Dott. Fabio Tartarini - Psicologo

Dott. Fabio Tartarini - Psicologo [ITA] Psicologo del Benessere Sostenibile. [ENG] Psychologist for your Sustained Well-being. Contattami:
https://linktr.ee/fabiotartarini

[ITA] Psicologo del Benessere Sostenibile. Mi occupo di supportare i miei clienti al raggiungimento del loro miglior sè con tecniche del Self-Empowerment e dello Human Flourishing. Fornisco un approccio a 360° che combina metodi di miglioramento accademico con strategie di miglioramento personale, oltre che di gestione ansia e stress.

[ENG] Chartered Psychologist, I am an academic researcher an

d trainer. I have been an ex-pat myself, so I have experienced the struggles and challenges of being in a new and unknown culture and country. My counselling and workshop sessions adopt a mixed approach derived from Self-Empowerment and Human Flourishing techniques. I have developed a model of Sustainable Well-Being and Human Flourishing that guides my practice. I do believe true happiness needs meaning and purpose in life.

- "Maestro, come faccio a guarire dalla mia malattia?"- "Non è della guarigione che ti devi occupare ora. In questo mome...
17/04/2026

- "Maestro, come faccio a guarire dalla mia malattia?"
- "Non è della guarigione che ti devi occupare ora. In questo momento sei chiamato a rimanere nel tuo sintomo, nel tuo fastidio, nel tuo malessere. Non cercare vie di fuga. Resta in quello che c'è ora. Contemplalo, dipingilo, custodiscilo nel tuo cuore, parlaci, dagli attenzione. Per tutto il tempo necessario. Non avere fretta. E' il momento dell'ascolto profondo. Di te stesso".
- "Ma io ho paura della mia malattia".
- "Perché ci hanno insegnato a cancellare qualsiasi sintomo del nostro corpo, come la gomma che corregge nell'immediato un errore della matita. Quando invece è proprio l'errore stesso il nostro più grande maestro. Senza di esso non potremo fare esperienza e crescere, sempre di più. La malattia e l'errore sono dei grandi spiriti che giungono a noi per destarci. Sono gli ambasciatori dell'anima".
- "Maestro, ma la malattia fa male".
- "Non è la malattia a fare male. Ma il nostro tentativo di fuggire da essa. Pensa alla donna che partorisce: se riesce a danzare con il suo dolore il male si attenua, se lo respinge lo sente ancora di più. Siamo chiamati a vivere la malattia con il cuore. Non più con la mente".
- "E la guarigione arriverà?"
- "Arriverà la cura. Di te stesso. E non t'importerà più guarire dalla tua malattia. Vorrai solo vivere. E dedicarti all'ascolto di ogni richiamo della tua anima. Non è questa forse la vera guarigione?"

(Elena Bernabè)

©️📷 Illustrazione di Disegnisottovuoto

- "Nonna, come si fa a superare un momento così buio?"- "Bambina mia, l'oscurità è solo un invito. A liberarti dalla vit...
16/04/2026

- "Nonna, come si fa a superare un momento così buio?"
- "Bambina mia, l'oscurità è solo un invito. A liberarti dalla vita di prima. Si spengono i riflettori su ciò che era per poter vedere ciò che è".
- "In questo momento vedo solo nero".
- "Perché stai cercando la luminosità quando invece è proprio in quel nero che puoi trovare la tua forza. Per rinascere a nuova vita. Non rifiutare il buio, attraversalo".
- "Potrei morire..."
- "Potresti invece solo guarire. Da tutti i tuoi malanni interiori".
- "Nonna, guarire è un'altra cosa. Vuol dire sentirsi bene, in pace con se stessi e con il mondo, significa essere in forma ed avere forze necessarie per affrontare la vita."
- "Bambina mia, ci hanno fatto credere che per stare bene bisogna impiegare il tempo ad allontanare i problemi. Ma la via per l'arricchimento interiore è un altro. Guarire significa avere il coraggio di camminare attraverso la propria oscurità. Non conosco altra via di guarigione se non il viaggio buio e misterioso. Dentro se stessi".

