Psicologa Dottoressa Claudia Turturro- Giovinazzo

Psicologa Dottoressa Claudia Turturro- Giovinazzo Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Psicologa Dottoressa Claudia Turturro- Giovinazzo, Medicina e salute, Via Luigi Settembrini, 9, Giovinazzo.

Mi occupo di sostegno psicologico individuale, di coppia e familiare;
lavoro per favorire un miglioramento del benessere e della qualità della vita attraverso la crescita personale dell' individuo.

15/01/2026

📌 Vi propongo questo interessante contributo, utile a genitori e figli.
Forte la testimonianza personale di Perinetti, intenso il suo messaggio di cui tutti dovremmo fare tesoro: davanti ad una difficoltà, anche quella più apparentemente insormontabile, parliamoci, ascoltiamo, impariamo a guardare davvero.
Rimandiamo il superfluo e concentriamoci su chi ci è accanto, dedichiamoci quando siamo ancora in tempo. 📌

"Ogni notte mi sveglio e mi chiedo dove ho sbagliato.
Dove non ho capito. Dove ho perso mia figlia

Si chiamava Emanuela. È morta il 29 novembre 2023, a Milano.
Di anoressia .Aveva 39 anni. Una ragazza brillante, forte, piena di vita… così credevo. E invece, dietro quei sorrisi, c’era un dolore che io, suo padre, non ho saputo vedere. Mi ha detto di avere un cancro. Diceva che faceva la radioterapia, che si sarebbe operata.
Io ci ho creduto, perché non volevo pensare che mia figlia potesse mentirmi su una cosa così. Ma quella era la sua difesa, la sua bugia per nascondere la malattia vera: l’anoressia.
Ricordo ancora quel Ferragosto. Io lavoravo ad Avellino, lei era di passaggio a Napoli. Siamo andati a pranzo insieme a Mergellina. Quando l’ho vista, ho sentito un brivido. Era magrissima, fragile, quasi trasparente. Mi ha detto che si sarebbe operata il 22 agosto, a Montecarlo. Ma io sapevo che l’intervento era previsto a Milano, a settembre, e che sarei dovuto esserci anch’io.
Quel giorno ho capito che qualcosa non tornava. Un amico mi mandò una foto: era a un evento con il principe Alberto e Trezeguet. Lì, ho capito che stava mentendo. E da quel momento, la mia vita è cambiata. Parlai con il suo personal trainer, con la psicologa, con gli amici.
Tutti sapevano. Tutti avevano paura. Io invece non volevo vedere. Quando la affrontai, mi trovai davanti a un muro.
Mi disse che andava tutto bene, che dovevo lasciarla in pace.
Ma come può un padre lasciare in pace una figlia che si sta spegnendo davanti ai suoi occhi? La portai al San Raffaele.
I medici le dissero che doveva essere ricoverata subito.
Lei si rifiutò. Mi guardò e disse: “Io ho da fare. Siete pazzi.”
Ero impotente. Non potevo costringerla.
Non potevo salvarla. È devastante sapere che tua figlia sta morendo e tu non puoi fare niente. Nemmeno abbracciarla come vorresti. Poi accettò di farsi curare in un centro a Brera.
Voleva andarci a piedi, per bruciare calorie.
Quando arrivò, era sfinita. L’ho dovuta portare su a braccia.
Pochi giorni dopo cadde in casa, non riusciva più ad alzarsi.
Per convincerla a farsi ricoverare, il medico dell’ambulanza dovette inventare che aveva battuto la testa. Al San Raffaele, piano piano, riprese a mangiare. La guardavo mentre strappava un pezzetto di bresaola, minuscolo, come un bambino che impara di nuovo a vivere. Voleva farcela. Lo vedevo nei suoi occhi. Ma era troppo tardi.
Una dottoressa mi chiese: “È pronto, signor Perinetti?”
Le risposi: “Si può mai chiedere a un padre se è pronto a perdere sua figlia?” Non lo si è mai. Mai. Un giorno, Emanuela mi disse:
“Papà, mi metti ansia. Vai dalla squadra, preferisco che tu non ci sia.” Con il cuore a pezzi, presi la macchina e andai a Roma.
Mi fermai al Santuario del Divino Amore, a Trigoria. Ho pregato come non avevo mai pregato in vita mia. Volevo un miracolo.
Ma mentre ero lì, lei se ne andava. E' morta un’ora prima che arrivassi. Anche la sua fine, come tutto il resto, l’ha decisa lei.
Non voleva che la vedessi così. Mi ha protetto fino all’ultimo.
Uno degli ultimi giorni mi disse: “Ho visto mamma in sogno, mi ha detto che mi aspetta.” Lì ho capito che l’avevo persa davvero.
Oggi, quando guardo una foto di Emanuela, sento ancora la sua voce. Mi parla, mi chiede dolcemente di non smettere di vivere.
Io ci provo, ma non passa un giorno senza che pensi a lei.
A chi sta vivendo lo stesso dolore, dico solo questo: non cercate di avere autorità sui vostri figli. Cercate di avere tenerezza.
Ascoltateli, anche quando tacciono. Perché dietro il silenzio, a volte, c’è una richiesta disperata d’amore."

