14/05/2026
Il 14 maggio 2022 entravo per la prima volta nell’ufficio del Sindaco per ricevere la nomina a Garante della Disabilità del Comune di Grosseto.
Oggi, a quattro anni da quel giorno e quasi al termine di questo mandato, sento il bisogno di fermarmi un momento per dire semplicemente: grazie.
Grazie a tutte le persone che in questi anni si sono confrontate con me con rispetto, disponibilità e spirito costruttivo.
È stato un percorso intenso che desidero continuare con la stessa motivazione, con umiltà e con tanta voglia di fare.
In questi anni sono cresciuto profondamente dal punto di vista umano. Ho avuto la fortuna di incontrare persone uniche, soprattutto nel mondo delle associazioni, che spero — e sono certo — resteranno amici per sempre.
Voglio anche sottolineare quanto sia difficile questo ruolo.
Essere tramite tra chi urla con forza, spesso con disperazione, la propria richiesta di aiuto e le istituzioni significa portarsi dentro tante storie, tante fragilità, tante battaglie quotidiane.
Significa confrontarsi con figure professionali diverse, entrare nelle case di famiglie stanche di dover lottare ogni giorno per ottenere il rispetto e i diritti che meritano.
Non ho uno scudo né un’armatura per non farmi travolgere dalle emozioni.
Quante notti insonni, quanti pensieri nel tentativo di trovare una soluzione che possa migliorare la vita di qualcun altro.
Non ho neppure una bacchetta magica.
Ma posso dirvi che quando si riesce a portare attenzione su una criticità, nessuno può più voltarsi dall’altra parte.
E devo riconoscere di aver trovato tanta collaborazione, nei tempi e nei modi che la macchina burocratica richiede, ma con sincera volontà da parte di tutti.
Quando dico che la disabilità non deve avere colore politico, lo dico perché ne ho avuto la prova concreta: ho ricevuto supporto trasversale, senza ostacoli ideologici.
Purtroppo, però, c’è ancora tantissimo da fare.
La società in cui viviamo oggi è ancora tutt’altro che realmente inclusiva e accessibile. Troppo spesso si continua a considerare l’accessibilità come un’eccezione, un costo o una concessione, quando invece dovrebbe essere la normalità.
Serve un cambio di visione.
Serve una mentalità più aperta, più sensibile, più coraggiosa.
E serve soprattutto lavorare fianco a fianco con le associazioni, con le famiglie e con chi vive ogni giorno determinate difficoltà, perché solo ascoltando davvero si possono costruire risposte concrete.
L’obiettivo deve essere quello di creare un contesto sociale completamente fruibile in ogni sua forma: negli spazi pubblici, nella cultura, nella scuola, nel lavoro, nello sport, nei trasporti e nella vita quotidiana.
Perché una società accessibile non migliora la vita soltanto delle persone con disabilità: migliora la vita di tutti.
Ringrazio soprattutto chi, pur essendo abituato a lottare da sempre, riesce comunque ad accoglierti con un sorriso e a dirti: “Troveremo un’altra soluzione”.
Perché ciò che a molti può sembrare banale, per una persona fragile può rappresentare una svolta, un raggio di luce, un modo per tornare a sentirsi libera.
Uno stallo riservato non occupato.
Uno scivolo accessibile.
Un marciapiede percorribile.
Poter assistere a uno spettacolo senza sentirsi emarginati.
L’accessibilità e l’inclusione non sono un favore. Sono un diritto.
E voglio chiudere citando il grandissimo Alex Zanardi:
“La vera forza non è evitare le cadute, ma trovare ogni volta il coraggio di rialzarsi.”
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