18/12/2025
⚠️ Leggere con attenzione ⚠
Più sport si fa dopo i 50 e i 70, minore è l’incidenza di Alzheimer e demenze
A sostenerlo una ricerca del Framingham Heart Study, appena pubblicato su JAMA Network Open
Maggiore è l’esercizio fisico nella mezza età e nella tarda età, minore è l’incidenza dell’Alzheimer e della demenza in generale.
Non è uno slogan, ma il messaggio che arriva da un nuovo lavoro del Framingham Heart Study, appena pubblicato su JAMA Network Open.
E suggerisce che esistono due momenti chiave – intorno ai 50 anni e dopo i 70 – in cui muoversi fa davvero la differenza per il cervello. Lo studio ha seguito per decenni i figli dei partecipanti originari del Framingham, un grande studio epidemiologico iniziato negli anni Cinquanta.
Lo sport e le fasce d’età
Per ognuno sono stati raccolti i dati sull’attività fisica in tre fasi della vita: da giovani adulti (intorno ai 35 anni), in mezza età (circa 50–60 anni) e in tarda età (dopo i 70).
L’attività era auto-riferita con un questionario che teneva conto del tempo trascorso a dormire, seduti, in attività leggere, moderate (come camminare a passo svelto) o intense. Da qui nasceva un indice complessivo: più alto il punteggio, più attivo lo stile di vita.
Lo studio
I partecipanti sono stati seguiti fino al 2023, registrando le diagnosi di demenza e Alzheimer con valutazioni cliniche accurate.
Nel corso del follow-up si sono accumulati centinaia di casi, sufficienti per chiedersi se chi si muoveva di più, e in quale fase della vita, avesse davvero meno probabilità di ammalarsi.
La risposta non è uguale per tutte le età. L’attività fisica da giovani non è risultata chiaramente associata al rischio di demenza molti anni dopo: chi era più attivo a 30–40 anni non aveva, in media, meno diagnosi rispetto ai coetanei più sedentari, una volta considerati gli altri fattori di rischio.
Diverso il quadro quando si guarda alla mezza età: qui le persone nei livelli più alti di attività avevano un rischio di demenza circa inferiore del 40% rispetto al gruppo più sedentario.
Mantenere un cervello giovane: conta anche il rapporto tra muscoli e grasso
Dopo i 70 anni
Una riduzione simile si osservava anche per la tarda età: anche dopo i 70 anni chi si muoveva di più aveva circa il 40–45% di casi in meno rispetto ai coetanei che si muovevano poco.
E questo valeva sia per la demenza in generale, sia in particolare per la malattia di Alzheimer. I ricercatori hanno tenuto conto della presenza della variante APOE, che aumenta il rischio di Alzheimer.
L’attività fisica non “cancella” l’effetto dei geni, ma i dati indicano che restare attivi è associato a un minor rischio di demenza anche in chi parte con questa carta sfavorevole, soprattutto nella tarda età.
Un messaggio rassicurante: la genetica non è un destino immutabile.
Perché nella mezza età
Perché proprio la mezza e la tarda età?
La mezza età è il momento in cui spesso compaiono pressione alta, colesterolo, diabete, aumento di peso.
Il movimento agisce su tutti questi fronti, migliorando la salute dei vasi che nutrono il cervello e riducendo l’infiammazione cronica.
Più avanti negli anni, l’attività fisica aiuta a preservare muscoli, equilibrio, autonomia e sonno, riduce il rischio di depressione e mantiene attivi i circuiti cognitivi e le relazioni sociali: tutti tasselli della cosiddetta “riserva cognitiva”, la capacità del cervello di resistere più a lungo ai danni.
Il fatto che l’attività da giovani non emerga come protettiva in questa analisi non significa che da ragazzi si possa stare sul divano senza problemi: probabilmente il beneficio del movimento precoce passa per una migliore traiettoria di salute nei decenni successivi (meno malattie cardiovascolari, meno diabete, meno obesità), che a sua volta riduce il rischio di demenza.
L’invecchiamento dei muscoli?
È tutto un gioco di equilibri all’interno delle cellule
Ma, guardando ai dati, le due finestre più “sensibili” per il cervello sembrano proprio la mezza e la tarda età. In termini pratici, lo studio non traduce il suo indice in un numero preciso di passi, ma si allinea alle raccomandazioni:
almeno 150 minuti alla settimana di attività moderata, come camminare a passo svelto, oppure 75 minuti di attività più intensa, distribuiti su più giorni.
Per la maggior parte delle persone significa cercare di muoversi ogni giorno quel tanto che basta da “far ve**re un po’ il fiato corto”, senza esagerare, accompagnando il tutto – soprattutto dopo una certa età – con qualche esercizio di forza ed equilibrio.
E per chi è molto anziano o fragile, anche solo ridurre il tempo passato seduti e fare qualche passo in più, più volte al giorno, può rappresentare un guadagno reale.
Fonte Repubblica