogia Potenziale Evocativa (PEEd) nasce come estensione naturale della Psicologia Potenziale Evocativa (PPE). Non è un metodo educativo né un insieme di tecniche, ma un modo di stare con i bambini che permette a ciò che è vivo in loro di continuare a respirare, crescere e orientarsi. Nella PPEd il bambino non è un soggetto da modellare, ma un campo in espansione, già ricco di risorse, sensibilità e direzioni interne. La pedagogia evocativa non aggiunge, non corregge, non impone: amplifica.

Riconoscere gli stati interni
I bambini percepiscono prima di comprendere, sentono prima di nominare, vivono prima di concettualizzare. La Pedagogia Potenziale Evocativa li accompagna a riconoscere ciò che accade dentro di loro, a dare forma alle sensazioni e ai movimenti interni, a distinguere ciò che si apre da ciò che si chiude, ciò che si espande da ciò che si contrae. Ogni stato diventa un’informazione, non un errore. L’adulto non interpreta né spiega: rispecchia, evoca, apre spazio. In questo modo il bambino impara a fidarsi del proprio sentire.

Mantenere vivo il contatto con l’essenza
Ogni bambino porta una qualità originaria, un modo unico di stare nel mondo. La pedagogia evocativa custodisce questa qualità e la protegge dalle sovrascritture, dalle aspettative e dalle pressioni. Il contatto con l’essenza si coltiva attraverso momenti di silenzio condiviso, giochi che non chiedono performance ma presenza, rituali semplici che riportano il bambino a sé, linguaggi immaginativi che danno forma all’interiorità. L’essenza non si insegna: si riconosce. E quando è riconosciuta, resta viva anche nell’età adulta.

Contatto con le risorse interiori
Le risorse non sono abilità da acquisire, ma movimenti del campo già presenti. La pedagogia evocativa aiuta il bambino a percepire quando una risorsa si attiva, a distinguere la forza dallo sforzo, a fidarsi delle proprie intuizioni, a scoprire che può orientarsi dall’interno. L’adulto diventa una presenza che amplifica e che custodisce.

Educare al campo: atmosfere, risonanze, partecipazione
Uno dei contributi più profondi della Pedagogia Potenziale Evocativa è l’educazione al campo. I bambini imparano a prestare attenzione all’atmosfera in cui sono immersi: la qualità del silenzio, il ritmo degli scambi, ciò che si apre e ciò che si chiude attorno a loro. Scoprono che il campo non è qualcosa che subiscono, ma qualcosa a cui partecipano. Comprendono che ogni gesto, ogni parola, ogni stato interno contribuisce a modellare l’atmosfera in cui vivono. Non come responsabilità, ma come potenza: la capacità di sentire che il mondo non è separato da loro e che loro stessi partecipano al modo in cui il mondo prende forma.

Preparare l’adulto che verrà
Un bambino cresciuto in un ambiente evocativo diventa un adulto capace di ascoltarsi, di riconoscere i propri stati senza esserne travolto, di mantenere un filo vivo con la propria essenza. Non perde la capacità immaginativa e sa orientarsi nei momenti di crisi perché conosce il proprio campo interno. La Pedagogia Potenziale Evocativa non forma bambini “bravi”, ma persone intere.

Conclusione
La Pedagogia Potenziale Evocativa è un invito a educare non per plasmare, ma per far emergere. A stare con i bambini non solo come guide che dirigono, ma come presenze che amplificano e accolgono le specificità di ognuno. A custodire ciò che in loro è già luce, già orientamento, già possibilità.
NB La PPEd evoca:
fa emergere stati interni, risorse, qualità essenziali, forme di presenza che il bambino possiede già ma che spesso non trovano spazio nei contesti educativi tradizionali.

Nel lavoro clinico e formativo del CIMP integriamo anche contributi di ricerca sviluppati nei contesti di cura del terri...
25/03/2026

Nel lavoro clinico e formativo del CIMP integriamo anche contributi di ricerca sviluppati nei contesti di cura del territorio.
Uno studio sul carico dei caregiver ha offerto spunti utili per comprendere meglio le dinamiche relazionali nei sistemi di assistenza.

