Roberto Marconi Federal carrer coach

Roberto Marconi Federal carrer coach Eps/CONI Tecnico Federale Italiano Professionista
Iscr. e Formatore Nazionale 3° Liv. Eps/Coni
Personal Trainer 3° liv.

Ex atleta quattrocentista
Tecnico federale italiano professionista
Specializzazione in Abilità Psicologiche nel Processo di Allenamento
PT e Formatore Nazionale III° Liv. a Ruolo Albo Italiano Allenatori professionisti
Specializzazione in Abilità Psicologiche nel Processo di Allenamento
Personal Trainer 3° Liv. nazionale eps/Coni
Preparazione Atletica e sportiva
Operatore specializzato certificato per l'applicazione di Taping Elastico neuromuscolare.

01/04/2026
9/03/2016 – 19/03/2026Dieci anni fa è iniziata un’avventura.Non c’erano certezze, non esistevano garanzie… c’era solo un...
19/03/2026

9/03/2016 – 19/03/2026
Dieci anni fa è iniziata un’avventura.
Non c’erano certezze, non esistevano garanzie… c’era solo una cosa: la passione per lo sport.
Quello sport che da sempre ha fatto parte della mia vita.
Quello sport che mi ha aiutato a crescere, a gioire e anche a soffrire, in modi diversi ma sempre auten-tici e importanti.
Quello sport che oggi mi permette di fare la cosa più bella: provare a restituire qualcosa di importante che, a suo tempo, ho avuto la fortuna di ricevere in dono da altri. La forza di provarci, per riuscirci…
Forse a volte ci riesco… e chissà, magari altre no.
Ma chi lo sport, quello vero, lo ha praticato lo sa bene: non sempre si arriva primi al traguardo.
L’importante è gareggiare con lealtà. Sempre!
Lo sport, quello vero, non è fatto solo di allenamenti, di vittorie o di sconfitte.
Non è fatto di soli momenti di gioia.
Così come una palestra non è fatta solo di attrezzi, muri o bilancieri.
Alcune volte i momenti di amarezza sopraffanno le nostre forze, fino a tentare di averne pericolosa-mente ragione.
Ma lo sport è fatto soprattutto di persone.
Di storie.
Di sacrifici.
Di giornate storte e di piccoli grandi traguardi conquistati insieme.
In questi dieci anni ho visto persone cambiare, diventare più forti, più sicure di sé.
Ho visto chi arrivava qui con mille dubbi e mille paure uscire con più fiducia e più coraggio.
E questa è la soddisfazione più grande.
Ma la verità è che questa palestra non l’abbiamo costruita da soli.
L’abbiamo costruita insieme.
Con chi, credendo in noi, si allena qui ogni giorno.
Con chi c’è stato dall’inizio.
Con chi è arrivato strada facendo.
E con chi magari è passato solo per un periodo, ma ha lasciato comunque qualcosa di importante di sé.
Grazie.
Voglio dire davvero grazie a tutti voi.
Dieci anni sono tanti… ma per noi sono solo l’inizio.
Perché la voglia è la stessa del primo giorno: lavorare con passione, migliorare ogni giorno e continuare a crescere insieme a tutti voi che ormai siete diventati parte di noi.
Grazie davvero a tutti.
Perché, come sono solito dire, questa è una palestra come tante altre...ma non proprio come tutte le altre. Non é solo una palestra. É una famiglia♥️

Sport: sacrificio o passione?“Ma chi te lo fa fare?”Me lo chiedono da anni. E ogni volta, sento che la risposta cresce d...
14/03/2026

