27/12/2025
La "Bibbia"
I bisogni infantili, l’attaccamento e il processo di guarigione
✒️ Carlo D’Angelo/Voce delle Soglie
I bisogni infantili non sono desideri.
Non sono aspirazioni. Sono istinti di sopravvivenza psico-affettiva, radicati nel corpo e nella memoria implicita. Ogni bambino ha bisogno di: protezione, regolazione, rispecchiamento, prevedibilità, contenimento emotivo. Quando questi bisogni non vengono soddisfatti, non “svaniscono”: vengono congelati nel sistema nervoso, diventando strutture permanenti dell’apparato psichico. Il bambino non può tollerare la frustrazione radicale: non ha ancora un Sé abbastanza organizzato per farlo. Quindi sviluppa difese precoci, che da adulti riconosciamo come: evitamento, dipendenza, compiacenza, ipercontrollo, anestesia emotiva, iperattivazione ansiosa.
Nell’adulto distinguiamo due livelli: Bisogno adulto realistico, negoziabile, connesso alla situazione presente, modulabile, soddisfacibile all’interno delle relazioni mature
Bisogno infantile assoluto, totalizzante, non negoziabile, inconscio, ancorato al passato, riguarda ciò che non è accaduto e non potrà accadere più. Un bisogno adulto può essere accolto. Un bisogno infantile non può essere soddisfatto, solo riconosciuto e trasformato. Quando un adulto chiede all’altro di colmare un vuoto infantile, non sta cercando amore:sta cercando ripristino. E questo genera inevitabili fallimenti relazionali.
L’impossibilità di soddisfare un bisogno infantile è spesso vissuta come un’agonia psichica. L’attesa che l’altro lo colmi non è desiderio, è sopravvivenza congelata. Il paziente non soffre per ciò che accade oggi: soffre per ciò che non è accaduto ieri e continua a riattivarsi nel presente. Il corpo registra questa mancanza come: tensione, ansia, vuoto, dipendenza, evitamento,
disorganizzazione affettiva. La mente può dire “non voglio”, ma il corpo dice “ho bisogno”.
Ed è nel corpo che la terapia deve incidere.
Ogni relazione significativa, soprattutto quella di coppia, agisce come un trigger di attaccamento. Non incontra solo il partner:
incontra anche la propria storia non risolta.
Nei pattern disfunzionali vediamo: il dipendente che chiede fusione,l’evitante che fugge per evitare l’invasione, il disorganizzato che oscilla senza continuità, il rigido che controlla per non sentire il bisogno, il compiacente che si annulla per non essere abbandonato. Tutto nasce dalla stessa matrice: la paura originaria di non essere visti, contenuti, pensati. Il partner non può: compensare, guarire, ristorare, riparare, sostituire ciò che è mancato nei primi anni di vita. Se non distinguiamo il bisogno attuale da quello infantile, ogni relazione diventa un campo di battaglia: pretese inflazionate, delusioni cicliche, dipendenza emotiva, evitamento cronico. Il legame diventa luogo di riattualizzazione del trauma, non di incontro.
Il lavoro psicoterapeutico consiste nel portare alla coscienza tre verità fondamentali:1. Non tutto ciò che senti oggi appartiene al presente. Molto proviene da memorie procedurali non verbali. 2. Non tutto ciò che il partner non dà è un’ingiustizia. A volte è un bisogno antico che nessuna relazione adulta può soddisfare. 3. Non tutto ciò che manca va colmato. Una parte deve essere attraversata, non riparata. Questa distinzione non è solo cognitiva:è un’esperienza emotiva che matura nel tempo. Guarire non significa “non avere più bisogno”. Significa riconoscere da dove proviene il bisogno e riportarlo al luogo giusto. La guarigione avviene quando:il corpo smette di chiedere all’altro ciò che doveva ricevere nella prima infanzia, il paziente impara a sostenere la frustrazione senza collassare, la relazione non è più un tentativo di salvezza, il Sé adulto può contenere il Sé infantile, i bisogni diventano proporzionati, l’attaccamento diventa sicuro senza diventare simbiotico. L’obiettivo non è “chiudere il passato”: è metterlo nel posto giusto, perché smetta di colonizzare il presente. Dietro ai bisogni di ieri c’è un dolore che allora non potevamo accogliere. Oggi sì. E questa è la vera possibilità di guarigione. Il bambino non poteva reggere il vuoto. L’adulto può imparare. Il bambino doveva essere tenuto. L’adulto può tenere se stesso. Il bambino non aveva difese. L’adulto può costruire confini. La terapia è il ponte tra queste due parti.
✒️ Carlo D’Angelo/Voce delle Soglie