Dott. Arnaldo Lalli Biologo Nutrizionista e Farmacologo

Dott. Arnaldo Lalli Biologo Nutrizionista e Farmacologo Biologo nutrizionista e farmacologo

Curriculum vitae in breve:

- Master interuniversitario di II livello con votazione 110/110 e lode in "Psicobiologia della nutrizione e del comportamento alimentare" - 02/2022 , Università Tor Vergata di Roma, Campus Biomedico di Roma, con discussione tesi: "Il ruolo del microbiota intestinale nella food addiction".

- Perfezionamento universitario in "Scienza dell'alimentazione: nutrigenetica, nutrigenomica, epigenetica" - 2020, Università di Firenze.

- Abilitazione alla professione di biologo - 2016, Università Tor Vergata di Roma.

- Laurea magistrale con votazione 110/110 e lode in "Scienze della nutrizione umana"- 2016, Università Tor Vergata di Roma, con discussione della tesi: "La terapia nutrizionale in oncologia: possibile ruolo di restrizione calorica, dieta chetogenica e nutraceutici".

- Specializzazione con votazione 50/50 e lode in farmacologia (4 anni accademici) - 2006, facoltà di medicina e chirurgia Università di l'Aquila con discussione della tesi: "Approccio farmaco-nutrizionale nella sindrome cachettica neoplastica".

- Master di II livello in "Etnobiofarmacia e sviluppo sostenibile della biodiversità"-2008, Università di Pavia.

- Abilitazione alla professione di farmacista - 2002, Università di Chieti "Gabriele D'Annunzio".

- Laurea in Farmacia - 2002, Università di Chieti "Gabriele D'Annunzio".

20/01/2025

La dieta chetogenica è molto più di una semplice dieta per perdere peso, è un regime terapeutico che può essere efficace...
18/11/2024

La dieta chetogenica è molto più di una semplice dieta per perdere peso, è un regime terapeutico che può essere efficace in diverse patologie quali: cefalea cronica, epilessia infantile farmaco resistente, PCOS (sindrome dell'ovaio policistico), diabete tipo 2, steatosi epatica, sindrome metabolica, acne, obesità.
Oltre a queste classiche indicazioni oggi si inizia a studiare la dieta chetogenica anche per altre patologie come le malattie oncologiche, neurodegenerative e le MICI (malattie infiammatorie croniche intestinali).
Ecco che la formazione scientifica in nutrizione non può fermarsi mai per essere sempre in linea con le nuove acquisizioni scientifiche.
L'associazione Eupraxia con i corsi di formazione ketolearning, certifica il professionista come "keto approved".

Dott. Arnaldo Lalli

26/11/2021
𝗟𝗮 𝗽𝗲𝗴𝗴𝗶𝗼𝗿𝗲 𝗮𝗯𝗶𝘁𝘂𝗱𝗶𝗻𝗲 𝗮𝗹𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗿𝗲Quale è tra le varie abitudini alimentari quotidiane la peggiore in termini di aumento d...
22/10/2021