Giorgio Perinetti, papà di Emanuela

25/12/2025

Natale: festa della luce,ma anche tenebra per molti.
Giornata dedicata all' amore,ma anche tempo che amplifica la solitudine.
Calore familiare e, al tempo stesso, giornata delle sedie vuote. Questo pesa, perché tutti noi abbiamo almeno una sedia vuota da rimpiangere,da ricordare, che si fa sentire silenziosamente tra tante luci e rumori.
Cosa, però, resta uguale per tutti a Natale? Cosa c'è che nessuno può portarci via?
La speranza. Niente e nessuno può negarci la speranza di salute e di amore! La speranza è attesa, desiderio che qualcosa accada o cambi, ma soprattutto uno stato motivazionale positivo per tutti, credenti e atei.
Buon Natale a tutti,allora...e buona speranza!!! ❤️

09/12/2025

RIPETIAMOLO SEMPRE AI NOSTRI FIGLI!

“Forse un giorno farai un tatuaggio, sbaglierai facoltà, partirai avendo in tasca un solo biglietto, avrai il tuo bar di fiducia, i capelli blu, crederai a chi ti farà male, ti innamorerai e aspetterai, farai il pompiere o l’architetto, magari sarai magistrato o il miglior parrucchiere del quartiere, viaggerai, resterai, scriverai un libro, suonerai il violino, il pianoforte o la batteria, odierai la matematica e amerai la filosofia oppure prenderai un dottorato in statistica.
FARAI, SARAI e DIVENTERAI.
Il presente, quanto il futuro, è tutto tuo. È per te. Sei tu.
Ma non è scritto in pagella. Ti prego di ricordarlo. Tu non sei quel 10, o un 7, un 8 o un 5. Non sarai nemmeno il 18 all’università o il 30 o la lode. La tua vita girerà intorno a numeri. Ma tu non sei, non sarai e non vali un numero.
Credi in te stesso. Credi in quegli strumenti che ti sono stati dati in dono per affrontare il mondo e scuoti il cuore della gente.
Spicca il volo. TU SEI NATO PER ESSERE FELICE.”.

(Tratto da "Natural parenting")

💪👏👏
12/11/2025

💪👏👏

Ieri è stato ritirato l’emendamento della Lega sul divieto dell’educazione sessuale e affettiva anche alle scuole medie.

Ci fa piacere pensare di aver dato un contributo a questo ripensamento grazie alla lettera che, come presidente del Consiglio Nazionale degli Psicologi, ho inviato al Ministro Valditara e alle istituzioni preposte il 17 ottobre scorso.

Parlare di sessualità non vuol dire anticipare esperienze che non sono adeguate all’età, ma offrire strumenti per orientarsi.

È il modo con cui sentiamo il nostro corpo, ci riconosciamo in un genere, diamo significato alle emozioni, alla vicinanza, allo sguardo dell’altro.

