Antonella Di Fuorti oss

Antonella Di Fuorti oss Operatrice Socio Sanitaria

29/11/2020

LETTERA ALL’OPERATORE SOCIO SANITARIO CHE SI OCCUPERÀ DI ME

Carissima,
mi permetta di presentarmi perché nel 2012 io avrò più di 70 anni ed è probabile che sarò una dei suoi pazienti.
Considerato il rischio di non essere più in grado in quel momento di comunicarle i miei desideri, intendo farlo ora e voglio dirle che mi piacerebbe che si prendesse cura di me.
Innanzitutto vorrei mantenere la mia identità.
Io sono la Sig. ra Monique Gavirey ed è così che vorrei essere chiamata; non nonna o nonnina o vecchietta o la numero 9.
Vorrei mantenere il nome al quale sono sempre stata abituata.
Una delle cose più importanti per me è la privacy.
Potrò avere una camera singola? Quasi sicuramente no. Allora cara collega, potrà far sì che vi siano delle tende ben tirate attorno al mio letto mentre mi laverà o mi vestirà? E quando mi laverà si assicurerà che l’acqua sia ben calda? Non sopporto già ora di fare il bagno in acqua fredda, lo sopporterò ancor meno quando sarò vecchia. Abbia la cortesia, la prego, di asciugarmi bene perché è molto fastidioso essere asciugati a metà.
Durante il bagno poi, voglia rispettare il mio pudore e la mia dignità.
Se non sarò in grado di vestirmi da sola spero che vorrà curare il mio aspetto: mi piacerebbe avere abiti ben abbinati e non essere vestita “come viene” perché tanto si tratta di una povera vecchia! E poi potrò avere i capelli ben pettinati una volta vestita?
Qualche volta mi piacerebbe essere portata in salone. Se solo si potesse stare un po’ tranquilli! Sono certa che non è poi così necessario lasciare il televisore acceso tutto il giorno, senza nemmeno verificare se qualcuno lo guarda.
Se per il pranzo non sarò in grado di tagliare il cibo, spero che potrà farlo Lei per me. Non si arrabbi se sarò lenta e non prenda Lei l’iniziativa di imboccarmi prima di essersi assicurata che io non abbia veramente più la forza di mangiare da sola.
Dovessi essere incontinente, potrà continuare a trattarmi con rispetto? Non mostri disgusto, la prego, quando scoprirà il mio letto bagnato. Non mi metta a disagio e soprattutto non pensi mai che l’abbia fatto apposta.
Vorrei che mi mettesse un pannolone e mi accompagnasse al bagno regolarmente.
Non vorrei portare un catetere solo per ragioni di praticità.
Non vorrei passeggiare con un sacchetto dell’urina, oggetto di curiosità per i miei nipotini e di vergogna per me.
Sarebbe gentile, da parte sua, se qualche volta mostrasse interesse per la mia famiglia, i miei nipotini, per le mie foto esposte sul mio comodino.
Eviti però di chiedermi come mai i miei figli non si occupano di me, perché non mi hanno accolto in casa loro.
Se sarò un po’ rimbambita e non capirò le sue richieste, non urli, non farà che agitarmi e potrei diventare aggressiva.
Mi tratti, se potrà, con dolcezza e tutto andrà per il meglio.
Se vorrà potrà parlarmi della sua famiglia e dei suoi amici e mi permetta di parlarle di me: non mostri però insofferenza se le ripeterò spesso cose già dette.
Eviti di ignorarmi parlando delle faccende di casa sua con le sue colleghe mentre mi sta lavando e vestendo; mi farebbe sentire proprio inesistente, senza alcuna importanza.
Cara collega, i miei desideri e le mie esigenze le sembrano esagerate, senza limite, ma non si tratta forse di richieste banali: stare al caldo, ben nutriti, curati e soprattutto considerati e rispettati.
Queste richieste forse ognuno di noi le manifesterebbe se dovesse essere ricoverato in un ospedale o peggio in un istituto.
Ricordi sempre che è il nostro corpo ad invecchiare ma non la nostra sensibilità di esseri umani.

Con gratitudine
Una collega

20/03/2019

*"Poche parole. Poche parole, non temere, ma spero chiare e portatrici di un po’ di luce. Innanzitutto tu non sei un OSS: fai l’OSS. Tu hai un nome, un volto, una storia. Ma tu non sei un ruolo, un lavoro. Oggi hai deciso di fare questa professione o soltanto di conseguire questo titolo. Perché lo hai fatto, lo sai solo tu. Passione, curiosità, necessità … Ma chissà che cosa ti riserverà il domani. Proprio come una persona che si affida a te. Non è anziana, disabile, dipendente, malata. Si trova in questa condizione. Ora. Ma lei è altro. È Giulia, Simone, Elisabetta, Pietro … capire questo vuol dire essere sulla giusta strada. Lo dico perché poi, quando ti troverai in una struttura, la mattina, all’ora del giro, spesso non ci penserai. Non perché sei superficiale, ma perché non ne avrai il tempo. O la sera, dopo che avrai assistito un anziano nella cena, stanco non ti ricorderai a quanto ti è stato detto nelle ore di “Etica e Deontologia” o in un altro corso di aggiornamento che ti abbia trasmesso nozioni.

