Human Project Torino

Human Project Torino Via Susa 35 - Torino

08/05/2026

Per molte persone, parlare di pesi dopo una certa età fa ancora scattare una reazione abbastanza prevedibile: "Non è un po' troppo?"

In realtà, spesso no.

Con il passare degli anni, forza e massa muscolare tendono a ridursi. E questa non è una faccenda da palestra. Entra in gesti molto normali: alzarsi da una sedia, fare le scale, camminare con più sicurezza, tollerare meglio le attività di ogni giorno.

Quando la forza cala, alcune cose diventano più faticose. A volte ci si sente meno stabili, meno sicuri, più "fragili".

Per questo il lavoro di forza può avere senso anche in età avanzata, se è costruito bene, per mantenere funzione, autonomia e margine di movimento.

In fisioterapia questo conta, perché lavorare sul corpo non significa solo ridurre un sintomo. Significa anche aiutare una persona a restare capace nelle cose che per lei contano davvero.

Detta male, sembra "fare esercizi". Detta bene, significa continuare a usare il proprio corpo con più fiducia.



Seguin R, Nelson ME. The benefits of strength training for older adults. Am J Prev Med. 2003;25(3 Suppl 2):141-149. doi:10.1016/S0749-3797(03)00177-6.

Per molte persone, parlare di pesi dopo una certa età fa ancora scattare una reazione abbastanza prevedibile: "Non è un ...
08/05/2026

Per molte persone, parlare di pesi dopo una certa età fa ancora scattare una reazione abbastanza prevedibile: "Non è un po' troppo?"

In realtà, spesso no.

Con il passare degli anni, forza e massa muscolare tendono a ridursi. E questa non è una faccenda da palestra. Entra in gesti molto normali: alzarsi da una sedia, fare le scale, camminare con più sicurezza, tollerare meglio le attività di ogni giorno.

Quando la forza cala, alcune cose diventano più faticose. A volte ci si sente meno stabili, meno sicuri, più "fragili".

Per questo il lavoro di forza può avere senso anche in età avanzata, se è costruito bene, per mantenere funzione, autonomia e margine di movimento.

In fisioterapia questo conta, perché lavorare sul corpo non significa solo ridurre un sintomo. Significa anche aiutare una persona a restare capace nelle cose che per lei contano davvero.

Detta male, sembra "fare esercizi". Detta bene, significa continuare a usare il proprio corpo con più fiducia.



Seguin R, Nelson ME. The benefits of strength training for older adults. Am J Prev Med. 2003;25(3 Suppl 2):141-149. doi:10.1016/S0749-3797(03)00177-6.

01/05/2026

🏥 Per molto tempo l'esercizio è stato visto come qualcosa da aggiungere "dopo".

Dopo i farmaci. Dopo il riposo. Dopo, "quando starai un po' meglio".

Il problema è che, in molte condizioni croniche, questo schema non funziona.

Un ampio lavoro scientifico pubblicato su Scandinavian Journal of Medicine & Science in Sports ha raccolto le evidenze sull'esercizio come parte del trattamento in 26 malattie croniche diverse, tra cui condizioni cardiovascolari, metaboliche, neurologiche, respiratorie e muscoloscheletriche. 🧠❤️🫁

Tradotto: in diversi casi l'esercizio non serve solo a "tenersi attivi", ma può contribuire in modo concreto a migliorare sintomi, funzione fisica, capacità di svolgere attività quotidiane e qualità della vita.

Per esempio:
dopo un ictus può aiutare a migliorare il cammino e la capacità di sforzo;
nell'ipertensione può contribuire alla riduzione della pressione arteriosa;
nel diabete tipo 2 può migliorare il controllo glicemico e la sensibilità all'insulina. 📈

Muoversi conta. Ma non tutto l'esercizio produce gli stessi effetti: cambiano tipo, dose, intensità e obiettivom frequenza, conta il punto di partenza della persona. 🎯

Ed è qui che la fisioterapia può fare la differenza.

