Smi Broletto Lecco

Smi Broletto Lecco servizio multidisciplinare integrato per le dipendenze patologiche accreditato e pubblico

05/04/2026

🕊️ 𝗘𝗻𝘁𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗣𝗮𝘀𝗾𝘂𝗮 🐑 Sta sopra la porta da chissà quanto. Silenzioso, simbolicamente potente. Se lo guardi non puoi non sapere cosa ci potesse essere dentro, varcata la soglia di ingresso.
L’agnello simbolo di purezza e di sacrificio per cristiani ebrei e musulmani è sorpassato dalla furia assassina che travolge ogni virtù. È dimenticato e anonimo allo sguardo di chi passa, sosta, lo vede ma nulla si chiede. Esattamente come se fosse un qualsiasi altro pezzo di sasso, di granito. Come se fosse un altro animale, senza alcun significato simbolico rasserenate. Sì abbiamo perso la speranza, vergognandoci di richiamarla e di viverla, troppo cattolica, troppo leggero come stato dell’anima e del cuore. La ragione non la considera e non la ammette ad alcun rango superiore: è nominata, le si dà un valore di sopravvivenza non di vita, come se fosse una virtù passiva.
E senza speranza dove andiamo? Nè il petrolio nè i droni la possono sostituire, neanche volendola sconfiggere affinché prevalga il male ci riusciranno. Forse perché la speranza è la vita stessa, non una piccola parte di essa; è la “sostanza” che la alimenta, che la fa proseguire. Se non la si porta con sé, se non la si fa vivere dentro, cosa conta vivere? Sperare di essere voluti bene e di volerne, sperare di essere un po’ felici e di rendere gli altri riconosciuti e voluti, sperare di riappropriarsi di speranza, necessaria per vivere.
Buona Pasqua di speranza allora!
𝐵𝑟𝑢𝑛𝑜

04/04/2026

𝐌𝐒𝐍𝐀 𝐞 𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐳𝐞: 𝐮𝐧𝐚 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐞𝐫𝐜𝐚 𝐂𝐞𝐒𝐏𝐈

È online una nuova ricerca del CeSPI, realizzata con il Ministero della Giustizia (DGMC), dedicata all’abuso e alla dipendenza da sostanze tra i minori stranieri non accompagnati, con focus su chi entra nel circuito penale a seguito di commissione di reato.

Dallo studio emerge che non si tratta di scelte individuali, ma del risultato di vulnerabilità e criticità del sistema: trauma migratorio, marginalità e difficoltà di integrazione.

Un contributo per comprendere meglio il fenomeno e rafforzare le risposte istituzionali.

👉 Il Rapporto è disponibile sul sito CeSPI
https://www.cespi.it/sites/default/files/osservatori/allegati/cespi_msna_e_dipendenze_2026.pdf

