Studio clinico polispecialistico Manica della dott.ssa Grazia Manica

Studio clinico polispecialistico Manica della dott.ssa Grazia Manica Professionisti della relazione d'aiuto per i momenti critici della vita.

https://www.facebook.com/share/17P2g4kJeb/?mibextid=wwXIfr
22/04/2026

https://www.facebook.com/share/17P2g4kJeb/?mibextid=wwXIfr

Mi stavo spegnendo.
Non stavo bene, anche se fuori
sembrava tutto a posto.
Sorridevo, lavoravo, andavo avanti.
Dentro, però, c’era un vuoto che faceva paura. La depressione è così: non urla, non si vede, ti consuma in silenzio. Ti fa sentire fragile, inadeguata, mai abbastanza, anche quando il mondo ti guarda
e pensa che tu abbia tutto.
Ci sono stati giorni in cui piangevo
senza un motivo preciso,
giorni in cui alzarsi dal letto era una fatica enorme. Mi chiedevo perché mi sentissi così, cosa ci fosse di sbagliato in me.
La verità è che non c’era nulla di sbagliato: stavo male, semplicemente.
E ammetterlo è stata la cosa più difficile.
Ho capito che la depressione può colpire chiunque. Non guarda il successo, la bellezza, l’amore che hai intorno.
Arriva e basta. E ti isola.
Ti fa sentire sola anche quando non lo sei.
Ti toglie la voce, la forza, la fiducia in te stessa. Chiedere aiuto mi ha salvata.
Non è una debolezza, è un atto di coraggio. Ho imparato ad ascoltarmi
a rispettare i miei limiti, a non vergognarmi della mia fragilità. Perché la fragilità non è una colpa: è parte di noi.
E se oggi ne parlo,
è perché nessuno dovrebbe sentirsi sbagliato per il dolore che prova.
Il dolore esiste.
E merita ascolto, non silenzio.

—Vanessa Incontrada🌹

Il Peso dell'Invisibilità: Quando la Bugia diventa l'unica Via d'UscitaLa recente e tragica scomparsa di Miriam Indelica...
19/04/2026

Il Peso dell'Invisibilità: Quando la Bugia diventa l'unica Via d'Uscita

La recente e tragica scomparsa di Miriam Indelicato ci obbliga, come comunità e come professionisti della salute mentale, a una riflessione che vada oltre il semplice fatto di cronaca. Come psicoterapeuta, non posso non interrogarmi sulla paralisi emotiva che porta un giovane a percepire la morte come un’alternativa più "accettabile" del fallimento

1. La "Sindrome dell'Impostore" nel Sistema Familiare
Da una prospettiva sistemica, la bugia sulla laurea non è un atto individuale, ma il sintomo di un incastro relazionale. Spesso il giovane si sente investito del compito di "portatore di successo" per il sistema famiglia. Quando la realtà diverge dalle aspettative, si crea una frattura tra il Sé Reale (fragile e fermo) e il Sé Ideale (quello che la famiglia e la società celebrano). La bugia diventa una "protesi identitaria": serve a mantenere in vita il legame con l'altro, evitando il terrore dell’abbandono o della svalutazione.

2. La Tirannia della Performance e la Perdita del Limite
Viviamo in una società che ha sostituito l’etica del "bene" con l’estetica del "risultato". In termini psiconalitici, assistiamo a un'ipertrofia dell'Ideale dell'Io: i ragazzi non hanno più il diritto di essere "imperfetti". Se il fallimento non è contemplato come tappa dell'apprendimento, ma come morte sociale, l'errore diventa un'onta indelebile. La "vita gamificata" citata da molti colleghi descrive bene questa deriva: se perdi la partita e non vedi possibilità di *level up*, l'impulso al *reset* definitivo diventa drammaticamente concreto.

3. Oltre la Superficie: L'Ascolto delle "Dissonanze"
Spesso i genitori dicono: "Sembrava tutto normale". Ma la normalità apparente è spesso una maschera di estrema sofferenza. Come clinici, dobbiamo educare le famiglie all'ascolto delle dissonanze.
Osservare è un atto oculare (controllo i voti, i tempi, le uscite).
Ascoltare è un atto empatico (percepisco il peso del tuo silenzio, la tua stanchezza, il tuo ritiro emotivo).
Il grido d'aiuto di Miriam era nascosto in una recita perfetta. Dobbiamo imparare a chiedere ai nostri figli "Come ti senti nel tuo fallimento?", invece di chiedere solo "Quando ti laurei?".