È una dimensione che sostiene identità, autostima, capacità di riconoscere e rispettare i confini propri e altrui. Sono molto più rischiosi l'imbarazzo o il silenzio degli adulti, che producono confusione e vuoti che possono essere riempiti con contenuti fuorvianti o pericolosi in un mondo in cui l’accesso costante e non sempre controllato al digitale può dare risposte e rappresentazioni pornografiche, in cui il corpo è oggetto e il consenso sparisce.

Non è da lì che vogliamo che imparino cos’è l’intimità.

Parlare di sessualità vuol dire aiutare i giovani a riconoscere che il corpo appartiene a loro, che hanno il diritto di dire sì e di dire no, che provare sensazioni non è motivo di vergogna.

Vuol dire riconoscere la varietà delle identità e dei modi di sentirsi, senza trasformarli in minaccia, viverli come pericolo rischia di assecondare un tabù che ostacola la crescita.

Vuol dire educare alla consapevolezza di sè, ai confini necessari alla propria tutela, senza paura e senza vergogna.

Scuola e famiglia condividono una responsabilità: diventare luoghi in cui trovare parole semplici e corrette, mentre fuori circolano immagini distorte.

L’educazione affettiva e sessuale non è un rischio da evitare, ma una protezione concreta.

Poterne parlare a scuola con professionisti competenti è prevenzione e protezione dalla disinformazione, dalla manipolazione, dalla violenza, dagli abusi.

È un gesto di cura verso le nuove generazioni, perché crescano più libere, più consapevoli e in grado di difendere i propri confini, con un no che sia sempre riconosciuto e rispettato.

Storie orribili,ma soprattutto reali, che dovrebbero aprirci gli occhi e imporci una riflessione su quanto siamo lontani...
02/11/2025

Storie orribili,ma soprattutto reali, che dovrebbero aprirci gli occhi e imporci una riflessione su quanto siamo lontani da una profonda educazione affettiva e sessuale per i nostri bambini e ragazzi, troppo impreparati a gestire le emozioni,le relazioni e più che mai la tecnologia. Figli, alunni, che scoprono determinati argomenti in maniere del tutto precoci e inappropriate, che non sono capaci di distinguere il VIRTUALE dal REALE. Questa è una responsabilità di tutti: famiglie, insegnanti, educatori, professionisti; siamo tutti coinvolti e sarebbe bellissimo se ci confrontassimo seriamente tra noi su queste questioni.

A 9 ANNI HANNO FONDATO UN “CLUB DEL SESSO”: se siete genitori, per favore prendetevi 10 minuti per leggere questo post.

Genitori ed educatori: il messaggio che segue richiede circa 10 minuti del vostro tempo. Ma potrebbero essere dieci minuti chi vi aiutano a comprendere cose che stanno succedendo nelle vite dei nostri figli e di cui è troppo importante riflettere insieme. Questo post parte dalla testimonianza di una collega che mi ha scritto così:

“Gentile dottore per la prima volta nella mia esperienza professionale mi trovo davanti una situazione per me difficile da affrontare. Nella nostra scuola ci sono bambini di 9 anni che vedono video pornografici dallo scorso anno e hanno creato un club del sesso. Chi vuole farne parte è obbligato a visionare materiali pornografici spinti, rapporti orali, a tre, con uso di oggetti. Tutto questo è stato scoperto da una mamma. Mi viene da dire maledetti cellulari e adulti incoscienti che comprano sempre prima questo oggetto e non supervisionano. Alcune bambine manifestano un disagio forte, Oggi una ha vomitato per lo schifo provato davanti a delle immagini, altre piangono. Io da tanti anni affronto il discorso della pornografia online, della mercificazione del corpo, porto poesie d'amore, mostro ciò che manca in quelle visioni di solo accoppiamento fisico. Lo faccio nella terza media. A quella età le parole mi escono facilmente, so come affrontare il discorso. Non mi è mai successo di trovarmi in una situazione simile, davanti a bambini di 9 anni. Ecco perchè ho bisogno di un confronto con lei.

Da anni, ogni settimana (e ribadisco: ogni settimana) ricevo mail con richieste di aiuto in cui un adulto rivela di sentirsi disorientato di fronte a ciò che ha scoperto esistere nella vita virtuale di un figlio, di uno studente, di una classe o all’interno di una chat. Molte di queste richieste hanno a che fare con l’esplorazione della sessualità da parte di minori che viene fatta sempre più precocemente e con modalità totalmente inadeguate rispetto all’età e alla maturità dei soggetti coinvolti. Questa settimana ho ricevuto questa mail e ho chiesto il permesso di poter condividere questa testimonianza con chi legge i miei post.

