15/04/2026
💭 Questo non è un post psicoeducativo, ma uno spazio di riflessione.
Le parole risuonano in ognuno di noi in modo diverso, intrecciandosi la propria storia, i propri vissuti e i significati personali.
Lo spunto riflessivo che vorrei lasciare oggi è quello di interrogarsi sul proprio equilibrio tra bisogno di sicurezza e apertura al cambiamento: affacciarsi oltre ciò che è conosciuto, oltre i confini rassicuranti delle nostre abitudini.
Tutti, in misura diversa, cerchiamo un “porto”: uno spazio interno che rappresenta sicurezza e protezione. Ma che, a volte, può trasformarsi in ciò che trattiene, che rende difficile salpare per timore di cavalcare onde che non sappiamo essere impetuose o calme.
Crescere, cambiare, scegliere significa spesso esporsi a una quota di incertezza. E questo può fare paura.
Eppure è proprio in quello spazio, tra ciò che conosciamo e ciò che ancora non sappiamo, che si aprono nuove possibilità, parti di noi, ancora sconosciute, che aspettano di emergere.
“A ship in harbor is safe, but that is not what ships are built for” - John A. Shedd, Salt from My Attic (1928)