Dott.ssa Chiara Claretti Psicoterapeuta Analitico Transazionale

Dott.ssa Chiara Claretti  Psicoterapeuta Analitico Transazionale Psicoterapeuta Analitico transazionale

😊😊🫢🫢😂❤️‍🔥
12/03/2026

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12/03/2026

🏠 Le origini: i martedì a San Francisco
Agli inizi degli anni ’50, Eric Berne riuniva i suoi collaboratori in una casa di San Francisco ogni martedì sera. Non erano semplici riunioni: erano laboratori creativi.
In quelle stanze, tra discussioni vivaci e intuizioni improvvise, venivano tracciati diagrammi per dare forma a ciò che ancora non aveva un linguaggio condiviso: la struttura della mente, le dinamiche relazionali, i pattern dei comportamenti umani.
Il disegno diventava un modo per vedere ciò che si stava pensando.
🌉 Un ponte immediato tra intuizione clinica e comunicazione.

✏️ Perché i diagrammi sono diventati così centrali
Nel tempo, gli analisti transazionali hanno continuato questa tradizione. Non per estetica, ma per necessità:
🔵 Rendere visibile l’invisibile — Stati dell’Io, transazioni, Copioni, Giochi psicologici: concetti che diventano chiari quando assumono una forma.
🔵 Creare un linguaggio condiviso — un diagramma permette a due professionisti di capirsi in pochi secondi, anche se provengono da contesti diversi.
🔵 Garantire replicabilità — la teoria non resta un’intuizione personale, ma diventa insegnabile, trasmissibile, verificabile.
🔵 Favorire l’apprendimento — chi studia AT può “entrare” nella teoria attraverso immagini che organizzano il pensiero.
🔵 Sostenere l’intervento clinico — molti strumenti dell’AT sono, di fatto, mappe operative attraverso le quali i pazienti prendono consapevolezza di sè e dei propri comportamenti.

🧰 In AT quindi, il diagramma non è un accessorio: è un metodo.

✍️ La forza dell’AT sta anche qui: nella capacità di trasformare concetti psicologici in mappe, schemi, figure che aiutano a orientarsi nella complessità umana.
È come se Berne avesse lasciato in eredità non solo una teoria, ma un modo di pensare: se non riesci a disegnarlo, non l’hai ancora capito davvero.

🛋️ Oggi, ogni volta che un analista transazionale traccia un diagramma, continua quella tradizione nata in un salotto di San Francisco: dare forma alla mente per poterla comprendere, condividere e trasformare.

❤️‍🔥
06/03/2026

❤️‍🔥

06/03/2026
01/03/2026

Come faccio a sapere che la narcisista non sono io?

Perché le persone narcisiste raramente si fanno questa domanda.
Il tuo dubbio dimostra già consapevolezza e senso di responsabilità.

Il narcisismo vuole avere ragione.
Tu stai cercando la verità.

Il narcisismo usa il senso di colpa come strategia di manipolazione.
Tu ti carichi colpe che non sono tue.

Il narcisismo si nutre di controllo.
Tu desideri poter scegliere in pace.

Il narcisismo non tollera la vulnerabilità.
Tu soffri, piangi, ti metti in discussione.

Il narcisismo si concentra sul proprio beneficio.
Tu ti preoccupi di come le tue azioni influenzano gli altri.

E questa domanda spesso non nasce dal nulla.
Nasce dopo essere stata incolpata così tante volte da finire per credere di essere tu il problema.

Il gaslighting costante ha un effetto preciso:
ti fa dubitare della tua memoria, delle tue intenzioni e perfino della tua identità.

Ma ascolta bene questo:
Dubitare di te non è segno di narcisismo.
È segno di consapevolezza.

Le persone con tratti narcisistici non si mettono in discussione.
Si giustificano.

🕊️ Se almeno una volta, dopo una relazione tossica, ti sei chiesta se fossi tu la narcisista, non eri pazza. Stavi solo cercando di capire ciò che avevi vissuto.

