Dr. Lidia Mingolla

Dr. Lidia Mingolla Psicologa ,
TUTOR DELL’APPRENDIMENTO ( DSA e Altri BES) , master in consulenza pedagogica

Perché alcuni ragazzi sembrano ignorare il pericolo anche quando rischiano la vita?La risposta è la somma di tanti fatto...
06/01/2026

Perché alcuni ragazzi sembrano ignorare il pericolo anche quando rischiano la vita?
La risposta è la somma di tanti fattori. È una questione di cervello, contesto ed esperienza.

🧠 Il cervello degli adolescenti ha motore accelerato e freni in costruzione: cerca gratificazione sociale, novità, connessioni ma la parte che valuta i rischi e frena gli impulsi matura molto più tardi.

📱 Quando un ragazzo guarda il pericolo attraverso lo schermo, il cervello non “sente” la minaccia diretta, pensa che non possa capitare a lui o che ci sia il tempo.
Il pericolo diventa visivo, ma non si sente la minaccia.
E senza esperienza reale, il cervello non impara a riconoscere ciò che è pericoloso.

💡 Proteggere non basta. Se togliamo ai ragazzi la possibilità di allenare il pensiero critico, le competenze decisionali e le emozioni, si trovano spesso impreparati quando il pericolo è reale.

👉 Scorri il carosello e leggi l’articolo completo di Maura Manca per capire come e perché questo accade e cosa possiamo fare come genitori, educatori e adulti
👇👇👇
adolescienza.it/il-blog-di-maura-manca/perche-troppi-ragazzi-non-hanno-una-percezione-del-rischio-in-grado-di-salvargli-la-vita-le-neuroscienze-dietro-il-rischio-senza-paura/

💬 Se anche vuoi sapere come aiutarli in questo percorso, scrivici nei commenti: ne parliamo insieme.

A volte non è il telefono a romperci la disciplina.È il ciclo della dopamina.Un insegnante, ha proposto un metodo sempli...
16/12/2025

A volte non è il telefono a romperci la disciplina.
È il ciclo della dopamina.

Un insegnante, ha proposto un metodo semplice per spezzare l’automatismo e riprendere in mano l’impulso.

1️⃣ Prima di prendere il telefono, devi dire ad alta voce cosa stai per fare.
“Controllo un messaggio.”
“Cerco un file.”
Se la motivazione suona vuota, il cervello si accorge da solo dell’automatismo.
Dopo tre giorni, i ragazzi smettevano di afferrare il telefono “tanto per farlo”.

2️⃣ La pausa di 10 secondi.
Prima di sbloccarlo, fissi lo schermo spento per dieci secondi.
Se riesci ad aspettare, comandi l’impulso.
Se non riesci, non sei “dipendente”: è il tuo sistema nervoso che è in overdrive.
Negli adulti funziona ancora meglio: inizi a vedere quante volte cerchi il telefono senza pensarci.

3️⃣ La regola delle due tasche.
Il telefono non sta in mano né sul tavolo, ma in una tasca remota dello zaino o della giacca.
Aumentare la distanza riduce i check automatici: la strada verso il telefono diventa più lunga dell’impulso.

4️⃣ Il divieto nei momenti di transizione.
Non si prende il telefono passando da una stanza all’altra, scendendo le scale, uscendo di casa.
Si spezza così il trigger più potente della dipendenza: i micro-tempi morti.

5️⃣ Dopo dieci giorni arriva il test.
Sbloccaggi prima e dopo.
Il calo medio? Dal 50% al 60%.
Non stai combattendo il telefono.
Stai riprogrammando micro-decisioni.

Fonti:

Baumeister et al., 2018 — Self-Regulation and Executive Function
Duckworth et al., 2016 — Self-Control and the Developing Brain
Ward et al., 2017 — Brain Drain: The Mere Presence of One’s Smartphone Reduces Cognitive Capacity
Thornton et al., 2014 — The Cognitive Costs of Smartphone Proximity
Alter, 2017 — Irresistible: The Rise of Addictive Technology

Dr. Fantechi

05/12/2025

La recente storia di un adolescente deceduto per suicidio dopo mesi di interazioni con un chatbot richiama l’attenzione su temi critici dell’Intelligenza Artificiale. In situazioni di fragilità, strumenti progettati per mantenere vivo il dialogo possono diventare una presenza ambigua e condizionante.

Al Corriere della Sera, la Professoressa Valentina Di Mattei, Presidente dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia, evidenzia che «qui l’empatia è solo simulata: un calcolo, non una relazione.» Famiglie e scuole non possono essere lasciate sole in questa sfida educativa.

Serve un’alfabetizzazione affettiva e digitale condivisa, che aiuti a comprendere il funzionamento dell’IA e costruire contesti in cui la tecnologia resti uno strumento e non diventi un sostituto dell’altro.

Leggi l'articolo completo 👉🏻 https://www.corriere.it/salute/figli-genitori/adolescenza/25_novembre_30/gli-adolescenti-e-il-lato-oscuro-dei-chatbot-08bcae7a-d391-4434-989f-e82d2c512xlk.shtml?refresh_ce

Scrive lento … 💕
02/12/2025

Scrive lento … 💕

🎄 2 DICEMBRE — "Scrive lento.”
Quante volte lo sentiamo dire?

