Dott.ssa Chiara Claretti Psicoterapeuta Analitico Transazionale

Dott.ssa Chiara Claretti  Psicoterapeuta Analitico Transazionale Psicoterapeuta Analitico transazionale

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23/11/2025

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“Ho passato anni a combattere con la mia stessa ombra.
A cercare di strappare via la malinconia che mi si era incollata addosso come una seconda pelle. Ho lavorato ogni giorno per arrivare a una vecchiaia fatta di risate, non di pesi o silenzi.

Quella che avete visto da Fazio non era una maschera: era la mia parte più vera, quella bambina un po’ stonata, un po’ buffa, che ho sempre tenuto nascosta quando cantavo. Perché sul palco non c’è spazio per certe fragilità, anche se fanno parte di me da sempre.

Oggi, però, qualcosa è cambiato. La gente mi sente più vicina, me lo fanno capire con la dolcezza con cui mi parlano, con gli sguardi che mi regalano per strada. È come se lo spazio tra me e il mondo si fosse finalmente ristretto.

Tutti indossiamo delle armature, prima o poi. Io ho scelto di togliermela. È una liberazione. Ma non significa che tutto debba essere mostrato: un po’ di pudore, qualche filtro, servono ancora. Sono eleganza, sono rispetto.

C’è voluto quasi un secolo per capire chi sono davvero.
E per permettermi, finalmente, di esserlo.”

– Ornella Vanoni

Permessi ❤️
31/10/2025

Permessi ❤️

Buongiorno ☀️
31/10/2025

Buongiorno ☀️

C’è un preciso momento nella vita, un momento che non ha un’età precisa, può arrivare a 28 come a 49, in un martedì pomeriggio qualsiasi o dopo una cena con uno che ha detto "sei troppo intensa" in cui smetti di essere Pollon.
Così, di colpo.
Smetti di scivolare tra i casini con la risata da ragazzetta furba.
Smetti di aspettare il miracolo, il lieto fine, la pillolina che sistema tutto.
Smetti di fare la simpatica.

E poco dopo, perché è una catena, mica uno schiocco di dita, smetti anche di essere Lamù.
Smetti di lottare per l’amore con lo sguardo da cerbiatta armata.
Smetti di fulminare l’uomo che ami nella speranza che migliori.
Smetti di credere che l’amore, se ci metti abbastanza elettricità, possa funzionare.

Quel giorno, quella sera, per i postumi da Tinder o per un premestruo fatale,
diventi Fujiko.

Non è un crollo.
È un’ascensione.

Non lo annunci su Instagram. Non fai un reel motivazionale. Non lo racconti nemmeno all’amica del cuore.
Lo sai. Punto.

Diventi Fujiko quando capisci che non devi spiegare niente a nessuno.
Non chi sei. Non cosa vuoi. Non perché te ne vai. Non perché sei arrivata solo per venti minuti. Non perché eri dolce e ora sei sparita.

Diventi Fujiko quando smetti di chiederti “piacerò abbastanza?” e inizi a pensare “ma io, mi piaccio abbastanza?”
Quando cominci a parlare lentamente.
A ridere piano.
A fare selezione come una portiera del Billionaire in ferie.

Fujiko non piange.
Fujiko non educa.
Fujiko non salva gli uomini emotivamente disabili.
Non si siede al tavolo della mediazione.
Non cerca l’equilibrio: lei è l’altalena.
Se vuoi salirci, devi tenerti forte.

Fujiko sa essere bellissima, spietata, affettuosa e irraggiungibile nella stessa inquadratura.
Ti fa credere che sta per restare. Poi sparisce. Ma con grazia.
Con un profumo. Una sigaretta accesa a metà. Una carta di credito mancante. Un ricordo che ti scava per cinque anni.
Non lascia traumi.
Lascia standard.
Dopo di lei, tutto è downgrade.

Diventare Fujiko è una grazia conquistata.
È lo stadio finale della maturazione sentimentale.
La laurea in autodifesa emotiva.
Il punto di non ritorno dove non ti salverà più nessuno, ma va bene così.
Perché ora sei tu quella che si salva.
E se proprio ti va, salvi anche gli altri.
Ma solo se se lo meritano.

