05/08/2020
MANTENERE ALTO UN LIVELLO DI ALLARME (STRESS) INFLUISCE SULLA SUSCETTIBILITÀ ALLE INFEZIONI.
Stefano Tasca MD
Per il preziosissimo aiuto ringrazio infinitamente:
Dott.ssa Costanza Maria Cristiani (PhD Scienze della vita – Immunologia) senza la quale il mio tentativo di spiegare come funziona il sistema immunitario sarebbe stato impreciso e parziale
il Dr. Paolo Bonilauri (Dirigente Ist. Zooprofilattico della Lombardia ed Emilia Romagna) e il Dr. Walter Lucchesi (Docente di Immunologia presso l’Università di Londra) per la loro puntualità ed efficacia nel segnalarmi un errore concettuale riguardo allo stress (differenze tra animale e uomo)
DI COSA PARLIAMO?
La situazione di pericolo relativa alla possibilità che Covid-19 ritorni con caratteristiche di virulenza simili a quelle vissute nel periodo caldo tra Marzo e Maggio associata ai provvedimenti di contenimento (limitazioni alla libertà individuale in prevalenza), alla continua diffusione di notizie allarmanti (a volte non verificate e non verosimili) ed alle frequenti contraddizioni tra esperti, ha generato nella popolazione una condizione di stress cronico. Proviamo ad interfacciare le ripercussioni di tale stato sull’efficienza del sistema immunitario e sulla possibilità che questa situazione di allarme ininterrotto possa influire negativamente sulle capacità di difesa contro il virus
PREMESSA
Mi guardo intorno e, per il lavoro che faccio (e per come lo faccio, interessandomi delle vicende personali) percepisco sempre più, nella società e a tutti i livelli, un crescente aumento del livello di stress determinato dalle incertezze che il SARS-COV-2 sta spargendo in ordine al suo comportamento, sia attuale che futuro.
Purtroppo i sistemi di informazione contribuiscono in modo determinante a questo fenomeno così come gli ordini/contrordini, ritardi, apparenti indecisioni che il nostro sistema mostra. I cortocircuiti avvengono sia tra profani che tra esperti con notizie a volte contrastanti, citazioni di cifre con scarse o parziali spiegazioni, prefigurazioni di possibili scenari negativi…ma soprattutto una situazione economica disastrosa che il lockdown e le successive limitazioni hanno provocato e che in molte famiglie stanno generando vere e proprie situazioni senza uscita (lavoro perso, risparmi consumati e terminati per la sussistenza, incertezza per gli anni futuri e quant’altro).
Tutto questo genera una situazione di stress cronico in ognuno o, quanto meno, in coloro che in minor misura riescono ad esorcizzare i fantasmi di un possibile disastro mediante razionalizzazione degli eventi ed informazione corretta. Nondimeno, dato che si vive in una società in cui siamo bene o male tutti legati, nessuno può sfuggire a questa sensazione di soffocamento e di intrappolamento data da una subclinica ma sempre presente paura.
La mia preoccupazione, facendo il medico, dovrebbe esser fatta propria anche da chi ci informa e ci governa: lo stress cronico è un fattore di rischio per lo sviluppo di malattie. Accenno che questa condizione influisce negativamente sul cuore (ipertensione soprattutto ma anche cardiopatia ischemica) e sul sistema nervoso (carenza di sonno, irritabilità, crisi di panico) ma soprattutto sulla psiche (depressione in maggior misura, ansia cronica).
Perché io penso dovrebbe arrivare ai decisori e soprattutto ai comunicatori (media in genere) la notizia di questo stato cronico di stress, ora che siamo dentro ad una situazione di potenziale ritorno di SARS-COV-2 in autunno? Semplicemente perché tra i tanti effetti sopra citati, lo stress cronico determina IMMUNODEPRESSIONE e quindi maggior suscettibilità alle malattie, specie infettive e soprattutto virali.
Si configura dunque una specie di paradosso: LA NARRATIVA CHE CARATTERIZZA IL COVID 19 E LE STRATEGIE CHE I DECISORI PROGETTANO DI METTERE IN ATTO PER PROTEGGERCI DALLA MALATTIA, GENERANO MECCANISMI CHE AMPLIFICANDOSI (COI MEDIA) NEL TEMPO CI RENDONO PIU’ SUSCETTIBILI AD ESSA.
