Dott.ssa Silvia Ciresa Psicologa-Psicoterapeuta. Terapeuta EMDR

Dott.ssa Silvia Ciresa   Psicologa-Psicoterapeuta. Terapeuta EMDR Psicologa e Psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico relazionale e terapeuta EMDR a Limbiate

13/01/2026

Le parole dello psicoanalista
La psicoanalisi nasce da una rinuncia strutturale: rinuncia a costituirsi come sapere totale, a offrire spiegazioni esaustive del mondo, a occupare lo spazio dell’angoscia con un linguaggio che rassicura invece di interrogare. Sigmund Freud lo afferma con chiarezza quando mette in guardia dal rischio che la psicoanalisi diventi una visione del mondo, un sistema ideologico capace di rispondere a tutto, sottraendo il soggetto al lavoro del conflitto e della responsabilità. In questa linea, la posizione dell’analista non è mai neutra, ma sempre implicata. Sándor Ferenczi ha mostrato come il ruolo analitico comporti un’assunzione di responsabilità che passa attraverso il coinvolgimento e il rischio dell’incontro, e non attraverso la protezione offerta da un sapere superiore o da una distanza tecnica. Wilfred Bion ha ulteriormente precisato che il pensiero può svilupparsi solo se l’analista accetta il lavoro del negativo, tollera il non-sapere, rinuncia a saturare l’esperienza emotiva e sa attendere senza forzare il senso. In modo affine, Marion Milner ha valorizzato il silenzio creativo come spazio non occupato, condizione necessaria perché qualcosa di nuovo possa emergere, mentre Donald Winnicott ha mostrato come lo spazio psichico esista solo se non viene invaso, se resta un’area intermedia che non precede l’altro con un sapere già costituito. In questa prospettiva, il silenzio è funzione e non ritiro: è etico quando riconosce il limite della simbolizzazione e resiste alla tentazione di spiegare ciò che eccede il pensiero, ma diventa difensivo quando si irrigidisce in alibi, quando protegge l’identità dell’analista o dell’istituzione più che la possibilità di essere toccati dall’esperienza. Analoga distinzione vale per la parola. La figura dell’analista che appare continuamente nello spazio pubblico, che interviene su tutto e interpreta tutto, rischia di configurarsi come espressione di un narcisismo onnipotente che confonde visibilità e responsabilità, e talvolta spinge addirittura verso forme di esibizione che sconfinano nella teatralizzazione del ruolo, con la messa in scena di monologhi o performance pensate più per l’apparire che per il pensare, rincorrendo una modalità comunicativa fine a se stessa e al narcisismo personale, che finisce per pervertire la trasmissione sobria, rigorosa e comprensibile delle tematiche psicoanalitiche. Questa parola, pur presentandosi come critica, spesso non apre a un pensiero autonomo, ma va incontro alle difese dell’ascoltatore offrendo spiegazioni totali, rassicuranti, immediatamente fruibili. In questo senso, essa finisce per essere funzionale al potere, perché assolve, anestetizza e solleva ciascuno dal lavoro di interrogare il proprio legame con la violenza, con le istituzioni e con la propria implicazione soggettiva, spostando l’attenzione sull’atto e sottraendola alle condizioni psichiche e simboliche che lo rendono possibile. Proprio per questo la psicoanalisi è chiamata ad abitare un altrove, a mantenersi alternativa ai linguaggi del potere, poiché solo così può conservare la propria originalità e il proprio statuto di differenza rispetto alla norma imperante; questo altrove ha un costo, che consiste nel sostenere la differenza, accettare una quota di solitudine e lavorare sul controllo del proprio narcisismo, controllo che non implica né superiorità né distanza morale, ma la capacità di partecipare senza occupare, di osservare con attenzione senza imporsi, di restare coinvolti rispettando un limite. Simona Argentieri ha richiamato con fermezza la psicoanalisi al rischio di questo slittamento ideologico e mediatico, mettendo in guardia contro una parola che consola e assolve invece di interrogare, mentre Matteo De Simone ha sottolineato la necessità che il pensiero analitico resti parziale, non conclusivo, capace di non coincidere con l’evento e di non chiuderlo in una narrazione pacificante. In modo convergente, Jorge Canestri ha criticato la figura dell’analista onnisciente, ricordando come la funzione analitica implichi la continua messa in questione dei propri presupposti, mentre Andreas Giannakoulas ha indicato la necessità di sostenere una posizione di instabilità feconda, rinunciando alla padronanza interpretativa per non trasformare la psicoanalisi in sapere normalizzante. Da questa costellazione di riferimenti emerge una postura esigente: quella dell’analista che sceglie di non essere sempre presente, che lavora sull’accettazione della mancanza e riconosce come solo la capacità di attendere, il tempo del maggese di Masud Khan e il lavoro del negativo possano consentire lo sviluppo di un pensiero nuovo o rinnovato. Un pensiero che non nasce da un sapere affermativo e narcisistico, ma da un processo che accetta la conflittualità esterna collegandola alla propria, senza giudizio distante e protettivo, senza collusione e senza superiorità morale. In questo tempo, la funzione della psicoanalisi e dello psicoanalista non è quella di occupare lo spazio pubblico, ma di custodire le condizioni perché uno spazio psichico possa esistere; non quella di dire tutto, ma di difendere la possibilità del pensiero quando essa è minacciata; non quella di apparire, ma di rispondere. Come comunità psicoanalitica, ciò implica il mantenimento di un’etica del limite, la rinuncia alla semplificazione e la responsabilità di offrire, nel tempo lungo e non spettacolare del lavoro analitico, un luogo in cui l’esperienza umana possa ancora essere pensata.

