08/01/2026
Di fronte a tragedie come quella di Crans-Montana, le parole sembrano sempre inadeguate. Giovani vite spezzate in un luogo che avrebbe dovuto rappresentare svago, leggerezza, appartenenza. Ragazzi e ragazze che si sono affidati agli adulti, come è naturale fare quando si è adolescenti, e che invece sono stati traditi da una grave mancanza di responsabilità.
Dal punto di vista psicologico, ciò che colpisce profondamente è la rottura di un patto implicito: quello della fiducia. I giovani non hanno gli strumenti per valutare i rischi complessi; si affidano. Quando chi dovrebbe proteggere non lo fa, il trauma non riguarda solo chi è stato direttamente coinvolto, ma si estende alle famiglie, agli amici, ai coetanei e all’intera comunità. È un dolore che genera sgomento, rabbia, senso di ingiustizia e, spesso, una profonda perdita di sicurezza nel mondo.
In questi momenti, è fondamentale riconoscere il dolore senza minimizzarlo. Dare spazio alle emozioni, anche a quelle più difficili, è il primo passo per elaborare un trauma collettivo. La resilienza non significa “andare avanti come se nulla fosse”, ma poter attraversare il dolore insieme, trasformandolo in consapevolezza e responsabilità.
Come adulti e come società, siamo chiamati a interrogarci: che tipo di divertimento stiamo offrendo ai più giovani? Quali messaggi trasmettiamo quando la sicurezza passa in secondo piano rispetto al profitto o alla superficialità? Prendersi cura significa porre limiti, garantire protezione, creare contesti sicuri in cui crescere ed esplorare il mondo senza mettere a rischio la vita.
Dott.ssa Alexandra Benincasa
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