Fresta Cecilia - Psicologa Psicoterapeuta

Fresta Cecilia - Psicologa Psicoterapeuta Ricevo previo appuntamento. Mi potete trovare in due studi:
Piazza Colombo 2A/5 - 16121 Genova
Via Mi occupo di bambini, adolescenti, genitori, adulti.

Psicologa, specializzata in Psicoterapia dell'età evolutiva, ad orientamento psicoanalitico.

15/03/2026

Tema sempre attuale anche se ne abbiamo parlato spesso:
la c***a!

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Una c***a in una mutandina è sempre (quasi) una c***a trattenuta che è “scappata”!
“Dottore ma è diarrea!”

No.
E’ solo una parte non formata che è sfuggita. Non è tutta la c***a che è rimasta dentro.

“E allora è stipsi e dobbiamo mangiare più verdure?”

Ok è stipsi, ma nei bambini piccoli la stipsi non è solo un problema di motilità e/o di dieta povera in fibre come per gli adulti.
Molto, molto spesso è una volontà! Uno sforzo per bloccare un “fatto brutto”.

Questo vuol dire che il problema, non sta nel "culetto" ma dentro alla testolina!
E per questo l’approccio pediatrico deve essere diverso.

“Dottore…” “Gli ho spiegato…” “Abbiamo detto…” “Abbiamo fatto…” “Sono stata ore vicino…” “Gli ho comprato i libri…”

Tutto inutile!
“Ma perché non capisce????” "Che ci vuole a fare una cosa così semplice!?”

“Non capisce” perché la parte del cervello “che capisce”, quella cioè che per comunicare usa parole e concetti astratti, è immatura!!
Tutto qui.

“Adesso sei grande…”
“Chi io?”
“Fammi vedere… Boh! Io sono io, esattamente come sono…”
“Ok sono grande, mamma è contenta (ma sono come sono: chissà che significa sto’ grande!)”

E se non c’è ancora la percezione astratta del tempo e dello spazio…
“Bah, chissà che significa la parola “adesso…”!

“Dottore ma quando mai!” “Mio figlio fa certi discorsi…”
Certo che li fa, i bambini sono intelligenti!

Ma usano le nostre parole costruendo associazioni a cui noi diamo significati complessi ma spesso non sono percepiti dai bambini come intendiamo noi!

Il vero linguaggio che usano e comprendono benissimo i bambini… E’ quello emotivo!
Il “bambinese!!”

I piccoli hanno una sensibilità spiccatissima perché il loro cervello è emotivo, non cognitivo.
E’ una questione di sviluppo e velocità di maturazione diversa di alcune aree rispetto ad altre.
La corteccia prefrontale, quella critica che fa ragionamenti complessi, matura lentamente e completa il suo sviluppo a 20 anni!
Quella emotiva invece è sviluppatissima già dalla nascita.

Per questo i bambini piangono e ridono facilmente, nel giro di pochi minuti!
Per questo le loro emozioni sono immediate, spontanee, forti.

Lo sono perchè sono meno controllate e controllabili dai sistemi cognitivi che utilizziamo noi adulti.

E per questo i bambini hanno un immenso bisogno che le loro emozioni belle o brutte, trovino un abbraccio sicuro per essere gestite e incanalate in percorsi positivi.

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E allora… tornando alla c***a:

Se l’esperienza di una evacuazione è dolorosa, se la c***a è sporca, se puzza e se comunque rientra nelle accezioni negative…

E’ br**ta! Punto.

Se poi mamma o papà hanno fatto la faccia br**ta, si sono arrabbiati o hanno comunque perso la pazienza…

"Help! La cosa è grave. Come faccio a risolvere il problema e a non farli arrabbiare?"

"Stringo il culetto e non la faccio più!"
"Ahia... è scappata! Non ho stretto abbastanza. devo stringere di più!"
oppure... "Meglio che mi nasconda..."

Questi sono i bambini.

Quello che condiziona il comportamento è l’emozione che accompagna una sensazione!

E allora: c***a nella mutandina?

