17/04/2026
🌸𝐋𝐚 𝐏𝐫𝐢𝐦𝐚𝐯𝐞𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐏𝐞𝐫𝐬𝐞𝐟𝐨𝐧𝐞
𝘐𝘰 𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘒𝘰𝘳𝘦: 𝘭𝘢 𝘨𝘪𝘰𝘷𝘪𝘯𝘦𝘻𝘻𝘢, 𝘭’𝘪𝘯𝘯𝘰𝘤𝘦𝘯𝘻𝘢, 𝘭𝘢 𝘭𝘦𝘨𝘨𝘦𝘳𝘦𝘻𝘻𝘢.
𝘚𝘰𝘯𝘰 𝘭𝘢 𝘋𝘦𝘢 𝘥𝘦𝘭 𝘍𝘪𝘰𝘳𝘦, 𝘶𝘯𝘢 𝘴𝘵𝘢𝘨𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘯𝘢𝘵𝘶𝘳𝘢 𝘦 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘷𝘪𝘵𝘢 𝘥𝘪 𝘰𝘨𝘯𝘪 𝘥𝘰𝘯𝘯𝘢.
𝘐𝘰 𝘩𝘰 𝘤𝘰𝘯𝘰𝘴𝘤𝘪𝘶𝘵𝘰 𝘭’𝘰𝘴𝘤𝘶𝘳𝘪𝘵𝘢̀ 𝘥𝘦𝘭𝘭’𝘈𝘥𝘦, 𝘩𝘰 𝘢𝘴𝘴𝘢𝘨𝘨𝘪𝘢𝘵𝘰 𝘪 𝘤𝘩𝘪𝘤𝘤𝘩𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘮𝘦𝘭𝘢𝘨𝘳𝘢𝘯𝘢 𝘳𝘪𝘵𝘳𝘰𝘷𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘤𝘰𝘴𝘪̀ 𝘪𝘭 𝘮𝘪𝘰 𝘯𝘰𝘮𝘦: 𝘗𝘦𝘳𝘴𝘦𝘧𝘰𝘯𝘦, 𝘭𝘢 𝘛𝘦𝘳𝘳𝘪𝘣𝘪𝘭𝘦,𝘚𝘪𝘭𝘦𝘯𝘻𝘪𝘰𝘴𝘢 𝘚𝘪𝘨𝘯𝘰𝘳𝘢 𝘥𝘦𝘭 𝘙𝘦𝘨𝘯𝘰 𝘥𝘦𝘪 𝘔𝘰𝘳𝘵𝘪.
𝘚𝘰𝘭𝘰 𝘥𝘰𝘱𝘰 𝘢𝘷𝘦𝘳 𝘷𝘢𝘳𝘤𝘢𝘵𝘰 𝘭𝘢 𝘴𝘰𝘨𝘭𝘪𝘢 𝘥𝘦𝘭 𝘣𝘶𝘪𝘰,𝘵𝘳𝘢𝘷𝘦𝘳𝘴𝘢𝘵𝘰 𝘪𝘭 𝘮𝘰𝘯𝘥𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘰𝘮𝘣𝘳𝘦, 𝘱𝘰𝘴𝘴𝘰 𝘳𝘪𝘴𝘢𝘭𝘪𝘳𝘦 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘭𝘶𝘤𝘦𝘵𝘦𝘯𝘦𝘯𝘥𝘰 𝘧𝘳𝘢 𝘭𝘦 𝘮𝘢𝘯𝘪 𝘭𝘢 𝘴𝘢𝘤𝘳𝘢 𝘮𝘦𝘭𝘢𝘨𝘳𝘢𝘯𝘢,𝘴𝘪𝘮𝘣𝘰𝘭𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭’𝘦𝘵𝘦𝘳𝘯𝘰 𝘳𝘪𝘵𝘰𝘳𝘯𝘰
𝘖𝘮𝘦𝘳𝘰
Nell'equilibrio, nell'armonia di luce e buio, luna e sole, maschile e femminile, ci viene incontro un mondo nuovo, ricco di promesse, di fertilità, di apertura, di possibilità e colori. La Primavera, stagione di espansione, di creatività e di danza gioiosa.
Kore era la sola figlia di Demetra e la sua vicenda mitica si snoda intorno al suo rapimento da parte di Ade, fratello sotterraneo di Zeus, la disperazione di Demetra per il distacco (che coincide con la stagione invernale sulla terra) e il loro ricongiungimento che dà l’avvio al ciclo stagionale, sancendo che Kore trascorra due stagioni all’anno, primavera ed estate, con la madre (che per la felicità restituisce la fecondità alla Terra) e due, autunno-inverno con Ade nel regno dei morti.
Kore è una puella, giovane e spensierata ma grazie all’incontro con il maschile Ade diventerà regine degli inferi, del mondo sotterraneo, immagianle.
Il mito, secondo Baldaro Verde rappresenta così
l’identità femminile lungo il corso dell’intera vita in tutti i suoi ruoli. (Baldaro Verde, 1987, p. 5).