Sport: sacrificio o passione?
“Ma chi te lo fa fare?”
Me lo chiedono da anni. E ogni volta, sento che la risposta cresce dentro di me.
Chi guarda lo sport da fuori vede soprattutto la fatica e il sacrificio.
Ricordo ancora gli allenamenti duri, la stanchezza, le rinunce.
Il dover conciliare gli studi con gli impegni che lo sport ti imponeva.
I pomeriggi passati al campo.
Le serate del “a letto presto”, perché il giorno dopo si gareggia.
Le domeniche trascorse in gara oppure sui libri, nel tentativo di recuperare… mentre tanti amici invece erano a divertirsi altrove.
Chi è stato atleta queste cose le sa e le ricorda…
Ma non con rammarico. Semmai con un pizzico di nostalgia.
È innegabilmente vero: forse chi fa sport vive la propria gioventù in modo diverso.
Ma mentre molti vedevano solo sacrifici, io ero certo e consapevole di stare costruendo qualcosa di molto più grande.
Qualcosa che ancora oggi mi permette di vivere lo sport e provare le stesse emozioni, anche se in ruoli diversi — quasi opposti: prima da atleta, oggi da allenatore.
Perché lo sport è qualcosa di più.
Qualcosa che va al di là di un sudatissimo podio.
È quel momento in cui il corpo ti dice di fermarti…
e tu trovi comunque la forza di fare un passo in più.
Quando nessuno ti vede, ti alleni.
Quando cadi, ti rialzi.
Quando sarebbe più facile mollare, riparti.
Lo sport ti mette davanti a te stesso:
alla tua forza, alle tue fragilità… anche a quelle più profonde.
Non puoi mentire.
Non puoi nasconderti.
Ogni allenamento ti fa capire chi sei davvero.
Poi arriva il momento in cui cambi prospettiva.
Oggi vivo lo sport anche dall’altra parte: come allenatore.
Ed è proprio lì che forse capisci qualcosa di ancora più grande.
Lo sport non costruisce solo atleti.
Costruisce persone.
E io questo lo vedo ogni giorno: in palestra, sul campo, nei messaggi e nei racconti che leggo o ricevo sui social.
E le persone — con i loro modi di essere, i loro pensieri, i loro valori e i loro comportamenti — sono quelle che, giorno dopo giorno, formano la società.
Quando vedo qualcuno superare i propri limiti…
quando vedo crescere la fiducia…
quando vedo nascere in loro quella mentalità che solo lo sport sa insegnare…
quando

Diario di un allenatore – Lo sport come luogo umanoRaramente un allenatore allena solo per denaro.Viviamo in un tempo ch...
06/03/2026

Diario di un allenatore – Lo sport come luogo umano
Raramente un allenatore allena solo per denaro.
Viviamo in un tempo che corre veloce.
Cambiamenti continui. Notizie che scorrono senza sosta.
I social ci raccontano tutto: tragedie, successi, paure, entusiasmi.
A volte, con troppa arroganza, ci insegnano persino a mangiare, curarci, cucinare… e perché no, anche ad allenarci.
E noi restiamo lì, quasi inebetiti.
Con un filo di riconoscenza e la convinzione di poter imparare qualcosa.
Talvolta tuttologi, erigendosi a maestri di non si sa bene cosa, ci tengono compagnia… e ci fanno passa-re un po’ di tempo.
Scorriamo, occhi fissi sullo schermo, mente sospesa tra curiosità e attesa.
Pronti a credere senza dubitare.
Pronti a non porci domande.
Come se cercassimo qualcosa che non sappiamo definire:
forse una risposta.
Forse compagnia.
Forse solo un senso di presenza.
Ed è proprio qui che lo sport diventa qualcosa di più…
Ogni persona che entra in palestra porta con sé un mondo invisibile: dubbi, paure, fragilità… e una scin-tilla preziosa: la voglia di migliorarsi.
Il mio lavoro non è solo allenare il corpo.
È aiutare qualcuno a scoprire la forza che non sa di avere.
È camminare al suo fianco, passo dopo passo, tra fatica, disciplina, cadute e piccoli progressi quotidiani.
Non mi interessa solo il risultato finale.
Mi emoziona vedere lo sguardo che diventa sicuro, la postura che cambia, la persona che impara a fi-darsi di sé, rendendomi partecipe del suo cambiamento.
Si chiama riconoscenza.
Ed è proprio di questo che un allenatore vive, soprattutto.
I limiti non sono muri.
Sono punti di partenza.
Ogni allenamento è un tassello di un percorso più grande.
Ogni gesto, ogni miglioramento, anche il più piccolo, è una conquista che va oltre la prestazione fisica o l’estetica.
Essere allenatore significa credere nelle persone, anche quando loro faticano a credere in se stesse.
Significa trasformare la fatica in crescita, il dubbio in sicurezza, il corpo in strumento di consapevolezza.
Il virtuale in realtà, senza sconti e senza bugie.
E forse, proprio lì, in quell’istante fragile ma autentico, lo sport smette di essere solo prestazione.
Diventa un luogo di umana verità.
Un l