(Elena Bernabè)

«Se continui a cercare il "perché",  potresti non uscirne mai.Eppure è quello che fai. Analizzi. Ricostruisci.Cerchi la ...
12/04/2026

«Se continui a cercare il "perché", potresti non uscirne mai.
Eppure è quello che fai.
Analizzi. Ricostruisci.
Cerchi la causa precisa. Vuoi il perché.
Vuoi la spiegazione giusta. Vuoi "arrivarci".
E intanto resti lì. Per anni.
Il punto è un altro.
La guarigione non è capire di più.
È permettere a ciò che senti di muoversi.
Il dolore non è un enigma. Non è un problema da risolvere.
Chiede spazio. Contatto. Attraversamento.
Ma questo è scomodo.
Perché sentire non lo controlli. Capire sì.
E allora la mente continua a girare.
Cerca. Collega. Spiega.
E ti dà l’illusione di star facendo qualcosa.
Ma stai solo rimandando.
La svolta arriva quando smetti di lottare contro quello che provi.
Quando smetti di inseguire la causa. E inizi a starci dentro.
È lì che qualcosa si scioglie.
Non perché hai capito. Ma perché hai smesso di scappare.
E sì, a volte la comprensione arriva.
Ma dopo.
Come conseguenza. Non come condizione».

(Chiara Pica)

Ci sono momenti in cui ci si sente come un puzzle caduto a terra. Pezzi sparsi ovunque, alcuni lontani, altri che sembra...
10/04/2026

Ci sono momenti in cui ci si sente come un puzzle caduto a terra. Pezzi sparsi ovunque, alcuni lontani, altri che sembrano non incastrarsi più.

Qualcosa si rompe:
una relazione, una certezza, un’idea di sé.
E in quel disordine il cuore può sembrare spezzato, come se non potesse tornare intero.

Ma forse non si tratta di tornare come prima, ma di ricomporsi in un modo nuovo. Ricostruirsi è raccogliere quei pezzi con delicatezza, senza fretta.. è fermarsi a guardare ogni parte di sé, anche quelle che fanno male, e riconoscerle come proprie.. è lasciare andare ciò che non ci rappresenta più, facendo spazio a qualcosa di più autentico.

Non è un percorso lineare. Ci saranno passi avanti, momenti di stanchezza, dubbi, ritorni indietro ed è normale così.

Ricostruirsi non significa “aggiustarsi”,
ma trasformarsi; è un atto di cura, è scegliere, ogni giorno, di restare in ascolto di sé stessi, anche quando è difficile. Il cuore non si ripara tornando indietro, si ricompone andando avanti.

Un pezzo alla volta.
Con pazienza.
Con cura.

E, lentamente, ci si accorge che da quelle crepe non nasce solo fragilità, ma anche nuove possibilità.

Anche quando sembra impossibile, dentro di noi esiste già la capacità di rimetterci insieme ❤️‍🩹

📷©️ Illustrazione di Carolina Zuniga Artworks

– Perché sei scappata?– Credo che tu mi abbia spaventata.– Ti do una notizia! Tutti hanno paura, ma questa non è una buo...
08/04/2026

– Perché sei scappata?
– Credo che tu mi abbia spaventata.
– Ti do una notizia! Tutti hanno paura, ma questa non è una buona ragione per fuggire.

(🎬 The perfect man)

"Fuggire da uno sguardo, da un litigio, dalle nostre emozioni è un modo di fuggire da noi stessi. Rimanere in ciò che ci turba, che ci spaventa e che ci addolora è l’unica via per elaborarlo e per poi andare avanti. Più ricchi e più consapevoli".

Ecco perchè è così importante restare nelle nostre emozioni...

