13/01/2026
Ha lo sguardo leggermente decentrato, perché per molte persone autistiche il contatto visivo diretto può risultare faticoso.
Ha articolazioni più flessibili, pensate per rappresentare movimenti ripetitivi come lo stimming, una forma di autoregolazione e auto-espressione.
Indossa cuffie antirumore per ridurre il sovraccarico sensoriale e porta con sé uno spinner antistress, utile per modulare l’ansia.
Ha anche uno strumento di comunicazione visiva, a supporto della comunicazione quotidiana.
È la nuova Barbie, ed è autistica.
Mattel l’ha realizzata in collaborazione con Autistic Self Advocacy Network, con l’obiettivo di rappresentare – in modo simbolico – alcuni aspetti dell’esperienza autistica e favorire inclusione e riconoscimento.
Il disturbo dello spettro autistico riguarda circa 1 bambino su 68, con una maggiore prevalenza nei maschi.
In Italia si stima che vivano circa 500.000 persone nello spettro, pari a circa l’1% della popolazione.
Rappresentare non significa etichettare, ma rendere visibile ciò che per troppo tempo è stato invisibile.
Inclusione vuol dire anche questo.