Un atleta non ha sempre bisogno di qualcuno che lo corregga. A volte ha bisogno solo di qualcuno che continui a credere ...
04/03/2026

Un atleta non ha sempre bisogno di qualcuno che lo corregga. A volte ha bisogno solo di qualcuno che continui a credere in lui.
Un giorno gli atleti dimenticheranno molti allenamenti. Ma non dimenticheranno mai come li hai fatti sentire.
R. Marconi - ex atleta quattrocentista

Il problema di molti allenatori è che vogliono essere rispettati prima di essere credibiliNel mondo dello sport si parla...
03/03/2026

Il problema di molti allenatori è che vogliono essere rispettati prima di essere credibili
Nel mondo dello sport si parla molto di rispetto.
Molti allenatori lo pretendono.
Lo chiedono.
A volte lo impongono.
Ma il rispetto non funziona così.
Il rispetto non nasce perché qualcuno ha un ruolo.
Nasce perché qualcuno dimostra qualcosa.
Perché nello sport gli atleti osservano tutto.
Osservano come parli.
Osservano come ti muovi.
Osservano come lavori.
Osservano se ciò che dici è coerente con ciò che fai.
Un allenatore può avere il titolo.
Può avere l’esperienza.
Può avere il ruolo.
Ma se non ha credibilità, prima o poi gli atleti lo percepiscono.
La credibilità non nasce dalle parole.
Nasce dalla competenza.
Dalla coerenza.
Dalla capacità di essere sinceri quando è facile esserlo, ma anche quando è scomodo.
Allenare non significa farsi temere.
Significa costruire fiducia.
E la fiducia nello sport non si pretende.
Si costruisce.
Allenamento dopo allenamento.
Giorno dopo giorno.
Perché alla fine gli atleti non seguono chi alza di più la voce.
Seguono chi dimostra, ogni giorno, di meritare di essere ascoltato.
E forse è proprio qui la domanda più scomoda per chi allena:
stiamo chiedendo rispetto… o lo stiamo davvero meritando?
Un giorno gli atleti dimenticheranno molti allenamenti.
Ma non dimenticheranno mai come li hai fatti sentire.

“Oltre il fisico, dentro la persona”C’è stato un tempo in cui misuravo tutto in chilometri, carichi e cronometri.Era il ...
12/02/2026

“Oltre il fisico, dentro la persona”
C’è stato un tempo in cui misuravo tutto in chilometri, carichi e cronometri.
Era il mio tempo.
Vivevo per l’adrenalina.
Per quel momento in cui il mio cuore accelerava,
lo speaker pronunciava il mio nome,
il pubblico applaudiva,
mentre mi posizionavo sui blocchi di partenza.
In quegli istanti non vedevi più nulla.
Non sentivi più nulla.
Ero un atleta che, come tutti gli altri, inseguiva solo risultati.
Oggi, che quel tempo è passato,
entro in palestra con uno sguardo diverso.
Non vedo solo corpi da allenare o titoli da conquistare.
O meglio, non è lì che soffermo la mia attenzione.
Vedo storie.
A volte vedo insicurezze.
Ma dietro ogni dubbio c’è sempre un potenziale da far crescere.
E proprio questo è il cuore del lavoro di un allenatore:
non si tratta solo di migliorare un corpo,
ma di accompagnare una persona a scoprire la propria forza.
Vedo persone che hanno bisogno di credere un po’ di più in sé stesse.
E lo fanno, forse inconsapevolmente,
o a volte nascondendolo, cercando in me un aiuto complice.
È lì che capisco il mio ruolo primario.
Il mio compito non è solo farle diventare più forti, più magre o più belle.
È aiutarle a scoprirsi più sicure.
Più disciplinate.
Più consapevoli.
Quando un allenatore chiede impegno, insegna rispetto.
Quando corregge un gesto, trasmette cura.
Quando sostiene dopo un errore, costruisce fiducia.
Prima cercavo vittorie allenando il mio limite fisico.
Oggi aiuto gli altri a superare limiti mentali.
Il successo di un allenatore non si misura più in medaglie, titoli o applausi come faceva da atleta.
Si misura in uno sguardo diverso allo specchio.
In una schiena più dritta.
In una persona che esce dall’allenamento più forte dentro.
Perché la vera vittoria non è più sul campo.
È nella vita di tutti i giorni.
E chi, come me, ha avuto la fortuna di vivere entrambe le vite lo sa davvero.