4. Come intervenire? La Prevenzione Clinica
Il nostro intervento come terapeuti deve mirare a:
Validare la vulnerabilità: Restituire al fallimento la sua dignità evolutiva. Senza caduta non c'è crescita.
Decostruire le aspettative: Aiutare i genitori a separare il valore del figlio dai suoi successi accademici.
Rompere l'isolamento: Creare spazi in cui il giovane possa dire "Mi sono fermato" senza temere che il mondo gli crolli addosso.

In sintesi: Una società che non sa piangere per una bocciatura finirà per piangere per un funerale. Dobbiamo tornare a investire sull'essere, non sull'apparire.

Un pensiero di vicinanza alla famiglia e a tutti i giovani che, in questo momento, sentono il peso di una maschera troppo pesante da portare.

**Dott.ssa Grazia Manica**
*Psicologa Clinica | Psicoterapeuta Sistemico Familiare*

.

07/04/2026
https://www.facebook.com/share/17G6VFuaNV/?mibextid=wwXIfr
08/03/2026

https://www.facebook.com/share/17G6VFuaNV/?mibextid=wwXIfr

𝐓𝐔𝐎 𝐅𝐈𝐆𝐋𝐈𝐎 𝐄’ 𝐈𝐋 𝐓𝐔𝐎 𝐑𝐈𝐅𝐋𝐄𝐒𝐒𝐎.

Non dell’insegnante.
Non dello Stato.
Non del telefono.

Tuo.

𝐒𝐞 𝐮𝐫𝐥𝐚…
è perché qualcuno gli ha insegnato che
alzare la voce è un modo per imporsi.

𝐒𝐞 𝐮𝐦𝐢𝐥𝐢𝐚…
è perché ha visto che sminuire gli altri
può sembrare una forma di forza.

𝐒𝐞 𝐦𝐚𝐧𝐜𝐚 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨…
è perché ha imparato che il rispetto diventa facoltativo quando ci si sente superiori.

𝐒𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞 𝐬𝐜𝐮𝐬𝐚…
è perché non ha mai visto un genitore
avere l’umiltà di farlo.

𝐒𝐞 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞…
è perché ha imparato che dire la verità
costa più di una bugia.

I bambini non nascono con l’odio.
Non nascono con il disprezzo.
Non nascono con il desiderio di ferire.

𝐐𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐬𝐢 𝐢𝐦𝐩𝐚𝐫𝐚𝐧𝐨.

Si imparano a tavola.
In macchina.
Durante tutte quelle discussioni che gli adulti credono che i bambini non stiano ascoltando.

E la verità più difficile non è sentirlo dire.

La parte più difficile è guardarsi allo specchio e riconoscere, che forse, quel carattere che oggi
ti infastidisce in tuo figlio è lo stesso che non hai mai corretto in te stesso.

Ma è più semplice dare la colpa alla scuola.
Agli amici.
Alla “generazione d’oggi”.

𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐚𝐬𝐬𝐮𝐦𝐞𝐫𝐬𝐢 𝐥𝐚 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐟𝐚 𝐦𝐚𝐥𝐞.
E non tutti sono pronti per affrontare davvero questo discorso.

Ora dimmi la tua:

𝐈𝐥 𝐜𝐚𝐫𝐚𝐭𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐬𝐢 𝐞𝐫𝐞𝐝𝐢𝐭𝐚
𝐨 𝐬𝐢 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐢𝐧 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚?

13/02/2026

…I figli possono trovare il loro cammino quando la nostra mano ha la fede sufficiente per perderli.... Attenzione, nessuno ha verità. Non ci sono esperti, ma amare significa donare a lui il nostro ritrarsi, è il sacrificio della proprietà. Il dono più grande che possiamo fare ai nostri figli non è dargli tutte le risposte, non è spiegargli il senso della vita, ma dimostrargli, con il nostro esempio quotidiano - e non attraverso la retorica - che la vita ha senso... e mostrare loro tutta la nostra fragilità..... Il dono più grande della genitorialità è non ricondurre la vita del figlio a uno standard di normalità. Il dono più grande della genitorialita è amare le storture, le bizzarrie. Non raddrizziamo le viti storte, scommettiamo tutto invece sulle diversità. Io genitore voglio che tu sia quello che desideri.

Massimo Recalcati

04/01/2026

La Fine dell’Instinto: Quando lo Schermo mangia la Sopravvivenza

Le immagini di un incendio che divora un soffitto mentre la folla continua a ballare non sono solo un documento di cronaca, ma il sintomo di una frattura profonda tra l’uomo e la realtà. Ci interroghiamo con rabbia sul perché nessuno scappi, ma la verità è che stiamo assistendo a un collasso cognitivo di massa. In quegli istanti, il telefono smette di essere uno strumento di comunicazione e diventa una barriera psicologica: guardare il fuoco attraverso un display trasforma una minaccia chimica e mortale in un semplice "evento visivo". Lo schermo anestetizza la paura, convincendo il cervello che ciò che stiamo inquadrando non possa toccarci, quasi fosse il frame di un videogioco o di un film già visto mille volte.