Sembra io stia parlando di fumo ma la realtà è questa (e la Medicina Psicosomatica la conferma in pieno): il sistema nervoso simpatico, il sistema endocrino e il sistema immunitario sono strettamente legati e reciprocamente influenti.
Proverò a spiegare (ma si tratta di fenomeni estremamente complessi quindi per forza di cose dovrò semplificare molto pur mantenendo la correttezza del discorso)
COME FUNZIONA IL SISTEMA IMMUNITARIO (con la collaborazione della Dott.ssa C.M.Cristiani)
Cercherò di renderla semplice. I globuli bianchi del nostro sangue (Granulociti, Monociti e Linfociti) hanno precipuamente lo scopo di difenderci da tutto ciò che nel nostro organismo non porta il nostro marchio. Il “self (nostro) viene difeso dal “non self” (estraneo) attraverso un preciso meccanismo. Quando entra un nemico, questo viene immediatamente catturato dalle cellule sentinella, macrofagi e cellule dendritiche che, oltre a fornire una prima linea di difesa, secernono molecole in grado di segnalare il “danno” e richiamare altre cellule dell’immunità dalla circolazione verso il sito in cui è localizzato l’invasore. Inoltre, dopo aver ingerito il patogeno, le cellule dendritiche migrano verso i linfonodi, dove segnalano una “presenza estranea” ai LINFOCITI T-HELPER (adiuvanti), la cui funzione, come suggerisce il nome stesso, è quella di sostenere e potenziare le risposte immunitarie attraverso la secrezione di molecole note come INTERLEUCHINE. Tra le cellule la cui proliferazione e attivazione viene stimolata dai linfociti T helper, troviamo la seconda classe di linfociti T, cosiddetti citotossici per la loro capacità di attaccare e distruggere il nemico che così è debellato. Questo tipo di immunità viene denominata CELLULO-MEDIATA, cioè portata a termine direttamente, fisicamente, da cellule.
L’altro tipo di immunità, che ha a che fare coi virus, si chiama invece UMORALE ed è mediata da anticorpi. I patogeni, infatti, possono essere acquisiti non solo dalle cellule sentinella, ma anche dai linfociti B, i quali ne “riconoscono” alcune parti specifiche (antigeni). A questo punto, il linfocita B interagirà con i linfociti T helper, che a loro volta secerneranno fattori di crescita che stimoleranno specificamente la proliferazione e la produzione da parte di essi delle Immunoglobuline, grandi proteine che, emesse in grande quantità, si attaccano ai siti per i quali sono complementari (del tipo chiave/serratura) sulla superficie od altre parti dell’aggressore e direttamente o indirettamente attivano sistemi chimici di distruzione.
Nella fase iniziale di attacco, i linfociti B producono un tipo particolare di immunoglobuline dette “M” (IgM) che hanno grosse dimensioni, sono polivalenti (hanno più siti di attacco) ma spesso si legano in maniera debole al patogeno, hanno funzioni limitate e non riescono a migrare nei tessuti: servono quindi a fornire una prima difesa anticorpale verso l’invasore. I linfociti B però non fanno solo questo. Nel corso dell’infezione, ottimizzano la produzione anticorpale passando dalle IgM alle Immunoglobuline G, che sono di piccole dimensioni, passano facilmente nei tessuti e sono in grado di svolgere molte più funzioni per l’eliminazione del patogeno. Inoltre, una volta eliminata l’infezione, parte dei linfociti B si trasforma in cellule di memoria, che “conservano lo stampo” degli anticorpi prodotti in modo che in caso di ulteriore attacco la batteria di difesa sia già pronta.
Quando si fa il test sierologico per vedere se abbiamo anticorpi, in realtà facciamo anche una stadiazione della malattia. Se ci sono solo IgM vuol dire che l’infezione è molto attiva ed al suo inizio; se ci sono sia IgM che IgG significa che la malattia volge alla risoluzione; se ci sono solo IgG vuol dire che la malattia è FINITA e che siamo immuni. Il tempo di conservazione della memoria è variabile…col tempo le IgG non essenziali spariscono (ed è per questo che ai vaccini si fanno i richiami) ma in caso di nuovo contatto in genere se ne riattiva la produzione. Diciamo che ci si ammala lo stesso ma la malattia dura meno ed è meno importante.
A che punto è la noia? Speriamo non sia troppa perché adesso viene la parte che ci interessa davvero.
