08/05/2026
Se non scioperiamo ora, quando?
Vogliono stravolgere il nostro lavoro per decreto. Vogliono obbligarci a lavorare gratuitamente nelle Case di Comunità per almeno 6 ore settimanali, come aggiunta normativa non concordata ai nostri obblighi contrattuali.
Vogliono nuovamente rimandare la vera specializzazione in medicina generale e, nello stesso tempo, si parla apertamente della possibilità di rendere internisti e geriatri equipollenti per lavorare nelle Case di Comunità, senza però riconoscere a chi possiede il solo Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale il diritto di accesso ai posti da dipendente.
Un geriatra o un internista sono discipline certamente affini, ma la medicina generale non può diventare una funzione indistinta aperta a tutti. Se si vuole creare equipollenza, allora servono percorsi accelerati di seconda specializzazione che riportino tutti allo stesso livello sulle competenze specifiche della medicina generale: assessment bio-psico-sociale, continuità di cura, gestione territoriale della complessità, comunicazione, relazione longitudinale con pazienti e famiglie, presa in carico comunitaria e gestione dell’incertezza clinica.
Nel frattempo si ipotizza anche di lasciare ai pediatri la gestione dei pazienti fino ai 18 anni, sottraendo alla medicina generale una fascia di popolazione generalmente meno complessa, che oggi contribuisce a bilanciare liste sempre più anziane, fragili e multipatologiche.
La medicina generale continua a essere caricata di obblighi, responsabilità e attività aggiuntive senza un reale riconoscimento professionale, formativo ed economico. Per anni si è dato per scontato che la medicina generale avrebbe continuato ad assorbire tutto, adattandosi a ogni nuova richiesta normativa o organizzativa.
Basterebbero 48 ore di sciopero compatto della medicina generale per mostrare con chiarezza (a chi ancora non lo vede) quanto il Servizio Sanitario Nazionale si regga, ogni giorno, sul lavoro capillare dei medici di medicina generale. Liste d’attesa, filtro territoriale, gestione della cronicità, continuità assistenziale, prescrizioni, certificazioni, prevenzione: gran parte dell’equilibrio del sistema passa silenziosamente dai nostri studi.
Quarantotto ore sufficienti a mostrare quanto fragile diventerebbe il sistema senza il filtro territoriale garantito dai medici di medicina generale e che forse permetterebbero finalmente alla categoria di tornare ad avere voce in capitolo, invece di continuare a ricevere soltanto obblighi, bastonate e decreti imposti.