
15/08/2025
ANSIA E DOLORE MUSCOLARE .
L’attacco di ansia è un ladro silenzioso.
Non ti avverte.
Ti strappa il respiro mentre stai vivendo qualcosa di apparentemente normale: una passeggiata, una telefonata, un momento di quiete.
All’improvviso, il cuore accelera come se dovesse scappare da un pericolo che non c’è.
Il respiro diventa corto, frammentato, come se ogni boccata d’aria fosse un favore che il corpo ti concede a malincuore.
La testa gira, le mani tremano, le gambe sembrano perdere la loro certezza.
La scienza lo descrive con precisione:
è il sistema nervoso simpatico che si attiva, rilasciando adrenalina e noradrenalina come se ci fosse un leone pronto ad azzannarci.
È il cortisolo che si riversa nel sangue, preparando i muscoli a reagire, ma avvelenandoli lentamente se quella tensione diventa quotidiana.
È il diaframma che si blocca, riducendo l’ossigeno, spingendo il cervello a sentire ancora più urgenza, ancora più paura.
Il corpo entra in battaglia… senza avere nessuno contro cui combattere.
E allora combatte se stesso.
I muscoli si irrigidiscono fino a far male,
le articolazioni vengono compresse come cerniere chiuse troppo in fretta,
le spalle si sollevano a difesa del cuore,
la cervicale si pietrifica,
la mandibola stringe come se volesse trattenere ogni parola non detta.
Molti non lo sanno, ma ogni attacco di ansia lascia un’impronta fisica.
Una tensione che non se ne va da sola.
Una postura alterata.
Un respiro che resta corto per giorni.
E quando il corpo vive in allarme per troppo tempo, le infiammazioni si moltiplicano, la cartilagine si nutre meno, i legamenti perdono elasticità.
La paura diventa dolore articolare.
La mente e il corpo smettono di parlarsi, e cominciano a gridare.
Eppure, c’è un’altra verità.
L’attacco di ansia, per quanto spaventoso, è anche un segnale d’aiuto.
È il corpo che dice: “Non posso più contenere tutto, ascoltami”.
Quando ci mettiamo in ascolto, quando ci fermiamo davvero, possiamo leggere in ogni sintomo una storia:
• la tensione cervicale è il peso di pensieri mai liberati;
• il dolore lombare è il carico che portiamo per tutti, tranne che per noi stessi;
• il blocco del respiro è la paura di lasciar andare il controllo.
L’approccio manuale, dolce ma mirato, è come parlare al sistema nervoso nella sua stessa lingua:
liberare un’articolazione, allungare un muscolo contratto, ridare ampiezza al diaframma.
Ogni gesto manda un messaggio: “Puoi rilassarti, qui sei al sicuro”.
Ho visto occhi pieni di paura diventare lucidi per la commozione,
mani che tremavano smettere di farlo,
respiri contratti diventare profondi e lenti.
Non è magia, è fisiologia che si piega alla cura.
Perché il contrario dell’ansia non è il coraggio.
Il contrario dell’ansia è la calma.
E la calma è un’esperienza fisica:
spalle che scendono, cuore che rallenta, articolazioni che si muovono senza dolore, respiro che riempie tutto lo spazio che il corpo aveva dimenticato di avere.
L’attacco di ansia può insegnarti che sei fragile…
ma può anche ricordarti che sei vivo.
E che nel momento in cui ascolti il tuo corpo e lo liberi,
la mente lo seguirà.
E allora sì, dopo, c’è silenzio.
Un silenzio buono, come una pioggia tiepida dopo mesi di siccità.
Non fa rumore, ma riporta la vita.
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