da Prolegomeni alla psicoanalisi
Matteo De Simone psichiatria psicoanalista didatta Associazione Italiana di Psicoanalisi AIPsi/I.P.A docente Istituto di Formazione AIPsi docente ASNEA socio onorario ASSIA (associazione siciliana per lo studio dell'infanzia e dell'adolescenza)

"Il guaritore ferito""Cura te ipsum"
12/01/2026

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25/12/2025

"La depressione si configura come un singolare stato d’animo che costringe la persona in una condizione di prigionia emo...
27/10/2025

"La depressione si configura come un singolare stato d’animo che costringe la persona in una condizione di prigionia emotiva e di allontanamento dal mondo.
La “prigione” è data dall’individuo stesso, dal suo mondo interno che lo inghiottisce ogni giorno di più, dalle tenebre dentro le quali precipita accompagnato solo dalla spiacevole sensazione di non poter più fare ritorno.
Non c’è nulla, ma proprio nulla, nella realtà esterna che possa sollecitare l’interesse del depresso, men che mai accendere un barlume di progettualità.
Quando sentiamo parlare della cosiddetta “mancanza di interessi” che caratterizzerebbe le persone depresse, non facciamo altro che confrontarci con un banalissimo luogo comune, un buffo eufemismo che riesce a spostare l’attenzione solo sulla punta dell’iceberg.
La depressione distrugge gli interessi della persona, li sgretola fino al punto di farli diventare finissima sabbia.
E per quanti sforzi l’individuo compia, per quanto impegno possa metterci, per quanto aiuto possa ricevere, i suoi granitici interessi e le sue solide attività sono ora solo sabbia che sfugge tra le sue dita.
Uno stato depressivo non lascia spazio alla forza d’animo, alle motivazioni, alla capacità di progettare.
In questa cupa sensazione di disperato abbandono l’unico “desiderio” che è possibile avvertire è che l’incubo finisca il prima possibile.
E per un buffo scherzo del destino è il depresso stesso a procrastinare sempre più il risveglio dall’incubo: dormendo quasi tutto il giorno — oppure aspettando con ansia di poterlo fare — la persona depressa si arrende supina alla letargia della sua vita. Eppure, sebbene possa sembrare paradossale, soprattutto quando sopraggiunge una depressione profonda è il caso di dire “non tutti i mali vengono per nuocere”.
Lo stato di grave prostrazione e l’abbattimento che si vengono così a creare, infatti, costringono gioco-forza l’individuo a confrontarsi con gli aspetti più oscuri, segreti e imprevedibili della sua personalità.
Sprofondando fino negli abissi dell’anima, prima o poi giunge il momento in cui “si tocca il fondo”.
Gli elementi che permettono di comprendere di aver “toccato il fondo” variano da persona a persona, ma in genere è la consapevolezza di aver calpestato se stessi, di essersi lasciati risucchiare da una condizione di degrado personale e psicologico, a far si che il depresso si senta percorso da un brivido raggelante.
È questo un breve ma preziosissimo momento, in cui una flebile luce rischiara per qualche istante il buio in cui si è immersi.
Sono attimi da prendere al volo, in cui si deve decidere rapidamente se distendersi su quel fondale attendendo la morte dell’anima o, viceversa, se trasformare quello stesso fondale in una piattaforma di lancio da cui ripartire ed emergere. Soltanto chi avrà vissuto sulla propria pelle l’avventura spaventosa e affascinante di un viaggio nei sotterranei della propria anima potrà capire questo discorso, tutti gli altri dovranno accontentarsi di assistere increduli alle evoluzioni della psiche altrui. Un aspetto veramente interessante della depressione è dato dallo sfacciato contrasto tra la sterilità di giorni trascorsi come creature prigioniere della propria vita, e la grande fertilità del momento in cui si decide di ricominciare a vivere.
In quel momento, infatti, l’individuo porta sulle proprie spalle un pesante carico: si tratta di tutte le esperienze psicologiche e delle riflessioni generate dalla depressione stessa.
Che non sono una zavorra, ma un prezioso bagaglio che l’individuo potrà decidere di mettere a frutto.
Da una depressione non si emerge mai come si era prima di sprofondarvi, la depressione è soprattutto metamorfosi e, spesso, arricchimento interiore.
La sofferenza dell’anima e la depressione, che di essa costituisce uno dei più “illustri” rappresentanti, divengono spesso scintille da cui divampa un vero incendio creativo, o la volontà di occuparsi di rinnovati interessi"