𝗟𝗮 𝗽𝗲𝗴𝗴𝗶𝗼𝗿𝗲 𝗮𝗯𝗶𝘁𝘂𝗱𝗶𝗻𝗲 𝗮𝗹𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗿𝗲
Quale è tra le varie abitudini alimentari quotidiane la peggiore in termini di aumento del rischio di mortalità e morbilità (ossia rischio di ammalarsi)?
Potremmo pensare alla carne rossa, all'eccesso di grassi saturi o di zuccheri.
In realtà questi alimenti o nutrienti spesso sotto accusa non si avvicinano lontanamente all'effetto dannoso dell'eccesso di 𝘀𝗮𝗹𝗲.
Quando si parla di sale in realtà si parla di sodio. Infatti anche il glutammato di sodio presente nei dadi è un'altra fonte di "sale".
La quantità di sale giornaliera da non superare è intorno ai 5 g giornalieri. Ottimale è una quantità intorno ai 3,5-4 g.
In Italia questi valori sono superati abbondantemente con valori medi di circa 8-9 g.
Alte quantità di sale nella dieta sono correlati a ipertensione arteriosa, ictus, osteoporosi, malattia renale, cancro gastrico, peggioramento dell'asma bronchiale.
In alcune popolazioni primitive dell'Oceania che non utilizzano sale l'ipertensione e l'ictus sono quasi sconosciuti.
Quali sono le fonti di sale? la maggior parte (circa il 70%) deriva dalle fonti nascoste: pane, conserve, affettati, formaggi ...
Una buona idea e l'uso del pane sciapo e degli alimenti freschi.
Per condire i cibi possiamo usare olio, aceto e spezie.
Oltre al contenuto assoluto di sale è importante il rapporto sodio-potassio. Più potassio da frutta e verdure riduce gli effetti nocivi di un carico eccessivo di sodio.
Impariamo a leggere le etichette. 1g di sodio equivale a 2,5 g di sale (cloruro di sodio).
Limitiamo i cibi che superano i 0,6-0,8g di sale per 100g di peso.
Di sale usiamone poco e che sia iodato.

Dott. Arnaldo Lalli

𝗤𝘂𝗮𝗹𝗲 𝗲̀ 𝗹𝗮 𝗱𝗶𝗲𝘁𝗮 𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼𝗿𝗲 𝗻𝗲𝗹 𝘀𝗼𝘃𝗿𝗮𝗽𝗽𝗲𝘀𝗼 𝗲 𝗼𝗯𝗲𝘀𝗶𝘁𝗮̀?Spesso mi domandano quale è la migliore strategia in termini di rip...
12/09/2021

𝗤𝘂𝗮𝗹𝗲 𝗲̀ 𝗹𝗮 𝗱𝗶𝗲𝘁𝗮 𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼𝗿𝗲 𝗻𝗲𝗹 𝘀𝗼𝘃𝗿𝗮𝗽𝗽𝗲𝘀𝗼 𝗲 𝗼𝗯𝗲𝘀𝗶𝘁𝗮̀?
Spesso mi domandano quale è la migliore strategia in termini di ripartizione dei macronutrienti ( proteine, carboidrati e grassi) per perdere peso.
In parole povere a parità di calorie è meglio una dieta con pochi carboidrati e molte proteine e/o grassi o viceversa? Meglio una chetogenica o una dieta mediterranea? Dove sta la verità?
La dietetica classica basata sul conteggio delle calorie ci dice che qualsiasi restrizione calorica (una caloria è una caloria) porta ugualmente a perdita di peso. Questo è vero ma non prende in considerazione le recenti scoperte riguardo il microbiota intestinale, la nutrigenetica e la nutrigenomica. In pratica i nutrienti alterano i nostri microbi che poi a loro volta interagiscono con la nostra fisiologia. Allo stesso modo la nostra risposta ai nutrienti è geneticamente determinata.
Il tutto complicato da eventuali patologie.
La dieta migliore a mio vedere è la dieta personalizzata sull’individuo.

Dott. Arnaldo Lalli

𝗟𝗮 𝘁𝗲𝗿𝗮𝗽𝗶𝗮 𝗻𝘂𝘁𝗿𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹'𝗶𝗻𝘀𝘂𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗿𝗲𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗰𝗿𝗼𝗻𝗶𝗰𝗮 Questo argomento mi è particolarmente a cuore, in quanto ex-ma...
21/05/2021

