Rossella Baggetta - Biologa Nutrizionista

Rossella Baggetta - Biologa Nutrizionista Consulenze nutrizionali ed elaborazione di piani alimentari personalizzati in base alle esigenze

Si può mangiare pasta e perdere peso? Sì, se si lavora su porzioni corrette e abbinamenti intelligenti. La chiave è unir...
15/02/2026

Si può mangiare pasta e perdere peso?
Sì, se si lavora su porzioni corrette e abbinamenti intelligenti. La chiave è unire pasta integrale, proteine magre, verdure e grassi buoni, così da aumentare la sazietà e mantenere un apporto calorico contenuto senza rinunciare al gusto.

Le regole che fanno la differenza:
• Scegli pasta integrale per più fibre e maggiore senso di pienezza.
• Abbina proteine magre o vegetali per stabilizzare la fame.
• Aggiungi verdure di stagione per volume e nutrienti con poche calorie.
• Usa olio extravergine d'oliva o avocado in quantità misurata.
• Insaporisci con spezie ed erbe aromatiche invece di salse caloriche.

Il segreto, insomma, sta nell'equilibrio tra quantità e qualità. La pasta integrale offre più fibre e aiuta la sazietà; l'abbinamento con proteine magre, verdure di stagione e grassi buoni fa il resto. In questo schema, l'olio extravergine d'oliva o l'avocado rendono i condimenti più completi senza esagerare con le calorie, mentre le spezie amplificano i sapori con impatto energetico ridotto. Così ogni piatto rimane saziante ma con un apporto calorico contenuto, adatto a un regime ipocalorico, senza scendere a compromessi con gusto e praticità quotidiana.

Per ricevere una consulenza nutrizionale e ottenere il piano alimentare più adatto alle proprie esigenze è possibile contattarmi al 327 9819245.
Dott.ssa Rossella Baggetta
Biologa Nutrizionista
Ordine dei Biologi della Calabria

Oggi, 10 febbraio, è la Giornata Mondiale dei Legumi, istituita nel 2018 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (UN...
10/02/2026

Oggi, 10 febbraio, è la Giornata Mondiale dei Legumi, istituita nel 2018 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (UNGA). Quest’anno lo slogan della FAO, “Legumi del Mondo: dalla Modestia all’Eccellenza”, celebra il riscatto dei legumi, oggi riconosciuti in tutto il mondo non più come cibo povero, ma come eccellenza nutrizionale e gastronomica, fondamentale per la salute e la biodiversità in cucina.

Mangiare legumi almeno tre volte a settimana non è solo un consiglio della nonna, ma una precisa indicazione delle Linee Guida per una Sana Alimentazione. Questi alimenti sono un concentrato di salute: ricchi di fibre, poveri di grassi e naturalmente privi di colesterolo. I legumi contribuiscono attivamente al controllo della glicemia, riducono il rischio di obesità e quello cardiovascolare.

Tuttavia, ogni varietà possiede caratteristiche uniche che meritano di essere approfondite per sfruttarne appieno i benefici.

Lenticchie e Ceci: pilastri di energia e protezione

Le lenticchie si distinguono nel panorama nutrizionale per la loro straordinaria praticità e digeribilità. Rappresentano una fonte d’elezione per il ferro, il potassio e l’acido folico, nutrienti essenziali per il supporto dei globuli rossi. È interessante notare come la biodisponibilità del ferro vegetale possa essere ottimizzata attraverso l’abbinamento strategico con alimenti ricchi di vitamina C, come agrumi o pomodori.

I ceci sono ottimi per la regolazione del colesterolo LDL e della glicemia post-prandiale
Parallelamente, i ceci svolgono un ruolo cruciale nella prevenzione delle malattie metaboliche. La loro elevata concentrazione di fibre solubili è determinante per la regolazione del colesterolo LDL e della glicemia post-prandiale. La versatilità di questo legume lo rende ideale per la creazione di piatti unici ad alto valore biologico, specialmente se accostato ai cereali integrali. Per chi presenta una particolare sensibilità intestinale, la rimozione della pellicina esterna può migliorarne significativamente la tollerabilità.

Fagioli, Piselli e Fave: tra tradizione e digeribilità

Spesso definiti storicamente come la “carne dei poveri”, i fagioli vantano in realtà un profilo minerale d’eccellenza, essendo ricchi di zinco e magnesio, alleati fondamentali per il sistema immunitario. La varietà delle tipologie disponibili — dai borlotti ai cannellini — permette un utilizzo trasversale in cucina, dove l’uso di erbe aromatiche come l’alloro o il cumino può favorire i processi digestivi.

