Dott.ssa Serena Ferrari. Psicologa e Psicoterapeuta

Dott.ssa Serena Ferrari. Psicologa e Psicoterapeuta PSICOLOGA e PSICOTERAPEUTA AD ORIENTAMENTO PSICOANALITICO. L'obiettivo finale sarà il raggiungimento del benessere e una migliore comprensione di sé.

La Dottoressa Serena Ferrari è Psicologa e Psicoterapeuta, iscritta all'Albo Professionale della Liguria (n°2380) specializzata secondo un modello scientifico e clinico a orientamento psicoanalitico. Ha all’attivo diversi corsi di formazione, seminari e master, tra cui quello sulla Terapia Sistemica Familiare e di Coppia. Presta sostegno psicologico a adulti, adolescenti e famiglie; attraverso il colloquio clinico e ad una continua valutazione delle scelte di intervento più adatte alla persona, aiuta a superare momenti di difficoltà, problemi emotivi e comportamentali. Le sedute saranno modulate secondo le esigenze della persona, messa in primo piano, durante tutto il percorso intrapreso.

Nella relazione terapeutica non ci siamo solo noi terapeuti insieme al paziente: c’è anche la Stanza.É il “primo messagg...
06/02/2026

Nella relazione terapeutica non ci siamo solo noi terapeuti insieme al paziente: c’è anche la Stanza.
É il “primo messaggio”, che accoglie chi entra.

La Stanza del Terapeuta non è un contenitore anonimo, ma un elemento vivo, che partecipa alla cura…
Il Setting è uno spazio pensato, abitato e sentito, un luogo sicuro, in cui portare sé stessi, le parti fragili, quelle indicibili di sé.
Perché sentirsi accolti non significa semplicemente sentirsi a proprio agio ma anche percepire che c’è spazio per essere ciò che si è, senza fretta e senza giudizio.

🌱 Mi piace definire questo nostro luogo, come quel silenzio che accoglie, in cui tutto ciò che ci circonda, qualsiasi oggetto, non è sfondo, ma presenza, perché il setting contiene, sostiene e rende possibile l’incontro.
Questo luogo non è neutro, ma l’ho costruito nel tempo, insieme a voi. Si vede l’impronta dei miei ragazzi adolescenti, si vede quell’adulto in quel quadro o in quella pianta, si scorgono piccole parti di me sparse qua e là.
Questo spazio ci somiglia, cresce nel tempo e si trasforma… proprio come noi.

Carissimi, dopo questi mesi intensi e un no-stop per Natale, é giunto il momento di fermarmi un pochino.📌 Ci rivediamo i...
03/02/2026

Carissimi, dopo questi mesi intensi e un no-stop per Natale, é giunto il momento di fermarmi un pochino.
📌 Ci rivediamo in studio mercoledì 18 febbraio.

Ci sono spazi che diventano custodi silenziosi delle nostre relazioni perdute. Non sono semplicemente luoghi fisici: una...
02/02/2026

Ci sono spazi che diventano custodi silenziosi delle nostre relazioni perdute.
Non sono semplicemente luoghi fisici: una panchina, una strada, una stanza, un giardino. Sono contenitori di presenze, impregnati di gesti, parole e atmosfere che continuano a vivere anche quando la persona non c’è più.
Recarsi in questi luoghi quando la mancanza si fa sentire è un modo per riattivare la connessione: non per negare l’assenza, ma per trasformarla in una forma diversa di presenza nel nostro presente, lungo la vita che continua.

È come se quel luogo ci restituisse un frammento di continuità, un ponte tra passato e presente.

Questi spazi diventano allora rituali personali.
In essi si può sentire che la relazione non è finita, ma ha cambiato forma: da dialogo vivo a memoria che accompagna.

In fondo, tornare in quei luoghi significa riconoscere che la mancanza non è solo dolore, ma anche testimonianza di un legame che ha avuto valore e che continua a nutrire la nostra identità 🌿

Se sei come la maggior parte delle persone, desideri vincere alla lotteria ma probabilmente non ci giochi mai. Non hai b...
28/01/2026

Se sei come la maggior parte delle persone, desideri vincere alla lotteria ma probabilmente non ci giochi mai.
Non hai bisogno che il perché te lo spieghi uno Psicologo: non ti aspetti di vincere.
Ciò che conta imparare da questa piccola riflessione è che agiamo in base alle nostre aspettative, non in base a ciò che desideriamo. Ciò che desideriamo e ciò che ci aspettiamo sono due cose diverse.