Alcuni elementi emersi da questa ricerca sono oggi presenti, in forma evolutiva, nelle cornici concettuali adottate dal CIMP, tra cui la Psicologia Potenziale Evocativa (PPE).

🔗 Link alla ricerca nel primo commento.

I fenomeni regressivi in ipnosi, per contattare risorse profonde
25/03/2026

I fenomeni regressivi in ipnosi, per contattare risorse profonde

La regressione ipnotica: una rilettura in chiave di Psicologia Potenziale Evocativa (PPE)

Autore: Emanuele Oscar Crestani

Introduzione

La regressione ipnotica rappresenta uno dei fenomeni più discussi e controversi nell’ambito dell’ipnosi clinica. Tradizionalmente interpretata come un accesso a esperienze passate, essa solleva questioni rilevanti sul piano epistemologico, clinico e metodologico (Hilgard, 1977).

Già nei lavori di Janet (1889), i fenomeni dissociativi venivano descritti come automatismi psicologici, evidenziando come determinate configurazioni esperienziali possano emergere al di fuori del controllo volontario. In questa prospettiva, la regressione non appare tanto come un recupero lineare del passato, quanto come l’emergere di stati complessi organizzati.

Alla luce di tali considerazioni, si rende necessaria una riformulazione del concetto di regressione che consenta di preservarne il valore clinico, evitando al contempo interpretazioni ingenuamente realistiche.

Il fenomeno regressivo: caratteristiche e criticità

Nel contesto clinico, le esperienze regressivo-ipnotiche si caratterizzano per:

- elevata vividezza percettiva
- intensa attivazione emotiva
- senso di immersione temporale
- coerenza narrativa interna

Tali elementi risultano coerenti con le descrizioni degli stati modificati di coscienza e delle condizioni di attenzione focalizzata tipiche dell’ipnosi (Erickson, 1980; Hilgard, 1977).

La criticità principale riguarda l’interpretazione di tali esperienze. Considerarle come ricostruzioni storiche fedeli espone a rischi di suggestione e confabulazione; ridurle a semplici produzioni immaginative ne limita invece il potenziale clinico.

Dalla memoria allo stato: una riformulazione necessaria

Nel modello della Psicologia Potenziale Evocativa (PPE), la regressione ipnotica viene reinterpretata come un fenomeno di attivazione di stati esperienziali complessi.

Ciò che emerge non è necessariamente un ricordo nel senso episodico del termine, ma una configurazione integrata che include componenti:

- mnestiche
- emotive
- percettive
- somatiche

Questa impostazione risulta coerente con la distinzione tra sistemi di memoria proposta da Tulving (1983), nonché con l’idea che i processi mnestici siano intrinsecamente ricostruttivi.

In tale prospettiva, il sistema non si limita a recuperare informazioni, ma riattualizza modalità di funzionamento precedentemente apprese.

Il ruolo del corpo e della neurobiologia

Un elemento centrale nella rilettura PPE è il coinvolgimento diretto del corpo.

Le esperienze regressivo-ipnotiche sono frequentemente accompagnate da modificazioni psicofisiologiche osservabili, tra cui variazioni del tono muscolare, del respiro e della percezione somatica.

Questi dati risultano coerenti con le prospettive neuroscientifiche che sottolineano il ruolo del corpo nella costruzione dell’esperienza cosciente (Damasio, 1999) e nella codifica delle emozioni (LeDoux, 1996; Panksepp, 1998).

In particolare, la memoria emotiva appare strettamente legata a circuiti subcorticali e a pattern di risposta automatica, che possono essere riattivati indipendentemente da una ricostruzione narrativa esplicita.

Riattivazione e trauma

La nozione di riattivazione trova ulteriore supporto negli studi sul trauma, che evidenziano come esperienze passate possano essere riattivate nel presente sotto forma di stati corporei ed emotivi intensi (van der Kolk, 2014).

In tali condizioni, il sistema nervoso non “ricorda” semplicemente l’evento, ma tende a riattivare la configurazione di risposta originaria.

Questo parallelismo consente di collocare i fenomeni regressivi all’interno di una più ampia dinamica di funzionamento del sistema mente-corpo.

Implicazioni cliniche

La riformulazione della regressione come attivazione di stati comporta rilevanti implicazioni cliniche.