02/04/2026

𝗣𝗶𝗰𝗰𝗼𝗹𝗲 𝗽𝗿𝗮𝘁𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗺𝗮𝗿𝗿𝗶𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝘀𝗲𝗻𝘀𝗼
𝘈𝘴𝘤𝘰𝘭𝘵𝘢𝘳𝘦 𝘭’𝘢𝘭𝘵𝘳𝘰, 𝘢𝘴𝘤𝘰𝘭𝘵𝘢𝘳𝘴𝘪 𝘥𝘦𝘯𝘵𝘳𝘰: 𝘭𝘢 𝘴𝘧𝘪𝘥𝘢 𝘥𝘦𝘭 𝘭𝘢𝘷𝘰𝘳𝘰 𝘦𝘥𝘶𝘤𝘢𝘵𝘪𝘷𝘰
𝘔𝘢𝘶𝘳𝘪𝘻𝘪𝘰, 𝘴𝘵𝘰𝘳𝘪𝘤𝘰 𝘱𝘦𝘥𝘢𝘨𝘰𝘨𝘪𝘴𝘵𝘢 𝘥𝘪 𝘍𝘢𝘮𝘪𝘨𝘭𝘪𝘢 𝘕𝘶𝘰𝘷𝘢 𝘯𝘦𝘭𝘭’𝘢𝘮𝘣𝘪𝘵𝘰 “𝘵𝘰𝘴𝘵𝘰” 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘥𝘪𝘱𝘦𝘯𝘥𝘦𝘯𝘻𝘦, 𝘤𝘪 𝘰𝘧𝘧𝘳𝘦 𝘢𝘭𝘤𝘶𝘯𝘪 𝘴𝘱𝘶𝘯𝘵𝘪 𝘱𝘦𝘳 𝘨𝘶𝘢𝘳𝘥𝘢𝘳𝘦 𝘯𝘦𝘭 𝘥𝘪𝘧𝘧𝘪𝘤𝘪𝘭𝘦 𝘮𝘰𝘯𝘥𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘳𝘦𝘭𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘪 𝘵𝘳𝘢 𝘦𝘥𝘶𝘤𝘢𝘵𝘰𝘳𝘦 𝘤𝘶𝘳𝘢𝘯𝘵𝘦 𝘦 𝘶𝘵𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘱𝘢𝘻𝘪𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘯𝘦𝘭 𝘵𝘦𝘯𝘵𝘢𝘵𝘪𝘷𝘰 𝘥𝘪 𝘴𝘶𝘱𝘦𝘳𝘢𝘳𝘦 𝘭𝘦 𝘧𝘢𝘵𝘪𝘤𝘩𝘦 𝘦 𝘭𝘦 𝘱𝘪𝘨𝘳𝘪𝘻𝘪𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘮𝘦𝘴𝘵𝘪𝘦𝘳𝘦.
𝘐𝘭 𝘭𝘢𝘷𝘰𝘳𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘷𝘰𝘭𝘨𝘪𝘢𝘮𝘰, 𝘪𝘯𝘧𝘢𝘵𝘵𝘪, 𝘴𝘱𝘦𝘴𝘴𝘰 𝘤𝘪 𝘤𝘰𝘯𝘥𝘶𝘤𝘦 𝘢 𝘶𝘯𝘢 𝘳𝘰𝘶𝘵𝘪𝘯𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘱𝘶𝘰̀ 𝘧𝘢 𝘱𝘦𝘳𝘥𝘦𝘳𝘦 𝘥𝘪 𝘷𝘪𝘴𝘵𝘢 𝘪𝘭 𝘮𝘢𝘯𝘥𝘢𝘵𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭’𝘦𝘥𝘶𝘤𝘢𝘵𝘰𝘳𝘦 𝘦 𝘧𝘢𝘳 𝘴𝘤𝘢𝘥𝘦𝘳𝘦 𝘭’𝘰𝘣𝘪𝘦𝘵𝘵𝘪𝘷𝘰 𝘱𝘳𝘦𝘻𝘪𝘰𝘴𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘢𝘣𝘣𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘴𝘤𝘦𝘭𝘵𝘰 𝘥𝘪 𝘢𝘷𝘦𝘳𝘦.
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𝗔𝘀𝗰𝗼𝗹𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗴𝗹𝗶 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗶 𝗿𝗶𝗰𝗵𝗶𝗲𝗱𝗲 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗱𝗶 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗮𝘀𝗰𝗼𝗹𝘁𝗮𝗿𝗲 𝘀𝗲 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗶
Vorrei affermare che chi lavora nell’ascolto – educatori, operatori, terapeuti – deve coltivare un ascolto interiore.
- Significa osservare i propri pensieri e le sensazioni del corpo.
- Essere consapevoli del proprio sé evita che le nostre reazioni siano casuali o impulsive.
- Senza questa manutenzione costante, rischiamo di danneggiare noi stessi e gli altri.
L’identità non è fissa: cambia con le relazioni e con ciò che viviamo. Per questo serve uno sguardo vigile sulle nostre emozioni, non un controllo rigido.
𝗣𝗶𝗰𝗰𝗼𝗹𝗲 𝗽𝗿𝗮𝘁𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗾𝘂𝗼𝘁𝗶𝗱𝗶𝗮𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗮𝗽𝗲𝘃𝗼𝗹𝗲𝘇𝘇𝗮
Propongo esercizi semplici, brevi, non performativi:
- Dieci minuti al giorno per scansionare il corpo e lasciare andare le tensioni.
- Fare gli stessi esercizi anche durante le relazioni, per modulare le risposte.
- Recuperare vecchi esercizi fisici scolastici, senza sforzo e con attenzione al respiro.
- L’obiettivo è sentire il corpo, non pensarci sopra. La consapevolezza nasce dal sentire, non dal ragionare.
𝗟𝗮 𝗿𝘂𝗺𝗶𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹𝗲 𝗲̀ 𝘂𝗻 𝗼𝘀𝘁𝗮𝗰𝗼𝗹𝗼
Per ascoltare davvero l’altro, bisogna imparare a tacitare la narrazione interiore.
- Non serve trovare risposte a tutto.
- La competenza educativa non sta nel parlare, ma nel restare presenti.
- La prima presenza da coltivare è quella di noi stessi.
Un esercizio proposto: contare i respiri fino a cinquanta e osservare come stiamo nella solitudine.
𝗦𝗲𝗺𝗽𝗹𝗶𝗰𝗶𝘁𝗮̀, 𝗽𝗼𝘀𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗲 𝗰𝗿𝗲𝗱𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀
La postura semplice e accogliente rende l’educatore accessibile.
- La complessità del pensiero va sciolta in un sorriso.
- Le tensioni irrigidiscono il corpo e accorciano il respiro, generando insicurezza.
- Questa oscillazione tra sicurezza e paura avviene continuamente e, se ignorata, porta a stress e malessere.
Per difenderci, spesso indossiamo una “armatura” che però ci separa dal sentire.
𝗧𝗼𝗿𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗼𝗿𝗶𝗴𝗶𝗻𝗶 𝗲 𝗿𝗮𝗱𝗶𝗰𝗮𝗿𝘀𝗶
Le parole sono “agglomerati di senso” che possono trasformare.
- Tornare periodicamente alle proprie radici e agli antenati aiuta a ritrovare stabilità.
- Questo diventa un saluto agli antenati, un gesto di benevolenza reciproca.
- Un esercizio: stare in piedi, sentire il peso del corpo verso il basso, respirare, lasciare uscire un suono dal corpo
𝗖𝗮𝗺𝗺𝗶𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗮𝗽𝗲𝘃𝗼𝗹𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲
Richiami al buddhismo:
- Camminare lentamente, senza scopo, senza pensare.
- Quando si cammina per camminare, accade qualcosa: ci si ritrova nel mondo, più presenti.
- Il linguaggio non sempre basta a descrivere queste esperienze; a volte serve la poesia.
𝗜𝗹 𝗰𝗼𝗿𝗽𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗯𝘂𝘀𝘀𝗼𝗹𝗮
Il corpo, soprattutto il ventre, dice la verità sul nostro stato.
- La mente spinge, forza, ignora.
- Il corpo invece segnala come stiamo davvero.
Un esercizio semplice: restare a letto dieci minuti in più e portare l’attenzione alle varie parti del corpo, fino a “essere” quelle parti.
La consapevolezza è sentirsi unità, non pensarsi tali.
𝗟’𝗲𝗱𝘂𝗰𝗮𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮
Nel lavoro educativo, lo strumento principale è il proprio sé.
- Per questo la manutenzione personale è fondamentale.
- Non esiste una pratica unica: ognuno deve trovare la propria, ascoltando profondamente il proprio corpo.
- A volte basta sedersi e ascoltare il respiro. E nient’altro.