Una menzione particolare va ai piselli, caratterizzati da un sapore naturalmente dolce dovuto agli zuccheri semplici, che li rende particolarmente graditi ai più giovani. Oltre al gusto, apportano quantità significative di vitamina A e acido folico. A differenza di altri legumi secchi, possono essere consumati anche freschi o surgelati, rendendoli pratici e adatti a tutte le stagioni.

Di segno diverso è il profilo delle fave, protagoniste della primavera mediterranea e ricche di ferro non-eme. Nonostante le ottime proprietà, l’ISS ricorda l’importanza della cautela: il consumo deve essere tassativamente evitato dai soggetti affetti da favismo, una condizione genetica legata al deficit dell’enzima G6PD.

Le potenze proteiche: Soia e Lupini

La soia occupa un posto di rilievo grazie al suo contenuto proteico, che fornisce tutti gli amminoacidi essenziali in modo paragonabile alle fonti di origine animale. La presenza di isoflavoni e omega-3 la rende un alimento funzionale per la salute ormonale e cardiovascolare.

Altrettanto degno di nota è il lupino, un legume spesso sottovalutato ma dalle eccellenti proprietà “spezza-fame”. Con un apporto di fibre molto elevato e una bassa percentuale di zuccheri, risulta particolarmente indicato nei regimi alimentari controllati. È tuttavia fondamentale che il consumo avvenga previa corretta lavorazione (industriale o domestica) per eliminare gli alcaloidi amari naturalmente presenti nel seme.

La riscoperta della Cicerchia

In un’ottica di tutela della biodiversità, la cicerchia rappresenta un legume antico di grande interesse. Sebbene sia estremamente nutriente e ricca di calcio e fosforo, la sua preparazione richiede rigore: un ammollo prolungato e una cottura accurata sono passaggi obbligatori per neutralizzare una neurotossina che, se assunta in grandi quantità, potrebbe risultare dannosa.

Un futuro più sostenibile

L’integrazione regolare di questi alimenti non è solo una scelta salutistica, ma anche un atto di responsabilità ambientale. La coltivazione dei legumi ha infatti un impatto climatico ridotto e contribuisce alla rigenerazione dei suoli. In definitiva, seguire le indicazioni degli esperti dell’ISS e variare il consumo di legumi permette di costruire una dieta che sia, al tempo stesso, preventiva per la salute e rispettosa del pianeta.

Un consumo eccessivo di sale determina un aumento della pressione arteriosa, con conseguente aumento del rischio di inso...
30/01/2026

Un consumo eccessivo di sale determina un aumento della pressione arteriosa, con conseguente aumento del rischio di insorgenza di gravi patologie cardio-cerebrovascolari correlate all’ipertensione arteriosa, quali infarto del miocardio e ictus cerebrale. L’introito di sale è stato, inoltre, associato anche ad altre malattie cronico-degenerative, quali tumori dell’apparato digerente, in particolare quelli dello stomaco, osteoporosi e malattie renali.

L’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) raccomanda di consumare meno di 5 grammi di sale al giorno, tra quello già presente negli alimenti e quello aggiunto, quanto un cucchiaino da tè, corrispondenti a circa 2 grammi al giorno di sodio.

Allora cosa possiamo fare individualmente per ridurre il consumo di sale?
Leggiamo attentamente l’etichetta nutrizionale per scegliere, in ciascuna categoria, i prodotti a minore contenuto di sale e cercare i prodotti a basso contenuto di sale, cioè inferiore a 0.3 grammi per 100 g (corrispondenti a 0.12 g di sodio)

Riduciamo l’uso di sale aggiunto in cucina, preferendo comunque, ove necessario, minime quantità di sale iodato.

Limitiamo l’uso di altri condimenti contenenti sodio (dadi da brodo, maionese, salse, ecc.) e utilizziamo in alternativa spezie, erbe aromatiche, succo di limone o aceto per insaporire ed esaltare il sapore dei cibi.

Non portiamo in tavola sale o salse salate, in modo che non si acquisisca l'abitudine di aggiungere sale sui cibi, soprattutto tra i più giovani della famiglia.

Riduciamo il consumo di alimenti trasformati ricchi di sale (snack salati, patatine in sacchetto, alcuni salumi e formaggi, cibi in scatola).

Scoliamo e risciacquiamo verdure e legumi in scatola, prima di consumarli.

Evitiamo l’aggiunta di sale nelle pappe dei bambini, almeno per il primo anno di vita.

Dott.ssa Rossella BaggettaBiologa Nutrizionista Ordine dei Biologi della Calabria Tel 327 9819245E-mail rossella.baggett...
21/01/2026

Dott.ssa Rossella Baggetta
Biologa Nutrizionista
Ordine dei Biologi della Calabria
Tel 327 9819245
E-mail rossella.baggetta@gmail.com

In occasione delle festività natalizie lo studio di nutrizione si prende una pausa. Riaprirà regolarmente il 2 gennaio.A...
24/12/2025

In occasione delle festività natalizie lo studio di nutrizione si prende una pausa. Riaprirà regolarmente il 2 gennaio.

