30/01/2026
Fai lunghe passeggiate
quando la tua voce ti dice
di non uscire.
Fai lunghe passeggiate,
quando senti
che non quadra più niente,
perché è fuori da casa
che capisci
che metà delle cose che ti pesano
non sono nemmeno tue,
e l'altra puoi lasciarla cadere
senza chiedere permesso
a nessuno.
Tieni vicino
chi ti fa respirare bene,
chi non prova ad aggiustarti,
chi non si offende se oggi sei silenzio
o se domani sei un fiume.
È nutrimento,
quando qualcuno ti vuole bene
senza pretendere che tu cambi forma.
Allena la tua anima a non fermarsi
dove si rimpicciolisce,
a non dimostrare nulla,
a non trattenere chi ha già deciso
di andare altrove,
a lasciare indietro ciò che pesa troppo
e non porta acqua alla tua crescita.
Fai a gara con la tua felicità
per capire cosa ti fa bene davvero
e cosa invece continui a trascinarti.
Non aspettare che qualcuno ti autorizzi:
la felicità entra solo quando le fai spazio.
Ricordati che "accanto"
è un luogo sacro:
non ci va chi ti riempie le ore,
ci va chi ti protegge la calma,
chi non sposta la tua vita
per accomodare la sua,
chi capisce
quando è tempo di restare
e quando è gentile farsi da parte.
E quando puoi, spegni la sveglia,
girati dall'altra parte e torna a dormire.
Non è pigrizia:
è salvezza,
è dire: "Oggi ci sono io, poi il resto."
Scegli presenze che non ti consumano,
che non ti chiedono di essere più facile
né più forte,
persone che non entrano urlando
nella stanza delle tue convinzioni,
ma bussano
e aspettano che tu apra alla tua velocità.
E se ti accorgi
che stai correndo dietro
a qualcosa che non vuole essere raggiunto,
fermati, respira,
rimettiti al centro,
chiudi gli occhi:
doveva andare così.
E poi torna
al ritmo che non ti fa male,
alla vita che ti assomiglia,
alla strada che ti riconosce:
torna li
dove inizi tu e ricomincia.
Andrew Faber