03/04/2026
▲ Il vento rastrella la Val di Mello, dondolano le stelle lampadario. Orione stringe la sua cintura per non farsela slacciare, appoggiando un piede sul Cengalo e una mano sul Badile, che afferra per non cadere. Affondiamo nella valle facilitando l’affiorare dei 𝗺𝗼𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗰𝗮𝗿𝗱𝗶𝗻𝗲, con le loro pendenze emotive che risultano più dolci, se scalate insieme.
Mette le mani di nuvole sul viso il Disgrazia. Gigante timido e fragile, da non guardare negli occhi per non sgretolarlo. Al tepore della stufa di laveggio, il 𝗚𝗿𝘂𝗽𝗽𝗼 𝗱’𝗜𝗻𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 scioglie piano le maschere, mostrando occhi di quarzo autentico, trasparenti e umidi. I rimpianti diventano possibilità, le differenze ricchezze, i silenzi d’imbarazzo, 𝗮𝘀𝗰𝗼𝗹𝘁𝗼 𝗽𝗿𝗼𝗳𝗼𝗻𝗱𝗼. Presente e futuro si mescolano nel confronto continuo e il cambiamento del gruppo passa per l’𝗲𝘀𝗽𝗲𝗿𝗶𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗿𝗲𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗮𝘂𝘁𝗲𝗻𝘁𝗶𝗰𝗮. Vera e congrua per ciò che è, e non per ciò che dovrebbe essere; non per ciò che non è stato, ma per ciò che 𝗮𝗯𝗯𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗶𝗻 𝗽𝗼𝘁𝗲𝗿𝗲 di far diventare.
Mi mancherete. - Dice qualcuno, lanciandosi con il coraggio di chi si tuffa nel Mello ad aprile. Morbegno ci illumina nel chiederci in cerchio qualcosa di semplice: cosa mi porto a casa? Tutti voi - dice qualcuno con voce granitica. - Tutti voi che ora conosco veramente. Mi porto a casa il vostro essere 𝘁𝗿𝗮𝗺𝗼𝗻𝘁𝗶 𝗶𝗻𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼𝗹𝗹𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶. - Dice qualcun altro con la voce che si sgretola.
Orione appoggia il suo Badile e si asciuga la fronte. Sbuffa di fatica, soffiando lontano le mani di nuvole appoggiate al Disgrazia, che mostra finalmente il suo viso-versante. Il treno che parte, gli abbracci che restano, il 𝗴𝗿𝘂𝗽𝗽𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗶 𝘁𝗿𝗮𝘀𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮.
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