29/12/2017
"Dal diario di un'emotiva cronica: pillole emotive di fine anno", di Erika Carta.
È veramente faticoso tenere a bada le emozioni. Specialmente quelle sgradevoli. Ecco perché tante volte ti senti stanca, come se avessi passato tutta una sera in palestra. Perché, mentre vivi come tutti affrontando ciò che più o meno accade in una giornata, sei doppiamente impegnata a controllare il tuo, come lo vuoi chiamare... termometro emotivo. Ti ritrovi così a essere sempre pacata, eviti conseguenze reattive a catena, offri la tua faccia da “è tutto ok, non è successo nulla”, tranquilla e sorridente. Arriva la notte, vai a letto e piano piano anche gli ultimi combattenti pensieri si spengono e ti lasciano in pace. Puoi ritenerti davvero soddisfatta per la serenità diffusa e le catastrofi evitate. E' una bella sensazione. Ma ci sono momenti in cui il controllo, la rigidità interiore e tutta questa razionalizzazione, ti presentano inevitabilmente il conto. Semplicemente perché non fanno parte di te, le hai inserite di forza nel tuo sistema immunitario. Devono averti fornito un amplificatore di emozioni alla nascita e solamente da qualche tempo hai imparato a usare la manopola che ne regola l’intensità. Ma probabilmente a un certo punto si inceppa, va in tilt.
E la felicità non la contieni. Esplodi di gioia, l'adrenalina circola con il sangue; ti viene l'ansia, quella bella. Condividi ogni pensiero, sorridi e non smetti di parlare, contagi tutti.
Poi, giustamente, ognuno torna alle proprie occupazioni. E' come una festa che volge al termine e piano piano la sala si svuota. Ma tu vuoi ancora parlare e ridere e gioire. Ci metti un po' a ritrovare la calma. Il tutto si risolve con un mal di stomaco che dura diversi giorni. Da qualche parte deve pur trovare sfogo, tutta quell'emozione non smaltita.
Oppure capita qualcosa che non ti piace, anche una sciocchezza. E allora non vivi semplicemente una br**ta giornata, no. Tu vivi una gran bella giornata di m***a.
Non è che ti adiri appena, o diventi un poco triste, no. Ti incazzi come una iena, che poi nemmeno hai capito come e quanto si incazzano le iene. E inizi a versare lacrime di depressione clinica che ti fanno malissimo, con l'intensità di un sacco di tempo concentrato in quanto? Due, tre minuti forse.
Investita, presa in pieno, travolta.
E le persone intorno non sono abituate a vederti così. Senti i loro sguardi incessanti sul viso, pronti a cogliere ogni minimo movimento sospetto. Basta una frase: “Cos'hai?”
No, non devono chiederlo. Perchè piangi e perchè non sai dire cos'hai. Tanto, pensi, non lo capirebbero. Hai in circolo emozioni esistenziali che vengono da lontano, sopite per tanto tempo. Hai che vuoi piangere disperatamente, essere arrabbiata e spaccare tutto.
Vorresti rispondere sgarbatamente a ogni parola che dicono e mandarli tutti a quel paese, per poi sentirti in colpa e piangere. Vuoi che ti stiano alla larga e ti abbraccino forte per consolarti. Essere triste per tutta la vita e per tutta la tristezza degli altri.
In breve tempo ti riprendi però, ti rendi conto dell'esagerazione. E' come se fuoriuscissi da te stessa e guardandoti da uno specchio dicessi alla tua versione esaurita: “Wè, che stai facendo? Vedi di calmarti, perchè non è il caso di reagire così.” Torni in te e aggiusti la valvola inceppata.
Il tutto si risolve con un mal di stomaco che dura diversi giorni, ma in questo caso è ancora più difficile far scivolare rabbia e tristezza e tornare quella di sempre. Rifiuti tossici.
E' davvero una faticaccia questo costante lavoro su te stessa. E' a tempo indeterminato ma sottoretribuito. Inoltre, non è riconosciuto a livello nazionale, è poco valorizzato. Sei datrice e dipendente di te stessa.
L'anno solare sta per terminare e dopo il concentrato di gioia, pace e amore provati fino al 26 Dicembre, arriva il conto. Salato. Da pagare.
Tutto sommato però, quando finisce la tempesta e torna la calma, prendi coscienza del fatto che sei stata brava; tutta la fatica vale un lavoro ben svolto. Sarai sempre più orientata a crogiolarti nelle emozioni piacevoli e a diffonderle quanto più ti è possibile. E quando ci saranno picchi di gioia o di tristezza, li attraverserai con la testa alta, fiduciosa del fatto che servono anche quelli, che la valvola di sfogo ha il sacrosanto diritto di sfiatare, ogni tanto. E via, sei pronta per un nuovo anno. Si riparte con la rateizzazione di queste bellissime, dannate emozioni.
Erika Carta.
Erika Carta