25/01/2023
Voglio commentare questa tragedia e non ho voglia di trovare parole diplomatiche!
La gestione del post parto nei reparti di ostetricia è generalmente da rivedere.
Col Covid poi, dopo ore di travaglio, ti ritrovavi completamente sola. Una follia.
In generale comunque dopo il parto una donna non è proprio in formissima.
Sfiancata, stanca, a volte disidratata dal travaglio.
Con i punti di sutura del cesareo o nella va**na e nelle piccole e grandi labbra che tirano e dolorano.
Il crollo ormonale.
I morsi uterini.
La montata lattea che deve arrivare.
Emozioni fortissime viassute in poche ore.
La conoscenza con tuo figlio/tua figlia, dover imparare tutto da zero se è il primo figlio.
Nei reparti il sostegno è poco, il personale è poco e purtroppo mediamente poco empatico, poco preparato e poco coerente.
Lo so, questa è una generalizzazione, alcuni reparti lavorano meglio di altri, ma col lavoro che faccio ho raccolto una marea di testimonianze negative e ho voglia di dare voce a questa fatica.
La pratica del ROOMING-IN, ovvero tenere il bambino nella stanza con la madre dopo il parto, è utile per favorire il legame?
Sembra di si.
Ma per favore non parliamo di attaccamento a 10 ore dalla nascita, perché l’attaccamento si struttura nei primi ANNI DI VITA!
Il Rooming-in non è la panacea dell’attaccamento e dell’allattamento.
Se la madre è spossata e stanchissima serve una persona che la aiuti col bambino, serve qualcuno che sia presente e di supporto emotivo, concreto.
Serve personale che accolga la stanchezza, controlli la situazione e tenga la creatura in caso di necessità (senza colpevolizzare).
Un tempo c’erano nonne, zie, vicine a dare man forte.
Ora la notte ci sei tu sola, stanca, (se non lacerata) con la tua creatura, che può dormire o urlare.
Ci sono altri neonati che urlano e piangono, quindi non riposi affatto bene.
E hai BISOGNO DI RIPOSARE.
C’è il dolore fisico.
Al secondo parto, memore del primo, mi son portata io l’ibuprofene da casa, perché nel reparto dove stavo a Bergamo ti danno solo la TACHIPIRINA, che non è un antidolorifico, e tu ti attacchi con i tuoi dolori.
La mia vicina di letto, dopo un travaglio di 48 ore e un parto tragico tra ventosa, episiotoma, manovre, con 40 punti di sutura, mi ha ringraziata 20 volte per averle spacciato il mio ibuprofene, perché era lacerata dal dolore.
Questo è sadismo, per come la vedo io!
E fuori dalla mia esperienza, gli episodi di violenza ostetrica durante il parto e dopo il parto sono TROPPI.
Inchiesta DOXA:
il 21% delle mamme italiane con figli di 0-14 anni avrebbe subito maltrattamenti fisici o verbali durante il parto nonchè azioni lesive della dignità psicofisica.
https://www.aogoi.it/notiziario/archivio-news/inchiesta-doxa-violenza-ostetrica/
Il 21% è un numero esorbitante, significa che:
- o c’è un’accurata selezione di personale con tratti sadici nei reparti ostetrici e ginecologici.
- Oppure la cultura del “partorirai con dolore e devi sacrificarti” è ancora tragicamente viva nel personale sanitario!
Ma sempre di sadismo culturale si tratta.
Bisogna ripensare la nascita e cambiare registro!
E prima di iniziare con l’ansia da ALLATTAMENTO, priorità assoluta delle ostetriche dal 2010 in poi,
meglio prima valutare lo stato psicofisico della neomamma, le condizioni di salute e mentale, sostenerla i primi giorni, che sarebbero 40 i delicati giorni di puerperio, come scrive il MINISTERO DELLA SALUTE:
https://www.salute.gov.it/portale/donna/dettaglioContenutiDonna.jsp?id=4481&area=Salute+donna&menu=nascita
L’allattamento è un processo talvolta doloroso e molto faticoso, non può essere liquidato in due giorni.
Serve sostegno a domicilio!
Servirebbe un sostegno globale.
Servono psicologi perinatali nei reparti, non solo ostetriche.
Personale esperto, che sappia sostenere in questa transizione potentissima che è la maternità.
Serve creare un minimo di relazione con la madre e non sparare istruzioni come in un campo di addestramento.
Dopo i miei due parti ho ricevuto commenti e istruzioni del tutto scoordinate da parte delle ostetriche di reparto.
Con toni e atteggiamenti sgarbati e per nulla accoglienti.
Ognuna entrava, faceva la sua sparata e usciva, lasciando un senso di confusione non indifferente.
Al secondo parto, con la mia vicina di letto al terzo figlio, ci abbiamo riso sopra.
Ma al primo figlio vai in tilt!
Inoltre serve maggiore approfondimento psicologico generale.
Sotto la bandiera dell’ATTACCAMENTO si crea un pressing assurdo sulle neomamme per l’alto contatto, l’allattamento, il rooming-in ecc.
Serve buonsenso e una valutazione singola dei casi.
L’attaccamento è un sistema biologico e primario di sicurezza interpersonale molto più complesso di procedure e TO DO LIST.
Ma è stato banalizzato e ridotto ad una lista di BEST PRACTICE rigide, relegate al post parto, spesso applicate senza buonsenso! (Skin to skin, rooming-in, allattamento a richiesta, alto contatto).
L’attaccamento però, ci dice la scienza, avviene SOLO dove c’è una BUONA METACOGNIZIONE, e si crea nel tempo.
E una buona capacità di cura e di mentalizzazione ci può essere quando si sta abbastanza bene da un punto di vista fisico e si è in forze.
Speriamo le cose cambino!
https://www.ansa.it/amp/sito/notizie/cronaca/2023/01/22/madre-si-addormenta-mentre-allatta-morto-neonato-a-roma_99ed40aa-312e-456d-ac0f-23634ab8105d.html