04/11/2023
Partecipante: Lei sembra dirci che non esiste il passato...
Tuttavia, se si viene morsi da un cane, per esempio, in seguito si avrà paura dei cani.
Baret: Il passato non esiste, perché è presente. Se siete stato morso da un cane, non c'è bisogno di andare in un passato; lo sentite adesso.
Se, quando eravate giovane, siete stato accarezzato o violentato, questo lo si vede in voi adesso. Il passato è un'esperienza presente.
Partecipante: Non sempre si capisce quello che si prova...
Baret: Più vi renderete disponibili sensorialmente, senza riflessione, più potrete non comprendere ma sentire ciò che chiamate il passato. Non sarà più un concetto del passato ma uno spazio in voi.
Voi capite sempre il passato in funzione della vostra capacità intellettuale. Nell'istante, voi comprendete profondamente qualcosa, ma fra dieci anni, alla luce delle capacità che avrete allora, direte che prima non avevate compreso.
La parola "comprensione" non è giusta; è una riduzione alla vostra ideologia, alla vostra intelligenza del momento.
Secondo che vostra moglie vi abbia dato un figlio o stia per lasciarvi, la vostra comprensione sarà diversa.
Arriva un momento in cui questa comprensione, anche se rimane, non è più il vostro cibo; non le chiedete più niente. Cosa rimane?
È come con un figlio. Quando smettete di cercare di capire vostro figlio, cosa resta? Vi resta l'ammirazione, il sentire, il gioco, l'amore, e vi accorgete che c'è allora una comprensione non intellettuale.
È questo che vi spingerà a portare vostro figlio da un insegnante di musica o di taekwondo, non di ragionamento.
Nella situazione, è la stessa cosa. Funzionate con il vostro sentire... E vedrete che la vostra paura dei cani non è la paura dei cani. Il cane che vi ha morso ha fatto emergere un'altra paura, che c'era già e che aveva apparentemente un'altra causa. Se risalite più indietro nel preteso "passato", vedrete che prima di quello c'era ancora un'altra cosa, e così via. Altre persone sono state morse da quel cane e non ne hanno paura. Se voi conservate la paura o io conservo la paura, è perché sia io che voi avevamo un terreno favorevole per questo...
Inutile risalire ad Adamo ed Eva. Finisco per accorgermi che la mia paura della tale situazione non proviene dalla situazione, ma che la situazione fa affiorare in me una paura immensa, originale.
Nell'approccio dello Yoga Kashmiro, noi ci lasciamo accarezzare da questa paura non causale profondamente ancorata in noi. Il cane, l'abbandono di mio padre, i colpi ricevuti me l'hanno ricordata; non l'hanno creata.
Ad un certo momento, capisco che tutto questo ha risvegliato la mia paura; rimane un sentire la paura.
Quando smetto umilmente di pretendere di sapere perché o di che ho paura, quando smetto di puntare il dito, mi libero dell'immagine della paura ma il sentito della paura è qui.
Allora, è straordinario.
Sentire in sé la paura senza causa è l'inizio di una vita profonda.
Ma finché credo di avere paura di questo, di quello, non sono pronto a vedere ciò che è qui. La paura è un'emozione straordinaria, come ogni emozione. La vita non è che emozione.
Ad un certo punto, ci si familiarizza con il fatto di vivere sensorialmente le proprie emozioni, e una forma di humor appare. Vedo il cane, vedo la mia paura, vedo che il cane non potrebbe farmi niente se non avessi questa paura, vedo che non è il cane che crea la mia paura, che non fa che risvegliarla in me... Quando comprendo questo, una vita sensoriale profonda si apre e molti chiarimenti appaiono.
Eric Baret
L'unico desiderio
Ed. La parola