14/03/2018
Nell'era del consumismo spirituale sarebbe bene fermarsi a riflettere se quello che stiamo facendo si confà veramente a noi, o se invece stiamo solo seguendo le mode delle mani giunte e delle aperture energetiche. Il secondo caso è l'ennesimo disperato tentativo di sedare la nostra infelicità e i nostri sensi di colpa.
"Vostra moglie, i vostri figli, vostro fratello, il vostro lavoro, il vostro corpo: ecco lo yoga. (…) Lo yoga è una grazia: vi cade sopra. Non avete niente da fare, nessun ruolo da assumere. Ecco perché non suggerirei a nessuno la pratica dello yoga. E' piuttosto il contrario. Ci si deve ba***re per essere degni di ricevere l'incredibile regalo di imparare lo yoga. Si deve pagare per questo. Non voglio dire finanziariamente, ma si deve pagare con il proprio cuore, con la propria qualità. Lo yoga non ha niente a che fare con i movimenti del corpo. Se non si ha il desiderio assoluto, la passione assoluta, l'ossessione assoluta di questa pratica, vuol dire che non si è pronti e che non si merita di imparare questa arte. (…) Non si può dire a qualcuno: 'fai lo yoga'. Uno studente deve supplicare per apprendere lo yoga. Solo allora ci sarà lo spazio, il tempo, cioè l'energia necessaria per la scoperta. Ma non si può spingere questa maturità. (…) Alla fine, il più gran regalo che si può fare a un essere umano è di insegnargli lo yoga. Il più grande che si possa ricevere è di essere istruito sullo yoga, perché non parla che della gioia, non punta che verso la gioia, è già gioia. (...) Qualcuno ha la fortuna straordinaria di essere attirato dal cuore dello yoga, che è di sentire. E' veramente una benedizione per lui. Altri non hanno questa inclinazione; e si presenteranno altre espressioni della vita".
-Eric Baret-