14/12/2025
Presso il nostro Ambulatorio possiamo valutare :
ACUFENE: COS’È, PERCHÉ COMPARE E COME PUÒ ESSERE CURATO CON GNATOLOGIA E LOGOPEDIA
L’acufene è una delle sensazioni più difficili da spiegare ma più facili da riconoscere.
Chi ne soffre usa sempre le stesse parole: “Sento un fischio”, “Un ronzio continuo”, “Un rumore che non esiste”.
E infatti l’acufene è proprio questo:
la percezione di un suono in assenza di una fonte sonora esterna.
Può essere un fruscio, un ruggito, un sibilo, un ronzio profondo o un suono pulsante che segue il battito cardiaco. Può essere costante o intermittente, in un orecchio o in entrambi, dentro la testa o percepito “fuori” da sé.
È un fenomeno molto più comune di quanto si pensi, e può avere un impatto pesante sulla vita di chi lo vive:
difficoltà di concentrazione, ansia, irritabilità, tensione, difficoltà a dormire, senso di isolamento, fino a veri e propri cali dell’umore. Secondo l’“Oregon Tinnitus Data Archive”, il 66% delle persone con acufene soffre anche di insonnia.
Quello che molti non sanno è che in una parte significativa dei casi l’acufene non arriva dall’orecchio… ma dalla mandibola.
ACUFENE E ATM: IL LEGAME NASCOSTO CHE IN MOLTI IGNORANO
Negli ultimi anni la ricerca scientifica e l’esperienza clinica hanno mostrato un fatto chiaro:
i disturbi temporomandibolari (DTM) possono generare o amplificare l’acufene.
Quando il condilo mandibolare si sposta in alto e indietro – come accade in molte malocclusioni o a causa di tensioni muscolari e cattive abitudini funzionali – può creare un ancoraggio patologico sulle strutture dell’orecchio medio e interno.
Questo determina:
* compressioni sui nervi coinvolti nella percezione acustica,
* alterazioni della trasmissione delle vibrazioni,
* segnali “distorti” inviati al cervello.
Il cervello riceve un segnale anomalo e lo interpreta come un suono che in realtà non esiste.
E quel suono è proprio l’acufene.
Molte persone – dopo visite ORL perfettamente normali – non immaginano nemmeno che la causa possa essere mandibolare.
PERCHÉ LO STRESS PEGGIORA TUTTO?
Lo stress aumenta il serramento dei denti, irrigidisce i muscoli masticatori e sovraccarica l’articolazione temporomandibolare.
Non è un caso che dopo la pandemia i casi di DTM siano aumentati drasticamente, in particolare nelle donne in età fertile.
Non solo dolore alla mandibola, ma anche:
* cefalee,
* tensioni cervicali,
* vertigini,
* difficoltà a dormire,
* sensazione di “orecchio pieno”,
* e ovviamente acufene.
Il corpo parla. La mandibola è uno dei suoi megafoni.
LA TERAPIA: COSA FUNZIONA DAVVERO CONTRO L’ACUFENE?
Molti trattamenti – farmaci, apparecchi acustici, terapia del suono, integratori, agopuntura – presentano risultati incostanti o poco dimostrati scientificamente.
Per questo negli ultimi anni si è fatta strada una nuova direzione:
la cura delle cause temporomandibolari e delle funzioni orali.
Risultati più forti è un approccio sinergico, multidisciplinare:
Terapia gnatologica con dispositivi interocclusali
I dispositivi utilizzati non sono i classici bite notturni (limitatissimi perché agiscono solo durante il sonno), ma:
* Rialzi mobili transitori: docce in resina portate durante il giorno che correggono i contatti dentari in senso terapeutico, senza interferire con la vita quotidiana.
* Attivatori polifunzionali (APF) per la notte: allontanano il condilo dalle strutture dell’orecchio e ripristinano la corretta posizione mandibolare.
Questi dispositivi modificano in modo attivo e continuativo la postura mandibolare e riducono i microtraumi che alimentano l’acufene.
Terapia miofunzionale (logopedia avanzata)
La logopedia specializzata nelle funzioni orali lavora su:
* postura della lingua,
* deglutizione,
* respirazione,
* masticazione,
* fonazione,
* rilassamento della muscolatura orofacciale.
Correggere queste dinamiche significa eliminare gli automatismi errati che continuano a sovraccaricare l’ATM.
Diatermia (tecnologia avanzata sui tessuti profondi)
La diatermia genera un aumento controllato della temperatura dei tessuti, favorendo:
* vasodilatazione,
* riduzione dell’infiammazione,
* riduzione dell’edema,
* aumento dell’ossigenazione,
* rilassamento profondo dei muscoli masticatori,
* recupero funzionale rapido.
È uno strumento fondamentale nei casi di acufene legato al sovraccarico dell’ATM.
RISULTATI: COSA ABBIAMO OSSERVATO NEI PAZIENTI
Dal 2020 a oggi, nei Centri Massaiu sono stati trattati 98 pazienti con disturbi temporomandibolari.
Di questi, 24 presentavano acufene.
Dopo la terapia combinata:
* il 58% ha eliminato completamente l’acufene,
* il 38% ha avuto un forte miglioramento,
* solo il 4% non ha avuto variazioni.
Un risultato clinico straordinario, soprattutto per pazienti che spesso arrivano da anni di tentativi falliti.
QUANDO L’ACUFENE SI PUÒ RISOLVERE?
L’approccio gnatologico–logopedico è particolarmente indicato quando l’acufene:
✔ peggiora muovendo la mandibola
✔ compare insieme a tensioni cervicali o muscolari
✔ è associato a click, blocchi, dolori dell’ATM
✔ è comparso in un periodo di forte stress
✔ non trova spiegazione nelle visite ORL
In questi casi, la mandibola è molto spesso la chiave.
CONCLUSIONE
L’acufene non è “una condanna”.
In moltissimi casi è il sintomo di un equilibrio mandibolare e funzionale che può essere studiato, corretto e normalizzato.
Lavorare insieme – gnatologo, logopedista e tecnologia avanzata – permette di ridurre o eliminare non solo il fischio o il ronzio, ma anche l’intero ecosistema di sintomi che spesso lo accompagna: tensione, cefalea, stress, insonnia, difficoltà di concentrazione.
Dal blog di Studio Massaiu