In primo luogo, consente di lavorare sull’esperienza senza attribuire valore di veridicità storica ai contenuti emersi. L’attenzione si sposta dal “cosa è accaduto” al “cosa si sta attivando”.

In secondo luogo, permette di intervenire direttamente sui pattern attivati, attraverso processi di:

- modulazione emotiva
- riorganizzazione percettiva
- integrazione somatica

Infine, offre un quadro teorico più solido per la gestione di esperienze ad alta intensità, riducendo il rischio di derive suggestive.

Esperienza soggettiva e validità epistemologica

Nel modello PPE, l’esperienza regressiva viene considerata soggettivamente autentica ma non necessariamente storicamente verificabile.

Questa distinzione consente di mantenere un equilibrio tra apertura fenomenologica e rigore epistemologico, evitando sia il riduzionismo sia l’interpretazione ingenuamente realistica.

Conclusione

La regressione ipnotica, riletta in chiave di Psicologia Potenziale Evocativa, può essere compresa come un fenomeno di attivazione di stati esperienziali complessi nel presente.

Tali stati, caratterizzati da coerenza interna e intensa componente psicofisiologica, rappresentano espressioni delle potenzialità evocative del sistema mente-corpo.

In questa prospettiva, il valore clinico della regressione non risiede nella sua eventuale corrispondenza con eventi passati, ma nella possibilità di accedere, osservare e modulare configurazioni profonde dell’esperienza.

Più che un ritorno al passato, si tratta di una forma di attivazione nel presente, utile per aiutare la persona ha prendere contatto con le proprie risorse profonde.

Bibliografia essenziale

Erickson, M. H. (1980). Collected Papers of Milton H. Erickson on Hypnosis. Irvington Publishers.

Hilgard, E. R. (1977). Divided Consciousness: Multiple Controls in Human Thought and Action. Wiley.

Janet, P. (1889). L’automatisme psychologique. Félix Alcan.

Damasio, A. (1999). The Feeling of What Happens: Body and Emotion in the Making of Consciousness. Harcourt.

LeDoux, J. (1996). The Emotional Brain. Simon & Schuster.

Panksepp, J. (1998). Affective Neuroscience. Oxford University Press.

Schore, A. N. (2003). Affect Regulation and the Origin of the Self. Lawrence Erlbaum Associates.

Tulving, E. (1983). Elements of Episodic Memory. Oxford University Press.

van der Kolk, B. (2014). The Body Keeps the Score. Viking.

Nota dell’autore

La Psicologia Potenziale Evocativa (PPE) rappresenta una proposta teorica sviluppata dall’autore, che si pone come modello integrativo orientato alla comprensione dei processi di attivazione psicofisiologica e delle dinamiche evocative del sistema mente-corpo.

Editoriale. Ipnosi e ruminazioni mentaliEmanuele Oscar Crestani Uscire dalle ruminazioni mentali: quando il pensiero sme...
23/03/2026

Editoriale. Ipnosi e ruminazioni mentali
Emanuele Oscar Crestani
Uscire dalle ruminazioni mentali: quando il pensiero smette di essere mondo
La ruminazione non è un eccesso di pensiero: è un campo che si è ristretto.
Un luogo interno che ha perso profondità, aria, direzioni.
Il pensiero gira in tondo perché non ha più spazio dove andare.
Nella Psicologia Potenziale Evocativa non chiediamo alla mente di “smettere”.
Le restituiamo mondo.

Quando il corpo cambia ritmo, anche di poco, il campo si sposta.
Quando lo sguardo si apre, anche per un istante, il pensiero trova un’altra traiettoria.
Quando entra un suono, una luce, un odore, la ruminazione perde il suo monopolio.
Uscire dalla ruminazione significa riaprire il campo che la sostiene.
Non combattere il pensiero, ma cambiare l’ambiente in cui quel pensiero si ripete.
Non correggere la mente, ma ridare ampiezza alla presenza.
Perché la ruminazione è un luogo chiuso.
E ogni luogo chiuso può essere riaperto, se il campo torna a respirare.