✨ Work in progress ✨
06/04/2026

✨ Work in progress ✨

A volte la rinascita non ha niente di luminoso. Assomiglia piuttosto a quei momenti in cui ci sentiamo più fragili del s...
05/04/2026

A volte la rinascita non ha niente di luminoso. Assomiglia piuttosto a quei momenti in cui ci sentiamo più fragili del solito, più stanchi, più confusi, più vicini alle lacrime. E forse va bene anche così.

Pensiamo spesso alla Pasqua come a una promessa di luce, ma prima della luce c’è quasi sempre qualcosa che si rompe. Un guscio, per aprirsi, deve cedere, deve creparsi, e per chi sta nascendo quel passaggio non è semplice, né comodo, né dolce.

Forse succede anche a noi. Ci sono momenti in cui la vita ci chiede di lasciare andare una parte di noi che ci ha protetti a lungo, ma che ormai non ci lascia più respirare. Può essere una paura, un’abitudine, un dolore diventato familiare, una versione di noi che ci ha aiutati a sopravvivere, ma che ora non ci basta più, e lasciarla andare fa male.

Perché cambiare davvero non significa soltanto guarire. Significa anche attraversare un tratto di strada in cui non sappiamo più bene chi siamo. È un passaggio tenero e difficile, un luogo interiore in cui ci sentiamo esposti, e in cui a volte ci chiediamo se ci stiamo rompendo invece di rinascere. Ma forse le due cose, qualche volta, si somigliano.

Se in questo periodo senti che qualcosa dentro di te si sta incrinando, prova a non giudicarti troppo in fretta. Non dirti subito che sei fragile, sbagliato o troppo. Forse stai semplicemente vivendo uno di quei passaggi che non fanno rumore fuori, ma cambiano tutto dentro. Forse non ti stai perdendo. Forse ti stai ritrovando in una forma nuova.

Oltre 150 studenti e studentesse, tra i 14 e i 19 anni, hanno preso parte a un incontro dedicato al tema della violenza ...
02/04/2026

Oltre 150 studenti e studentesse, tra i 14 e i 19 anni, hanno preso parte a un incontro dedicato al tema della violenza di genere, svoltosi presso il Liceo Virgilio-Redi, sede di Squinzano.

L'iniziativa, a cui ho preso parte in qualità di psicologo sociale, ha rappresentato uno spazio di ascolto, confronto e riflessione, in cui ragazze e ragazzi hanno potuto interrogarsi su dinamiche relazionali, stereotipi e segnali spesso difficili da riconoscere. Parlare di questi temi in età adolescenziale, infatti, significa offrire strumenti per comprendere meglio se stessi, gli altri e costruire relazioni più consapevoli e rispettose. La qualità dell’ascolto, il coinvolgimento dei ragazzi e la profondità degli interventi emersi testimoniano l’importanza della creazione di spazi di dialogo su questi temi, in grado di favorire una cultura basata sul rispetto, sull’empatia e sulla responsabilità condivisa.

Porto con me la ricchezza di questo incontro, grato di aver potuto offrire il mio contributo in un percorso di crescita e consapevolezza condivisa ✨

Ci sono notizie che non si leggono soltanto, ma si sentono dentro, nel cuore e nello stomaco. La vicenda della gattina R...
31/03/2026

Ci sono notizie che non si leggono soltanto, ma si sentono dentro, nel cuore e nello stomaco. La vicenda della gattina Rosi, a Roma, è una di queste. Fa male perché riguarda una vita fragile, indifesa. Fa male perché ci mette davanti a una forma di violenza che fatichiamo a comprendere. Fa male anche per quello che ci fa provare: rabbia, tristezza, sgomento. Episodi del genere scuotono nel profondo.

La violenza sugli animali non è mai un gesto “vuoto”, diversi studi lo sottolineano: spesso è legata a difficoltà profonde nella gestione delle emozioni e a una ridotta capacità di entrare in relazione con la sofferenza altrui. Non è una spiegazione che consola, né serve a giustificare atti di questo tipo, ma è un elemento importante per comprendere quanto sia fondamentale lavorare sull’educazione emotiva e sull’empatia, fin dall’infanzia.

