11/11/2021
C'è un grande albero nel cortile della scuola.
Lo vediamo dalla finestra dell'aula dove io e M. passiamo le mattine.
Lei non sa mai che giorno sia, non sa in che mese siamo, forse ignora che suddividiamo il tempo in anni.
Mi chiede sempre e solo quanto manca al suo compleanno, perché vuole la sua torta alla panna.
Invece ogni mattina, da qualche settimana, mi chiede "oggi è Natale? Tra quanto è Natale?"
Lei non sta mai in silenzio, urla e parla tra sé, costantemente.
Batte le mani. E urla ancora.
Nulla le interessa, nulla attira davvero la sua attenzione. Attenzione che non riesce a tenere su nulla.
Oggi era zitta. In piedi. Ferma. Immobile.
Con lo sguardo rapito e fisso, fuori dalla finestra.
Per una ragazzina di seconda superiore sarebbe normale, forse verrebbe persino ripresa dal docente.
Mi alzo e vado in piedi vicino a lei.
La guardo.
Poi guardo fuori dalla finestra anche io.
E le vedo: centinaia di foglie strappate al nostro albero dal vento e volanti, ovunque.
"Ti piace M.?" Le chiedo.
Non mi guarda, ma mi risponde:
"Quando cadono tutte è Natale?"