Nuova edizione gruppo crescita interiore con ipnosi sabato 11 Aprile. Via San Vincenzo 30 interno 2-Genova
22/03/2026

Nuova edizione gruppo crescita interiore con ipnosi sabato 11 Aprile. Via San Vincenzo 30 interno 2-Genova


Ci sono momenti in cui una persona non ha bisogno di spiegare tutto.Ha bisogno di sentire che qualcosa, finalmente, può ...
20/03/2026

Ci sono momenti in cui una persona non ha bisogno di spiegare tutto.

Ha bisogno di sentire che qualcosa, finalmente, può cambiare.

Nel lavoro clinico questo accade spesso in modo meno “mentale” di quanto si immagini.

Accade nel corpo.
Nel modo in cui si respira.
Nel modo in cui si attraversano le situazioni.

Una persona lo ha descritto così:

“Sono riuscita a sciogliere nodi che sembravano inestricabili.”

Non è solo comprensione.

È una riorganizzazione più profonda.

E quando avviene, si riconosce.

Emanuele Oscar Crestani

cambiamento genova

Editoriale Cimp. Psicofisiologia e ipnosi clinica: il corpo come via di accesso alla trasformazioneEmanuele Oscar Cresta...
20/03/2026

Editoriale Cimp. Psicofisiologia e ipnosi clinica: il corpo come via di accesso alla trasformazione

Emanuele Oscar Crestani

Psicofisiologia e ipnosi clinica: il corpo come via di accesso alla trasformazione
Nel lavoro clinico contemporaneo emerge con sempre maggiore evidenza un dato fondamentale: il cambiamento psicologico non avviene esclusivamente attraverso la comprensione cognitiva, ma coinvolge in modo diretto i processi psicofisiologici che regolano l’esperienza.
La psicofisiologia studia proprio questo livello: l’interazione continua tra mente, corpo e sistema nervoso autonomo. Parametri come la variabilità della frequenza cardiaca (HRV), la risposta galvanica cutanea (GSR) e i pattern respiratori non rappresentano semplici indicatori accessori, ma costituiscono segnali concreti dello stato interno della persona e delle sue modalità di regolazione.
In questo contesto, l’ipnosi clinica si configura come uno strumento particolarmente efficace. Lontana dalle rappresentazioni stereotipate, l’ipnosi è oggi considerata una modalità di accesso a stati di coscienza in cui il sistema psicofisiologico diventa più flessibile, permeabile e capace di riorganizzazione.
Durante uno stato ipnotico, si osservano frequentemente variazioni significative nei parametri fisiologici: modificazioni del ritmo respiratorio, cambiamenti nel tono muscolare, oscillazioni della frequenza cardiaca. Questi cambiamenti non sono indotti in modo meccanico, ma emergono come espressione di un processo di regolazione più profondo.
Il punto centrale, quindi, non è “suggerire” contenuti o “indurre” cambiamenti, ma creare le condizioni affinché il sistema possa riattivare le proprie capacità autoregolative. In questo senso, il lavoro clinico si sposta da una logica direttiva a una postura più attenta, capace di osservare e facilitare i processi emergenti.
La prospettiva psicofisiologica consente inoltre di superare una visione puramente simbolica o interpretativa dell’esperienza, riportando l’attenzione su ciò che accade concretamente nel corpo e nel sistema nervoso. Questo non significa ridurre la complessità psicologica alla fisiologia, ma riconoscere che ogni esperienza è sempre incarnata e che ogni trasformazione passa attraverso una riorganizzazione del sistema nel suo insieme.
Nel contesto della medicina psicosomatica, questo approccio assume un valore ancora più rilevante. Molte condizioni cliniche mostrano infatti una componente significativa legata alla regolazione autonomica e alle modalità con cui il corpo esprime e mantiene determinati stati.
L’integrazione tra psicofisiologia e ipnosi clinica apre quindi a una pratica più precisa, osservabile e orientata ai processi, in cui il terapeuta non si limita a interpretare, ma accompagna e facilita la riorganizzazione del sistema.
In questa prospettiva, il corpo non è semplicemente il luogo in cui i sintomi si manifestano, ma diventa la via privilegiata attraverso cui il cambiamento può emergere e stabilizzarsi.
Leggi il mio articolo
https://medium.com//la-psicofisiologia-dellipnosi-evidenze-modelli-e-implicazioni-cliniche-una-revisione-ac03721268f6



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