STRESS E FUNZIONE IMMUNITARIA
(nelle grandi linee e semplificando molto)
Le reazioni di “allarme” (stress) sono mediate da due sostanze principali: una si chiama Adrenalina e l’altra Cortisolo. L’adrenalina scatena una reazione immediata: aumento della frequenza cardiaca, vasocostrizione periferica, aumento della sensibilità muscolare agli stimoli, ridotta percezione del dolore (effetto mediato dal sistema nervoso), amplificazione dei sensi, ecc. Il Cortisolo ha svariate funzioni di tipo metabolico ma (e questo ci interessa da vicino) agisce come regolatore della funzione immunitaria influendo sulla modulazione della risposta agli aggressori. In realtà la modulazione ad opera del cortisolo è su differenti fronti e si capirà con una semplice spiegazione.
Il nostro sistema immunitario lavora tenendosi (per questioni di risparmio energetico) su un tenore base che lo rende sicuramente attivo e reattivo ma “non troppo”. Quando si avvera una aggressione e si attiva il sistema di cui ho parlato sopra, la reazione è massimale e porta l’attività ad un livello altissimo avendo come scopo l’eliminazione del nemico ma, per motivi validi ed intuibili, non può restare attiva costantemente a quel livello. I rischi sarebbero enormi. Una eccessiva attivazione del sistema infatti potrebbe dare origine a reazioni del sistema immunitario contro strutture dell’organismo stesso (malattie autoimmuni). Allora che accade? Interviene il cortisolo che, insieme ad altri mediatori chimici di diretta provenienza nervosa:
- arresta la formazione di nuovi linfociti
- inibisce il rilascio delle Interleuchine (i mediatori)
- rende i linfociti circolanti meno reattivi (soprattutto i linfociti T)
- Promuove la distruzione (il suicidio) dei linfociti meno attivi e vecchi (apoptosi o distruzione programmata)
Tutto questo, alla fine di una normale azione di difesa, riporta alla linea base il sistema immunitario che si rimette in quiete aspettando una nuova chiamata alle armi.
Ora: il cortisolo e l’adrenalina (oltre ad altri mediatori) sono i soldati dell’allarme, come dicevo all’inizio ma, per ovvi motivi, l’allarme DEVE terminare se no si annuncia una fase o, meglio, uno stato che si chiama stress cronico.
Nello stress cronico (che a volte può essere non percepito per cui non ci si rende conto di averlo o lo si chiama con altri nomi più carini tipo “ansia”, “paura” “depressione”, ecc.) questi mediatori sono sempre ad un livello alto, il che alla lunga determina uno stato paradossale in cui la loro azione, che abbiamo visto utile a riportare alla linea base l’attività del sistema immunitario, TENDE A FARLO SCENDERE AL DI SOTTO DEL MINIMO DI ATTIVITA’. Più tempo dura lo stress più basso sarà il livello di attività del sistema immunitario che risulterà meno reattivo, ostacolato, inefficiente perché non coadiuvato dall’azione delle citochine ed anche “fatto fuori” (apoptosi eccessiva). In soldoni questo significa che lo stress cronico espone a:
- essere più recettivi alle malattie infettive
- avere meno prontezza nella risposta sia cellulomediata che umorale
- rischiare di sviluppare anche altre malattie legate alla supervisione del sistema immunitario come ad esempio alcuni tipi di tumore
COME FARE? CONCLUSIONI E POSSIBILI STRATEGIE (con la supervisione del Dr. P.Bonilauri e del Dr. W. Lucchesi)
Come fare? Ma che bella domanda. Come al cuore, allo stress non si comanda. E’ del tutto automatico e nella sua funzione primaria lo stress ci salva la vita quindi non va eliminato assolutamente. Però l’uomo, dotato (per fortuna o per disgrazia) di una mente speculativa, logica ma fondamentalmente connessa agli istinti, è capaci di “crearsi lo stress”. In che modo? Immaginando, congetturando, prefigurando, elaborando messaggi che vengono dall’esterno, proiettandosi nelle situazioni anche di non sua pertinenza, ecc. Inoltre può prolungare inconsciamente lo stato di stress in relazione ad eventi ambientali (lutti, separazioni, litigi, paura di ammalarsi, paura di “non farcela”).
Per gli umani occorre dunque agire, per il contenimento della reazione di allarme, ad un livello cosciente.