Perché tra "dovresti muoverti di più" e un percorso costruito bene c'è una bella differenza.
Nel mezzo ci sono valutazione, adattamento, progressione e scelte sensate rispetto alla condizione clinica, ai sintomi e agli obiettivi della persona.

Il corpo ha bisogno di stimoli adatti, proposti nel momento giusto.

A volte il primo passo non è fare di più, ma iniziare in modo più consapevole.



Pedersen BK, Saltin B. Exercise as medicine - evidence for prescribing exercise as therapy in 26 different chronic diseases. Scand J Med Sci Sports. 2015;25 Suppl 3:1-72. doi:10.1111/sms.12581.

🏥 Per molto tempo l'esercizio è stato visto come qualcosa da aggiungere "dopo".Dopo i farmaci. Dopo il riposo. Dopo, "qu...
01/05/2026

🏥 Per molto tempo l'esercizio è stato visto come qualcosa da aggiungere "dopo".

Dopo i farmaci. Dopo il riposo. Dopo, "quando starai un po' meglio".

Il problema è che, in molte condizioni croniche, questo schema non funziona.

Un ampio lavoro scientifico pubblicato su Scandinavian Journal of Medicine & Science in Sports ha raccolto le evidenze sull'esercizio come parte del trattamento in 26 malattie croniche diverse, tra cui condizioni cardiovascolari, metaboliche, neurologiche, respiratorie e muscoloscheletriche. 🧠❤️🫁

Tradotto: in diversi casi l'esercizio non serve solo a "tenersi attivi", ma può contribuire in modo concreto a migliorare sintomi, funzione fisica, capacità di svolgere attività quotidiane e qualità della vita.

Per esempio:
dopo un ictus può aiutare a migliorare il cammino e la capacità di sforzo;
nell'ipertensione può contribuire alla riduzione della pressione arteriosa;
nel diabete tipo 2 può migliorare il controllo glicemico e la sensibilità all'insulina. 📈

Muoversi conta. Ma non tutto l'esercizio produce gli stessi effetti: cambiano tipo, dose, intensità e obiettivom frequenza, conta il punto di partenza della persona. 🎯

Ed è qui che la fisioterapia può fare la differenza.

Perché tra "dovresti muoverti di più" e un percorso costruito bene c'è una bella differenza.
Nel mezzo ci sono valutazione, adattamento, progressione e scelte sensate rispetto alla condizione clinica, ai sintomi e agli obiettivi della persona.

Il corpo ha bisogno di stimoli adatti, proposti nel momento giusto.

A volte il primo passo non è fare di più, ma iniziare in modo più consapevole.



Pedersen BK, Saltin B. Exercise as medicine - evidence for prescribing exercise as therapy in 26 different chronic diseases. Scand J Med Sci Sports. 2015;25 Suppl 3:1-72. doi:10.1111/sms.12581.

24/04/2026

C'è una cosa strana che succede quando la vita si complica davvero: il corpo viene messo in panchina. 🪑

Come se aspettare fosse l'unica cosa sensata da fare. Eppure i dati dicono altro.

Una revisione pubblicata sul British Journal of Cancer nel 2024 ha mappato il ruolo dell'esercizio fisico lungo tutto il percorso oncologico. Il razionale biologico è concreto: l'esercizio agisce sui marcatori infiammatori, sui livelli di insulina e IGF-1, sul profilo lipidico e sulla funzione cardiovascolare. Tutti pathway coinvolti sia nello sviluppo del cancro che nella risposta alle terapie.

Non è solo benessere percepito. Chi si muove durante la chemioterapia tende a tollerarla meglio: le evidenze mostrano una maggiore dose-intensità relativa del trattamento sistemico nei pazienti che seguono programmi di esercizio strutturato. Il corpo allenato regge di più, ed è un dato, non una speranza.

Sul fronte sopravvivenza, i numeri sono precisi: riduzione del 30% della mortalità cancro-specifica e del 32% della mortalità per tutte le cause nelle persone con diagnosi di cancro al seno, colon-retto e prostata che mantengono livelli adeguati di attività fisica.