Allenare tutti i giorni ciò che ti manca? Ecco perché spesso non funziona…: l’altra verità che spesso il tuo coach non t...
05/02/2026

Allenare tutti i giorni ciò che ti manca? Ecco perché spesso non
funziona…: l’altra verità che spesso il tuo coach non ti racconta
Perchè spesso non funziona (e quando può funzionare).
Come è noto la preparazione tecnica e la preparazione fisica rispondono a logiche adattative differenti.
Nel lavoro tecnico l’obiettivo principale è l’ottimizzazione del gesto motorio: coordinazione inter- e in-tramuscolare, timing, efficienza neuromuscolare.
Per questo motivo la ripetizione frequente dello stesso gesto, anche su base quotidiana, può essere fun-zionale al miglioramento della prestazione, poiché lo stress è prevalentemente neurale e coordinativo, con un impatto strutturale limitato.
Nella preparazione fisica e atletica, invece, l’obiettivo non è il gesto in sé, ma lo sviluppo delle capacità condizionali che lo rendono possibile: forza, potenza, capacità metaboliche, resilienza tissutale.
In questo contesto, l’allenamento rappresenta uno stimolo perturbante dell’omeostasi.
L’adattamento non avviene durante l’esercizio, ma nelle fasi di recupero, attraverso processi di ripristino e supercompensazione che richiedono tempi biologici specifici, dipendenti da fattori differenti quali: intensità e volume dello stimolo, tipo di contrazione, distretto muscolare coinvolto, stato di allenamento del soggetto, carico sul sistema nervoso centrale.
La frequenza di allenamento, pertanto, non è di per sé un errore, ma diventa controproducente quando stimoli sovrapponibili per intensità e obiettivo adattativo vengono applicati senza un recupero sufficiente.
Allenare quotidianamente un distretto muscolare con finalità ipertrofiche o di incremento della forza, senza modulazione del carico, porta spesso ad un accumulo di fatica residua, il mancato completamento dei processi adattativi, la riduzione della qualità dello stimolo con la conseguente stagnazione o regressione del risultato.
Questo principio non riguarda esclusivamente l’atleta orientato alla performance, ma anche il soggetto che si allena perseguendo solo obiettivi estetici.
È frequente osservare individui che allenano ripetutamente gli stessi distretti “carenti” (petto, schiena, braccia, glutei), associando erroneamente l

Consapevolezza nell’allenamento: non solo opinioniPerché allenare la forza non serve all’ipertrofiaBen so quanto possa e...
04/02/2026

