13/12/2025
Gli stereotipi di genere nella prima infanzia: il rosa per le femmine 🩷 e l'azzurro per i maschietti 🩵
Se andiamo indietro di qualche secolo, scopriamo che, prima dell'800, il bianco era l'unico colore associato ad entrambi i generi, perché durevole ai vari lavaggi. Quindi, bambine e bambini si vestivano tendenzialmente di bianco, simbolo, tra l'altro, di purezza.
Con l'arrivo dell'800 si definirono dei colori ben precisi per distinguere il genere dei neonati e dei bambini.
Il colore rosa - udite, udite! - era associato ai maschietti, in quanto ritenuto una sfumatura del rosso, una tonalità forte, virile.
Il colore azzurro, invece, era normalmente associato alle femmine, perché più delicato e grazioso, richiamando, tra l'altro, le sfumature del velo della Madonna.
Intorno al 1940, alcuni produttori americani di abbigliamento infantile invertirono il trend, iniziando a pubblicizzare il rosa come colore adatto alle femminucce e l'azzurro per i maschietti.
Matteo Bussola, nel romanzo “Viola e il Blu”, una lettura per bambine e bambini, ma anche per adulti, affronta il tema degli stereotipi e della parità di genere, attraverso il dialogo tra un papà e la sua bambina.
Ma perché il rosa dev'essere il colore delle femmine e il blu dev’essere quello dei maschi? 🤔
Contrastare gli stereotipi è un atto di libertà, di riconoscimento del diritto di crescere nel rispetto della propria unicità.
Dobbiamo avere il coraggio di scegliere di essere sempre noi stessi, senza il timore di infrangere le aspettative di una società che tende ad incasellare i comportamenti maschili o femminili, secondo schemi o gabbie mentali predefinite.