Le linee guida ACSM e ASCO indicano 150 minuti settimanali di aerobica moderata e rinforzo muscolare due volte a settimana, sempre calibrati sulla situazione clinica individuale.

Il fisioterapista entra in questo processo prima, durante e dopo il trattamento: adatta l'esercizio a tolleranza, stadio e comorbidità. Non movimento generico, ma prescrizione con una direzione precisa. Il corpo, anche in quei momenti, può restare una risorsa attiva.



Yang L, Courneya KS, Friedenreich CM. The Physical Activity and Cancer Control (PACC) framework: update on the evidence, guidelines, and future research priorities. Br J Cancer. 2024 Oct;131(6):957-969. Epub 2024 Jun 27. PMID: 38926526; PMCID: PMC11405831.

C'è una cosa strana che succede quando la vita si complica davvero: il corpo viene messo in panchina. 🪑Come se aspettare...
24/04/2026

C'è una cosa strana che succede quando la vita si complica davvero: il corpo viene messo in panchina. 🪑

Come se aspettare fosse l'unica cosa sensata da fare. Eppure i dati dicono altro.

Una revisione pubblicata sul British Journal of Cancer nel 2024 ha mappato il ruolo dell'esercizio fisico lungo tutto il percorso oncologico. Il razionale biologico è concreto: l'esercizio agisce sui marcatori infiammatori, sui livelli di insulina e IGF-1, sul profilo lipidico e sulla funzione cardiovascolare. Tutti pathway coinvolti sia nello sviluppo del cancro che nella risposta alle terapie.

Non è solo benessere percepito. Chi si muove durante la chemioterapia tende a tollerarla meglio: le evidenze mostrano una maggiore dose-intensità relativa del trattamento sistemico nei pazienti che seguono programmi di esercizio strutturato. Il corpo allenato regge di più, ed è un dato, non una speranza.

Sul fronte sopravvivenza, i numeri sono precisi: riduzione del 30% della mortalità cancro-specifica e del 32% della mortalità per tutte le cause nelle persone con diagnosi di cancro al seno, colon-retto e prostata che mantengono livelli adeguati di attività fisica.

Le linee guida ACSM e ASCO indicano 150 minuti settimanali di aerobica moderata e rinforzo muscolare due volte a settimana, sempre calibrati sulla situazione clinica individuale.

Il fisioterapista entra in questo processo prima, durante e dopo il trattamento: adatta l'esercizio a tolleranza, stadio e comorbidità. Non movimento generico, ma prescrizione con una direzione precisa. Il corpo, anche in quei momenti, può restare una risorsa attiva.



Yang L, Courneya KS, Friedenreich CM. The Physical Activity and Cancer Control (PACC) framework: update on the evidence, guidelines, and future research priorities. Br J Cancer. 2024 Oct;131(6):957-969. Epub 2024 Jun 27. PMID: 38926526; PMCID: PMC11405831.

17/04/2026

"Il dolore cronico? Devi imparare a conviverci."

Quante volte l'hai sentito dire. E quante volte hai pensato che forse non era davvero una risposta.

Non lo è. O almeno, non è tutta la risposta.

Una ricerca pubblicata su PLoS ONE nel 2024 ha analizzato quasi 490.000 persone per capire perché certi dolori muscoloscheletrici non passano. E quello che emerge è che il dolore cronico non dipende solo da quanto è danneggiata una struttura. Dipende da chi sei, da come stai, da quanto ti senti al sicuro nel tuo corpo e nel tuo contesto.

Tra i fattori che aumentano il rischio di cronicizzazione con evidenza moderata ci sono: la paura del movimento, l'isolamento sociale, il contesto lavorativo e l'intensità del dolore nei primi giorni dall'insorgenza.

La paura del movimento, in particolare, ha un meccanismo preciso. Più eviti, più il sistema nervoso impara che quel gesto è pericoloso. Non perché lo sia: perché in un dolore prolungato il cervello cambia davvero il modo in cui elabora i segnali. Questo processo ha un nome, nociplasticità, e spiega perché trattare solo il tessuto spesso non basta.