Ma la lentezza non è sinonimo di poca capacità: significa solo che quel bambino ha bisogno di dare un ordine ai suoi pensieri prima di metterli sulla carta.

Ricordiamoglielo: “Il tuo ritmo va bene. Conta quello, non quello degli altri.”
È un messaggio che alleggerisce e apre spazio alla fiducia 🌱

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Giornata mondiale dell’infanzia e dell’adolescenza. Oggi parliamo di emozioni. La nostra società non lascia quasi più la...
20/11/2025

Giornata mondiale dell’infanzia e dell’adolescenza.

Oggi parliamo di emozioni.
La nostra società non lascia quasi più la possibilità di essere fragili e sensibili.

Ogni bambino va ascoltato con le sue paure, con i suoi desideri e con la sua voglia di crescere e scoprire il mondo.

Hanno il diritto di essere rispettati da noi adulti in primis.

Per una consulenza contattami.

Esploriamo insieme le emozioni di tuo figlio.

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20/11/2025

La Società Italiana di Pediatria aggiorna le raccomandazioni sull’uso del digitale in età evolutiva: "No a smartphone fino a 13 anni. Ogni anno guadagnato senza digitale è un investimento sulla salute mentale, emotiva e relazionale"

20/11/2025

Oggi, 20 novembre, si celebra la Giornata Mondiale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

“Proteggere i diritti dei più piccoli è proteggere la dignità dell’intera umanità.” — Organizzazione delle Nazioni Unite

E tu, adulto, che fai?Ti metti in fila anche tu dietro al “tutti”?O ti ricordi che educare non significa obbedire alle m...
16/11/2025

E tu, adulto, che fai?
Ti metti in fila anche tu dietro al “tutti”?
O ti ricordi che educare non significa obbedire alle mode, ma avere il coraggio di andare controcorrente?

Perché la verità è semplice:
lo smartphone non è un problema dei bambini.
È un problema degli adulti che hanno paura di dire NO
e ancora più paura di dire SÌ con responsabilità.

Un telefono non serve a crescere un figlio.
Serve un adulto presente, scomodo, coerente.

Vediamo come dovrebbe funzionare per davvero.

Prima cosa: smetti di giustificarti. Ascolta tuo figlio.

Dietro “ce l’hanno tutti” non c’è la voglia di un oggetto.
C’è il terrore di sentirsi escluso.

Guardalo negli occhi, non nel telefono che ti chiede.

Dì semplicemente:
«Capisco perché lo vuoi.»

E poi smetti di sentirti in colpa.
L’educazione non è una trattativa al ribasso.

Se dici SÌ, ricordati che non stai dando un telefono.

Stai dando potere.

Potere di confrontarsi, perdersi, imitare, sbagliare.
E questo potere va dato solo se sei disposto a esserci, davvero.

Quindi il SÌ funziona solo così:
• non glielo butti addosso per liberarti
• lo accompagni
• fissi confini che non si discutono
• ti prendi la responsabilità di guardare cosa fa e come sta

La tecnologia non cresce nessuno.
Gli adulti sì.
Ma devono volerlo.

Se dici NO, devi voler reggere la sua frustrazione.

E la tua.

Un figlio senza smartphone non muore.
Un figlio senza limiti sì.
Muore dentro, piano, senza nemmeno accorgersene.

Il NO va detto così:

«Non ancora.
E non perché non ti reputo capace, ma perché non voglio buttarti in un mondo che non sei pronto a reggere.»

Non si educa per paura di essere impopolari.
Si educa per amore del futuro dei figli.

La frase che gli dovresti lasciare addosso

Non importa cosa decidi.
Importa cosa gli arriva.

«Io scelgo per te.
Non per gli altri.»

Se tuo figlio capisce questo,
lo smartphone potrà anche averlo tardi.
Ma avrà qualcosa di molto più raro:
un adulto che ci mette la faccia,
non uno che segue la mandria.

Conoscere ed esplorare le emozioni !
12/11/2025

Conoscere ed esplorare le emozioni !

“Dottore, se non gli do il telefono urla.”
È una frase che sento sempre più spesso, detta con stanchezza e un po’ di vergogna.
Eppure non c’è nulla di cui vergognarsi: solo da capire.

Perché quando un bambino piccolo si calma solo con uno schermo, non è perché “ama la tecnologia”.
È perché lo schermo regola al posto suo le emozioni che non sa ancora gestire.
E se succede troppo presto, troppo spesso, quel meccanismo si fissa:
ogni disagio, ogni no, ogni frustrazione diventa un “accendi”.

Non è cattiva educazione, è un cortocircuito del tempo che viviamo.
Abbiamo sostituito il contatto con il tocco sul vetro.
Ma la pelle, lo sguardo, la voce, restano i primi veri calmanti emotivi.

La dipendenza digitale non nasce da un gioco.
Nasce quando l’emozione di un bambino viene spenta invece che accolta.

E il primo passo per evitarla è ricordare che nessuna app potrà mai sostituire un abbraccio.

Indirizzo

Via R. De Nitto , 43
Latiano
72022

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 12:30
15:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 12:30
15:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 12:30
15:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 12:30
15:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 12:30
15:00 - 19:00

Telefono

+393515554060

Sito Web

https://calendly.com/lidiamingolla/15min

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