10/01/2026
L'Antefatto (La Menzogna). Mi chiamo Davide. La mia attività fisica preferita è il "sollevamento forchetta". Ma c’è Elena. Elena lavora al piano di sopra. È bellissima, eterea, beve beveroni verdi che sanno di palude e cammina sollevata da terra. Un giorno, alla macchinetta del caffè, mi fa: — «Davide, ma tu fai sport?» Il mio cervello va in tilt. Se dico "No", sono finito. — «Certo! Pratico... Yoga. Da anni. Sono molto spirituale.» Lei si illumina. — «Davide! Ma è fantastico! Stasera c’è la lezione avanzata del Maestro Shanti. Vieni?» — «Ovvio. Non mancherei per nulla al mondo.» (Panico totale).
Ore 18:00. La Preparazione (L'Evidenziatore). Corro al negozio di sport. Non ho nulla di adatto. Compro la prima cosa che trovo nel reparto "Yoga Uomo". È una tutina aderente in Lycra. Colore: Giallo Fluo. Mi guardo allo specchio. Sembro una banana che ha mangiato troppi carboidrati. Non lascia nulla all'immaginazione. Si vede pure il codice fiscale. Ma ormai è tardi.
Ore 19:00. L'Ingresso nel Tempio. Arrivo alla palestra "Il Respiro dell'Universo". C'è odore di incenso, piedi nudi e superiorità morale. Vedo Elena. È in prima fila, aggraziata come una gazzella. Mi vede. — «Davide! Che... che bel colore acceso!» (Sta trattenendo una risata? No, è troppo Zen per ridere). Entra il Maestro Shanti. È un uomo magrissimo, con la barba lunga e uno chignon. Parla sussurrando. — «Benvenuti anime. Oggi apriremo i nostri Chakra come fiori di loto nel fango.» Io spero solo di non aprire i pantaloni.
Ore 19:15. L'Inizio (La Tortura). Si parte soft. — «Saluto al Sole!» Tutti si muovono fluidi. Io mi muovo come C-3PO di Star Wars senza olio. Sento le vertebre scricchiolare come patatine fritte. Elena mi guarda e mi sorride dolce: — «Respira col diaframma, Davide.» Io sto respirando con le branchie per la fatica. Il Maestro mi si avvicina. — «La tua aura è grigia, fratello. Sciogli il nodo interiore.» Mi preme un dito sulla schiena. Io caccio un urlo strozzato.
Ore 19:40. Il Momento Critico (La Posizione del Cane). Il Maestro alza l'asticella. — «Ora, anime, entriamo nel Cane a Testa in Giù. Spingete i talloni a terra. Il coccige verso il cielo.» Tutti si piegano a V rovesciata. Perfetti. Io ci provo. Le mani scivolano sul tappetino (perché sudo come una fontana). Le gambe tremano. Sono piegato in due, col sedere in aria, la faccia paonazza e la vista annebbiata. Elena è davanti a me. Vedo i suoi piedi perfetti. Penso: "Resisti Davide. Se svieni ora, sei morto."
E poi, succede. Il tessuto tecnico giallo fluo, comprato in saldo, decide di ribellarsi alla tensione. Mentre spingo il "coccige verso il cielo", nel silenzio mistico della sala, risuona un rumore inconfondibile. Uno strappo. SRAAAAACK. Non è un piccolo strappo. È una voragine. Proprio lì. Sul retro. Il suono rimbomba tra le pareti zen. Il Maestro smette di suonare la campana tibetana. Tutti si girano. Io sono congelato nella posizione del Cane. Se mi alzo, si vede tutto (indosso boxer con le paperelle, regalo di mia madre). Se resto giù, soffoco.
Il Maestro Shanti si avvicina, guarda il disastro e dice, serafico: — «A volte, l'energia Kundalini è così potente da rompere la materia.» Qualcuno ridacchia. Io vorrei diventare liquido e sparire nel parquet. Mi lascio cadere a terra, pancia in giù, fingendo di meditare, ma in realtà sto pregando per un'amnesia collettiva.
Ore 20:00. La Fuga. La lezione finisce (grazie a Dio). Aspetto che escano tutti. Mi avvolgo il tappetino intorno alla vita come un pareo di gomma. Esco di corsa verso gli spogliatoi, camminando rasente al muro come un ladro. Mi cambio in 4 secondi netti. Esco dalla palestra con la testa bassa, pronto a cambiare città, nome e identità. Mi trasferirò in Messico.
L'Epilogo (Il Parcheggio). Arrivo alla mia macchina. — «Davide! Aspetta!» Mi congelo. È Elena. Mi giro lentamente. Lei è lì, col borsone in spalla. Non ha l'aria mistica. Ha l'aria divertita. Scoppia a ridere. Non una risata cattiva. Una risata di pancia, sguaiata, bellissima. — «Scusa... scusa ma... lo strappo... e le paperelle... le ho viste...» Io divento bordeaux. — «Senti Elena, ho mentito. Odio lo Yoga. Sono rigido come un tronco. Volevo solo... beh, volevo fare colpo.»
Lei smette di ridere. Si avvicina. — «Meno male.» — «Come meno male?» — «Odio i tizi che fanno Yoga meglio di me. Sono noiosi.» Mi guarda negli occhi. — «Senti, io sto morendo di fame. Quel beverone verde faceva schifo. Ti va se andiamo qui dietro a farci una carbonara e una birra media?»
Io la guardo come se fosse un angelo sceso in terra. — «Carbonara? Con la pancetta vera?» — «Guanciale, Davide. Guanciale. E niente discorsi sui Chakra.»
Siamo andati in trattoria. Ho mangiato come un bue. Abbiamo riso fino alle lacrime ripensando al mio sedere giallo fluo. Non faccio più Yoga. Ma da quella sera, io ed Elena facciamo "sollevamento forchetta" insieme. E credimi, è lo sport più romantico del mondo.
C. Michelizza