30/07/2020
Riflessioni fisioterapiche 1
Spesso con i pazienti mi trovo a discutere di dolore. La domanda più classica è “perché ho male?” oppure “cos'è che mi fa male?”
A questa domanda non è sempre facile rispondere perché l’esperienza del dolore è qualcosa di molto complesso. In primo luogo è il frutto di un’elaborazione da parte del nostro cervello. E’ la nostra testa che decide se sentiamo male o no. Inoltre praticamente sempre il dolore ha un’eziologia multifattoriale, ovvero sono diverse le cause che portano alla genesi del dolore. Ma al di là di queste considerazioni che forse interessano poco al paziente (che ha male), la cosa interessante è che il dolore ha sempre un SENSO. Il senso principale è quello di PROTEZIONE del corpo. Il dolore ci permette di capire se fare una cosa o meno e se quella cosa è potenzialmente dannosa per il corpo. Questo senso è prevalente nella cosiddetta fase ACUTA, cioè nei primi giorni dopo un trauma, quando è fondamentale per il corpo proteggere la parte danneggiata. Ma spesso i pazienti hanno dolore a distanza di tanto tanto tempo: com'è possibile? Sono ancora in fase acuta? Ovviamente no. A distanza di anni dal trauma spesso non c’è più bisogno di proteggere la parte danneggiata. Ecco che allora TALVOLTA (e sottolineo talvolta) nel paziente cosiddetto CRONICO il dolore perde il suo senso biologico di protezione e ne acquista altri legati principalmente al sistema cognitivo. In poche parole il dolore diventa COMPORTAMENTO. Il corpo “impara” anche a sentire male. Ecco che allora Il dolore viene facilmente associato a delle attività perché condizionato dal PENSIERO (non sempre un pensiero corretto). La kinesiofobia (ovvero la paura immotivata del movimento come fonte di danno) oppure la catastrofizzazione (il pensare che stiamo peggiorando in termini di salute ) oppure il bisogno di cercare supporto sociale possono essere alcuni dei fattori legati al dolore cronico.
IL PRIMO COMPITO DEL FISIOTERAPISTA È QUINDI QUELLO DI EDUCARE IL PAZIENTE A COMPRENDERE MEGLIO IL PROPRIO DOLORE E IL SENSO DEL PROPRIO DOLORE:
SENZA EDUCAZIONE NON C'E' CURA