13/02/2026
La tragedia che ha colpito Bordighera, con la perdita della piccola, mi lascia, come professionista e come persona, in uno stato di sospensione e profondo sgomento. Davanti a eventi di tale portata, sento quanto la nostra psiche fatichi a trovare contenitori semantici adeguati: il dolore è così "fuori misura" da generare un senso di impotenza collettiva che tocca ognuno di noi.
Dal mio punto di vista, un evento simile rompe quello che definiamo "assunto di base della sicurezza": l’idea che il mondo, e in particolare quello dell'infanzia, sia per natura un luogo protetto. Quando questa barriera cede, la comunità non reagisce solo con il lutto, ma con un trauma vicario che richiede tempo, estrema delicatezza e ascolto per poter essere, un giorno, elaborato.
Credo che in questo momento la vicinanza non debba tradursi solo in parole, ma in un silenzio rispettoso che permetta al dolore di esistere senza essere immediatamente consumato dal rumore. Sento la necessità di sostenere la fragilità che emerge, ricordando a me stesso e agli altri che la salute mentale di una comunità si misura anche dalla capacità di restare uniti e solidali nel momento del buio più fitto.
Mi stringo attorno a chi soffre, consapevole che non esistono spiegazioni capaci di lenire una perdita simile, ma solo la presenza discreta e il supporto necessario per affrontare l'irrazionalità del male e del dolore.
Riposa in pace piccolina ❤️