Perché il ciclo è chiaro:
prima sei Candy, e ti innamori di chiunque ti porga un fazzoletto.
Poi sei Georgie, e ti inguai con tuo fratello.
Poi sei Pollyanna, e ti convinci che la felicità sia un dovere morale.
Che la sfiga vada ringraziata.
Che se non riesci a sorridere mentre tutto brucia, allora sei tu che sbagli.
(Pollyanna è la fase in cui ti dici “sono io il problema” e nessuno ti smentisce.)
Poi, con un moto d’orgoglio o un cocktail fatto bene, ti svegli.
E diventi Pollon, e ridi.
Ridi per non piangere.
Ridi per incasinarti con stile.
Ridi perché sei ancora viva e hai smesso di chiedere permesso.
Poi sei Lamù e speri.
Poi ti rompi i co****ni.
E diventi Fujiko.

Ed è bellissimo.
Eterno.
E soprattutto, irreversibile.

15/10/2025

Dovremmo resistere
Dovremmo insistere
E starcene ancora su
Se fosse possibile
Toccando le nuvole
O vivere altissimi
Come due acrobati
Sospesi

Il tempo
Non passa
Rallenta
Si ferma
È il vento
Che conta
Che canta

Disobbedire alla gravità
Non credo che sia grave
Non credo che sia grave
Non puoi chiamarla libertà
Finché non rischi di cadere

"Acrobati" di Daniele Silvestri

Per “relazioni tossiche”non ci limitiamo a considerare solo quelle con un partner.Spesso le peggiori sono dove non guard...
13/10/2025

Per “relazioni tossiche”non ci limitiamo a considerare solo quelle con un partner.
Spesso le peggiori sono dove non guarderemmo mai 🦋

🌹Quando l'intelligenza
ama chi la distrugge.

Molte donne intelligenti, capaci, sensibili, si ritrovano intrappolate in relazioni tossiche con persone manipolatrici. Non perché siano deboli. Non perché manchino di autostima. Ma perché dentro di loro c’è una parte rimasta ferma nel tempo: una parte giovane, ferita, affamata d’amore.
Quella parte, spesso chiamata bambina interiore nella psicologia del trauma, continua a cercare ciò che un tempo le è mancato: accettazione, cura, protezione. E spesso lo fa dove non può trovarlo: nelle braccia di chi ripete gli stessi schemi di abbandono o svalutazione vissuti nell’infanzia.
Il narcisista o chi comunque esercita un potere manipolativo, non entra per caso nella vita di una donna forte. Entra nel punto esatto in cui quella forza si spezza: là dove il bisogno d’amore diventa dipendenza emotiva, dove la confusione tra amore e dolore ha messo radici.
Quando ami chi ti spegne, chi ti fa dubitare di te stessa, chi ti punisce per avere dei bisogni emotivi, non sei ingenua. Sei in contatto, inconsapevolmente con una parte di te che crede ancora di dover lottare per meritare amore.
Questo è un meccanismo profondo: si chiama attaccamento disorganizzato o ripetizione del trauma. La tua mente, per quanto adulta, cerca di “risolvere” un dolore antico rivivendolo, nella speranza inconscia che stavolta l’esito sia diverso. Ma non cambia nulla. Cambia solo il volto di chi ti ferisce.
La guarigione inizia quando smetti di cercare fuori ciò che va ricostruito dentro. Quando invece di continuare a dare a chi non sa ricevere, impari a dare prima a te stessa.
Serve coraggio, sì. Ma serve anche compassione: verso quella parte bambina che ha fatto del suo meglio per sopravvivere. Non è stata colpa sua. Non è colpa tua.
Ma ora è tua responsabilità prenderti cura di te. Nessuno verrà a salvarti, ma puoi scegliere di salvarti tu.
E questo è l’inizio della vera libertà: riconoscere che l’amore non si mendica. Si costruisce, a partire da sé.
- Erika Serena Takdeer

🦋❤️
10/10/2025

🦋❤️

07/10/2025
È una mia frase e la ripubblico di nuovo. Molte persone non sono in realtà consapevoli di come trasformano il dolore in ...
02/10/2025

È una mia frase e la ripubblico di nuovo.
Molte persone non sono in realtà consapevoli di come trasformano il dolore in un sottile rancore, in un bisogno di riconoscimento, nella pretesa che il proprio dolore venga riconosciuto, la pretesa di “ riavere” dalla vita ,in altre forme,ciò che hanno perso.
Il dolore spesso si trasforma in invidia, rabbia ma sopratutto pretesa.
“ sono morto io, devi morire anche tu”
Alcune arrivano a distruggere al punto tale da negare e non vedere tutto ciò che è stato fatto per loro.
Non badate a ciò che raccontano. Guardate la gente negli occhi. Li vedrete tutto.
Perché ci sono vuoti che non si colmano.
Lo dico da ex salvatrice.
Credetemi il prezzo da pagare,
alla fine, è caro.