Consapevolezza nell’allenamento: non solo opinioni
Perché allenare la forza non serve all’ipertrofia
Ben so quanto possa essere difficile per molte persone — probabilmente per la maggior parte — accettare questo concetto. A tal proposito, e con l’intenzione di sfatare un mito che, ahimè, è ancora duro a morire, ritengo doveroso fare alcune considerazioni non basate su opinioni personali, che potrebbero apparire arbitrarie, ma fondate unicamente su solide evidenze scientifiche.
Nel mio percorso di allenatore della forza mi capita spesso di preparare anche atleti professionisti pro-venienti da discipline molto diverse tra loro. Ed è proprio lavorando ogni giorno in sala pesi, confrontandomi con sport, corpi e obiettivi differenti, che mi trovo a smontare uno dei miti più diffusi: l’idea che allenare la forza, ovvero utilizzare carichi molto elevati, significhi automaticamente aumentare i volumi muscolari.
La letteratura scientifica, supportata dalle evidenze più consolidate, così come la mia esperienza prima da atleta e poi da tecnico, conferma che non è così. L’equazione più carico = più divento “grosso” semplicemente non corrisponde al vero. Non è così che funziona.
Senza dilungarmi nel riportare nozioni già ampiamente documentate da fonti autorevoli, mi concentrerò sul punto centrale: il carico, considerato isolatamente, non rappresenta lo stimolo primario per l’ipertrofia.
Questo tipo di adattamento è coerente con le caratteristiche dell’allenamento della forza massimale, che prevede volumi contenuti, poche ripetizioni e recuperi ampi tra le serie. Tali parametri determinano un tempo sotto tensione limitato e, di conseguenza, uno stress metabolico relativamente basso, condizioni che, secondo la letteratura, non generano adattamenti ipertrofici significativi.
L’ipertrofia muscolare, invece, risponde in misura maggiore a protocolli con adeguato volume totale, sufficiente durata dello stimolo meccanico e accumulo controllato di fatica locale. In questo contesto, tempo sotto tensione e stress metabolico giocano un ruolo determinante nel favorire risposte adattative strutturali, distinguendosi nettamente dalle logiche dell’allenamento orientato allo sviluppo dell

L’ALLENAMENTO PERFETTO NON ESISTEChi allena davvero questo lo saEsiste l’allenamento su misura.Sì, quello sì.Nel corso d...
02/02/2026

L’ALLENAMENTO PERFETTO NON ESISTE
Chi allena davvero questo lo sa
Esiste l’allenamento su misura.
Sì, quello sì.
Nel corso degli anni non mi è stato raro cercare confronti con allenatori esperti, blasonati, uomini e donne che hanno visto passare generazioni di atleti di ogni categoria e in ogni disciplina.
Ho ascoltato.
Ho preso appunti.
Ho provato.
Ho dubitato.
E ogni volta ho portato a casa la stessa verità: i metodi non allenano.
Le persone sì.
Ogni corpo ha una storia.
Cicatrici. Paure. Ferite nascoste.
Ogni mente ha fame di sogni. Di risultati. Di gloria.
Se alleni davvero, devi saperle leggere.
Prima di programmare.
Prima di chiedere.
Prima di spingere, prima di cercare il limite.
Non esistono metodi miracolo.
Esistono sguardi che capiscono.
Mani che aggiustano.
Tempi che rispettano. E la ferma determinazione di fare quello che è giusto per l’atleta, anche quando ciò è diverso da tutto il resto.
Allenare non è imporre.
E’ accompagnare.
E’ stare a fianco.
Un passo indietro quando vacilla.
Un passo avanti quando è pronto a dare di più.
Sapere quando stringere i denti.
Sapere quando respirare. E’ avere la giusta senzibilità.
Alla fine resta solo questo: un allenamento che somiglia a chi lo vive.
Un percorso che non fa rumore, ma lascia segni profondi.
La vera forza non è fare tutto.
E’ fare ciò che serve.
Per quel corpo.
Per quella mente.
In quel momento.

Indirizzo

Dei Mille 10
La Spezia
19121

Orario di apertura

Lunedì 06:15 - 20:30
Martedì 06:15 - 20:30
Mercoledì 06:15 - 20:30
Giovedì 06:15 - 20:30
Venerdì 06:15 - 20:30
Sabato 06:15 - 18:00

Sito Web

https://sites.google.com/view/mycentercityfitness/h

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Our Story

Ex atleta quattrocentista - Personal Trainer III° Livello Brevetto Nazionale F.I.E.F.S.- AICS -


  • Personal trainer Tecnico Nazionale C.S.A.In/AICS

  • Docente Tecnico Nazionale (EPS riconosciuto CONI e Ministero dell'interno) Preparazione Atletica e sportiva

  • Operatore specializzato Taping Elastico certificazione ATS