01/03/2026

Per te cosa rappresenta un fallimento? Magari perdere il lavoro o una rottura sentimentale. Per alcuni può essere anche un abito da sposa che giace in una scatola di cartone, un plico di lettere di rifiuto o un progetto artistico abbandonato.

Questi sono alcuni degli oggetti esposti al “Museo dei fallimenti personali” di Vancouver e che raccontano progetti e percorsi che non hanno funzionato nella vita delle persone.

Il curatore, Eyvan Collins, ha avuto l’idea proprio dopo la fine di una relazione: «Stavo malissimo, mi sentivo un fallimento», ha dichiarato.

La risposta del pubblico è stata estremamente positiva: solo nei primi giorni dall’apertura si sono presentati circa 500-600 visitatori al giorno.

Questo progetto invita infatti a riconsiderare i fallimenti sotto un’altra ottica: sono parte integrante del percorso di crescita e, per questo motivo, anziché provarne vergogna, dovremmo esserne riconoscenti. Da ognuno di essi abbiamo infatti imparato qualcosa e ci hanno permesso di diventare le persone che siamo oggi.

Ci si può lanciare in una nuova attività e fallire, ma almeno si è fatto un tentativo. E questo, come dimostrano le opere esposte nel museo, è qualcosa che andrebbe celebrato.

Foto: profilo Instagram e sito Web “The Washington Post”.

27/02/2026

Il narcisista crede di essere intelligente, ma in realtà è la cosa più sciocca che ci sia…

Ciò che lo fa sembrare intelligente è che apparentemente è sempre un passo avanti, ma è per il suo livello di tossicità.
Non è intelligenza, è ossessione per il controllo.

Sono attenti al minimo dettaglio di ciò che fai.
Ascoltano ogni parola.
Osservano ogni gesto.
Registrano ogni movimento.

Non per comprendere.
Per individuare incoerenze.

Allora, quando c’è uno “sfasamento” — una parola che hai cambiato, qualcosa che hai dimenticato di menzionare, un dettaglio minimo — lo trasformano in conflitto.
Non perché sia grave.
Ma perché hanno bisogno del conflitto.

Il loro livello di tossicità li obbliga a vivere in una tensione costante.
Hanno bisogno di attrito per sentirsi al potere.
Hanno bisogno che tu ti giustifichi.
Che ti spieghi.
Che dubiti di te stesso.
Che ti umili.
Che implori.

Questa non è intelligenza.
È ipervigilanza emotiva.

È il comportamento di qualcuno che cerca costantemente una minaccia perché dentro vive nell’insicurezza.

E se lo guardi con distacco, non è uno stratega brillante.
È un bambino ferito che ha bisogno di attenzione continua.
Che ha bisogno di validazione esterna.
Che ha bisogno di sentirsi grande a spese di qualcun altro.

Per questo non si tratta di “giocare al suo gioco”.
Si tratta di smettere di giocare.

Perché quando non reagisci…
quando non entri nel conflitto…
quando non ti giustifichi…
il suo presunto “brillare” si spegne.

🕊️ Se qualche volta hai pensato che fosse più intelligente di te perché riusciva sempre a ribaltare la conversazione, non era superiorità. Era manipolazione basata su una vigilanza costante.

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22/02/2026

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18/02/2026
17/02/2026

Quell’uomo con la testa tra le mani e quel ragazzo smarrito sono la foto più br**ta di queste Olimpiadi.

Più ancora di Lindsey Vonn che urla in pista.

Perché lì c’è una donna adulta. Una campionessa che ha attraversato vittorie, infortuni, ritorni, scelte radicali. C’è qualcuno che conosce il prezzo dell’esposizione pubblica e ha deciso di pagarlo. L’urlo è parte del contratto. È il rischio consapevole di chi ha scelto di stare lì, davanti a tutti.

Qui no.

Qui c’è un ragazzo di ventun anni che in un istante smette di essere il “predestinato”, il “dio dei quadrupli”, la copertina già scritta. E torna figlio.

E in quello sguardo verso il padre c’è una domanda che non dovrebbe mai esistere:
“Mi vuoi bene lo stesso?”

È questo che fa male.