Auguro a tutti voi e alle vostre famiglie un Santo Natale di pace e un nuovo anno pieno di amore, gioia, serenità e soprattutto tanta salute!

Diabete gestazionale: cosa mangiare?Spesso le donne con una glicemia alta in gravidanza si chiedono cosa mangiare. Il pr...
29/10/2025

Diabete gestazionale: cosa mangiare?
Spesso le donne con una glicemia alta in gravidanza si chiedono cosa mangiare. Il primo trattamento efficace per il diabete gestazionale è proprio quello di ripensare alla propria dieta con lo scopo di tenere sotto controllo la glicemia e avere un’alimentazione varia ed equilibrata, che garantisca al feto una crescita adeguata. Al tipo di alimentazione va sempre associato uno stile di vita salutare, in particolare dell’attività fisica, dato che quest’ultima influenza molto gli effetti della dieta.
È importante sapere che non bisogna ridurre le calorie ma semplicemente fare più attenzione agli alimenti che contengono carboidrati, che durante la digestione diventano glucosio e modificano la glicemia. Pasta, riso, pane, patate, orzo, farro e gli altri cereali rappresentano però il carburante necessario sia per la mamma sia per il bambino (sono infatti un’importante fonte di energia per la crescita sana del nascituro) e non devono dunque essere eliminati. Al contrario, è importante che siano presenti a ogni pasto, pur facendo attenzione alle quantità.
In caso di diabete gravidico cosa non mangiare invece? È sicuramente importante ridurre, o meglio ancora eliminare, gli alimenti ricchi di zucchero come bibite zuccherate e/o gassate, succhi di frutta, merendine e dolci in generale. Si consiglia inoltre di scandire la giornata in tre pasti principali (colazione, pranzo e cena) e tre spuntini (metà mattina, metà pomeriggio e dopo cena) e di fare attenzione alla colazione, per nostra cultura tipicamente dolce (diminuire o evitare quindi dolci e succhi di frutta).
Raccomandazioni:
Prediligere i cereali integrali (pasta, pane, riso…), in quanto riducono i picchi glicemici.
Mangiare due-tre porzioni di frutta fresca al giorno. La frutta è un buon alimento perché ricca di vitamine e sali minerali, ma contiene anche zucchero. Se si sceglie la banana o l’uva, ovvero frutta molto zuccherina, mangiare una porzione più piccola.
Mangiare due-tre porzioni di verdura al giorno. Alternare verdura cruda a verdura cotta e assumerne prima dei pasti.
Se non si riesce a fare un pasto completo (primo, secondo e contorno), si può scegliere di assumere il primo piatto e una verdura a pranzo e un secondo piatto con la verdura e un panino piccolo a cena. Il pane può anche essere sostituito da una porzione di patate o polenta.
Se hai necessità di una dieta personalizzata non affidarti a diete “fai da te”, trovate magari sul web, o a diete iperproteiche, ma fatti seguire da un professionista. Per prendere un appuntamento ti basterà chiamare o scrivere al 327 9819245.

Oggi è il “World Pasta Day” ovvero la "Giornata Mondiale della Pasta".La pasta è molto più di un alimento: è un emblema ...
25/10/2025

Oggi è il “World Pasta Day” ovvero la "Giornata Mondiale della Pasta".
La pasta è molto più di un alimento: è un emblema dell’identità italiana, un ponte tra generazioni, un racconto del territorio e una bandiera culturale riconosciuta nel mondo. Perché la pasta ha saputo reinventarsi, conquistando un ruolo centrale nell’alimentazione moderna, equilibrata e sostenibile, confermandosi non solo come icona gastronomica, ma come pilastro scientificamente riconosciuto del benessere globale. Ed in occasione del “World Pasta Day”, l'Unione Italiana Food, la Società Italiana di Scienze dell’Alimentazione e il Center of Studies in Food Policy and Economics hanno aggiornato la “Dichiarazione di consenso scientifico Healthy Pasta Meal”, un documento scientifico voluto dall’International Pasta Organisation e firmato da 29 scienziati provenienti da 9 Paesi, che hanno analizzato e condiviso la più recente letteratura scientifica su carboidrati e pasta, portando a 19 i punti che ne confermano i benefici.
Tra questi - afferma il documento - la pasta facilita l’adozione della Dieta Mediterranea, migliora l’apporto di nutrienti essenziali, non peggiora il diabete e assunta nelle giuste quantità, aiuta a controllare l’appetito e favorisce la salute cardiovascolare e cognitiva. Inoltre, contribuisce alla produzione di composti antiossidanti, sostiene il microbiota intestinale, stimola emozioni positive e connessioni sociali, è accessibile e culturalmente universale. È indicata per chi pratica sport, è semplice e autentica, ha un basso impatto ambientale e favorisce un rilascio graduale di zuccheri. È facilmente digeribile, versatile e al centro delle raccomandazioni di medici e nutrizionisti. Va però ricordato che la pasta senza glutine è da riservare esclusivamente a chi soffre di disturbi correlati al glutine.
Nel complesso, la pasta rappresenta un alimento nutrizionalmente prezioso, culturalmente significativo e rispettoso dell’ambiente che sostiene sia la salute umana che quella del pianeta quando integrato in un modello alimentare equilibrato.