Avere 9 anni e fondare, nel proprio ambito di amicizie, il club del sesso imponendo ai coetanei – per farne parte – di visionare materiali molto spinti è un esempio di come l’abuso sessuale (sì, questo è abuso e non esplorazione fase-specifica) possa entrare nella vita dei nostri figli attraverso la combinazione di cinque elementi:
1) il bisogno di appartenenza al gruppo
2) la disponibilità di strumenti digitali che permettono con tre click di fare qualsiasi cosa
3) la superficialità con cui il mondo adulto ha sdoganato nella vita dei minori strumenti potentissimi senza avere alcuna contezza della loro potenza e della disfunzionalità che essa porta nella vita dei minori
4) l’aggressività con cui le piattaforme digitali entrano nelle vite di tutti, anche dei bambini, proponendo esperienze totalmente non fase specifiche e arrogandosi il diritto di dire che non hanno alcuna responsabilità, in quanto avvertono l’utente di contenere materiale riservato ad un pubblico di cui specificano l’età minima (da cui se ne deduce che gli unici responsabili per le navigazioni pericolose sarebbero i genitori che dovrebbero vivere dentro gli smartphones dei figli)
5) la totale mancanza di educazione affettiva e sessuale, che lascia i piccoli esposti a situazioni estreme in cui percepiscono disagio ed eccitazione allo stesso tempo nella totale incapacità di comprendere come orientarsi in tutto ciò e soprattutto a chi chiedere aiuto., visto che le agenzie educative e gli adulti in generale si rivelano vacanti in questo ambito educativo.

Condivido questa testimonianza in un giorno di festa, non per rovinarvelo, ma perché nei giorni festivi noi adulti abbiamo ritmi più lenti e più tempo per concentrarci su cose che la frenesia del lavoro a volte non ci fa considerare importanti. Io non so più come dirlo al mondo che là fuori c’è un problema enorme che entra nelle nostre vite attraverso lo sdoganamento della virtualità a cui bambini e bambine hanno accesso, navigando senza alcun criterio e supervisione.

So che molti dicono che basterebbe educare ad un buon uso dello smartphone, perché non è lo smartphone in sé il problema, ma l’uso che ne viene fatto. Beh, lasciatemi dire che invece è anche lo smartphone in sé il problema perché ha una potenza che nessun bambino sa governare e che nessun adulto sa educare nella relazione con un minore. Dentro al virtuale c’è troppa roba mentre nella mente dei nostri figli, prima dei 16 anni ci sono ancora troppe poche reti neuronali integrative in grado di avere un dominio efficace di quella “troppa roba”. E’ come far guidare una fuoriserie ad un ragazzo che ha appena preso la patente per guidare un motorino.

Per favore parlate di tutto questo ad altri genitori. Voi educatori condividete questa storia nelle vostre chat di classe. Rendete questa domenica una domenica di consapevolezza adulta, sia genitoriale che della comunità educante tutta. Troppe volte sento dire, anche da colleghi molto quotati, che io, con la narrazione che ho fatto del digitale in questi anni, non ho compreso nulla. Perché il problema secondo moltissimi sta nella fragilità di noi adulti.

Io penso che dobbiamo avere il coraggio di dire che il mondo virtuale ha reso i genitori fragili e la fragilità degli adulti ha reso il mondo virtuale sempre più capace di impossessarsi delle vite dei nostri figli. E’ un gatto che si morde la coda che però ha avuto il suo punto di inizio con la pervasività del digitale portatile dentro alle nostre vite di esseri umani del terzo millennio. E questo, Jonathan Haidt lo spiega benissimo nel suo volume “Generazione ansiosa” (Rizzoli ed.)

