29/11/2020
LETTERA ALL’OPERATORE SOCIO SANITARIO CHE SI OCCUPERÀ DI ME
Carissima,
mi permetta di presentarmi perché nel 2012 io avrò più di 70 anni ed è probabile che sarò una dei suoi pazienti.
Considerato il rischio di non essere più in grado in quel momento di comunicarle i miei desideri, intendo farlo ora e voglio dirle che mi piacerebbe che si prendesse cura di me.
Innanzitutto vorrei mantenere la mia identità.
Io sono la Sig. ra Monique Gavirey ed è così che vorrei essere chiamata; non nonna o nonnina o vecchietta o la numero 9.
Vorrei mantenere il nome al quale sono sempre stata abituata.
Una delle cose più importanti per me è la privacy.
Potrò avere una camera singola? Quasi sicuramente no. Allora cara collega, potrà far sì che vi siano delle tende ben tirate attorno al mio letto mentre mi laverà o mi vestirà? E quando mi laverà si assicurerà che l’acqua sia ben calda? Non sopporto già ora di fare il bagno in acqua fredda, lo sopporterò ancor meno quando sarò vecchia. Abbia la cortesia, la prego, di asciugarmi bene perché è molto fastidioso essere asciugati a metà.
Durante il bagno poi, voglia rispettare il mio pudore e la mia dignità.
Se non sarò in grado di vestirmi da sola spero che vorrà curare il mio aspetto: mi piacerebbe avere abiti ben abbinati e non essere vestita “come viene” perché tanto si tratta di una povera vecchia! E poi potrò avere i capelli ben pettinati una volta vestita?
Qualche volta mi piacerebbe essere portata in salone. Se solo si potesse stare un po’ tranquilli! Sono certa che non è poi così necessario lasciare il televisore acceso tutto il giorno, senza nemmeno verificare se qualcuno lo guarda.
Se per il pranzo non sarò in grado di tagliare il cibo, spero che potrà farlo Lei per me. Non si arrabbi se sarò lenta e non prenda Lei l’iniziativa di imboccarmi prima di essersi assicurata che io non abbia veramente più la forza di mangiare da sola.
Dovessi essere incontinente, potrà continuare a trattarmi con rispetto? Non mostri disgusto, la prego, quando scoprirà il mio letto bagnato. Non mi metta a disagio e soprattutto non pensi mai che l’abbia fatto apposta.
Vorrei che mi mettesse un pannolone e mi accompagnasse al bagno regolarmente.
Non vorrei portare un catetere solo per ragioni di praticità.
Non vorrei passeggiare con un sacchetto dell’urina, oggetto di curiosità per i miei nipotini e di vergogna per me.
Sarebbe gentile, da parte sua, se qualche volta mostrasse interesse per la mia famiglia, i miei nipotini, per le mie foto esposte sul mio comodino.
Eviti però di chiedermi come mai i miei figli non si occupano di me, perché non mi hanno accolto in casa loro.
Se sarò un po’ rimbambita e non capirò le sue richieste, non urli, non farà che agitarmi e potrei diventare aggressiva.
Mi tratti, se potrà, con dolcezza e tutto andrà per il meglio.
Se vorrà potrà parlarmi della sua famiglia e dei suoi amici e mi permetta di parlarle di me: non mostri però insofferenza se le ripeterò spesso cose già dette.
Eviti di ignorarmi parlando delle faccende di casa sua con le sue colleghe mentre mi sta lavando e vestendo; mi farebbe sentire proprio inesistente, senza alcuna importanza.
Cara collega, i miei desideri e le mie esigenze le sembrano esagerate, senza limite, ma non si tratta forse di richieste banali: stare al caldo, ben nutriti, curati e soprattutto considerati e rispettati.
Queste richieste forse ognuno di noi le manifesterebbe se dovesse essere ricoverato in un ospedale o peggio in un istituto.
Ricordi sempre che è il nostro corpo ad invecchiare ma non la nostra sensibilità di esseri umani.
Con gratitudine
Una collega