14/05/2026
Se fossimo una nazione seria …..
In un’Europa che spesso preferisce la prudenza alla coerenza, la Slovenia ha scelto di non voltarsi dall’altra parte. Ha scelto di non partecipare alla normalizzazione di una tragedia umanitaria che continua a consumarsi a Gaza, mentre migliaia di artisti, intellettuali e cittadini chiedono semplicemente una cosa: che la cultura non diventi complice del silenzio.
La decisione della Slovenia di non trasmettere l’Eurovision 2026 è un atto di responsabilità culturale.
RTV Slovenia ha ritirato il Paese dalla gara e ha deciso di sostituire la diretta con film dedicati alla Palestina. Un gesto sobrio e fermo che restituisce visibilità a chi non né ha.
Un gesto che ricorda che la cultura non è intrattenimento neutro, è un linguaggio che può proteggere o ferire, illuminare o oscurare.
La Slovenia non è sola. Irlanda e Spagna hanno scelto la stessa strada, mentre Paesi Bassi e Islanda hanno espresso dissenso pur mantenendo la trasmissione.
E tutto questo avviene dopo un appello firmato da oltre mille artisti internazionali, da Roger Waters a Peter Gabriel, da Brian Eno ai Massive Attack, fino ai Sigur Rós, che denunciano l’incoerenza dell’EBU: la Russia è ancora esclusa per l’invasione dell’Ucraina, mentre Israele partecipa nonostante le accuse di crimini gravissimi a Gaza.
Il movimento No Music for Genocide ha denunciato che non si può usare un palco globale per normalizzare ciò che non è normale.
Ed è qui che entra in gioco la nostra responsabilità.
Perchè questa scelta avremmo potuto farla anche noi italiani.
Per coerenza con quei valori che amiamo evocare quando non costano nulla: dignità, pace, diritti umani.
Ci sono momenti in cui un Paese deve decidere se essere spettatore o testimone.
Se proteggere la propria comodità o difendere un principio.
Se accettare che la cultura sia un anestetico o ricordare che può essere una forma di coscienza.
La Slovenia ci ha mostrato che esiste ancora un modo di stare al mondo senza paura di disturbare.
Che la neutralità può diventare indifferenza.
E che la solidarietà, quando serve davvero, può anche non essere comoda, ma è assolutamente necessaria.
Domiziano