Ecco dove entra in gioco la fisioterapia. Non per prometterti che il dolore sparirà del tutto e in fretta, ma per aiutarti a capire cosa sta succedendo, ridurre l'evitamento, recuperare il movimento con senso e gradualità, per tornare a vivere bene.

Se hai un dolore che si trascina, scrivici.



Dunn M, Rushton AB, Mistry J, Soundy A, Heneghan NR. The biopsychosocial factors associated with development of chronic musculoskeletal pain. An umbrella review and meta-analysis of observational systematic reviews. PLoS One. 2024

"Il dolore cronico? Devi imparare a conviverci."Quante volte l'hai sentito dire. E quante volte hai pensato che forse no...
17/04/2026

"Il dolore cronico? Devi imparare a conviverci."

Quante volte l'hai sentito dire. E quante volte hai pensato che forse non era davvero una risposta.

Non lo è. O almeno, non è tutta la risposta.

Una ricerca pubblicata su PLoS ONE nel 2024 ha analizzato quasi 490.000 persone per capire perché certi dolori muscoloscheletrici non passano. E quello che emerge è che il dolore cronico non dipende solo da quanto è danneggiata una struttura. Dipende da chi sei, da come stai, da quanto ti senti al sicuro nel tuo corpo e nel tuo contesto.

Tra i fattori che aumentano il rischio di cronicizzazione con evidenza moderata ci sono: la paura del movimento, l'isolamento sociale, il contesto lavorativo e l'intensità del dolore nei primi giorni dall'insorgenza.

La paura del movimento, in particolare, ha un meccanismo preciso. Più eviti, più il sistema nervoso impara che quel gesto è pericoloso. Non perché lo sia: perché in un dolore prolungato il cervello cambia davvero il modo in cui elabora i segnali. Questo processo ha un nome, nociplasticità, e spiega perché trattare solo il tessuto spesso non basta.

Ecco dove entra in gioco la fisioterapia. Non per prometterti che il dolore sparirà del tutto e in fretta, ma per aiutarti a capire cosa sta succedendo, ridurre l'evitamento, recuperare il movimento con senso e gradualità, per tornare a vivere bene.

Se hai un dolore che si trascina, scrivici.



Dunn M, Rushton AB, Mistry J, Soundy A, Heneghan NR. The biopsychosocial factors associated with development of chronic musculoskeletal pain. An umbrella review and meta-analysis of observational systematic reviews. PLoS One. 2024

10/04/2026

“Ho il linfedema. Posso allenarmi o peggioro la situazione?”

È una domanda che sentiamo spesso, soprattutto dopo un intervento oncologico. 💬

Per anni è passato il messaggio che il movimento potesse aumentare il rischio di gonfiore o aggravare il linfedema dopo un intervento oncologico. Oggi le evidenze scientifiche raccontano qualcosa di diverso.

Una revisione sistematica con meta-analisi ha analizzato gli effetti dell’esercizio nelle persone con linfedema correlato a trattamento oncologico. Il risultato?
L’esercizio, se programmato in modo adeguato, non peggiora il linfedema. In molti casi è associato a miglioramenti della forza e della qualità di vita.

Questo non significa “allenarsi a caso”. Significa che il movimento, dosato e supervisionato, è parte della gestione del linfedema.

Nel nostro lavoro da Human Project, il percorso per il linfedema non si limita al drenaggio o alla compressione. Integra anche un programma di esercizio mirato, adattato alla persona, al tipo di intervento subito, al livello di edema e alla tolleranza individuale.

L’obiettivo non è solo controllare il gonfiore: è permetterti di tornare a usare il tuo corpo con fiducia. 💪

Muoversi non è il nemico del linfedema, l’improvvisazione sì.

Se stai affrontando un percorso dopo un intervento oncologico e vuoi capire come integrare l’esercizio in sicurezza, possiamo costruirlo insieme.



Singh B, Disipio T, Hayes SC, et al. Systematic review and meta-analysis of the effects of exercise for those with cancer-related lymphedema. Arch Phys Med Rehabil. 2016;97(2):302-315. doi:10.1016/j.apmr.2015.09.012

“Ho il linfedema. Posso allenarmi o peggioro la situazione?”È una domanda che sentiamo spesso, soprattutto dopo un inter...
10/04/2026

“Ho il linfedema. Posso allenarmi o peggioro la situazione?”