Su questo tema anch’io ho appena pubblicato un libro con Barbara Tamborini intitolato “Esci da quella stanza. Come e perché riportare i nostri figli nel mondo” (Mondadori ed.) dove cerchiamo di far capire ai lettori che oggi abbiamo bisogno di una totale inversione di rotta e che noi genitori ne dobbiamo essere consapevoli protagonisti. Vi prego, andatelo a cercare nella biblioteca più vicina a casa vostra, non c’è bisogno che lo compriate (chi sa quanti pensano che il mio unico interesse sia – in questo momento - vendere un libro. Ma se così fosse, vi siete mai chiesti come mai in più di dieci anni di vita nei social non ho mai – e ribadisco mai – messo un link ad alcuna libreria online che conduca all’acquisto automatico di un mio libro?). Scrivo libri non perché ho l’urgenza di venderli (cosa che naturalmente viene valutata come positiva da un autore), ma per fare cultura, per usare il mio posizionamento professionale e sociale (oltre che social) ai fini del miglioramento della vita e delle condizioni di crescita dei nostri figli. Lo dico da professionista e lo dico come padre di quattro figli.

Se anche voi pensate che fondare il club del sesso a 9 anni sia una spaventosa distorsione della crescita derivata da un mondo che non ha alcuna cura dei bisogni evolutivi di bambini e bambine del terzo millennio e che ciò non dipenda solo dalla fragilità di noi genitori, ma dalla potenza con cui quel mondo invade le nostre vite…… beh allora spero che questo post vi aiuti a correre ai ripari.

Se volete e potete, aprite il dibattito con più adulti possibili e condividete questo messaggio.

15/10/2025

GIORNATA DEDICATA ALLA CONSAPEVOLEZZA SUL LUTTO PRENATALE E PERINATALE

Nella giornata di oggi si parla tanto del lutto prenatale e perinatale (ovvero quello riferito alla perdita di un bambino, che si verifica dal concepimento al primo anno dopo il parto), ma cosa significa esattamente? Di quale tipo di lutto stiamo parlando?

La perdita di un figlio prima della sua nascita o subito dopo è un lutto ancora troppo sottovalutato e sminuito, è ancora un tabù, un dolore soffocato e dalle conseguenze ignorate.
Tanto per cominciare, non si può definire meno dolorosa la perdita solo perché si tratta di un bambino non ancora nato.
E non si può dettare una tempistica nella ripresa ai genitori, alle mamme in particolare, che vivono quest' esperienza, trattandosi di un vissuto molto personale e soggettivo, legato alle aspettative, alle proiezioni e ai progetti di vita di ognuno.

La durata fisiologica di questo tipo di lutto va dai 6 mesi ai 2 anni circa, ciò significa che per lungo tempo i pensieri, l' umore, la capacità di lavorare, in definitiva la qualità della vita viene in gran parte assorbita e condizionata da questo dolore, che spesso richiederà un sostegno psicologico per elaborare il lutto passando attraverso tutte le sue fasi: la negazione,la rabbia, la depressione e finalmente l' accettazione.
Nel mezzo,tante paure (ad esempio quella di avere altri figli), tante sensazioni socialmente non accettate (il fastidio nel vedere altri neonati o donne in attesa), momenti di sconforto e solitudine.

È in questa fase che si rivela importante il lavoro psicologico, ma anche la solidarietà da parte di una rete di sostegno: spesso amici, conoscenti, gli stessi familiari tendono a "mettere fretta", ad aspettarsi una reazione celere a quello che, in fondo, è "un evento comune, che capita da secoli a milioni di donne".

Il lutto pre e perinatale va attraversato, affrontato per poter essere superato. È necessario parlarne, condividere, non vergognarsi o nasconderlo.
È un dolore che non è MENO dolore solo perché, erroneamente, si pensa che quel bambino mai nato non abbia una sua valenza,una sua identità.
Non importa se dopo ne nasceranno altri, lui sarà sempre quello mai nato o mancato troppo presto, resterà insostituibile e la mamma ha tutto il diritto di piangere e di concedersi il SUO tempo per lasciarlo poi andare.