La tua unica chance è quella di aver avuto la fortuna di trovare qualcuno che ti abbia proposto un “sapere incarnato”, vivo, sfidante; non un sapere che passa solo attraverso il cervello (i neuroni muoiono presto, si sa) ma un sapere capace di toccare il cuore, di raggiungere le emozioni. E che ti abbia sfidato a pensare, a vedere il mondo, a viverlo nella sua complessità.

Ciò che leggerai sui manuali e sulle slide passerà presto. Br**ta cosa i manuali: devi imparare per superare un esame, in modo uniforme, standardizzato. Ti convinci che esiste un linguaggio unico, quando la realtà ti porterà a scoprire la molteplicità dei saperi, la contaminazione. Non cascarci. Tu incontrerai cose e persone, malati, colleghi, strutture con il corpo, non solo con la mente. Pensaci. Pensaci ogni volta che il pensiero della routine ti turba, ti infastidisce.

Efficacia ed efficienza non sono gli unici obiettivi di lavoro, i criteri assoluti. Soprattutto per te che incontrerai dolore e gioia, speranza e disperazione, lutto e nascita. La vita. Allora pensa che un giorno, durante il corso, qualcuno ti disse che potevi essere tu il fattore di cambiamento. Anzi, dovevi esserlo. Un cambiamento nel fare, nell’approcciarsi all’altro, alla sofferenza. Al contesto di cura. Un cambiamento mite, ma luminoso, vivace. Un cambiamento che significa in fondo rivitalizzare spazi e oggetti, che esalta l’organizzazione perché è capace di andare oltre essa. Un cambiamento che può essere portato, testimoniato, solo da chi è disposto a cambiare se stesso.

Nel tuo lavoro ti renderai conto che nessun farmaco è più forte dello stesso operatore, e capirai che con la tua presenza e la tua influenza puoi infondere serenità e fiducia, aumentando il processo di guarigione o di miglioramento più di ogni trattamento. Ricordati che le parole, le carezze, i sorrisi sono “cose”. Non usare la comunicazione a casaccio, perché non vi è differenza tra un farmaco sbagliato e una parola sbagliata. Ricorda che non esiste nessuna divisione tra corpo e mente, dunque ogni “cosa” che farai, che dirai riguarda la persona, incide su entrambi.

Ricorda di nutrire il tuo spirito: non puoi solo dare, ma devi ricevere. Il rischio è quello di diventare come una cisterna vuota. Se sarai svuotato, demotivato, vagherai per le stanze, per la struttura, vedrai problemi non opportunità; ti sentirai bloccato, non entusiasta e libero. Sopporterai casi, non incontrerai volti. Se arriverai a quel punto, smetti. Fai una pausa, per il bene tuo e degli altri. Vorresti essere assistito tu da qualcuno che non ha nulla da dare, che ti considera un peso e che non vede l’ora di andare a casa?

Ho già scritto molto. Troppo forse. Ma volevo dirti queste cose, che credo importanti. In fondo, potrei essere ancora più sintetico: ricordati di ascoltare e di ringraziare. Un comportamento rivoluzionario, se pensi che oggi siamo abituati a parlare e a lamentarci.*"

Simone De Clementi

Dedicata a noi OSS

08/07/2018
12/06/2018

Capoluogo dauno sarà sede del concorso regionale, numero impressionante di candidature. Molti arrivano da altre regioni d'Italia. Un fiume umano alla ricerca di un posto di lavoro

14/04/2018

Un figlio dopo la morte del Padre.. mette la madre in una casa di riposo, e va a fargli visita ogni tanto.. Un giorno riceve una chiamata dalla casa di riposo, dicendogli che la mamma stava morendo.. arrivato li chiese a sua madre .. cosa vuoi che faccia per te, mamma? triste la Mamma risponde...Semina amore..
Voglio che fai mettere i ventilatori nell'ospizio, perché non ci sono e il calore è insopportabile,
Voglio che compri anche dei frigoriferi, cosi 'il cibo non si rovinera'.
Molte notti sono andata a letto senza aver mangiato niente

Il figlio sorpreso risponde!!
Ma ora mi stai chiedendo queste cose mentre stai morendo?? Perche ' non me lo hai mai detto prima?
La madre rispose triste: io mi sono abituata a convivere con la fame e il caldo, ma la mia paura è che tu non possa abituarti quando i tuoi figli non si prenderanno più cura di te e ti manderanno qui, quando sarai vecchio!!

Ricorda sempre :_

Tutto quello che fai nella vita...
Ti verrà restituito

22/02/2018

L’OSS è quella fondamentale figura che più delle altre resta a stretto contatto, anche fisico, con il malato di Alzheimer. Un contatto che presuppone, inutile negarlo, anche dei rischi. Per evitar

10/11/2017

Synopsis : Louis, retraité, veut à tout prix garder son indépendance face à la surprotection de sa fille Nina. Louis, a retired…

10/11/2017

Se la vittima è in piedi o seduta: il soccorritore si posiziona alle spalle del paziente; pratica 5 colpi dorsali (fra le scapole); pone entrambe le bracci

10/11/2017

Prima di illustrare tutte le procedure di mobilizzazione del paziente e di movimentazione di carichi, è bene sapere quali sono le posture meno sovraccaricanti , da tenere a mente ogni qualvolta si ap

Indirizzo

Gricignano D'Aversa
81030

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Antonella Di Fuorti oss pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi

Digitare