02/04/2026
Quando nel 2015 il dottor Massimo Borghese pubblicò questo testo, non mancarono le critiche.
Si diceva che facesse diagnosi troppo precoci, che “vedesse autismo ovunque”, che identificasse segni già nel primo anno di vita con eccessiva facilità.
Eppure oggi leggiamo ovunque dati che parlano di un’incidenza in costante aumento:
un bambino su 77, secondo le stime più recenti.
Allora viene spontaneo chiedersi: cosa è cambiato davvero in questi undici anni?
Non è cambiata la realtà clinica.
È cambiata la nostra capacità o forse la nostra disponibilità a vederla.
Quello che allora veniva considerato eccesso diagnostico, oggi appare come capacità di osservazione precoce.
Quello che veniva criticato, oggi è diventato oggetto di studio e di intervento sistematico.
L’autismo non è “aumentato” perché qualcuno lo diagnostica di più.
È aumentato perché è sempre stato presente e troppo spesso non riconosciuto.
E forse, in questo, il dottor Borghese è stato semplicemente in anticipo.
Io spero che un giorno il suo lavoro, la sua dedizione e la sua onestà intellettuale vengano riconosciuti a livello più ampio, anche internazionale.
E che molti — anche tra i professionisti che da lui hanno portato i propri figli — possano trovare il coraggio di ammettere quanto, direttamente o indirettamente, abbiano attinto dal suo pensiero.
Perché la storia della scienza è piena di pionieri criticati prima di essere compresi.
E spesso, quando finalmente lo sono, è ormai troppo tardi per restituire loro ciò che meritavano.
Io, per quanto mi riguarda, ho avuto l’onore di formarmi con il Maradona dei medici che trattavano il neurosviluppo…e so che a lui tanto piacerà questo accostamento e starà leggendo sorridendo.
Alessandra BorgheseMarco BorgheseAnnalisa D'AjelloStudio Esperia Psicologia e Riabilitazione dott.ssa Loredana Nave Cristina Patturelli