Questo fenomeno non è esibizionismo, ma un "congelamento emotivo" mascherato da tecnologia. La mente, sopraffatta da un pericolo che non sa processare, si rifugia nel normalcy bias: se la musica suona e nessuno corre, allora non sta succedendo nulla di grave. È l'effetto spettatore elevato alla potenza digitale, dove la responsabilità di agire viene delegata agli altri, mentre noi restiamo immobili a "testimoniare" la nostra stessa fine.

Ma c'è un vuoto ancora più inquietante dietro questi video: un analfabetismo scientifico che ci ha privati della percezione del rischio. Molti dei presenti non sanno che il fuoco in un luogo chiuso non è scenografia, ma un predatore invisibile. Non sanno che i gas caldi accumulati al soffitto precedono l'asfissia e che bastano manciate di secondi perché l'ossigeno scompaia. Abbiamo smesso di insegnare la fisica del reale, sostituendola con l'estetica dell'immagine. Quando non si conosce la natura distruttiva degli elementi, si finisce per scambiare una trappola mortale per un momento "virale" da collezionare.
Tuttavia, analizzare questo blackout psicologico non deve mai servire a costruire un alibi per chi quel fuoco lo ha permesso. Se il cervello delle vittime fallisce sotto stress, la colpa non è loro, ma di chi ha trasformato un luogo di festa in una polveriera. La sicurezza non è una pratica burocratica da sbrigare con un timbro, ma il rispetto sacro per la vita umana. Chi gestisce spazi affollati ha il dovere di conoscere quelle "lezioni scritte col sangue" che sono le norme antincendio. Non si può incolpare un ragazzo perché non è scappato in tempo, se chi aveva il dovere di proteggerlo ha ignorato i pericoli basilari di un soffitto basso o di una fiamma libera.

Dobbiamo tornare a educare all'istinto e alla razionalità scientifica, per far sì che l'allarme interno torni a suonare prima che sia troppo tardi. Perché quando smettiamo di distinguere lo spettacolo dalla vita, la tragedia non fa rumore: entra in silenzio, mentre noi siamo impegnati a controllare se l'inquadratura è quella giusta.

Dott.ssa G.MANICA

27/06/2025

«Vogliamo proteggere i figli da qualsiasi pericolo e così creiamo per loro una vita finta, senza dolore. Il risultato è che al primo che incontrano rischiano di crollare.

Invece dobbiamo insegnare loro che la vita è fatta di difficoltà, che puoi subire abbandoni, sconfitte, che il dolore esiste ed è un grande maestro. E soprattutto guardiamoci dall’inculcare nella mente dei giovani dei valori finti, come la bellezza.

Conta ciò che ti caratterizza e ti rende unico, nel corpo e nella mente, non una bellezza omologata: quella è un grande nemico perché trasforma la tua vita in una recita. E conta la naturalezza, anche dell’invecchiare. I più grandi doni la vita li fa quando invecchi: più vai avanti negli anni più impari cose che prima non potevi sapere».

- Raffaele Morelli

12/04/2025

🔴L'amore che uccide: imparare a riconoscere i segnali delle relazioni tossiche

L'amore dovrebbe essere un rifugio sicuro, un luogo dove ci sentiamo compresi, amati e supportati. Purtroppo, però, non sempre è così. Esistono relazioni che, anziché farci fiorire, ci avvelenano lentamente, sottraendoci energie e autostima. Queste sono le famigerate relazioni tossiche.
Spesso è difficile riconoscere una relazione tossica perché l'amore, all'inizio, può mascherare atteggiamenti nocivi.

👇🏼Vediamo allora insieme come individuare i segnali di una relazione che ci sta facendo del male e soprattutto, come allontanarsene per ritrovare la nostra serenità.

🔺Segnali che identificano le relazione tossica
Gelosia possessiva e ossessiva

La gelosia è un sentimento naturale, che può nascere dalla paura di perdere la persona amata. Tuttavia, nella relazione tossica, la gelosia si trasforma per diventare possessiva e ossessiva. Il partner può arrivare a controllare ogni interazione, dagli spostamenti alle chat di WhatsApp, dalle pubblicazioni sui social network ai like e commenti lasciati. Un controllo che può arrivare anche a limitare le uscite con gli amici o con la famiglia, creando un isolamento progressivo.

🔺Critiche continue e svalutazione

In una relazione sana, il partner sostiene e incoraggia. In una relazione tossica, invece, si subisce una pioggia continua di critiche continue e svalutazione. Il partner ci fa sentire inadeguati, sottolinea i difetti e minimizza caratteristiche positive e vittorie. Un logoramento continuo, che fa perdere la fiducia in sé stessi e l'autostima.

