Psicologa Jesi Dott.ssa Laura Bocci

Psicologa Jesi Dott.ssa Laura Bocci Studio di Psicologia dell'età evolutiva e adulta >328 869 9462 Terapia Sostegno e Consulenza per il disagio psicologico, emotivo e relazionale

Sono Laura Bocci, dottoressa in Psicologia Clinica e di Comunità. Dal 2005 iscritta all'Ordine degli Psicologi delle Marche al n. 1260. La mia professione consiste nel promuovere il benessere psicologico e nel migliorare la capacità delle persone di comprendere sé stesse e gli altri e di comportarsi in maniera congrua, consapevole ed efficace. Da quasi 20 anni offro aiuto a chi domanda una via d'uscita dal proprio disagio psicologico, emotivo e relazionale (in famiglia, al lavoro, a scuola...). Dopo essermi laureata e abilitata all'esercizio della professione, ho iniziato il mio percorso di formazione alla psicoanalisi; prima presso l'Antenna del Campo Freudiano di Ancona, poi presso l'Istituto della Clinica dei Legami Sociali di Macerata. Negli anni ho lavorato nel campo dei servizi educativi scolastici e domiciliari; dei servizi psichiatrici; delle dipendenze e del disagio minorile presso strutture residenziali e semi-residenziali. Nel mio studio di psicologia mi occupo di problematiche relative all'infanzia, all'adolescenza e all'età adulta. Ogni percorso è personalizzato, nel rispetto della specificità personali, delle esigenze e dei tempi del paziente.

📌 Essere presenti a sé nell’era dello scroll infinitoViviamo in un tempo in cui non guardiamo più: "scrolliamo".E così p...
28/11/2025

📌 Essere presenti a sé nell’era dello scroll infinito

Viviamo in un tempo in cui non guardiamo più: "scrolliamo".
E così perdiamo il contatto con il nostro desiderio.

Riempiamo ogni vuoto con immagini che non ci riguardano, mentre il desiderio avrebbe bisogno di attesa, silenzio, pause.

Ecco il paradosso: più siamo connessi, più diventiamo muti. Un soggetto pieno di stimoli ma povero di parola.

👉 Andrebbe ritrovato un piccolo spazio di presenza, dove il desiderio possa tornare a parlarci.

Non è disconnettersi.
È riconnettersi a sé







✨ Dalla finestra di un terapeuta ✨A volte ci sorprendiamo a coltivare ideali, illusioni e sogni senza neanche accorgerce...
26/11/2025

✨ Dalla finestra di un terapeuta ✨

A volte ci sorprendiamo a coltivare ideali, illusioni e sogni senza neanche accorgercene.
Non perché siamo ingenui, ma perché ne abbiamo bisogno.

Queste costruzioni interiori funzionano come piccole barriere protettive: ci aiutano a tollerare le angosce, a dare un senso alle incertezze, a immaginare un futuro possibile quando il presente fa paura.

Dalla stanza del colloquio lo vedo accadere spesso:
non è un errore, e non è un difetto.
È una dinamica umana che, se riconosciuta, può trasformarsi in una risorsa preziosa.

Il lavoro psicologico non è “smontare i sogni”, ma comprenderli: capire cosa proteggono, cosa raccontano di noi, e come possono diventare ponti verso la realtà, anziché barriere contro di essa. Per vivere meglio✨

05/11/2025

Nel lavoro di crescere i figli, le cose importantisi fanno momento per momento, mentre accadono i fatti della vita.Non e...
23/10/2025

Nel lavoro di crescere i figli, le cose importanti
si fanno momento per momento, mentre accadono i fatti della vita.
Non esistono lezioni né momenti specifici per imparare.
La lezione avviene sulla traccia del modo
in cui le persone coinvolte reagiscono

22/10/2025

17/10/2025

🌟 l’unica intelligenza che possiamo davvero dire nostra: quella capace di responsabilità, di limite e di futuro.

🌟 è solo quando smettiamo di chiedere alla macchina – e a chiunque altro – di salvarci, che cominciamo davvero a capire chi siamo.