Dobbiamo lavorare su due punti:

1) Forzare il blocco ed evitare che, trattenendola, la c***a diventi dura e quindi, oltre che br**ta, pure dolorosa.

2) Riempire il momento delle evacuazione di emozioni belle e piacevoli.

Non serve a niente e anzi fa peggio il cercare di convincere spiegare forzare ecc…
Blocca e complica tutto la rabbia, il disappunto, la sgridata ecc…

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E allora, come si fa?

Per forzare il blocco e far uscire la c***a tutti i giorni e tutta, dobbiamo iniziare una terapia medica.
Oggi si usa il macrogol (dai mille nomi commerciali).

“E’ un lassativo?” “Fa abituare?” “Il foglietto illustrativo dice…”

No.
E’ una sostanza inerte che esce come entra e ha solo la caratteristica di richiamare acqua nell’intestino.

"Ma il foglietto..." Il foglietto parla della stipsi generica, non dei bambini che stringono il culetto e non la vogliono fare.

“Ma può provocare la diarrea?”
Certo e per questo il foglietto consiglia dosi e raccomanda attenzioni.
Ma basta saperlo usare.

Ogni grammo richiama 20 cc di acqua che nell'intestino ammorbidisce le feci. Ovviamente l'acqua che viene attratta viene dal bambino e per questo il foglietto raccomanda attenzioni.

Ma se la polvere si diluisce in acqua nel rapporto di 20cc per ogni grammo di polvere, si crea una bibita inerte che il bambino non può assorbire!

Esce come entra, senza interferire con niente.
Quindi nessun pericolo di disidratazione anche se diamo una dose alta.

Per questo possiamo dare la dose che vogliamo guardando la c***a non il foglietto illustrativo, fino ad ottenere la risposta che desideriamo: una o due evacuazioni al giorno di feci non dure.

Ovviamente possiamo anche diluire il macrogol dove vogliamo e far bere dopo l'acqua che sappiamo richiamerà nell'intestino (20cc per ogni grammo).

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Quando raggiungiamo la dose che funziona (che può essere molto variabile) quella dose va data tutti i giorni per almeno 2-3 mesi senza sospendere mai.

L’obiettivo infatti non è far evacuare, ma far dimenticare una sensazione sgradevole e indurre una abitudine.

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Il secondo punto è importante almeno quanto il primo: il supporto emotivo!

Nessuna faccia br**ta, nessuna “chiacchiera” intorno alla c***a. L’obiettivo è ridurre la tensione.
Quindi dopo mangiato (c’è il riflesso gastrocolico) creiamo il momento morbido abbracciati a mamma per raccontare una bella favola seduti comodi sul vasino.

Per fare c***a? Assolutamente no!
Nessuno nomina la c***a. Stiamo rilassati a leggere una favola.

Se durante la favola succede qualcosa… festa nazionale!!!
La favola si interrompe e si festeggia un grandissimo successo!!

Se non succede niente amen. Attenderemo un altro momento.

Altro "trucco" collaudato, oltre alle feste e agli attestati di stima per ogni evacuazione: la raccolta punti.

Creiamo un album dove attaccare delle figurine.
Decidiamo un premio da vincere dopo x figurine e dopo ogni c***a il bambino vince una figurina da attaccare sull'album tra i complimenti.

Dopo 5-10 (decidete voi) figurine... facciamo ricevere il premio che sarà stato desiderato tra i festeggiamenti di tutta la famiglia!

Ci vuole pazienza pazienza pazienza!!!!
Ma dobbiamo guarire e bene!
Perchè una stipsi cronicizzata e mal gestita crea problemi che crescono con il tempo e diventano sempre più difficili da risolvere.

15/03/2026

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15/03/2026

Nel disturbo anoressico il corpo può diventare un luogo difficile da abitare: quando le prime esperienze di contatto affettivo risultano carenti o distorte, anche la percezione del piacere sensoriale e del senso di sé corporeo può alterarsi, contribuendo a vissuti di estraneità e ritiro.

