09/11/2025
Qualche giorno fa mio marito ha fatto un esame di controllo per la salute e l'infermiere che gli ha preso la mano dove poter posizionare un "arnese tecnico", osservandola, gli ha detto "Tu ci lavori, vero, con le mani?" E lui "Sì, sono carrozziere!"
È vero! Le mani parlano molto della nostra vita, di ciò che facciamo, di come e quanto le usiamo, del tempo che passa...
Mi sono soffermata sulle mie mani: non sono lise dal lavoro, come quelle di mio marito, ma hanno i segni del tempo che passa e come traccia distintiva c'è il "callo" perenne sul dito medio della mano destra, per il fatto che scrivo, scrivo molto e non solo per lavoro, ma anche perché mi piace scrivere e lo faccio anche al di fuori della mia professione, mi piace scrivere sulla carta, con la penna: scrivere pensieri, sentimenti, poesie ed altro...scrivere mi fa stare bene, è un atto di cui ho bisogno, mi rilassa, mi appaga, mi fa esprimere e questo mi fa bene e non è la stessa cosa se lo faccio al pc. Voglio carta e penna!
Ho pensato al mio lavoro e ai segni che mi lascia, che non sono così visibili agli occhi di chi guarda, come in altri lavori. Ci saranno sicuramente segni nel mio cuore, nelle mie viscere, nella mia mente, nella mia anima...sono segni che mi rendono orgogliosa e serena, che mi danno la consapevolezza e la misura di essere ricca: ricca ad ogni incontro che faccio con le persone, con le quali faccio un pezzo di strada insieme. Un lavoro che richiede fatica sotto tanti aspetti, prima di tutto l'aspetto emotivo, almeno per me, che ho fatto di questo mio dono, un punto di forza, una risorsa attraverso la quale poter aiutare gli altri. Richiede il saper accogliere la sofferenza dell'altro e saperla sentire, sostenere, condividere, per aiutare l'altra persona a poterci fare i conti, a poterla comprendere, attraversare, significare, trasformare.
Fare da catalizzatore delle emozioni altrui, dare modo all'altra persona di potersi vedere, riconoscere, di poter guardare alla vita con occhi rinnovati, con una vista diversa.
Avere pancia, cuore, cervello, anima, che lavorano anche per gli altri, che sentono anche per gli altri...
Mio marito mi ha raccontato l'episodio dell'altro giorno con quella sua luce negli occhi, soddisfatto, come segno tangibile della sua fatica e segno tangibile del suo essere, della sua unicità ed identità.
"Sono carrozziere!" "Sono artigiano!", così lui si definisce: non dice "faccio il carrozziere".
Ed anche io mi definisco così "Sono psicoterapeuta!" non "Faccio la psicoterapeuta".
È qualcosa di insito in noi: non è solo ciò che facciamo, è ciò che siamo, è un modo di essere. Fa parte dell'identità che si è formata negli anni.
È ciò che ho cercato di trasmettere anche ai cari allievi ed allieve nel mio percorso di didatta.
Io sono fiera delle mie "rughe" e dei segni e pezzi un po' consumati che non si vedono "da fuori" (ma li sento!) che mi ricordano quanta strada ho fatto in tanti anni della mia professione, quante persone ho incontrato, ognuna con la propria unicità ed il suo modo di donar-si, quante storie, quanta sofferenza, ma anche tanti momenti di gioia e di soddisfazione condivisi...affetto...quanta Vita!