31/01/2026
Nella mia pratica clinica incontro spesso persone che ricevono una diagnosi di ADHD in età adulta.
E ogni volta mi colpisce la quantità di sofferenza silenziosa che si portano dietro.
Anni passati a sentirsi “sbagliati”, pigri, disorganizzati, troppo sensibili.
Anni in cui anche chi era loro accanto – insegnanti, genitori, partner – ha faticato a comprendere il loro mondo così complesso e faticoso.
La stanchezza cronica può rendere difficili anche attività che per altri sono semplici: gestire la casa, iniziare un compito, portarlo a termine, ambientarsi nel lavoro che svolgono.
La procrastinazione non è pigrizia né mancanza di volontà, ma spesso il risultato di un sovraccarico interno enorme.
Ci sono difficoltà nella pianificazione, nell’organizzazione, nella gestione del denaro, nel prendere decisioni.
A volte un iper focus su cose o esperienze che non sono prioritarie ma che li fa sentire vivi.
C’è una forte sensibilità emotiva, fatiche nelle relazioni sociali e un costante vissuto di inadeguatezza, come se non si fosse mai “abbastanza”.
A volte, per cercare di trovare pace da un sovraccarico mentale ed emotivo costante, può comparire il ricorso all’uso di sostanze: non come ricerca di trasgressione, ma come tentativo disperato di silenziare il rumore interno, di sentirsi finalmente regolati, anche solo per un momento.
E c’è anche il dolore sottile – ma continuo – di sentirsi parte di un mondo che non veste bene, che chiede adattamenti costanti, maschere, sforzi enormi per sembrare “come gli altri”.
Eppure, tutto questo spesso oscura ciò che c’è dall’altra parte:
un pensiero divergente, una creatività fuori dagli schemi, intuizioni profonde, modalità uniche di leggere il mondo.
Qualità preziose che troppo spesso passano in secondo piano.
Queste persone le ascolto con il cuore in mano, con rispetto e con il desiderio autentico di offrire loro uno spazio in cui la sofferenza possa alleggerirsi, trovare senso, trovare parole nuove.
Questo post è per loro.
Per chi ha faticato a lungo senza sapere perché.
Per chi sta iniziando ora a conoscersi davvero.
E per ricordare che capire non significa giustificare tutto, ma finalmente smettere di colpevolizzarsi e trovare un modo meno sofferente di abitare questo mondo 💚.
Dott.ssa Marialisa D'Urso