👉 Approfondisci il tema del tocco affettivo e della costruzione dell’identità corporea nell’articolo di C. Pirrongelli su SPIWEB
🔎https://www.spiweb.it/la-ricerca/ricerca-psicoanalisi/ricerca-empirica/il-ruolo-del-tocco-affettivo-nellanoressia-nervosa-c-pirrongelli/

27/01/2026
27/01/2026

Concludere un percorso di psicoterapia individuale e salutare un paziente non è mai semplice. È un arrivederci fatto di progetti, di bilanci e di emozioni. Ma c’è qualcosa di profondamente bello nel sapere che ora può andare avanti da solo, portando con sé gli strumenti costruiti insieme. Perché l’obiettivo della psicoterapia non è restare, ma rendersi non più necessari… Accompagnare qualcuno fino a quel punto è parte del lavoro, ed è giusto così 🤍

27/01/2026

C’è un’idea rassicurante che ci raccontiamo spesso:
che il lutto, prima o poi, passi.
Che il dolore trovi una fine.

Eppure chi ha perso davvero qualcuno lo sa:
resta sempre un punto sensibile, una traccia che non si cancella.
Non una ferita aperta, ma una presenza silenziosa che pulsa sotto la pelle.

Forse il lutto non è qualcosa da superare.
Forse è qualcosa con cui imparare a convivere, trasformandolo.

Ciò che abbiamo amato non scompare.
Cambia forma.
Diventa memoria viva, dialogo interiore, nostalgia che non paralizza ma accompagna.

Quando il dolore resta immobile, ci inchioda al passato.
Quando invece viene attraversato, può generare senso.
Può aprire uno spazio nuovo, inatteso, in cui la perdita non è solo assenza ma anche eredità.

Esiste una nostalgia che non consuma.
È simile alla luce delle stelle morte:
corpi che non esistono più, ma che continuano a illuminare il nostro cammino.

Forse il lutto è anche questo:
non solo ciò che abbiamo perso,
ma ciò che, attraverso quella perdita, continua a indicarci la strada.

Massimo Recalcati














30/12/2025
30/12/2025

Non chiedete troppo all’anno nuovo.
Non trattatelo come una prova.
È solo un tempo che arriva,
con le tasche vuote,
pronto a riempirsi di vita.

Concedetevi il tempo
di non essere pronti,
di cambiare idea,
di tornare indietro,
di ricominciare senza spiegazioni.

Siate gentili con voi.
Siete la casa in cui abitate,
ogni giorno.

Accettate di non capire tutto,
subito.
Alcune verità arrivano
solo quando smettete di inseguirle.

Allenatevi alla leggerezza,
che non è fuga
ma coraggio:
di togliere peso
a ciò che pesa solo per abitudine.

Datevi tempo,
datevi ascolto,
datevi tregua.
La vita
sa essere gentile
quando smettete di rincorrerla.

Ricordatevi
che non siete in ritardo.
State solo vivendo.
Non è una gara;
è un attraversamento.

Scegliete dove mettere il cuore.
Non tutto merita la stessa energia.
Non tutte le battaglie
sono da combattere.
Non tutte le porte da forzare.

Lasciate andare
le versioni di voi
che non vi assomigliano più.
Ringraziatele,
vi hanno portato fin qui.

Non misuratevi
con le vite degli altri.
Ognuno ha il suo tempo,
i suoi inciampi,
i suoi miracoli privati.

Scegliete con cura
dove mettete l’attenzione.
L’attenzione è energia,
e l’energia
diventa vita.

Inchinatevi a qualcosa,
non per debolezza
ma per gratitudine.
C’è una forza enorme
nel riconoscere
che non siamo tutto.

Tornate a guardare
ciò che avete dato per scontato:
le mani,
il respiro,
le persone che restano lì
dove non faceva notizia.

Siate attenti,
ma non duri.
La cura
è una forma di intelligenza
quando non dimentica
la dolcezza.

Affidatevi a qualcosa di più grande di voi.
Chiamatelo Dio,
destino,
amore,
senso.
L’importante è sapere
che non siamo soli.