Adolescente suicida a 14 anni: voglio riflettere sul peso della parola- Non sappiamo se siano state i nomignoli “Paolett...
19/09/2025

Adolescente suicida a 14 anni: voglio riflettere sul peso della parola

- Non sappiamo se siano state i nomignoli “Paoletta” o “Nino D’Angelo”, come riportano i giornali, a farlo precipitare. Ciò che sappiamo è che l’adolescenza è estrema fragilità -

Colpisce al cuore la durezza con la quale il piccolo Paolo ha scelto di dire addio alla vita, forse bullizzato dai compagni. Una naturalezza che contrasta con la drammaticità della scelta improvvisa, ma che nasconde un lungo tormento interiore: un inferno silenzioso, non trasmissibile, rimasto senza parola e inosservato ai più.

Non addentriamoci nelle cronache giudiziarie, che scaveranno sin troppo nella vita di questo piccolo uomo fragile, né cerchiamo il punto preciso — lo scherzo o l’insulto — che possa aver fatto detonare il desiderio di non esistere più. Proviamo invece ad andare oltre, riflettendo sul peso della parola.

Per lui, come per tanti adolescenti, la scuola era forse un banco di prova: il primo giudizio sul proprio corpo, sul proprio essere, spesso vissuto come ingombrante, angosciante, ingestibile. Sappiamo che i ragazzi usano la parola con leggerezza crudele, dura, a volte devastante. Il “bullismo” non è fenomeno nuovo: è antico quanto la vita e si nutre spesso della diluizione di responsabilità all’interno del gruppo, fino alla disumanizzazione dell’altro.

Esistono ragazzi che portano fragilità profonde, celate dietro involucri apparentemente solidi. Le parole, però, possono frantumare ogni difesa, lasciandoli nudi. “Ciccione”, “finocchio”: offese che tagliano come lame, scardinando le armature fragili di chi non ha ancora trovato pace con i propri complessi, con la propria identità, con il proprio mondo interno.

Non sappiamo se siano state le parole “Paoletta”, “femminuccia”, “Nino D’Angelo”, come riportano i giornali, a farlo precipitare. Ciò che sappiamo è che l’adolescenza è estrema fragilità. Dietro il pudore e il silenzio si cela spesso l’impossibilità di confidarsi con i genitori, con la scuola, con il mondo. Lo testimoniano i tagli sul corpo, i disturbi alimentari, l’autolesionismo: segni chiari di un cortocircuito, dove la parola non riesce a trovare ascolto e torna a incidere sulla carne.

Non trasformiamo questo evento in una sterile disputa: “è colpa della scuola”, “della famiglia”, “di questo o di quello”. Lasciamo ai genitori il diritto intoccabile del loro dolore, che non deve essere contaminato dalle polemiche.

Pensiamo piuttosto tutti, genitori o meno, che quell’involucro che chiamiamo “ragazzo” è già un individuo che si misura con un mondo adulto che gli chiede performance, bellezza, efficienza sempre più elevate. Il soggetto fragile — e non parlo di diagnosi clinica, ma di una condizione esistenziale che può anche avere un valore resiliente — subisce colpi che noi non avvertiamo. Il peso della parola su di lui è enorme, sconosciuto a chi guarda da fuori.

Una frase fuori posto, un commento ironico, persino uno sguardo possono incrinare la muraglia che si è costruito per difendere la sua fragilità.
Con i figli vale la pena chiedere, e poi chiedere ancora, e ancora, se qualcosa non vada. Perché dietro un silenzio, un calo improvviso dell’umore, un taglio sul corpo, un digiuno ostinato o un isolamento può nascondersi ciò che a noi sfugge.

Disabituati come siamo al vero ascolto, dobbiamo restituire alla parola il suo potere sovrano — dentro le case, e dentro le scuole

M. Montanari

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26/08/2025

🎯Ho trovato 10 regole per rendere le chat di classe un posto migliore. Vale per tutte le chat di gruppo, facciamone buon uso😉

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23/08/2025

[𝑳𝙖 𝙛𝒂𝙩𝒂𝙡𝒆 𝒊𝙙𝒆𝙣𝒕𝙞𝒕𝙖' 𝒅𝙚𝒍𝙡’𝙞𝒏𝙣𝒂𝙢𝒐𝙧𝒂𝙩𝒐]

Sono innamorato? - Sì, poiché sto aspettando. L’altro, invece, non aspetta mai. Talvolta ho voglia di giocare a quello che non aspetta; cerco allora di tenermi occupato, di arrivare in ritardo; ma a questo gioco io perdo
sempre: qualunque cosa io faccia, mi ritrovo sempre sfaccendato o, per meglio dire, in anticipo. La fatale identità dell’innamorato non è altro che: io sono quello che aspetta.

Indirizzo

Jesi
60035

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00
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Telefono

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