P.S. Anche se non lo portano in grembo, lasciatemi spezzare una lancia a favore di quei papà che stanno ACCANTO, che vivono loro stessi il lutto di una perdita.
Se possiamo,in quei momenti diamo una carezza anche a loro. ♥️

Buona Pasqua a tutti ♥️
20/04/2025

Buona Pasqua a tutti ♥️

Buona Pasqua dal Consiglio Nazionale Ordine degli Psicologi.

13/02/2025

SANREMO: SPUNTI DI RIFLESSIONE

Gran parte degli italiani in questi giorni stanno seguendo il Festival di Sanremo. Io sono tra questi,
consapevole che la musica sia sempre, tra le altre cose, occasione per riflettere, miccia che innesca emozioni.
Tre brani mi hanno colpita in maniera particolare.

"Quando sarai piccola", di Simone Cristicchi, è un inno all' amore filiale, a quella condizione per cui, di fronte ad una malattia degenerativa (ma non solo),spesso si invertono i ruoli e i figli si ritrovano a fare i genitori dei loro genitori e a diventare per loro fonte di accudimento, di nutrimento, di sostegno.
In questa canzone traspare tutta la sensibilità di un artista che tocca le corde dei nostri sentimenti più intimi e affronta un tema sempre attuale, un vissuto nel quale molti possono riconoscersi.
Le parole del brano trasformano un dolore personale in dolore collettivo...e quando il dolore viene condiviso, si può affrontare con più forza perché permette di vincere il senso di solitudine che precedentemente lo accompagnava. ❤️

"L' albero delle noci" di Brunori SAS ci racconta un' altra esperienza comune a molti: quella della genitorialità.
Essere genitori rappresenta una sfida, un oscillare continuo tra gioie e timori, tra amore e senso di inadeguatezza; un viaggio meraviglioso che arricchisce sempre e che, come dice Brunori, "cambia l' architettura del nostro cuore"!

Infine, la canzone "Volevo essere un duro" di Lucio Corsi.
Un brano che è il manifesto delle richieste pressanti della società odierna di essere a tutti i costi forti e performanti ma che, di contro, elogia la normalità, la bellezza di essere se stessi.
Quanti di noi sentono l' obbligo di mostrarsi sempre impeccabili, veloci, resilienti e quanti,invece, riconoscono e accettano i propri limiti, valorizzando la propria unicità piuttosto che uniformarsi al sistema che ci vuole impenetrabili ai cambiamenti e alle difficoltà??
Personalmente, apprezzo moltissimo questo inno all' imperfezione e al rispetto anche della vulnerabilità di ogni individuo...

Che dire ancora?
Buon Sanremo e buona vita a tutti!

Il Natale ci insegna il valore dell' attesa e del desiderio, in un tempo in cui sembra che tutto debba essere scontato e...
21/12/2024

Il Natale ci insegna il valore dell' attesa e del desiderio, in un tempo in cui sembra che tutto debba essere scontato e immediato.
Ci impone una riflessione sull' importanza di coltivare ciò che ci è più caro, perché il bene più prezioso è quello al quale ci dedichiamo anima e corpo, che teniamo vivo, di cui ci prendiamo cura quotidianamente.
Buon Natale di attesa, di cura, di desideri espressi, di affetti coltivati, di calore.
Mi fermo per qualche giorno per godermi questa magia...
Auguri a tutti ! ♥️

03/10/2024

"Gli imperfezionisti accettano che la penna dell' esistenza scriva anche (e soprattutto) fuori dai bordi"... Grande verità!!!
Dedico questa riflessione a tutti coloro che perseguono costantemente l' idea della perfezione, spinti dalla convinzione che se riusciranno ad essere perfetti riceveranno più gratitudine e più amore, spinti da una scarsa autostima, spinti dal timore che, se non saranno perfetti, forse rimarranno invisibili agli occhi di chi li ama.
Vi auguro di sperimentare la bellezza dell' imperfezione 🤩

Da "Tlon":

C'è un concetto molto bello ideato dall'astrologo Rob Brezsny: l'"imperfezionismo". Serve a identificare quel tipo di persone che non si lascia sopraffare dall'ansia del perfezionismo e gode delle anomalie della vita.