🔺Manipolazione e colpevolizzazione

Il partner tossico è un abile manipolatore. Può agire tramite minacce velate rivolte a sé stesso o a te oppure ti dà la colpa dei suoi comportamenti. Ciò ti porta a sentirti sempre in torto, anche se la colpa è palesemente sua.

🔺Isolamento dagli amici e dalla famiglia

Per avere il massimo controllo su di te, il partner tossico può cercare di isolarti dalle persone care. Ti scoraggia dal vedere gli amici e la famiglia, facendoti credere che siano loro a "creare problemi". In questo modo, ti isola e ti rende più "attaccato" e sensibile alle manipolazioni.

🔺Minacce e violenza, fisica o psicologica

Nelle relazioni tossiche più gravi, si può arrivare a veri e propri abusi. Minacce verbali o fisiche, umiliazioni, violenza psicologica e aggressioni diventano la normalità.

🔺Il circolo vizioso

In alcuni casi, chi finisce in una relazione tossica può arrivare a provare un senso di dipendenza affettiva. Si crea un circolo vizioso: litigi, promesse di cambiamento, periodi di apparente felicità e poi di nuovo malessere. Piccoli, spesso insignificanti segnali che però potrebbero posticipare la decisione di troncare.

🔺Come terminare una relazione tossica

Liberarsi dalla trappola di una relazione tossica non è facile, ma è un azione fondamentale per il tuo benessere psicofisico. Ecco alcuni consigli che possono aiutarti a effettuare questo distacco:
Ammetti di essere parte di una relazione tossica
Il primo passo è riconoscere la situazione per quello che è. Non giustificare ulteriormente il tuo partner e non minimizzare i suoi comportamenti.

🔺Cerca supporto
Confidati con una persona di fiducia, un amico, un parente o uno psicologo. Parlare aiuterà a chiarirti le idee e a trovare la forza per allontanarti dal partner tossico. Un professionista, come uno psicologo, potrà poi aiutarti a comprendere le dinamiche della tua relazione e a sviluppare strategie per uscirne nel modo più sicuro e consapevole.

🔺Fai un piano per allontanarti
Non lasciare il partner all'improvviso. Prendi il tempo necessario per pianificare la tua uscita dalla relazione. Cerca un posto sicuro dove stare, se necessario, e organizza il modo per recuperare i tuoi effetti personali. Informa le persone care della tua decisione e chiedi il loro supporto.

🔺Stacca completamente
Appena riesci a liberarti da questa relazione, interrompi ogni contatto con il tuo ex partner. Non tornare indietro sui tuoi passi, non rispondere a messaggi o telefonate. Eliminalo dai social media e blocca il suo numero. Allontanati da qualsiasi ambiente che potrebbe metterti in contatto con lui.

🔺Sii la tua priorità
Uscire da una relazione tossica è un percorso impegnativo che richiede tempo e dedizione. Durante lo stesso prenditi cura di te, sia fisicamente che emotivamente. Mangia sano, fai movimento, stai nella natura, frequenta persone, riposati e divertiti.

🔺Non mollare
Dovrai affrontare momenti di sconforto e di nostalgia. Quando arriveranno, ricorda le ragioni per cui hai deciso di allontanarti dalla relazione e concentrati su ciò che vuoi. Non mollare, ne vale la pena.

🔺Ricorda: molte persone vivono relazioni tossiche e riescono a liberarsene. Impegno, supporto esterno e autostima ti permetteranno di uscire da questa trappola, avere serenità e ciò che meriti.

— Dott.ssa Liberati Giuseppina

Indirizzo

Via Marconi 33
Grottaglie
74023

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 13:00
16:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 13:00
16:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 13:00
16:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 13:00
16:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 13:00
16:00 - 20:00
Sabato 09:00 - 13:00

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Studio clinico polispecialistico Manica della dott.ssa Grazia Manica pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Studio clinico polispecialistico Manica della dott.ssa Grazia Manica:

Condividi

Digitare

Dr.ssa Grazia Manica

Grazia Manica è una Psicologa Clinica specializzata in Psico-Oncologia e spec.nda in psicoterapia della famiglia-sistemico-relazionale; Tutor DSA e BES e Counselor professionista con ulteriore specializzazione in art-counseling.

CTU e Perito del Tribunale di Taranto

Consigliere Regionale SIPO Puglia e Basilicata, società nazionale di psico- oncologia.

Socia fondatrice dell’associazione onlus Pandora I-DEA che persegue finalità di solidarietà,sostegno e supporto alle persone affette da patologie neoplastiche e ai loro familiari.