𝗟𝗮 𝘁𝗲𝗿𝗮𝗽𝗶𝗮 𝗻𝘂𝘁𝗿𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹'𝗶𝗻𝘀𝘂𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗿𝗲𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗰𝗿𝗼𝗻𝗶𝗰𝗮
Questo argomento mi è particolarmente a cuore, in quanto ex-malato di insufficienza renale cronica (attualmente guarito grazie ad un trapianto renale e alla generosità di mia sorella Giusy).
L'insufficienza renale cronica (IRC) è una grave condizione caratterizzata da una perdita progressiva e irreversibile della funzione renale.
Nella maggior parte dei casi con la progressione della patologia si arriva alla terapia sostitutiva della funzione renale, ossia la dialisi e il trapianto renale.
Le cause di questa condizione sono varie: metaboliche, cardiovascolari, infettive, autoimmuni, genetiche.
La terapia nutrizionale, perchè di terapia si tratta, ha un ruolo importantissimo nella IRC, al pari delle terapie farmacologiche.
Il rene non è solo un filtro che ci libera dalle scorie prodotte dal metabolismo ma un organo sofisticato che regola funzioni come l'attivazione della vitamina D, la produzione dei globuli rossi, l'equilibrio idro-elettrolitico e acido-base, la regolazione della pressione arteriosa.
Con il peggiorare della funzione renale si ha un incremento notevole della mortalità cardiovascolare. Questo aumentato rischio permane (però in misura minore rispetto alla dialisi) anche nei trapiantati.
Quindi il grosso problema delle malattie renali è il danno cardiovascolare. Il rischio cardiaco può aumentare rispetto ad una persona sana anche di 50-100 volte.
La terapia nutrizionale è utile non tanto nel rallentare la progressione della malattia verso la fase terminale o uremica, ma nel ridurre i sintomi (come la sete, la nausea e il prurito) e per cercare di arrivare nelle migliori condizioni fisiche alle fasi più dure della malattia.
Nella terapia nutrizionale dell'insufficienza renale cronica vanno gestiti attentamente l'apporto di energia, proteine, minerali, acidi organici e fibra alimentare.
Anche la modulazione del microbiota intestinale può aiutare a ridurre l'impatto nocivo delle tossine uremiche.

Dott. Arnaldo Lalli

𝗟'𝗶𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗻𝘂𝘁𝗿𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶𝘀𝘁𝗮 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗲𝘃𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗽𝗮𝘁𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗲 𝗰𝗿𝗼𝗻𝗶𝗰𝗼-𝗱𝗲𝗴𝗲𝗻𝗲𝗿𝗮𝘁𝗶𝘃𝗲Diciamolo chiaramente, i nutrizioni...
06/04/2021

𝗟'𝗶𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗻𝘂𝘁𝗿𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶𝘀𝘁𝗮 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗲𝘃𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗽𝗮𝘁𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗲 𝗰𝗿𝗼𝗻𝗶𝗰𝗼-𝗱𝗲𝗴𝗲𝗻𝗲𝗿𝗮𝘁𝗶𝘃𝗲
Diciamolo chiaramente, i nutrizionisti hanno e avranno un ruolo sempre più importante nella prevenzione delle patologie cronico degenerative.
Le migliaia di biologi e medici nutrizionisti in italia (quelli seri e realmente con i giusti titoli accademici) se impiegati diffusamente all'interno del sistema sanitario nazionale potrebbero portare ad un crollo delle patologie cronico-degenerative (diabete, malattie cardiovascolari, sindrome metabolica, Alzheimer, Parkinson e cancro) con un risparmio notevole in termini di riduzione della spesa pubblica.
Evidentemente la prevenzione non interessa molto, meglio puntare sulla ricerca di nuove terapie farmacologiche.
La visita dal nutrizionista dovrebbe essere prassi dall'età infantile sino alla senescenza.
All'interno dell'Europa l'Italia ha il record di obesità e sovrappeso infantile. La dieta mediterranea di cui tanto si parla dove è finita?
Un bambino obeso anche se dimagrisce, spesso dovrà combattere con il sovrappeso per tutta la vita.
Nel mondo abbiamo 2 grossi problemi nutrizionali: la malnutrizione per difetto, tipica dei paesi in via di sviluppo e la malnutrizione per eccesso dei paesi sviluppati.
Un errore è considerare il nutrizionista solo quando si deve perdere peso (sopratutto in vista dell'estate). In realtà molte persone anche essendo normopeso mangiano in modo scorretto e hanno talvolta delle carenze nutrizionali.

