27/02/2026
Parto da un esempio: Giada D’Antonio, 16 anni. Promessa dello sci e convocata alle ultime Olimpiadi. Subito una cascata immonda di insulti che gridano alla raccomandazione senza sapere nulla di come la ragazza si alleni e di quanto potrebbe essere importante quest’esperienza in futuro per chi sembra avere il talento naturale per questo sport. Gli allenatori ci credono. Al massimo si potrebbe non essere d’accordo se si pensa il contrario. E invece no, non basta. Bisogna vomitare addosso ad una ragazzina nascondendosi nel mucchio selvaggio dei social. Purtroppo poi succede che durante gli allenamenti in vista dello Slalom olimpico, Giada si infortuni gravemente. Uno si aspetta, non dico pietà, ma almeno un briciolo di empatia. Niente, anche qui improperi e insulti a non finire per affermare il proprio ego (osceno), come se a 16 anni fosse una colpa farsi male in uno sport, lo sci, in cui proprio l’Italia, nell’ultimo anno, ha pagato un prezzo carissimo con la perdita di due giovanissimi, la ventenne Matilde Lorenzi ed il ventiseienne Matteo Franzoso, per due incidenti avvenuti in allenamento.
Di casi di “fiumi di odio” ne abbiamo in quantità industriale, soprattutto quando qualcuno di successo (in qualsiasi campo) sperimenta un inciampo. Ho provato ad interrogarmi spesso su quali siano le cause di questo fenomeno orribile che, pervade i social prima di tutto, ma che è riscontrabile anche nella vita di tutti i giorni.
Uno pensa possa trattarsi di frustrazione, però poi ci si accorge che anche persone che non hanno di che lamentarsi nella propria vita, partecipano a certi sfogatoi con la stessa veemenza. La stessa produzione televisiva o cinematografica è profondamente mutata: dalla leggerezza dei film di circa vent’anni fa si è passati alle atmosfere cupe e violente di assassini, autopsie e sparatorie perenni. I film comici sono praticamente scomparsi e quando ne escono di validi, vengono sezionati alla ricerca di significati reconditi che non esistono, solo per smontarne l’efficacia “rilassante”.
Nella strada tutto è trasformato in sopraffazione e arroganza, liti per il traffico, per uno sguardo, per una fila: che cos’è che ci sta consumando?
Non accetto la logica dei problemi sociali perché mediamente proprio chi sperimenta problemi più pesanti, ha un pudore maggiore e capisce cosa significhi avere pesi addosso.
Eppure ogni volta che si sperimenta il buono si rimane sorpresi (ahimé) mentre si dovrebbe rimanerne spesso contagiati. Succede che il contagio funzioni, per fortuna, e come dico sempre sono episodi che trovano meno pubblicità. Rimanendo in tema delle Olimpiadi di Milano-Cortina appena concluse, si è riempito l’ultimo anno di ogni propaganda negativa possibile, augurandosi che fosse un fallimento. Non è importante che quel fallimento avrebbe coinvolto persone e comunità: no, l’importante è dare soddisfazione alle proprie opinioni personali. Invece…invece no. Sono stati 15 giorni fantastici, baciati anche dal clima che ha permesso di regalare emozioni ad atleti straordinari, in impianti bellissimi e con un’organizzazione impeccabile. Chi come me segue moltissimi atleti sui social anche per lavoro, si è accorto che già dall’arrivo nei villaggi olimpici, le ragazze ed i ragazzi di tutto il mondo, erano euforici per l’accoglienza ricevuta e la qualità della stessa. I saluti all’Italia, sempre dai propri canali social, dopo la fantastica cerimonia di chiusura nell’Arena di Verona, sono stati un qualcosa di mai successo e di veramente toccante.
Se qualcuno degli odiatori pre-olimpiadi avesse un minimo di onestà intellettuale, dovrebbe chiedere scusa. Dovrebbe infatti. E’ ora di iniziare a contrastare con la stessa forza questo odio anche se è davvero difficile contrastare un qualcosa che porta ad augurare il male, e a goderne quando succede, ad una ragazza di 16 anni. E’ un qualcosa che fa cascare le braccia. La cosa singolare è che nella mia professione ogni paziente che ho di fronte, ovviamente vale anche per i miei colleghi, è in cerca di empatia e conforto. Allora ci chiediamo: ma può essere che solo i buoni vanno dallo psicologo? E gli altri che ne avrebbero più bisogno? Li aspettiamo…..
Foto: Giada D’Antonio, dal sito fisi.org