26/05/2026
⚠️ È la terza volta che l’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiara un’Emergenza di Sanità Pubblica di Interesse Internazionale (Public Health Emergency of International Concern, PHEIC) per un’epidemia di ebola: la prima, dal 2014 al 2016, è la più grave registrata finora, con oltre 26.000 casi e 11.300 decessi in Africa Occidentale (Guinea, Sierra Leone e Liberia); la seconda colpì dal 2018 al 2020 la regione del Nord Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo, in una zona adiacente all’epicentro della crisi attuale, partita dalla provincia di Ituri, ma già estesa a Nord e Sud Kivu.
⏰Arriviamo tardi?
Una differenza importante tra questa epidemia di ebola e le precedenti è il ritardo con cui è stata riconosciuta. In passato, si lanciava l’allarme dopo i primi casi, mentre qui si ritiene che il virus circoli già almeno da marzo, con un numero di casi che aumenta ogni giorno con una velocità molto superiore al previsto, anche a grande distanza geografica l’uno dall’altro, a conferma dell’estensione del contagio. Il ritardo viene attribuito alle condizioni di instabilità geopolitica della zona, all’improvviso smantellamento dei servizi di epidemiologia e monitoraggio finanziati fino a un anno fa soprattutto dagli Stati Uniti, ma anche alle caratteristiche del virus, che non si può individuare con i test più comuni.
🔴È un altro virus?
Sì, è sempre un virus ebola, e provoca lo stesso tipo di malattia, con febbre, emorragie, sintomi respiratori e gastroenterici, ma è geneticamente diverso da quello più comune, detto anche “ebola Zaire” (dall’ex nome della Repubblica Democratica del Congo). Il virus ebola responsabile dell’epidemia in corso si chiama Bundibugyo e ha provocato in passato due focolai più ristretti, con un centinaio di casi e una letalità del 30% circa, apparentemente inferiore a quella tipica di questa malattia.
🔬Ci sono cure?
L’altra sostanziale differenza è che farmaci e vaccini disponibili sono rivolti contro il virus ebola Zaire e non ci si aspetta che possano essere efficaci contro il virus Bundibugyo. Le uniche cure, al momento, sono quindi di supporto, e le uniche efficaci misure di prevenzione sono il tracciamento e l’isolamento di pazienti e contatti, attività ostacolate dalle condizioni di cui sopra. La ricerca di nuovi trattamenti e vaccini è comunque già in corso.