Perché lo sport è feroce, sì. È selettivo, è spietato, è una macchina che macina aspettative e le restituisce in numeri. Ma la famiglia dovrebbe essere il luogo dove il numero non conta. Dove il punteggio non entra. Dove l’errore non diventa identità.

Un genitore è un’altra cosa.

Non è il primo a crollare per un punteggio.
Non è il giudice che conferma la sentenza del tabellone.
Non è lo spettatore che vive il sogno per interposta persona.

È l’ultimo argine.

È quello che, mentre il mondo misura, smette di misurare.
È quello che, mentre tutti analizzano l’errore, protegge la persona.
È quello che distingue tra “hai sbagliato” e “sei sbagliato”.

La delusione è umana.
L’ambizione pure.
È legittimo aver sognato il podio. È legittimo soffrire per averlo visto sfumare.

Ma c’è un ordine delle priorità.
Prima viene il ragazzo.
Poi viene l’atleta.

Perché un podio perso è un fatto sportivo.
Un amore percepito come condizionato è una crepa identitaria.

Noi non siamo modelli pedagogici. Sbagliamo tono, sbagliamo tempi, a volte confondiamo orgoglio e aspettativa. A volte ci facciamo trascinare dall’ansia di fare bene, di vedere riconosciuto il sacrificio, di non sprecare un’occasione che sembra irripetibile.

Però c’è una linea sottile ma decisiva: quella oltre la quale il figlio sente di dover meritare l’abbraccio.

E quell’abbraccio non si merita.
Si garantisce.

Quel ragazzo lì, in quella foto, potrebbe essere il figlio di tutti noi.
Il giorno in cui non entra in quell’università.
Il giorno in cui sbaglia un esame.
Il giorno in cui perde una gara, un concorso, un amore.
Il giorno in cui il mondo gli si stringe addosso e lui cerca il nostro sguardo per capire se è ancora al sicuro.

In quel momento non serve una lezione.
Non serve un’analisi tecnica.
Non serve un bilancio dei sacrifici fatti.

Serve una certezza.

“Tu sei molto più di questa gara.”

Le Olimpiadi finiscono.
Le classifiche cambiano.
Le carriere si riscrivono.

Ma lo sguardo che trova o non trova un porto, quello resta.

⭐️❤️
23/12/2025

⭐️❤️

🧑‍🎄 Babbo Natale ha un curriculum impeccabile:
✅ consegne globali in una notte
✅ sorriso perenne
✅ outfit sempre coerente
✅ disponibilità illimitata a selfie con bimbi e genitori

Ma l'apparenza inganna e sotto il cappello rosso… c’è un mito stanco.
E quindi sappi, caro Babbo Natale, che da quest'anno anche tu puoi darti alcuni permessi. Ad esempio quello di:
😝 DISILLUDERE LE ASPETTATIVE: prenditela con più calma, è da matti girare il mondo in un'unica notte!
😝 FARE SCELTE IMPOPOLARI: cambia outfit se ti sei stancato del solito rosso, al diavolo la tradizione!
😝 PRENDERE DECISIONI CONSAPEVOLI: dì "no" a chi ti chiede l'impossibile. Non sei il genio della lampada!
😝 PROTEGGERE IL TUO BENESSERE: concediti una vacanza ai tropici invece di stare sempre al Polo Nord!

🔍 In Analisi Transazionale, i permessi sono messaggi interiori che ci autorizzano a essere noi stessi, a uscire da copioni rigidi, a scegliere con consapevolezza. Sono antidoti ai divieti impliciti che spesso ci portiamo dentro: “non sentire”, “non dire no”, “non deludere”, “non riposarti”.
🪞 E allora… Babbo Natale diventa il nostro specchio ironico: un mito che ha bisogno di permessi per non andare in burn-out!

🧒 E visto che ogni tanto è bello tornare bambini... chi si ricorda, la notte della vigilia, cosa lasciava in casa per Babbo Natale? Scrivetecelo nei commenti 👇

BabboNatale

16/12/2025

Author Details Author Details Ana Maria Sepe Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Scrittrice e fondatore di Psicoadvisor sepeannamaria@gmail.com Ci ... Leggi tutto

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