A.Carotenuto, Il Fondamento della Personalità, Bompiani

15/10/2025
10/10/2025

10/10/2025

La mente è parte di noi, come il corpo, come il cuore.
Oggi, nella Giornata Mondiale della Salute Mentale e Giornata Nazionale della Psicologia, ricordiamo quanto sia importante prendersene cura ogni giorno.
La Psicologia ci aiuta a dare voce a ciò che viviamo, a ciò che non comprendiamo, a ritrovare equilibrio, a migliorare i nostri stili di vita, a costruire legami di fiducia e consapevolezza.

Non voglio che tu sia la prima della classe.Voglio che tu sia la prima ad accettarti così come sei.Voglio che tu sia la ...
07/09/2025

Non voglio che tu sia la prima della classe.
Voglio che tu sia la prima ad accettarti così come sei.
Voglio che tu sia la prima ad accogliere le diversità che ti fanno unica
e ti aiutano a rispettare quelle degli altri.
Voglio che tu sia la prima a preservare il tuo mondo,
che guarda al futuro con occhi puliti.
Voglio che tu sia la prima a chiudere la porta in faccia
a chi vuole importi le sue verità, senza avere rispetto delle tue.
Voglio che tu sia la prima ad essere gentile, con gli altri, sempre,
e con te stessa, quando avrai bisogno di parole amiche.
Voglio che tu sia la prima a perdonarti quando commetterai degli errori
e a trovare la forza di ricominciare.
Voglio che tu riesca ad abbracciare le tue paure
e a farne occasione per avere coraggio.
Voglio che tu mi deluda, che tu faccia il contrario, che tu sia ostinata,
perché è l’unica strada per diventare quello che veramente sei.
Voglio che tu sia la prima ad essere sicura
che oltre ogni scelta sbagliata, errore, debolezza, fragilità, errore,
ci sarà qualcuno pronto a riabbracciarti, sempre.
Io.
Voglio che il mondo tra le tue mani si faccia gioco,
perché solo a prenderlo con il sorriso, il mondo ti darà felicità.🌼🌼🌼🌼

Felicia Lione

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“Quando siamo stati poco amati, noi cerchiamo una persona che ci faccia andare bene questa cosa. Spiego meglio: noi cerc...
04/09/2025

“Quando siamo stati poco amati, noi cerchiamo una persona che ci faccia andare bene questa cosa. Spiego meglio: noi cerchiamo una persona che somigli un pochino al nostro genitore, e quindi che sia una persona poco affettiva in fondo, una persona un po’ fredda, una persona che si manifesti poco, che abbia magari pure lui paura di amare, oppure una persona un po’ dura. E quello va bene perché è come se rivivessimo la storia col genitore, ma questa volta deve andare a lieto fine. Per cui se lui o lei ci amano apertamente non rappresentano il genitore, contano meno, sono persone che appaiono addirittura deboli a volte. Se l’altro un po’ si nega, ci emoziona parecchio perché somiglia al genitore che si nega e riconquistare quel genitore che si nega è salvare il nostro passato.
Passato che non ricordiamo, eh, attenzione. Passato che non ricordiamo ma di cui abbiamo conservato le emozioni.

Quando siamo così protesi a conquistare l’amore dell’altro, l’altro non lo vediamo e quindi non lo amiamo, e quindi non sappiamo amare. [...] Quando siamo così preoccupati da come ci tratta l’altro, cioè se ci ha dato segni di amarci, se ci preferisce, se ci ha detto che siamo belli o belle, se ci ripete continuamente che ci ama, noi dell’altro poco ce ne curiamo.
Per noi lui è interessante per questo riconoscimento che ci può dare: un riconoscimento che è mancato da bambini. L’altro è quello che ci può dare l’estasi o la depressione profonda: diventa tutto per noi, ma l’altro sente che c'è una fregatura. Ci preoccupiamo di essere amati, ma non amiamo.”

Gabriella Tupini, Realtà dell'amore (23)

25/08/2025

Queste parole racchiudono il cuore della relazione terapeutica: uno spazio in cui non c’è bisogno di difendersi, di cambiare per piacere o di temere il giudizio. È l’esperienza, spesso rara, di sentirsi accolti nella propria interezza, senza condizioni.
La terapia diventa allora un incontro autentico, in cui la fiducia nasce dal sentirsi riconosciuti e rispettati.

Perché a volte, il primo passo verso la trasformazione è proprio la libertà di restare sé stessi.

11/08/2025

Indirizzo

Via Del Lavoro, 19
Limbiate
20812

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 14:00
18:30 - 20:15
Martedì 09:00 - 14:00
Mercoledì 14:15 - 20:30
Giovedì 14:30 - 20:30
Sabato 09:30 - 13:30

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