𝘔𝘢𝘶𝘳𝘪𝘻𝘪𝘰 𝘔𝘢𝘵𝘵𝘪𝘰𝘯𝘪 𝘔𝘢𝘳𝘤𝘩𝘦𝘵𝘵𝘪

02/04/2026

È una pedagogia rovesciata, quella dell'odio e della violenza: non dichiarata, non proclamata da alcun manifesto, ma educa ogni giorno con forza inarrestabile. Possiamo accettare che l’odio diventi dispositivo educativo implicito delle nuove generazioni? Ovviamente no. Ma riconoscere questa deriva significa anche assumersi la responsabilità di disinnescare, giorno dopo giorno, i meccanismi che la alimentano.

Leggi il contributo di Vanna Iori
👉 https://www.vita.it/idee/lodio-come-nuova-pedagogia/

Foto di Peter Forster su Unsplash

01/04/2026
31/03/2026

Nell’aria rarefatta della sera, le colonne dei porticati si muovono con il vento. Anche se razionalmente non è possibile, credo che sia utile pensare che sia possibile. L’ascolto profondo di ciò ch…

30/03/2026

Nella relazione amicale che ci unisce, l'apprezzamento della nostra felpa Comunità è bello solitudine no! è evidente. Come abbiamo potuto constatare sabato nell'asta "Cose di Fiore", anche in questa foto la vediamo entusiasta di esserci a fianco a sostegno e supporto delle attività di Famiglia Nuova.
Grazie Fiore, tutti e tutte in Famiglia Nuova ti vogliamo bene.

30/03/2026

Sabato a Famiglia Nuova abbiamo trascorso un pomeriggio all’insegna dell’alta moda e della solidarietà.
Grazie alle persone che hanno partecipato all’asta benefica proposta per sostenere i progetti di Casa Angiolina, potremo regalare alle donne ospiti del servizio un piccolo pezzo del loro progetto di autonomia.

28/03/2026

L'Istat rende noti i primi risultati del censimento delle persone senza dimora realizzato a gennaio nelle 14 maggiori città d'Italia. A fronte di oltre 10mila persone bisognose, i posti letto messi a disposizione nei Comuni mappati sono solo 6.678, con un deficit strutturale di circa 3.400 posti. Il picco di chi dorme all'aperto è a Genova. Alessandro Carta, presidente fio.PSD: «La sfida che ci attende ora è cruciale: trasformare questi dati e questi numeri in un cambiamento tangibile e duraturo nella vita delle persone».

Leggi l'articolo di Davyd Andryiesh
👉 https://www.vita.it/gli-invisibili-hanno-un-numero-10-037-il-volto-dei-senza-dimora-nelle-metropoli-ditalia/

Indirizzo

Corso Matteotti 5/C
Lecco

Orario di apertura

Lunedì 12:00 - 20:00
Martedì 12:00 - 20:00
Mercoledì 12:00 - 20:00
Giovedì 12:00 - 20:00
Venerdì 12:00 - 20:00

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