Un’aspettativa è una credenza sulla realizzazione o meno di qualcosa che si desidera.

Da Psicologa, una delle cose che ho imparato è che avere aspettative diverse da ciò che si desidera non è l’unica ragione per la quale non si gioca alla lotteria. Ma la ragione secondo la quale ci sono molte cose che si desiderano ma non puoi davvero credere di riuscire a ottenere – come perdere 10 chili, trovare il lavoro dei tuoi sogni, e molto altro.
Questa è la prima ragione per la quale sei bloccato nella tua vita, perché:

Aspettativa + Azione = Creazione delle proprie esperienze di vita.

C’è forse qualcosa nella vostra vita in questo momento che state rimandando perché credete che non potrete averla.
Quando non si agisce secondo le aspettative, ci si mette automaticamente fuori gioco.
Comprare il biglietto della lotteria non ti garantisce la vittoria ma non comprarlo ti garantisce la perdita.
Ti starai chiedendo: perché?
I nostri cervello funzionano secondo il Principio dell’Anticipazione. Prediciamo continuamente ciò che pensiamo ancora prima che questo accada.
Non appena si inizia ad anticipare un evento, si inizia anche ad agire preparandosi a ciò che si pensa succederà.
Se qualcuno ti ha mai detto “Dobbiamo parlare” capisci ciò che intendo.
Quando ci si prepara per qualcosa che non è ancora successa, si contribuisce al risultato. In altre parole, si crea la profezia che si auto avvera.
Una delle ragioni che ci tiene ancorati alle nostre aspettative è che abbiamo la tendenza automatica a usare il passato per predire il futuro. Se hai fallito una volta penserai che fallirai di nuovo.
Quando pensi al passato, le stesse parti del cervello si attiveranno come quando pensi al futuro. In ogni caso, non è perché si usa il passato per fare predizioni che il passato ti intrappola.
Le tue aspettative sulla tua capacità di ottenere ciò che vuoi hanno un impatto profondo sulla tua emozione positiva. Gran parte del cervello è usata per anticipare ricompense, ovvero tutto ciò che vuoi e che ti farà sentire bene. Come diceva J.R.R. Tolkien “Un sogno solo è più forte di mille realtà”.

Quando ti aspetti una ricompensa, ti senti positivo e provi felicità. Quando non ti aspetti di raggiungere l’obiettivo, proverai tristezza e fastidio, forse depressione. Più è grande il gap tra il desiderio e l’aspettativa, più sarai stressato.
Quando invece hai un piano per ottenere ciò che vuoi, la situazione cambia. Comincia a vedere una possibilità. Qui avviene il cambiamento: ogni azione riuscita che fai in funzione dell’obiettivo comincia a fare cambiare le tue aspettative.
Dopo 5 anni di ricerca, ho visto concretamente come il cambiare le proprie aspettative può migliorare significativamente la propria vita.

Il tuo passato non definisce ciò che sei o ciò che sarai. Sono le tua aspettative sul futuro che ti limitano. Ma ecco la buona notizia: PUOI SCEGLIERE. Puoi scegliere di compiere un azione in base a ciò che vuoi. E quando lo fai ti dai l’opportunità di allontanarti dal passato per creare la vita che davvero vuoi vivere.

- Tratto da una conferenza tenuta nel 2015 dalla dottoressa Jennice Vilhaurer, direttore del Outpatient Psychotherapy Treatment Program all’ Emory Healthcare, sviluppatore del Future Directed Therapy.

Chi viene in studio si sarà reso conto di come -sporadicamente- io “dia qualcosina di me”.Una domanda che molte persone ...
27/01/2026

Chi viene in studio si sarà reso conto di come -sporadicamente- io “dia qualcosina di me”.

Una domanda che molte persone si pongono quando iniziano un percorso psicologico è: Ma lo Psicologo parla mai di sé?
Beh, dipende! E quando accade, non è mai casuale.

In psicoterapia, si parla di Self-disclosure quando il terapeuta condivide qualcosa di personale: può essere un pensiero, un’emozione, una reazione, o – in alcuni casi – un’esperienza vissuta.
Non si tratta assolutamente di raccontare la propria vita, ma di offrire qualcosa di sé, che possa essere utile al percorso del paziente, per farlo sentire più compreso o per dare un senso diverso alla propria esperienza.