Siate gentili
anche quando nessuno guarda.
La gentilezza
è una pratica,
non uno spettacolo.

Tenetevi lontani
da ciò che vi svuota.
La stanchezza,
a volte,
è un messaggio.

Non abbiate paura
di essere semplici.
La semplicità
è una forma alta
di verità.

Concedetevi silenzio ogni giorno.
Non per spiritualità,
ma per igiene dell’anima.

Continuate
con quello che avete,
con quello che siete,
con quello che sentite oggi.
Il resto verrà da sé.

"...L' educazione affettiva e sessuale è uno strumento fondamentale per contrastare la violenza in tutte le sue forme; p...
18/10/2025

"...L' educazione affettiva e sessuale è uno strumento fondamentale per contrastare la violenza in tutte le sue forme; parlare di rispetto, confini personali e relazioni è la vera e più efficace prevenzione. Comprendere il proprio corpo e le proprie emozioni, imparare a nominarle e gestirle, è essenziale per la costruzione della propria identità e per la creazione di buone relazioni interpersonali.
L'ignoranza non protegge, l'informazione e il dialogo sì..."

“Rischio di apprendimento di stereotipi e di modelli disfunzionali” Roma, 17 ottobre 2025 “Vietare, seppure idealmente a tutela dei minori, l’educazione sessuale, affettiva o etica…

https://www.instagram.com/p/C7g_JhtI7OD/?igsh=am43Y3JhampwMWRp
17/10/2025

https://www.instagram.com/p/C7g_JhtI7OD/?igsh=am43Y3JhampwMWRp

Dove c’è amore, non c’è controllo, non ci sono pretese e dipendenza. E’ fondamentale lavorare sulla consapevolezza dei più piccoli, aiutandoli a comprendere che l’amore non è violenza, non è possessività, non è tolleranza delle reazioni eccessive dell’altro, ma libertà e rispetto della persona.

Troppo spesso per i ragazzi, il confine tra amore e violenza non è chiaro.

I comportamenti violenti, infatti, sono già presenti all’interno delle coppie dei giovanissimi.
Il dato più allarmante è l’inconsapevolezza: tanti adolescenti, infatti, non si rendono conto che alcuni comportamenti come il possesso, il controllo, la violazione della libertà individuale sono vere e proprie forme di violenza. Comportamenti e dinamiche che si riversano anche sulla vita online, attraverso la possessività e il controllo ossessivo di smartphone, social network e chat.

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Bisogna intervenire giocando d’anticipo, lavorando sull’educazione all’affettività delle nuove generazioni. Dobbiamo insegnargli a vivere in modo sano le relazioni, a differenziare la gelosia dal possesso, ad amare e soprattutto anche a litigare e a lasciarsi rispettando sempre l’altro.

13/10/2025

“Mio figlio è dislessico”. Per anni, questa frase ha significato ricevere un’etichetta precisa: difficoltà di lettura, distinta e separata dalla disgrafia (scrittura), dalla discalculia (calcolo) o da altri disturbi dell’apprendimento. Oggi, però, le cose sono cambiate. “Un tempo – spiega Daniela Lucangeli, professoressa di Psicologia dello sviluppo e dell’Educazione all’Università di Padova ed esperta di psicologia dell’apprendimento – l’attenzione era concentrata soprattutto nel distinguere con rigore diagnostico ogni singolo disturbo: la dislessia era separata dalla disgrafia, la discalculia da altri deficit, e così via. Era fondamentale che la comunità scientifica, clinica ed educativa riconoscesse la specificità di ciascun disturbo come un problema reale del neurosviluppo, mostrando che non si trattava di “pigrizia” o “scarso impegno” del bambino, ma di vere e proprie difficoltà con basi neurobiologiche precise”.

L’articolo completo di Sabina Pignataro su Salute

Indirizzo

Piazza Colombo 2A/5
Genova
16121

Orario di apertura

Martedì 10:00 - 18:00
Mercoledì 10:00 - 18:00
Giovedì 10:00 - 18:00
Venerdì 10:00 - 18:00

Telefono

+393201486672

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