11/05/2025
«Inizia, piccolo bambino, a riconoscere con il sorriso la madre;
alla madre dieci mesi recarono lunga pena.
Incomincia, piccolo bambino: a chi non sorrisero i genitori,
un dio non concede la sua mensa, né una dea lo accoglie nel letto d'amore»
Così Virgilio, nei versi intensi della quarta ecloga delle Bucoliche, evoca la nascita dell’esistenza umana come un evento che si radica nella semplicità di uno scambio. Il sorriso del neonato va oltre un semplice riflesso determinato evolutivamente: è infatti il primo segnale di riconoscimento dell’Altro.
Esso trasforma l’attesa materna in presenza e relazione, rappresentando una nascita simbolica che oltrepassa la pura materialità del corpo e dei suoi bisogni.
Non è un caso che J. Lacan scriva con la D maiuscola il Desiderio della madre. Ella è sì colei che nutre, ma soprattutto è colei che ama e desidera. L’oggetto di nutrimento che la madre offre entra così, fin dall’inizio, nella dialettica dell’amore.
Ma cosa accade se il bambino non viene accolto nell’amore materno?
Virgilio suggerisce un’esperienza di esclusione esistenziale dalla dimensione del desiderio, che può condurre a una profonda incapacità di accedere alla relazione e allo scambio con l’altro — una condizione che, nella clinica, può manifestarsi in forme molteplici.
È significativo inoltre che Virgilio, nella strutturazione dei suoi versi, metta in primo piano la dimensione della reciprocità: nella prima parte il soggetto del sorriso é il bambino, nella seconda parte lo sono i genitori. Il poeta lascia intendere al lettore che le condizioni stesse perché si produca un sorriso nel bambino dipendano dal sorriso che gli é stato rivolto dai suoi genitori: si tratta infatti di un’intuizione che la psicoanalisi teorizzerà quasi due millenni dopo con l’introduzione da parte di J.Lacan della teoria “Dello stadio dello specchio”e le successive riflessioni formulate da D. Winnicott partendo proprio da essa.
Ferdinand Georg Waldmüller, Giovane contadina con tre bambini alla finestra, 1840,