Riuscite ad immaginare una foglia di albero che si chiede per quale motivo se ne sta in mezzo alle altre foglie? Semplicemente non sarebbe possibile! una foglia non potrebbe vivere da sola, ha bisogno delle altre foglie per vivere e rendere l’albero vitale. Ugualmente gli essere umani come le foglie sono immersi in un mondo fatto di altre persone, la sopravvivenza e la crescita di ognuno di noi è legata alla presenza di altre creature umane con cui avere scambi. La nostra mente può esistere solo in rapporto ad altre menti.
Ciò che siamo è il risultato dei legami affettivi che instauriamo e della particolare cultura che i nostri genitori ci tramandano.
Fin dai primi giorni di vita, siamo immersi in un ambiente fatto di scambi e relazioni, le prime interazioni che abbiamo con chi si prende cura di noi sono i mattoni con cui si costruirà, poco alla volta, la nostra identità... in altre parole, noi siamo tutte le relazioni importanti/significative che abbiamo avuto fin da bambini.
Come mai da adulti possiamo trovarci coinvolti in relazioni simili a quelle che avevamo da piccoli con i nostri genitori?
Perché lo stile relazionale (cioè il modo in cui interagiamo con gli altri) è una sorta di “conoscenza”, abilità, che impariamo osservando come si relazionano con noi le nostre figure di riferimento. Imparare a stare insieme con le altre persone (in modi specifici e caratteristici), può essere paragonato al modo in cui impariamo a guidare la macchina o andare in bicicletta: all’inizio dobbiamo fare molta esperienza, esercizi ripetuti, osservare come fanno gli altri, impiegare i nostri sforzi e la nostra volontà per acquisire tutte le procedure necessarie; ma poco alla volta tutte le azioni utili alla guida diventano automatiche...non dobbiamo pensarci più....le facciamo e basta!
Il bagaglio di “conoscenze” sul modo di stare “insieme con l’altro”, che impariamo da piccoli nella nostra famiglia di origine, tende a persistere quasi immutato per tutta la vita.
Di conseguenza da adulti quando costruiamo un legame con qualcuno (partner, figlio, datore di lavoro, terapeuta), possiamo tendere inconsapevolmente a interagire con lui come hanno fatto i nostri genitori con noi; oppure ad aspettarci che l’altro ci consideri e ci tratti così come siamo stati considerati e trattati da bambini.
Così per esempio, un uomo che nell’infanzia veniva frequentemente minacciato di abbandono può essere portato ad attribuire intenzioni del genere alla moglie. Ciò ovviamente può causare conflitti ed incomprensioni. Egli è però inconsapevole di essere così tanto condizionato dalle sue passate esperienze relazionali e ha difficoltà a mettere in discussione le sue convinzioni.
Perché alcune persone hanno la tendenza a ripetere sempre le stesse esperienze dolorose, a provare gli stessi sentimenti spiacevoli e a instaurare le stesse relazioni autodistruttive?
Come abbiamo visto, la motivazione centrale dell’esperienza umana è la ricerca e il mantenimento di un legame emotivo intenso con un’altra persona. Abbiamo bisogno del legame anche se è problematico: una relazione dolorosa, distruttiva e frustrante è preferibile al senso di esclusione ed isolamento.
Essere diversi, anche se questo significa aprirsi alla gioia e alla vera intimità con gli altri, significa - in un certo senso - perdere metaforicamente (mettere in discussione) i legami del passato che hanno fornito un senso duraturo di appartenenza e connessione, anche se mediato dal dolore e dalla desolazione.
Come possiamo vivere al meglio i nostri legami intimi? Il cambiamento è possibile?
Si, il cambiamento è possibile così come è possibile costruire relazioni profonde, autentiche, soddisfacenti basate sulla condivisione e la reciprocità ...in che modo?
Sicuramente attraverso un percorso personale di introspezione che possa favorire la consapevolezza di se stessi (dei propri sentimenti, bisogni e desideri) e la comprensione delle proprie modalità relazionali caratteristiche e ripetitive, affinché sia possibile riconoscere l’influenza del passato nella vita presente e sviluppare la capacità di abbandonarsi con gioia e fiducia alle nuove esperienze/possibilità che ogni nuovo incontro ci può fornire.
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