Dott. Arnaldo Lalli

𝐀𝐝𝐚𝐭𝐭𝐨𝐠𝐞𝐧𝐢 𝐨 𝐬𝐭𝐢𝐦𝐨𝐥𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐨𝐦𝐛𝐚𝐭𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐫𝐞𝐬𝐬?Lo stress (termine derivante dalla fisica per indicare lo sforzo o tens...
25/03/2021

𝐀𝐝𝐚𝐭𝐭𝐨𝐠𝐞𝐧𝐢 𝐨 𝐬𝐭𝐢𝐦𝐨𝐥𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐨𝐦𝐛𝐚𝐭𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐫𝐞𝐬𝐬?
Lo stress (termine derivante dalla fisica per indicare lo sforzo o tensione a cui è sottoposto un materiale) descrive la risposta di un organismo ad un evento negativo (stressor).
I primi studi sullo stress furono fatti dal medico Hans Seyle.
Egli descrisse la sindrome generale di adattamento allo stress, composta da 3 fasi: allarme, resistenza, esaurimento.
In sostanza l'organismo nella prima fase in cui incontriamo un evento stressante va in allarme (ad esempio l'eritema causato da una esposizione solare), poi si adatta entrando in resistenza (nell'esempio del sole l'abbronzatura) ma se lo stimolo stressante continua può superare le capacità del corpo di adattarsi (ustione solare ad esempio).
Ogni evento stressante fisico o psicologico genera una risposta di questo tipo.
Le capacità di risposta allo stress ossia di adattamento senza esaurimento deriva anche dalle caratteristiche genetiche di ognuno di noi.
Al giorno d'oggi, purtroppo, è quasi impossibile essere immuni dallo stress.
Per aiutare il proprio organismo a resistere allo stress la maggior parte delle persone utilizza stimolanti come caffeina, nicotina e in casi estremi sostanze anfetaminosimili e cocaina. Il problema degli stimolanti è che agiscono non facendoci sentire la stanchezza, perpetuando così una situazione di stress.
Riguardo la caffeina, sarebbe meglio non superare i due caffè al giorno e non dopo i pasti principali in quanto limita l'assorbimento di nutrienti come il ferro.
Gli adattogeni al contrario aiutano il corpo ad adattarsi alla situazione stressante prolungando la fase di resistenza.
Gli adattogeni non ci danno la "botta" degli stimolanti, non ci fanno superare i limiti e sopratutto non agiscono solo a livello del sistema nervoso centrale ma a livello neuroendocrino.
Molti hanno effetti immunomodulatori e antinfiammatori.
I più noti adattogeni sono il ginseng (cinese o americano), l'eleuterococco (detto ginseng siberiano), la withania somnifera (detta ginseng indiano o ashwagandha) e la rodiola rosea.
Tuttavia anche queste piante hanno controindicazioni e andrebbero assunte sotto consiglio di un esperto per periodi di tempo limitati.

Dott. Arnaldo Lalli

𝐏𝐫𝐨𝐭𝐞𝐢𝐧𝐞 𝐢𝐧 𝐩𝐨𝐥𝐯𝐞𝐫𝐞: 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐜𝐞𝐠𝐥𝐢𝐞𝐫𝐥𝐞 𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐮𝐬𝐚𝐫𝐥𝐞Tra gli integratori alimentari in commercio, le proteine in polvere ...
25/03/2021