Davanti a storie di questo tipo, oltre all’indignazione, possiamo anche fermarci ad ascoltare ciò che succede dentro di noi. La nostra reazione emotiva parla della nostra capacità di empatia, del riconoscere il dolore dell’altro — anche quando quell’altro non ha voce. Dare un nome a quello che sentiamo, condividerlo, non anestetizzarlo, perché è proprio da quella sensibilità che nasce anche la possibilità di costruire una cultura diversa, fatta di rispetto, cura e responsabilità verso ogni essere vivente.

📷©️ Lega Nazionale per la Difesa del Cane sez. Ostia

27/03/2026

La veganofobia, o vegefobia, si manifesta come una forma di discriminazione o avversione nei confronti di chi sceglie uno stile di vita vegano. Le persone vegane si trovano spesso così a dover affrontare giudizi severi, stereotipi e reazioni negative, che non solo feriscono profondamente, ma rischiano di minare il loro benessere emotivo e psicologico.

👉 La veganofobia non nasce dal nulla, ma da un intreccio di fattori psicologici, culturali e sociali. Molto spesso, la paura e l’avversione verso i vegani si radicano in incomprensioni o convinzioni errate, che si formano nella mente di chi discrimina. Alla base di questo fenomeno, c'è spesso una paura irrazionale del cambiamento.

Meccanismi psicologici di chi discrimina:

🔸 Conformismo sociale e paura del diverso
In molte culture il consumo di carne è visto come una tradizione fondamentale e simbolo di una certa identità. Scegliere di rifiutare questa tradizione può apparire come una sfida diretta a norme e valori radicati. La paura del cambiamento e il rifiuto del "diverso" sono meccanismi psicologici umani profondi, legati alla necessità di sentirsi parte di un gruppo e di appartenere a una comunità. Il vegano, quindi, rischia di essere percepito come una minaccia, anche se non ha nessuna intenzione negativa.

🔸 Dissonanza cognitiva
Quando una persona viene a contatto con una scelta alimentare che mette in discussione le proprie abitudini o convinzioni, si può creare una dissonanza cognitiva. Questo fenomeno psicologico si verifica quando le proprie convinzioni sono in conflitto con nuove informazioni che mettono in discussione le proprie azioni o abitudini. Per esempio, chi consuma carne quotidianamente può essere riluttante ad accettare la realtà delle implicazioni etiche e ambientali di questa scelta. Per difendersi dalla dissonanza, la mente può sviluppare reazioni emotive di rifiuto verso chi segue una dieta vegana, anziché riflettere su questi aspetti.

🔸 Stereotipi e giudizi sociali
La mancanza di una comprensione diretta e approfondita del veganismo può dar luogo a stereotipi. Le persone vegane vengono spesso etichettate come "estreme", "fanatiche" o "radicali". Questi giudizi si basano su stereotipi o esperienze parziali che hanno portato ad una generalizzazione. I pregiudizi possono quindi alimentare il disprezzo o il sospetto, che si trasformano in atti di discriminazione.

🌱 Comprendere le ragioni alla base della scelta vegana può aiutarci ad avere una maggiore empatia e accettazione verso quella che si configura come una scelta etica e valoriale e che, dunque, merita rispetto.

La veganofobia, o vegefobia, si manifesta come una forma di discriminazione o avversione nei confronti di chi sceglie un...
27/03/2026

La veganofobia, o vegefobia, si manifesta come una forma di discriminazione o avversione nei confronti di chi sceglie uno stile di vita vegano. Le persone vegane si trovano spesso così a dover affrontare giudizi severi, stereotipi e reazioni negative, che non solo feriscono profondamente, ma rischiano di minare il loro benessere emotivo e psicologico.

👉 La veganofobia non nasce dal nulla, ma da un intreccio di fattori psicologici, culturali e sociali. Molto spesso, la paura e l’avversione verso i vegani si radicano in incomprensioni o convinzioni errate, che si formano nella mente di chi discrimina. Alla base di questo fenomeno, c'è spesso una paura irrazionale del cambiamento.