La magrezza, viene definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità pericolosa per la salute, quando il soggetto ha BM...
23/10/2025

La magrezza, viene definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità pericolosa per la salute, quando il soggetto ha BMI inferiore a 18.5, ovvero un indice di massa corporea particolarmente basso. Il BMI, infatti, è un indicatore rapido per poter determinare i livelli, non solo di sovrappeso e obesità, ma anche di sottopeso ed eccessiva magrezza.

La magrezza è uno stato di sottopeso sviluppato per motivi di disturbo alimentare, presenza di malattie croniche e malnutrizione.
La eccessiva magrezza patologica porta ad un calo ponderale di peso che si accompagna spesso a perdita della massa ossea con demineralizzazione, perdita muscolare, complicazioni di tipo renale, balzi di umore, tristezza, squilibrio metabolico e soprattutto disagio psicosociale, che peggiora la qualità della vita.

Come prima cosa è importante stabilire se si tratta di eccessiva magrezza di tipo costituzionale dovuta a cause fisiologiche o patologiche. Se queste ultime si possono escludere, allora, si devono considerare le abitudini alimentari, comportamentali, sociali che possono essere responsabili dell’eccessiva magrezza.

Considerata la situazione nel complesso, bisogna, poi, intervenire con una dieta equilibrata e leggermente ipercalorica che possa aiutare a prendere qualche chilo, magari per arrotondare le forme ed essere più femminili o per irrobustire la massa muscolare, risultato che sarà ulteriormente migliore se ci si allena con esercizi finalizzati ad aumentare la massa muscolare.

La dieta ipercalorica è un regime alimentare che si prefigge l’obiettivo di aumentare l’apporto di tutti i nutrienti con l’alimentazione (energetici, plastici, sali minerali, vitamine ecc.), allo scopo di favorire un eventuale incremento ponderale utile al ripristino del peso fisiologico desiderabile, in un soggetto caratterizzato da sottopeso.

La dieta ipercalorica è quindi un regime alimentare bilanciato, con 5 o 6 pasti al giorno, dove l’apporto calorico è leggermente superiore del fabbisogno giornaliero calcolato in base al proprio metabolismo (al massimo del 10% in più) e prevede una percentuale adeguata di tutti i nutrienti, tipiche di una dieta equilibrata (50-55% carboidrati, 20-25% proteine, 25-30% grassi).
Attenzione quindi, dieta ingrassante non vuol dire mangiare quantità industriali di cibi ipercalorici o ancor peggio di cibo “spazzatura”, cosiddetto “junk food”: i principi da seguire sono quelli della sana alimentazione, ovvero consumo giornaliero di frutta e verdura, carboidrati a basso indice glicemico, grassi di qualità come quelli contenuti nel pesce, nell’olio extravergine di oliva e nella frutta secca (noci, mandorle, pinoli, ecc.), proteine sia animali che vegetali (soia e altri legumi).

Decidere cosa mangiare o non mangiare dipende da ciascuno di noi ed accettare una dieta adatta alla propria situazione significa stare meglio: è un’opportunità di benessere e il peso forma rappresenta sicuramente una tappa importante per conseguire uno stato di salute psicofisica. All’inizio può sembrare un impegno difficile, ma è utile trovare una motivazione che aiuti a vivere la determinazione verso la scelta giusta, uno stile di vita sano.

L’eccessiva magrezza, come il sovrappeso e l’obesità, può compromettere la tua salute fisica e mentale. Affidati ad un nutrizionista che ti guiderà nella scelta di un percorso nutrizionale su misura, pensato per le tue esigenze e per raggiungere un peso forma ottimale in modo sano e duraturo.

Non aspettare oltre! Contattami oggi stesso per una consulenza personalizzata e scopri come migliorare il tuo benessere. Puoi chiamarmi o scrivermi su WhatsApp al numero 327 9819245.

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