LA STRATEGIA MIGLIORE È QUELLA DI RAZIONALIZZARE EVENTI STRESSANTI E DI CONSERVARE UNA COSA CHE SI DOVREBBE SEMPRE AVERE IN TASCA: LA SPERANZA. Ma non si deve essere passivi poiché LA PASSIVITÀ PORTA ALLA DEPRESSIONE, ALL’ISOLAMENTO ED AUMENTA, PARADOSSALMENTE, LO STRESS.
Nel caso di ciò che sta capitando con il Covid 19 potrebbe essere attenuante l’informarsi in modo utile, ma non assorbendo passivamente le notizie bensì elaborandole, facendole proprie, creandosi un’opinione: serve dimostrare a se stessi che si possono trovare soluzioni. PUÒ ESSERE UTILE ADOTTARE IL DISINCANTO E DI FRONTE A COSTRIZIONI E LIMITAZIONI CERCARE, PIÙ CHE DI COMBATTERLE (che è comunque sempre giusto, sia chiaro), DI RAZIONALIZZARLE E SEGUIRLE IN MODO DA FARE SCELTE.
Faccio un esempio: LE MASCHERINE. Vengono imposte norme di un certo tipo che sono basate su osservazioni e valutazioni: possiamo essere insofferenti e quindi iniziare il processo di attivazione negativa con stress cronico…oppure possiamo razionalizzare e pensare che possono essere utili in certe circostanze, che vanno messe solo e soltanto quando serve, che in alcune occasioni si possono non usare e quindi iniziare una convivenza con esse.
Nel momento in cui subentra lo stress purtroppo inizia una serie di azioni che portano ad adottare anche comportamenti irrazionali e pericolosi. Un altro esempio? PER PAURA DI VE**RE ISOLATI SI DECIDE DI NON DENUNCIARE UN PROPRIO STATO DI MALATTIA: questo non solo aumenta lo stress medesimo ma espone altri ad un eventuale contagio e alimenta i fenomeni negativi immunitari facendo peggiorare il decorso.
Altro esempio? L’APP IMMUNI: di per sé genera stress perché in ogni momento può denunciare il contatto con un positivo e potenzialmente infettante. La soluzione dello stressato? Non scaricarla…ma questo comunque aumenta lo stress perché lo fa vivere nel dubbio perenne, lo isola. La soluzione del non stressato? Scaricarla e prenderla per quel che è, cioè un mezzo utile al tracciamento ed alla prevenzione, accettando il fatto che si possa subire qualche disagio (che magari non avverrà mai) senza prefigurarselo.
Altro elemento che favorisce la cronicizzazione dello stress è la MANIACALE ATTESA DI NOTIZIE O LA LORO RICERCA: nello stressato purtroppo avviene un meccanismo perverso. Se la notizia è cattiva trova conferme al suo stato d’ansia che quindi aumenta; se la notizia è buona non solo non ha sollievo ma non le dà valore, perché il suo livello basale di ansia gli impedisce di razionalizzare gli eventi (si può tranquillamente parlare di “assuefazione” allo stato di allarme). In realtà è dipendente, dopo un certo periodo, dalle cattive notizie.
Soluzione possibile: EVITARE UN ECCESSO DI INFORMAZIONE, LIMITARLO SOLTANTO AD ALCUNE FONTI AFFIDABILI MA SOPRATTUTTO FARSI UN’IDEA PERSONALE, suscettibile di modifiche in base agli eventi, ma comunque tale da garantire un tracciato di vita che consenta anche di pensare ad altro (hobby, attività fisica, chiacchierate, ecc.). DISTRARSI, INSOMMA, CERCARE DI CONDURRE AL MEGLIO DELLA NORMALITÀ LA PROPRIA VITA ADATTANDOSI, facendo qualcosa, non aspettando soluzioni dall’esterno.
Dominare istinti e sensazioni non è sempre possibile. Però OCCORRE PRENDERE COSCIENZA CHE CADERE ALL’INTERNO DI QUESTO LOOP CERTAMENTE NON SOLO NON FAVORISCE SOLUZIONI MA TENDE A PEGGIORARE LO STATO DELLE COSE. Parlare (anche con professionisti della psiche), non isolarsi, partecipare a discussioni, cercare di capire, essere attivi magari non risolve il problema ma certamente lo attenua.
BIBLIOGRAFIA
Robert M. Sapolsky “Perché alle zebre non viene l’ulcera”. Ed. LIT a. 2012
Paolo Pancheri “Trattato di Medicina Psicosomatica”. Ed USES a.1983
John E. Hall “Guyton and Hall Textbook of Medical Physiology” 14th edition Elsevier Health a. 2020