𝐏𝐫𝐨𝐭𝐞𝐢𝐧𝐞 𝐢𝐧 𝐩𝐨𝐥𝐯𝐞𝐫𝐞: 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐜𝐞𝐠𝐥𝐢𝐞𝐫𝐥𝐞 𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐮𝐬𝐚𝐫𝐥𝐞
Tra gli integratori alimentari in commercio, le proteine in polvere rappresentano una delle categorie più utilizzate dagli sportivi.
Anche se gli integratori alimentari sono spesso demonizzati, in realtà possono essere utili in certe circostanze.
Nello sportivo, sono utili per raggiungere la maggiore quota giornaliera raccomandata senza eccedere con i normali cibi, riducendo così l'assunzione di grassi saturi, sale e purine. Inoltre riducono il sovraccarico dell'apparato gastrointestinale.
Negli anziani dove il fabbisogno proteico è maggiore (si riduce l'efficienza digestiva) si utilizzano all'interno di mix in polvere contenenti anche vitamine e minerali.
In situazioni cliniche caratterizzate da incrementato catabolismo o ridotto introito di cibo sono utilizzate all'interno di preparati nutrizionali ad alta densità calorica.
La differenza tra i prodotti in commercio la fa principalmente la fonte proteica di origine.
Esistono proteine del siero del latte (whey protein), caseine, proteine totali del latte (caseine + siero), proteine dell'albume, proteine di soia isolate, proteine del pi***lo, del grano, del riso, di chia..
Quelle a maggiore valore biologico sono quelle del latte e delle uova, quindi sono le più utilizzate nello sport e in ambito clinico.
Le proteine del siero hanno un assorbimento rapido con un'azione principalmente anabolica, le caseine presentano assorbimento lento (coagulano nello stomaco) con una azione anticatabolica.
Quindi nel post-allenamento o negli anziani le whey protein hanno dei vantaggi. Le caseine sono utili nei più giovani dove il fattore limitante alla crescita muscolare spesso è il catabolismo muscolare. In questo caso l'assunzione prima di dormire di caseine assicura un lungo rilascio di aminoacidi nel sangue.
Ovviamente la quota proteica da assumere deve essere calcolata dal nutrizionista evitando sovraccarichi inutili.

Dott. Arnaldo Lalli

𝐍𝐮𝐨𝐯𝐞 𝐞𝐯𝐢𝐝𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐝𝐢 𝐞𝐟𝐟𝐢𝐜𝐚𝐜𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚𝐦𝐢𝐧𝐚 𝐃 𝐢𝐧 𝐩𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐜𝐫𝐢𝐭𝐢𝐜𝐢 𝐚𝐟𝐟𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐝𝐚 𝐂𝐎𝐕𝐈𝐃-𝟏𝟗.Uno studio dell'università di Padov...
22/03/2021

𝐍𝐮𝐨𝐯𝐞 𝐞𝐯𝐢𝐝𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐝𝐢 𝐞𝐟𝐟𝐢𝐜𝐚𝐜𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚𝐦𝐢𝐧𝐚 𝐃 𝐢𝐧 𝐩𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐜𝐫𝐢𝐭𝐢𝐜𝐢 𝐚𝐟𝐟𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐝𝐚 𝐂𝐎𝐕𝐈𝐃-𝟏𝟗.
Uno studio dell'università di Padova (sono coinvolte anche le università di Parma, Verona, Pisa e Reggio Calabria) pubblicato sulla rivista Nutrients, ha evidenziato come la somministrazione di vitamina D in forma di colecalciferolo (la classica D3), ha ridotto la mortalità e i ricoveri in terapia intensiva in un gruppo di pazienti critici.
Diversi studi avevano già evidenziato come una carenza di vitamina D era legata ad un tasso maggiore di infezione e complicanze da Covid-19, ma vi erano pochi studi su assunzione di vitamina D in pazienti già affetti da Covid-19.
Lo studio voleva verificare se l'assunzione di vitamina D in pazienti ricoverati per Covid-19 con comorbidità multiple (diabete, malattie cardiovascolari, insufficienza renale cronica..), valori di D-dimero elevati e carenza di vitamina D, potesse ridurre l'ingresso in terapia intensiva e ridurre i decessi.
Ai soggetti è stata somministrata una dose orale di vitamina D pari a 400000 unità (in 2 giorni, 200000 unità al giorno).
La mortalità e l'ingresso in terapia intensiva si sono ridotti dell'80%.

Dott. Arnaldo Lalli
Link alla ricerca
https://www.mdpi.com/2072-6643/13/1/219

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