È una domanda che sentiamo spesso, soprattutto dopo un intervento oncologico. 💬

Per anni è passato il messaggio che il movimento potesse aumentare il rischio di gonfiore o aggravare il linfedema dopo un intervento oncologico. Oggi le evidenze scientifiche raccontano qualcosa di diverso.

Una revisione sistematica con meta-analisi ha analizzato gli effetti dell’esercizio nelle persone con linfedema correlato a trattamento oncologico. Il risultato?
L’esercizio, se programmato in modo adeguato, non peggiora il linfedema. In molti casi è associato a miglioramenti della forza e della qualità di vita.

Questo non significa “allenarsi a caso”. Significa che il movimento, dosato e supervisionato, è parte della gestione del linfedema.

Nel nostro lavoro da Human Project, il percorso per il linfedema non si limita al drenaggio o alla compressione. Integra anche un programma di esercizio mirato, adattato alla persona, al tipo di intervento subito, al livello di edema e alla tolleranza individuale.

L’obiettivo non è solo controllare il gonfiore: è permetterti di tornare a usare il tuo corpo con fiducia. 💪

Muoversi non è il nemico del linfedema, l’improvvisazione sì.

Se stai affrontando un percorso dopo un intervento oncologico e vuoi capire come integrare l’esercizio in sicurezza, possiamo costruirlo insieme.



Singh B, Disipio T, Hayes SC, et al. Systematic review and meta-analysis of the effects of exercise for those with cancer-related lymphedema. Arch Phys Med Rehabil. 2016;97(2):302-315. doi:10.1016/j.apmr.2015.09.012

03/04/2026

“Ormai è tardi per mettere su muscolo”.

È una frase che sentiamo spesso. E no, non è vera 🙂

Uno studio del 2022 ha messo insieme i risultati di più ricerche su persone sopra i 65 anni per capire cosa succede alla massa muscolare quando ci si allena… e quando si smette.

Cosa emerge? 📊

Dopo 9–24 settimane di allenamento di forza (2–3 volte a settimana), la dimensione del muscolo aumenta in modo significativo (effect size: 0.99). Tradotto: il muscolo degli over 65 risponde. E risponde bene.

Ma cosa succede se si smette?

Quando l’allenamento viene interrotto, la massa muscolare tende a ridursi (effect size: −0.83). Tuttavia, la durata conta:
– dopo 12–24 settimane di stop la riduzione non è significativa
– dopo 31–52 settimane la perdita diventa significativa

In altre parole: il corpo si adatta quando lo stimoli. E si riadatta quando lo stimolo sparisce.

Questo non è un messaggio di allarme. È un messaggio di "responsabilità serena".

Se ti fermi per un periodo (un viaggio, un intervento, un momento difficile), non “rovini tutto”. Ma nel lungo termine, la continuità fa la differenza.

Da Human Project lavoriamo proprio su questo:
*Proteggere quando c’è dolore,
*Ristabilire schemi motori efficaci,
*Consolidare i risultati,
*Sviluppare forza e autonomia nel tempo.

Perché la forza non è solo una questione di muscoli, è una questione di indipendenza, di cadute evitate, di qualità di vita.

Il corpo, anche a 70 anni, ascolta quello che fai. La domanda è: che messaggio vuoi mandargli? 💭



Grgic J. Use It or Lose It? A Meta-Analysis on the Effects of Resistance Training Cessation (Detraining) on Muscle Size in Older Adults. Int J Environ Res Public Health. 2022;19(21):14048. doi:10.3390/ijerph192114048

Indirizzo

Italia 61

Orario di apertura

Lunedì 07:00 - 21:00
Martedì 07:00 - 21:00
Mercoledì 07:00 - 21:00
Giovedì 07:00 - 21:00
Venerdì 07:00 - 21:00
Sabato 07:00 - 15:00

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