Ma attenzione! Non è una chiacchierata tra amici.
Ogni parola del terapeuta ha una funzione precisa. Il self-disclosure viene usato con cura, misura e intenzionalità, solo se può favorire la relazione terapeutica e il processo di cambiamento, prestando attenzione a non spostare il focus dal paziente al terapeuta..!

Il self-disclosure può:
〰️Favorire l’alleanza terapeutica, mostrando autenticità e umanità.
〰️Rinforzare il senso di fiducia e sicurezza nel paziente.
〰️Normalizzare vissuti o emozioni del paziente, riducendo il senso di isolamento.
〰️Offrire uno spunto di riflessione o un modello relazionale.

In alcuni momenti, invece, il terapeuta può anche scegliere di non rispondere a domande personali, non per freddezza o ritiro, ma per proteggere lo spazio del paziente e mantenere il focus su ciò che davvero conta: la sua storia, i suoi vissuti, i suoi bisogni 🙂

Ricordare é un atto di resistenza 🖇️
27/01/2026

Ricordare é un atto di resistenza 🖇️

Coltivare la memoria è un impegno quotidiano: custodire il passato significa rafforzare la consapevolezza con cui costruiamo il futuro.

Come scegliere il proprio Psicoterapeuta? 🧭 Personalmente consiglio sempre di partire dall informazione chiedendomi “Di ...
20/01/2026

Come scegliere il proprio Psicoterapeuta? 🧭

Personalmente consiglio sempre di partire dall informazione chiedendomi “Di cosa ho bisogno?” e da lì procedere valutando la formazione di quel professionista, il titolo di studio, l’orientamento terapeutico, le diverse esperienze professionali, gli aggiornamenti fatti, ecc.
Se poi me lo consiglia un suo collega (psicologo o medico di base, pediatra, psichiatra) e se mi giunge tramite passa parola da altri pazienti, ancora meglio.

Ricordiamoci però che non esiste lo psicoterapeuta “giusto” in assoluto: la relazione terapeutica è un incontro soggettivo.

In ambito psicoterapeutico, non si può parlare di uno professionista“giusto” in senso universale, valido per ogni paziente e ogni situazione.
La relazione terapeutica è, per sua natura, un incontro profondamente soggettivo, che si costruisce nell’interazione tra due unicità: quella del paziente e quella del terapeuta.

La scelta dello Psicologo più adatto non dipende solo dalla sua formazione teorica o dal suo orientamento clinico, ma anche – e soprattutto – dalla qualità della relazione che si instaura, dalla capacità del paziente di sentirsi accolto, riconosciuto e compreso, e dalla possibilità di costruire un’alleanza terapeutica autentica e trasformativa.

Ogni individuo porta con sé una storia, un bisogno, una modalità di entrare in relazione, e ciò che funziona per uno può risultare inefficace o addirittura dissonante per un altro.
In questo senso, l’essere giusto del terapeuta è sempre relativo ed è una strada co-costruita nel tempo 🤲🏻

Quest’anno non l’avevo capito: sono serviti mesi, se non la sua stessa fine per comprendere molte cose.Tra tutte: 💭A vol...
31/12/2025

Quest’anno non l’avevo capito: sono serviti mesi, se non la sua stessa fine per comprendere molte cose.
Tra tutte:
💭A volte non ottenere quello che desideriamo é una gran botta di fortuna.
💭 Allontanati dove non c’è reciprocità e impara a lasciare andare, perché tutto troverà un suo posto.
Scontato, penserete.
Beh sì, ma nonostante tutto, io l’ho capito a fondo e davvero, solo ora.
Quanta leggerezza ad oggi 🫧

Non vi auguro nulla per questo nuovo anno, ‘che si sa, se non cambiamo niente di noi, là fuori nulla cambierà…
Quindi tiriamoci su le maniche e inventiamoci un buon futuro.
Intanto qui a casa, in un giorno di sole come oggi, faccio cambiare aria, pronta ad accogliere tutto ciò che arriverà.
Tanta luce a tutti voi 🪄✨🌱

💙
23/12/2025

💙

Si chiama Rob Kenney e, circa 6 anni fa, ha deciso di aprire un canale YouTube, "Dad, how do I?", per condividere consigli pratici e tutorial pensati per chi, crescendo, si è trovato senza un punto di riferimento a cui chiedere: "come si fa?".

