24/05/2026
Grosseto, criticità nella presa in carico dell’autismo: necessaria una rete territoriale stabile per garantire continuità assistenziale
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime viva attenzione e profonda preoccupazione in merito a una segnalazione pervenuta attraverso il Garante della Disabilità del Comune di Grosseto, Diego Montani, relativa alla situazione di una famiglia con un minore nello spettro autistico che, a seguito di pensionamenti e dimissioni di figure professionali di riferimento, denuncia l’assenza di una continuità nella presa in carico neuropsichiatrica e la conseguente difficoltà nell’individuazione di percorsi terapeutici adeguati.
Nel pieno rispetto della tutela della persona e della riservatezza, non si ritiene opportuno riportare elementi identificativi, poiché la vicenda assume un valore che trascende la singola esperienza e richiama una riflessione di carattere più ampio sul tema del diritto alla salute, dell’inclusione e dell’effettività dei servizi territoriali.
La testimonianza raccolta restituisce un quadro che merita particolare attenzione: famiglie che vivono condizioni di disorientamento e incertezza, percorsi terapeutici che rischiano di interrompersi, tempi di attesa prolungati, difficoltà nel reperire riferimenti specialistici stabili e interrogativi legittimi circa la qualità e l’adeguatezza degli spazi e delle strutture dedicate.
Tale situazione appare particolarmente delicata se riferita a minori che attraversano fasi evolutive complesse, come la preadolescenza e l’adolescenza, durante le quali i cambiamenti sul piano cognitivo, emotivo e relazionale richiedono una presenza costante, un monitoraggio specialistico e un accompagnamento qualificato e continuativo.
Nel territorio grossetano, nel corso degli anni, era stato sviluppato un modello integrato di presa in carico dedicato ai disturbi dello spettro autistico, fondato sulla collaborazione tra servizi sanitari, famiglie e istituzioni educative, con l’obiettivo di garantire percorsi multidisciplinari personalizzati e un approccio centrato sulla persona. Tale esperienza ha rappresentato un significativo punto di riferimento nell’ambito della tutela e del sostegno ai minori con bisogni complessi.
Parallelamente, il territorio continua a promuovere iniziative di sensibilizzazione e inclusione rivolte alla comunità scolastica, a conferma di una crescente consapevolezza educativa e culturale su tali tematiche.
Tuttavia, la diffusione di buone pratiche, progetti e iniziative educative non può prescindere da un sistema di servizi territoriali capace di garantire continuità assistenziale, adeguate risorse professionali e strutture idonee. L’inclusione non può limitarsi a una dichiarazione di principi: deve tradursi nella concreta possibilità di accedere a servizi stabili, efficaci e realmente fruibili.
La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia con la Legge n. 18 del 2009, riconosce il diritto ad accedere a servizi sanitari appropriati, tempestivi e continuativi, nel rispetto della dignità della persona e del principio di uguaglianza sostanziale.
La scuola, che quotidianamente rappresenta un presidio educativo e umano fondamentale, svolge un ruolo essenziale nella costruzione dell’inclusione e nella promozione del benessere degli studenti; tuttavia non può essere chiamata a supplire alle eventuali criticità presenti nei servizi sanitari territoriali. L’efficacia dei percorsi educativi e formativi richiede necessariamente una rete stabile e strutturata di collaborazione tra istituzioni scolastiche, servizi specialistici, famiglie e realtà sociali.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani auspica l’avvio di un confronto concreto e tempestivo tra istituzioni sanitarie, amministrazioni territoriali, comunità scolastica, associazioni e rappresentanze delle famiglie, affinché siano individuate soluzioni strutturali capaci di garantire continuità assistenziale, adeguate risorse professionali e condizioni operative realmente rispondenti ai bisogni delle persone con disturbo dello spettro autistico.
I diritti non possono essere subordinati alle difficoltà organizzative né condizionati dalla disponibilità contingente delle risorse. La presa in carico sanitaria e socioeducativa non costituisce un servizio accessorio, ma rappresenta un presidio essenziale di tutela della persona e della sua dignità.
Una società democratica si qualifica non soltanto per la capacità di riconoscere formalmente i diritti, ma soprattutto per la volontà di renderli concretamente esigibili. Quando la continuità della cura si interrompe, il rischio non è soltanto quello di generare un disagio individuale: si produce una frattura nel rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni.
Nessuna famiglia dovrebbe trovarsi nella condizione di percepire il proprio percorso come una lunga attesa priva di riferimenti. Nessun minore dovrebbe rischiare che la vulnerabilità diventi invisibilità. Le comunità realmente inclusive si costruiscono garantendo presenza, ascolto e responsabilità condivisa, trasformando i diritti da principi dichiarati a realtà quotidianamente vissute.