Gli imperfezionisti sanno, con Borges, che soltanto insieme al disordine la simmetria trova il suo senso. In altre parole, sanno che "perfetto" significa "chiuso", e cioè "che non lascia spazio" ad altri innesti.
E che, quindi, se vuoi divertirti davvero devi imparare ad amare l'imperfezione.

Gli imperfezionisti non escludono affatto la perfezione dalla loro vita. Semplicemente smettono di cercarla nelle azioni e nelle persone. Non costringono più il mondo ad entrare dentro le cornici: accettano che la penna dell'esistenza scriva anche (e soprattutto) fuori dai bordi.

Sentono la perfezione della Vita che si manifesta nella relazione tra le infinite imperfezioni. Cercano e generano la meraviglia degli "errori".

Diventa anche tu imperfezionista!

Contributo interessante!
01/09/2024

Contributo interessante!

Il cosiddetto “effetto placebo” gode di una fama controversa ed è per lo più frainteso. Spesso viene presentato per quello che è il suo uso nella ricerca farmacologica in cui l’efficacia una sostanza chimica viene testata in relazione ad una sostanza che non contiene nessun farmaco. Quindi l’idea è quella del farmaco vero contro farmaco falso.

Il placebo non è un finto farmaco, anche se la ricerca spesso lo utilizza così, ma è in generale l’effetto positivo che deriva dal contesto dell’incontro e della relazione in una situazione in genere di aiuto. Se parliamo di cure è un effetto che si può attivare in un intervento di qualsiasi tipo, farmacologico, chirurgico, valutativo, riabilitativo, assistenziale in genere.

Che cos’è quindi che attiva questo effetto così importante?
È la nostra psiche, che come noto ha un rapporto di interdipendenza con i processi cerebrali e biologici in generale ed è quindi in grado di innescare circuiti fisiologici e modificazioni nel nostro corpo.

Esistono ovviamente diversi fattori individuali, psicologici e biologici, che rendono le persone più o meno sensibili a questo effetto come alle diverse situazioni della vita (Anderson & Stebbins 2020), ma questo vale in realtà per gran parte dei trattamenti sanitari.

La dimensione psicologica è un potente mediatore e modulatore di tutte le situazioni di aiuto, di assistenza e di cura: certamente servono più psicologi ma anche più consapevolezza di tutto questo, anzi si può dire che ci sono pochi psicologi proprio perché si pensa che si tratta di un contorno, un di più, che poco ha a che fare con la sostanza vera delle cure. Ma la scienza, se vogliamo leggerla senza pregiudizi, ci dice che non è così.

Per approfondire 👇
https://www.huffingtonpost.it/blog/2024/08/26/news/perche_invece_di_placebo_dovremmo_chiamarlo_effetto_psicologico-16752100/

"Se la vita ti porta via qualcosa e ti rende fragile, non è la forza dell' altro che ti serve, ma sapere che la tua debo...
02/08/2024

"Se la vita ti porta via qualcosa e ti rende fragile, non è la forza dell' altro che ti serve, ma sapere che la tua debolezza è accolta e capita, che nessuno la teme o la sfugge".

Queste parole di Michela Murgia ci ricordano quanto spesso il pensiero comune faccia sentire inadeguati tutti coloro che manifestano ed esprimono un' emozione forte, come il dolore, ad esempio.
Il dolore fa paura.
Spesso non si vogliono ascoltare i racconti di sofferenze altrui, non si è pronti, capaci di sentire su di sé l' emozione che gli altri ci portano.

In questo periodo ho accolto molti racconti di dolore e di sofferenze non elaborate. Ho fatto tesoro della condivisione, ho ringraziato per il dono che mi è stato fatto di consegnarmi parti di sé e della propria vita così delicate e personali.
Ho favorito uno spazio per fermarsi sulle proprie emozioni, per attribuire loro un significato, per decodificare.
Ho supportato, ho incoraggiato aiutando a fare luce dentro di sé e a scoprire/riscoprire le proprie risorse interiori.
Ho, come sempre, imparato tanto anche io.

Adesso ho bisogno di fermarmi un po' per rigenerare corpo e mente.
Mi auguro che tutti i miei pazienti e i miei amici possano fare altrettanto.

Buone vacanze! Ci rivediamo a Settembre 😉

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