Dalla manutenzione dell’auto al nodo della cravatta, dal mo***re una mensola allo stirare una camicia: i suoi video raccolgono tante piccole "sfide" quotidiane che, quando non hai qualcuno vicino, possono sembrare più difficili del previsto.

L’idea nasce dalla sua storia: a 12 anni Rob è stato abbandonato dal padre, e conosce bene la sensazione di non sapere a chi chiedere aiuto nei momenti in cui ti manca un punto di riferimento. Sa anche che non serve “per forza” una figura paterna per crescere, ma chi sente la mancanza di una guida può trovare nei suoi video un supporto concreto.

Oggi Kenney è seguito da milioni di persone, che trovano nei suoi video non soltanto consigli pratici, ma anche parole di conforto e vicinanza.

Foto e video: IG

Quante storie quest’anno, quanti racconti, quanta felicità condivisa, quanto dolore, quante salite, quanta paura a volte...
20/12/2025

Quante storie quest’anno, quanti racconti, quanta felicità condivisa, quanto dolore, quante salite, quanta paura a volte… quanta vita!
Questo Natale mi avete portato tanti doni, eh sì, che noi terapeuti abbiamo sempre non poca difficoltà ad accettarli.
Ma quest’anno mi avete invaso.
Quindi grazie.
Con (non poca) fatica ho accettato qualcosa di meraviglioso.
(Chi é del mestiere o è in terapia conosce la questione dei “doni”)
Grazie quindi per i dolci fatti a mano, per il vostro olio, le piante, le lettere, i biscotti, per quella crema per le mani che simpaticamente mi é stata donata perché “lei mentre mi ascolta mette sempre la crema alle mani”.
Grazie perché mi avete pensata.
È bello sapere di essere pensati.
Fa sentire al caldo.
Ma al di là di questi doni, il regalo più grande me l’avete fatto quando mi avete citato nelle vostre tesi di laurea, quando vi incontro, alla fine di un percorso, per strada felici e mi salutate con un sorriso in mezzo alla folla, quando vi ritrovo dopo mesi in giro e mi commuovo perché vedo che state finalmente bene, quando vorrei urlare al mondo “Guardate là! Vedete? Ce l’ha fatta ed è meraviglioso!”.
Grazie per le volte in cui mi avete detto che vi ho salvato la vita, quando in realtà io sono stata solo uno strumento perché il grosso, l’avete fatto voi e mi avete permesso di lavorare bene.
La psicoterapia è tosta e lunga, la si conosce davvero solo quando si attraversa: noi insieme lo sappiamo.
Grazie perché mi avete dato fiducia, mettendomi in mano le vostre vite e le vostre storie.
Questo ve lo dico sempre.
Sono onorata e profondamente grata.

Il lavoro nelle comunità minorili, per me, è stato tra i più difficili a livello psicologico ed emotivo… Sono poco capac...
14/12/2025

Il lavoro nelle comunità minorili, per me, è stato tra i più difficili a livello psicologico ed emotivo… Sono poco capace a scindere la professionalità dalla parte affettiva ed è stato impossibile per me non lasciarmi coinvolgere.
Tutto ciò, a volte rappresenta una risorsa, altre volte un limite.
Questo è solo un semplice articolo, ma la fuori, questi bambini esistono davvero e le comunità, così come le case famiglia, sono piene.
Il bisogno di appartenenza e di famiglia, é uno dei primi degli esseri umani, fondamentale per la sopravvivenza….
La relazione tra genitori e figli gioca un ruolo cruciale nello sviluppo cognitivo e psicologico degli individui e, in questo quadro, la famiglia rappresenta un sistema psicodinamico in cui si formano i modelli di attaccamento, di cura e di affetto che influenzeranno la personalità e la capacità relazionale.
Immaginate quindi la mancanza per questi bambini…
Vi lascio con queste righe, in allegato.
Buona domenica 🌻

Sono sempre stata una bambina mite, giudiziosa, educata ma molto vivace e chiacchierona, a dire dei miei genitori.Una ba...
30/10/2025