Con questo pensiero vi auguro una buona giornata 🦋
25/09/2025

Con questo pensiero vi auguro una buona giornata 🦋

⭐️
25/09/2025

⭐️

"DECIDETE VOI COSA FARE, MA FATELO CONVINTE, COME SAPETE FARE" 🏐🧠💪
UNA PARALLELO CON LA PSICOTERAPIA
Queste le parole pronunciate da Julio Velasco durante un time-out decisivo nella finale del Mondiale di pallavolo femminile 2025, giocata contro la Turchia. Parole che hanno avuto il loro effetto, date che le azzurre hanno conquistato con orgoglio e caparbietà la vittoria finale.
Chi conosce Julio Velasco sa che è prima di tutto un maestro dello sport e un allenatore visionario. Unisce rigore tecnico a profonda intelligenza psicologica.
In quest'altra frase spiega sinteticamente quella che è la sua filosofia di lavoro:
«Uno non è un grande allenatore quando fa muovere i giocatori secondo le proprie intenzioni, ma quando insegna i giocatori a muoversi per conto loro. L’ideale assoluto avviene nel momento in cui l’allenatore non ha più niente da dire perché i giocatori sanno tutto quello che c’è da sapere».
Nel rapporto tra psicoterapeuta e paziente, questa frase di Julio Velasco diventa una potente metafora della crescita individuale. Il terapeuta non mira a plasmare il paziente secondo uno schema predefinito, ma a fornire gli strumenti perché il paziente sviluppi la propria capacità di autoregolarsi, di prendere decisioni, di riconoscere i propri bisogni e di far fronte autonomamente a problematiche differenti.
All’avvio della terapia, il terapeuta accompagna il paziente da vicino: lo guida, gli propone strumenti concreti e gli fornisce un riscontro costante. In questa fase il paziente può sentirsi dipendente dal professionista, come un giocatore che segue pedissequamente le indicazioni di un allenatore in panchina.
Con il proseguire della terapia, l’attenzione si concentra sul rafforzare l'autonomia del paziente. In questa fase inizia per esempio a:
- riconoscere i pensieri che lo bloccano
- mettere in pratica modi concreti per affrontare le difficoltà
- osservare i modelli disfunzionali che si ripetono nelle sue relazioni.
Questi passaggi lo aiutano a sviluppare sempre più sicurezza in se stesso e padronanza delle sue scelte.
In questo stadio il terapeuta diventa fisiologicamente una presenza più discreta.
L’approccio psicoterapeutico efficace riflette quindi l’arte del coaching di Velasco: non si tratta di imporre un percorso, ma di coltivare la libertà d’azione del paziente. Il vero traguardo arriva quando il paziente si accorge di avere già dentro di sé tutte le risorse necessarie e sa come utilizzarle. In quel momento l’autonomia si trasforma nella vittoria personale più grande. 🎯🏆

13/08/2025

“Dietro una persona
piena di rabbia
prima ancora dell'urlo
c'è un abbraccio di meno
un occhiolino contrario
c'è un bacio non stampato bene
una presenza appassita
o un'assenza piena,
prima di combattere quella rabbia
potremmo amare quel vuoto

dietro il terrore del buio
non c'è un uomo pauroso
ma un'infanzia senza abat-jour

dietro una persona
colma di insicurezze
prima ancora del suo dubbio
c'è una pacca sulle spalle non ricevuta
non c'è stato un “stai andando bene, mi fido di te”
manca la forza degli altri come regalo,
c'è un isolamento forzato
o una solitudine esile,
prima di giudicare
potremmo abbracciarla più forte

dietro la paura di amare
non c'è un uomo senza cuore
ma un incantesimo preso a calci

dietro una persona
dannatamente fragile
prima ancora della debolezza
si nasconde una guerra lunga e stancante,
prima di deriderlo
potremmo stargli accanto, unirci in battaglia”.

Gio Evan

Indirizzo

Via Armando Picchi, 2
Grottazzolina
63844

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