Nella prima parte del mito, Demetra e Kore sono l’una nell’altra, in un tenero rapporto simbiotico, in una dimensione fusionale non soltanto fisica ma soprattutto psicologica.
Benché sia una fanciulla Kore dorme ancora abbracciata alla madre e in tale intimità viene delineata da Vegetti Finzi:
“mentre dorme tra le braccia della madre”Vegetti Finzi, 1993, p. 89
Entrambe sono l’una lo specchio dell’altra, il modello in cui ciascuna riflette la propria identità.
La psiche preesiste alla coscienza (per esempio nella bambina), da una parte partecipa alla psiche della madre, per l’altra parte trova un prolungamento nella psiche della figlia.
“Si potrebbe perciò dire che ogni madre contiene in sé la propria figlia e ogni figlia la propria madre, e che ogni donna si amplia per un verso nella madre, per l’altro nella figlia.”
Jung, 1941, p. 230
La necessaria separazione dalla madre per il raggiungimento dello stadio di donna adulta è simbolizzato, secondo Jole Baldaro Verde, dal melograno rosso che può rappresentare sia l’evento mestruale che il sangue della deflorazione.
“Sono la mestruazione e la deflorazione che permettono alla figlia femmina l’identificazione positiva con la Madre-creatrice-di-vita e con la Madre-compagna-di-un-uomo. “
Baldaro Verde, 1987, p. 31
La separazione tra figlia e madre è un evento importante per entrambe nell’acquisizione delle proprie identità.
Entrambe dovranno fare i conti con le modificazioni fisiche ed entrambe dovranno separarsi l’una dall’altra.
Simbolicamente è come uno sprofondare nel mondo degli Inferi, un’immergersi tra gli strati più profondi della psiche.
Tuttavia ogni donna, prima o poi, sarà in grado di ritornare dagli Inferi sulla terra. Autonomamente o aiutata da chi conosce il mondo inconscio e può farle da guida, saprà dare ai cambiamenti legati all’identità femminile, una risposta adeguata e ristrutturare in maniera positiva il proprio Sé. La donna dovrà essere capace di modificare quella che era e risorgere completamente rinnovata, operando una mediazione tra ciò che era da ragazza e ciò che è attualmente, integrando entrambi gli aspetti nella personalità. Dovrà iniziare una nuova vita.
Il mito parla dell’incontro di una donna con un uomo, ma anche dell’incontro di una donna con le parti “maschili” di sé.
All’inizio del racconto vediamo una Kore ignara del mondo maschile e in qualche modo indifesa, che gioca sul prato con delle amiche.
Kore rappresenta una fase di passaggio, quella fase in cui la donna si trova a dover fronteggiare la tensione tra il desiderio di incontrare il mondo maschile e la paura di questo incontro. Kore è il simbolo della fanciulla inconsapevole, innocente, ingenua, che può vivere ignara del mondo maschile, protetta dalla natura materna. Questa fase, questa modalità di essere non è solo tipica dell’età giovanile ma, per fortuna, torna ciclicamente in diversi momenti della vita, anche nella donna adulta. Il passaggio attraverso il rapimento subito da Kore; questo urto improvviso, emotivamente sconvolgente, con il mondo maschile, questa morte simbolica è necessaria per poter rompere la fusione primaria con il mondo psichico materno e per poter rinascere donna dalla ragazzina che ci si lascia alle spalle. Nel mito questo passaggio è rappresentato dalla trasformazione di Kore (la fanciulla) in Persefone (la sposa di Ade). L’incontro con Ade è un momento di trasformazione, che nella vita spesso si manifesta attraverso un periodo di crisi.
𝘗𝘦𝘳𝘴𝘦𝘧𝘰𝘯𝘦 𝘴𝘪 𝘢𝘵𝘵𝘪𝘷𝘢 𝘰𝘨𝘯𝘪 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘷𝘰𝘭𝘵𝘢 𝘦̀ 𝘪𝘯 𝘢𝘵𝘵𝘰 𝘶𝘯 𝘱𝘳𝘰𝘤𝘦𝘴𝘴𝘰 𝘵𝘦𝘢𝘴𝘧𝘰𝘳𝘮𝘢𝘳𝘪𝘷𝘰, 𝘳𝘪-𝘨𝘦𝘯𝘦𝘳𝘢𝘵𝘪𝘷𝘰, 𝘲𝘶𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘴𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘱𝘳𝘰𝘯𝘵𝘪 𝘢𝘭 𝘯𝘶𝘰𝘷𝘰, 𝘲𝘶𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘴𝘵𝘢 𝘱𝘦𝘳 𝘨𝘪𝘶𝘯𝘨𝘦𝘳𝘦 𝘶𝘯𝘢 𝘯𝘶𝘰𝘷𝘢 𝘱𝘳𝘪𝘮𝘢𝘷𝘦𝘳𝘢.