Sono sempre stata una bambina mite, giudiziosa, educata ma molto vivace e chiacchierona, a dire dei miei genitori.
Una bambina buona ma loquace e senza il dono della sintesi nei discorsi.
Le elementari sono volate con ottimi voti, quaderni ordinati, interrogazioni che andavano lisce come l’olio.
Anche a danza, ero tra le più brave, composta nel mio body rosa, mi sentivo come se dovessi arrivare alla Scala da un momento all’altro.
Alle medie però qualcosa dev’essere andato storto.
Il gruppo classe non aiutava, ma più di tutto, non aiutavano i docenti, soprattutto uno.
Ero bravissima in italiano ma quel giorno, alla lavagna, presa dall’ansia per il suo sguardo giudicante, scrissi “un amica” senza apostrofo.
Mi mandó fuori dalla classe, in castigo, in corridoio. Nessuna spiegazione, solo quel modo austero che mi mortificò come se avessi commesso chissà quale reato.
Medioevo.
Rimasi lì per tutta l’ora di lezione.
So che per un qualche adulto questa forma di castigo potrebbe rappresentare educazione, ma non lo è.
Soprattutto se c’è umiliazione: non era tanto il mettere un allievo alla porta, tanto l’incutere timore come metodo educativo.
Tutti e tre gli anni filarono così: mia madre ancora oggi si sente in colpa per non avermi cambiato di sezione o scuola.
Ma di rimando, io non raccontavo tutto perché pensavo di essere in torto io.
Eh sì che ho avuto genitori attenti e premurosi.
Arrivai al liceo con non poche difficoltà, date dall’esperienza delle medie ma anche dalla salute compromessa di un mio caro, gravemente malato.
La voglia di studiare era altalenante, avevo la testa a casa… così, alla fine, mi convinsi di non essere portata per lo studio.
Mi buttai così sulla danza: ero bravina davvero.
I voti a scuola non erano male, ma i diesel a volte non vengono compresi dal sistema.
Quando, dopo il diploma, dissi ai miei che volevo fare Psicologia furono felicissimi.
Ho avuto due genitori meravigliosi, per loro avrei potuto fare qualunque cosa e diventare chiunque; sono sempre stati dalla mia parte.
Gli anni universitari furono tra i più belli della mia vita, feci la triennale, la magistrale e andai oltre con la specializzazione in Psicoterapia.
Seguirono due Master.
Tutto con ottimi voti.
L’altro giorno, a quarant’anni, mi sono iscritta al terzo, durerà un anno e non so come farò tra lavoro e famiglia.
Questo per offrirvi un servizio sempre più completo, curato e aggiornato 🌱

Vorrei tanto dirlo al mio professore delle medie o raccontare a quelli delle superiori cosa c’era dentro di me in quegli anni, tra quel dolore legato alla malattia a casa e l’esperienza passata.
Vorrei tanto dire altresì ai genitori di credere nei loro figli: hanno il dovere di pensare che i loro bambini potranno diventare chi vorranno un giorno, che i voti a scuola non sono indice di intelligenza, che occorre sempre chiedersi perché di un comportamento o di un gesto.
Che i bambini e i ragazzi hanno bisogno di adulti che siano un esempio.
Vorrei dire che il potenziale lo ha chiunque ma a volte il contesto non lo comprende o addirittura lo limita.
Se dici a un bambino che è un incapace, lui ci crederà.
Se gli dici che lo ami e che credi in lui, questo diventerà fortissimo.
Mettevi accanto ai vostri bambini, ascoltateli, fate il tifo per loro.
Sbocceranno quando sarà il loro momento.
E agli insegnanti dico, usate tatto ed empatia, siate dei punti di riferimento per cui valga la pena davvero affidarsi, aggiornatevi, leggete qualcosa sulla psicologia e vedrete che la classe vi verrà dietro.
Dovete pensare all’influenza che avete circa il futuro di quel ragazzo e in caso sarà anche merito vostro! E che a volte, se quel minore non ha genitori adeguati, voi siete gli unici adulti a cui affidarsi.
Poi vorrei dire ai “miei” ragazzi, quelli che vedo ogni giorno, che sono fortissimi, che a volte i professori sbagliano, che i grandi inciampano, ma ci sarà sempre qualcuno pronto a credere in loro perché ci sono anche ottimi adulti che vogliono per loro tutto il bene del mondo.
Daje ragazzi, avanti tutta, testa alta e tutti i sogni del mondo in tasca!

📸 qui una ragazzina alle medie 😉

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