01/05/2020
Coronavirus: tra paura e sequestro emotivo
Differenza tra paura e sequestro emotivo e linee guida per gestire l'angoscia nella realtà della pandemia
Che cos'è la paura? la paura è un'emozione che fa parte delle sei emozioni di base: paura, rabbia, gioia, tristezza, disgusto e sorpresa. Le emozioni rappresentano l'aspetto più importante che possediamo: ci motivano e guidano il nostro comportamento perché con la paura ci allontaniamo dal pericolo, grazie alla rabbia siamo spinti ad agire e combattere per difendere la nostra vita e quella delle persone che amiamo, la gioia ci avvicina agli altri ed instauriamo rapporti sociali sani e soddisfacenti, con la tristezza comunichiamo alle altre persone il nostro bisogno di essere aiutati e supportati e così via. Questi sono soltanto alcuni dei possibili ambiti in cui le emozioni si trovano ad operare in quel mare sconfinato e spesso tempestoso che è spesso l'animo umano.
Le emozioni rivestono principalmente una funzione adattiva, garantiscono dunque la nostra sopravvivenza. Anche gli animali provano emozioni, ovviamente in forma meno complessa e articolata rispetto a noi esseri umani, ma essendo noi stati in un lontano passato animali abbiamo evidentemente ereditato un sistema emozionale che ci permetta di sopravvivere.
Detto ciò esistono delle emozioni “sane” ed adattive, che sono quelle che si presentano in risposta ad una stimolazione ambientale ed una volta cessato lo stimolo si ripristina la normalità, ed emozioni patologiche che persistono anche dopo la scomparsa della stimolazione. In questo secondo caso parliamo di sequestro emotivo cioè una limitazione di consapevolezza ed espressione delle emozioni che possono limitare ed intrappolare una persona in spirali di emozioni e interazioni negative (Lo Iacono e Sonnino, 2008). Per esempio se una persona esprime una fobia è sequestrato dalla paura, in una condizione di depressione il soggetto è sequestrato dalla tristezza e così via.
Quanto detto è proprio quello che può succedere in questo periodo in cui ci siamo trovati costretti ad affrontare una pandemia alla quale non siamo minimamente preparati. Molte persone possono sviluppare la fobia del contagio e ve**re sequestrati dalla paura entrando in una serie di comportamenti atti ad evitare il contagio come il ritiro sociale ma che espongono più facilmente la persona allo sviluppo di psicopatologie come la depressione e disturbi d'ansia. La persona poi può sviluppare altre forme fobiche come la paura dei contatti con gli altri che si va ad associare alla paura iniziale di contrarre il virus. La paura ha indotto molte persone ad affollare i supermercati per il timore che potessero terminare le scorte alimentari aumentando così anche il rischio di contagio. In altre situazioni si sono verificate vere e proprie corse ad accaparrarsi le mascherine sottraendole ai sanitari ed ai malati che sono le categorie che più ne necessitano. Oltre a tutto questo si può aggiungere l'angoscia e il senso di oppressione e claustrofobia di ritrovarsi in trappola, costretti a stare in casa in uno spazio confinato, andando ad accentuare il vissuto di sequestro emozionale descritto prima. Lo stato emotivo che si vive è quindi una condizione patologica in cui non è presente lo stimolo che innesca il meccanismo della paura ma nonostante ciò persiste la condizione di sofferenza.
In fine all'orizzonte si prospetta “l'angoscia del ripartire” cioè una condizione di sofferenza dovuta al fatto che a breve ritroveremo i contatti col mondo esterno ma sarà ancora presente la possibilità di contagio e quindi sarà viva in molte persone l'angoscia che ne consegue. In oltre la condizione di quarantena per molti ha rappresentato un fattore di protezione contro il dover affrontare un mondo esterno competitivo. Il dover ripartire ed affrontare nuovamente il mondo reale, con tutti suoi ostacoli, può rappresentare per molte persone un fattore d'angoscia.
Cosa fare quindi per gestire l'angoscia causata dalla pandemia? Può essere utile scoprire o riscoprire la lettura e la ricerca della propria interiorità in una dimensione di maggiore lentezza. Avendo molto tempo a disposizione può essere d'aiuto fare le stesse cose di prima ma con più calma e più attenzione verso se stessi. Può aiutare lo scoprire forme d'arte come la pittura, la lettura e la musica. Fare attività fisica è importante perchè il rilascio di endorfine in seguito ad uno sforzo fisico ha un effetto benefico sulla mente e sul corpo. Può altresì aiutare il praticare la meditazione e delle tecniche di rilassamento come il training autogeno. Utilizzare la tecnologia non per isolarsi ma per trovare il contatto con gli altri. Una volta ripartite le normali attività, imparare ad accettare l'incertezza della vita e che i concetti di nascita, crescita, malattia e morte fanno parte dell'esistenza.
Bibliografia
Lo Iacono A. Sonnino R. (2008). Respirando le emozioni. Psicofisiologia del benessere. Milano, Franco Angeli.
Dott. Pietro Maria Buffa
Psicologo
3486583620