27/12/2025
La battaglia di tutte noi!
𝐋𝐞 𝐛𝐚𝐭𝐭𝐚𝐠𝐥𝐢𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧𝐨 𝐯𝐞𝐝𝐞
A 38 anni, quando tutti la vedevano
come una donna invincibile, Kathleen
Turner si svegliò una mattina e capì
che qualcosa non andava: la mano
sinistra non rispondeva più.
Non era stanchezza.
Non era stress.
Era dolore vero.
Le articolazioni bruciavano.
Il collo si irrigidiva.
Camminare diventava faticoso.
Ma lei fece quello che fanno in tanti:
resistette, minimizzò, andò avanti.
I medici sbagliarono, più di una volta.
Diagnosi vaghe, terapie inutili, confusione.
Quando arrivò quella giusta,
𝐚𝐫𝐭𝐫𝐢𝐭𝐞 𝐫𝐞𝐮𝐦𝐚𝐭𝐨𝐢𝐝𝐞, arrivò anche la paura.
Una malattia cronica, degenerativa,
invisibile. Le dissero che avrebbe
potuto perdere autonomia. Che forse
non sarebbe più tornata quella di prima.
Eppure fino a poco prima era ovunque.
Anni Ottanta dominati.
Successo, sicurezza, bellezza.
La voce di Jessica Rabbit.
Una donna che sembrava intoccabile.
Per restare in piedi iniziò cure pesanti.
Dosi di cortisone che le permettevano
di muoversi, ma le cambiavano il corpo,
il volto, l’energia.
Hollywood se ne accorse subito.
Ma lei non poteva parlare.
Anni dopo avrebbe detto una frase
che spiega tutto: “Avrebbero assunto
qualcuno con problemi di alcol.
Ma non una persona con una malattia
che non sapevano spiegare.”
Così, quando iniziarono i pettegolezzi,
rimase in silenzio. E sì, a un certo punto
anche l’alcol entrò nella sua vita.
Non come causa.
Come anestesia.
Come tentativo disperato di fuggire
dal dolore fisico e da una solitudine
che nessuno vedeva.
Gli anni Novanta furono durissimi.
Ci furono mattine in cui alzarsi dal letto
era una vittoria. Camminare faceva male.
Pensare era faticoso. E nei momenti più bui
si chiese se valesse la pena continuare.
Ma non è sparita.
Ha cercato altri medici.
Altre strade, altri equilibri.
Ha imparato ad ascoltare il corpo
invece di sfidarlo. E nel 2005 è tornata
dove contava davvero.
Sul palco.
A Broadway, in “Chi ha paura di Virginia
Woolf?”, tre ore di teatro fisico, crudele,
senza sconti. Molti pensavano che
non ce l’avrebbe fatta.
La sera della prima li ha zittiti tutti.
Non stava recitando il dolore.
Lo conosceva.
Oggi usa un bastone o una sedia a rotelle
quando serve. Non per vergogna,
ma per intelligenza.
La sua voce è più profonda.
Il corpo diverso.
Ma è ancora lì.
💌 Questa storia non serve a commuovere.
Serve a ricordare che spesso giudichiamo
ciò che vediamo e ignoriamo tutto ciò
che costa restare in piedi, mentre
dentro qualcuno sta combattendo
una battaglia invisibile.