Meccanismi psicologici di chi discrimina:

🔸 Conformismo sociale e paura del diverso
In molte culture il consumo di carne è visto come una tradizione fondamentale e simbolo di una certa identità. Scegliere di rifiutare questa tradizione può apparire come una sfida diretta a norme e valori radicati. La paura del cambiamento e il rifiuto del "diverso" sono meccanismi psicologici umani profondi, legati alla necessità di sentirsi parte di un gruppo e di appartenere a una comunità. Il vegano, quindi, rischia di essere percepito come una minaccia, anche se non ha nessuna intenzione negativa.

🔸 Dissonanza cognitiva
Quando una persona viene a contatto con una scelta alimentare che mette in discussione le proprie abitudini o convinzioni, si può creare una dissonanza cognitiva. Questo fenomeno psicologico si verifica quando le proprie convinzioni sono in conflitto con nuove informazioni che mettono in discussione le proprie azioni o abitudini. Per esempio, chi consuma carne quotidianamente può essere riluttante ad accettare la realtà delle implicazioni etiche e ambientali di questa scelta. Per difendersi dalla dissonanza, la mente può sviluppare reazioni emotive di rifiuto verso chi segue una dieta vegana, anziché riflettere su questi aspetti.

🔸 Stereotipi e giudizi sociali
La mancanza di una comprensione diretta e approfondita del veganismo può dar luogo a stereotipi. Le persone vegane vengono spesso etichettate come "estreme", "fanatiche" o "radicali". Questi giudizi si basano su stereotipi o esperienze parziali che hanno portato ad una generalizzazione. I pregiudizi possono quindi alimentare il disprezzo o il sospetto, che si trasformano in atti di discriminazione.

🌱 Comprendere le ragioni alla base della scelta vegana può aiutarci ad avere una maggiore empatia e accettazione verso quella che si configura come una scelta etica e valoriale e che, dunque, merita rispetto.

"Nel mezzo del cammin di nostra vita" non è solo un incipit celebre: è l’inizio di un percorso di consapevolezza e trasf...
25/03/2026

"Nel mezzo del cammin di nostra vita" non è solo un incipit celebre: è l’inizio di un percorso di consapevolezza e trasformazione. A distanza di secoli, la Divina Commedia continua a parlarci perché non racconta una crescita lineare, semplice o rassicurante, piuttosto, un attraversamento.

C’è una discesa negli Inferi: il contatto con ciò che è caotico, frammentato, spaventoso.
Poi il Purgatorio: non un punto di arrivo, ma uno spazio di lavoro lento, di fatica, di cambiamento che prende forma passo dopo passo.

In questa prospettiva, il cambiamento non coincide sempre con il "sentirsi meglio" in modo immediato. Al contrario, spesso inizia proprio quando ci percepiamo più incerti, meno stabili, meno definiti. Non necessariamente perché stiamo sbagliando direzione, ma perché stiamo lasciando qualcosa alle spalle, senza aver ancora costruito del tutto una nuova forma. Per questo, in alcuni momenti, il disagio non è solo un’interruzione del processo: può esserne parte integrante.

Non tutto ciò che fa male è regressione. Non tutta la fatica è blocco. A volte è il segnale che qualcosa, dentro di noi, si sta riorganizzando.
Forse è proprio questo uno degli insegnamenti più profondi della Commedia: nessuno arriva alle stelle senza aver attraversato il buio e nessuno attraversa davvero il buio senza esserne trasformato.

Indirizzo

Lecce
73100

Orario di apertura

Lunedì 10:30 - 21:00
Martedì 10:30 - 21:00
Mercoledì 10:30 - 21:00
Giovedì 10:30 - 21:00
Venerdì 10:30 - 21:00
Sabato 10:30 - 21:00

Telefono

+393518178169

Sito Web

https://linktr.ee/FabioTartarini

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