Monica Vallacqua Naturopatia e Terapie Integrate

Monica Vallacqua Naturopatia e Terapie Integrate Studio di Naturopatia e terapie integrate

15/04/2026

L'LLUSIONE DEL "PIU' E' MEGLIO": I RISCHI DEL SOVRADOSAGGIO E DELL'EFFETTO CUMULATIVO DEGLI INTEGRATORI
Nel sentire comune, gli integratori alimentari sono percepiti come "naturali" e quindi intrinsecamente sicuri. Tuttavia, in biochimica e medicina, è la dose che fa il veleno. Molti pazienti assumono contemporaneamente diversi prodotti (ad esempio un multivitaminico, un rinforzante per capelli e un supporto per le difese immunitarie) senza rendersi conto che le sostanze all'interno si sommano, portando a un sovradosaggio cumulativo.

Questo eccesso può superare i Tolerable Upper Intake Levels (UL), ovvero le soglie massime di tolleranza, trasformando un potenziale beneficio in un rischio concreto per la salute.

I 10 COMPONENTI A RISCHIO: GLI EFFETTI DELL'ECCESSO

1. Vitamina A (Retinolo)
L'integrazione cronica ad alte dosi è altamente tossica per il fegato, poiché questa vitamina liposolubile viene accumulata nei tessuti.

Effetti: Tossicità epatica, dolori ossei, desquamazione cutanea e cefalea cronica. È particolarmente pericolosa in gravidanza per i potenziali effetti teratogeni (malformazioni al feto).

2. Vitamina B12 (Cobalamina)
Sebbene considerata a bassa tossicità perché idrosolubile, l'uso costante di dosaggi "iper-fisiologici" (comuni in molti integratori) non è privo di effetti collaterali.

Effetti: Sfoghi acneici improvvisi (acne fulminans) o esacerbazione della rosacea. Studi recenti suggeriscono cautela per possibili interferenze con la funzionalità renale in soggetti già compromessi.

3. Vitamina B6 (Piridossina)
A differenza di altre vitamine del gruppo B, la B6 ha una soglia di tossicità neurologica ben documentata se assunta in eccesso per lunghi periodi.

Effetti: Neuropatia sensoriale periferica. Si manifesta con formicolii, intorpidimento degli arti e perdita della coordinazione motoria (atassia).

4. Vitamina K
Il rischio principale è legato alla sua funzione biochimica essenziale nella coagulazione del sangue.

Effetti: Un sovradosaggio può interferire drasticamente con le terapie anticoagulanti (come il Warfarin), rendendole inefficaci e aumentando pericolosamente il rischio di trombosi.

5. Ferro
Il ferro è un potente pro-ossidante se non correttamente gestito dalle proteine di trasporto del corpo.

Effetti: Emocromatosi secondaria e danni ossidativi a fegato, cuore e pancreas. A livello immediato, l'eccesso causa dolori addominali severi, nausea e stipsi ostinata.

6. Zinco
Molto utilizzato per il sistema immunitario, ma il suo eccesso produce l'effetto opposto a quello desiderato.

Effetti: L'assunzione eccessiva cronica inibisce l'assorbimento del rame. Questo porta ad anemia e alla soppressione del sistema immunitario, rendendo l'organismo più vulnerabile.

7. Vitamina C (Acido Ascorbico)
Spesso assunta in megadosi convinti che "male non faccia".

Effetti: Oltre a causare diarrea osmotica e crampi, l'eccesso viene convertito in ossalato, aumentando sensibilmente il rischio di calcoli renali di ossalato di calcio.

8. Selenio
Il margine tra la dose necessaria e quella tossica è tra i più stretti in assoluto.

Effetti: Selenosi, che si manifesta con perdita di capelli, unghie fragili e deformate, spossatezza e un caratteristico alito dall'odore di aglio.

9. Calcio
L'integrazione isolata di calcio, senza il corretto bilanciamento di altri nutrienti, può essere controproducente.

Effetti: Aumentato rischio di calcificazione delle arterie (placche) e formazione di calcoli renali. Può causare anche stipsi severa e interferire con l'assorbimento di altri minerali essenziali.

10. Coenzima Q10 (Ubichinone)
Utilizzato spesso per l'energia cellulare e il supporto cardiovascolare.

Effetti: Sebbene generalmente sicuro, dosaggi eccessivi possono causare insonnia, irritabilità, aumento degli enzimi epatici e disturbi gastrointestinali (nausea e dolore addominale).

CONCLUSIONI

Un Messaggio per la Consapevolezza dei Pazienti
L'integrazione alimentare deve essere una strategia mirata, non un'abitudine casuale. Il rischio reale oggi non è la carenza, ma il sovraccarico involontario: molti pazienti assumono diversi prodotti senza accorgersi che gli ingredienti si ripetono, sommandosi pericolosamente.

COSA DOVETE RICORDARE:

L'effetto "Sommatoria": Tre integratori diversi possono contenere tutti il 100% della dose di Zinco o Vitamina B6. Sommandoli, state assumendo il 300% della dose necessaria, entrando in zona rischio.

Naturale non significa innocuo: Anche una sostanza utile può diventare tossica se il corpo non riesce a smaltirla o se satura i sistemi di trasporto.

Consultate sempre un professionista: Prima di aggiungere un nuovo tassello alla vostra routine, chiedete una revisione completa per assicurarvi che la ricerca del benessere non si trasformi in un danno per i vostri organi.

Copyright Dott.ssa Stefania D'Alessandro

Bibliografia Scientifica di Riferimento
Manson, J. E., & Bassuk, S. S. (2018). Vitamin and Mineral Supplements: What Clinicians Need to Know. JAMA, 319(9), 859–860.

Institute of Medicine (US) Panel on Micronutrients. Dietary Reference Intakes for Vitamin A, K, Zinc, and B12. National Academies Press (US).

Vuaillat, C., et al. (2018). Vitamin B12-induced acne: a case report and review of the literature. Journal of Medical Case Reports.

Zuo, H., et al. (2015). Toxicity of Vitamin B6 Supplementation: A Systematic Review. Nutrients.

National Institutes of Health (NIH). Office of Dietary Supplements - Fact Sheets for Professionals (Iron, Vitamin C, Selenium, Zinc).

Ueland, P. M., et al. (2015). The role of vitamin B12 in health and disease. Nutrients.

Galicia-Moreno, M., et al. (2020). Vitamins as Antioxidants to Prevent Liver Toxicity. International Journal of Molecular Sciences.

Mia nonna aveva un particolare rituale che non ho mai dimenticato.Ogni mattina preparava una tisana. Non una qualsiasi. ...
14/04/2026

Mia nonna aveva un particolare rituale che non ho mai dimenticato.

Ogni mattina preparava una tisana. Non una qualsiasi. Una miscela precisa di erbe che raccoglieva lei stessa.

Tarassaco in primavera. Ortica in estate. Malva quando serviva qualcosa di delicato.

"Rudy," mi diceva, "il corpo sa guarirsi da solo. Dobbiamo solo dargli quello che la natura ha già preparato per lui."

Avevo dieci anni e non capivo.

Oggi, dopo quarant’anni di studio, capisco perfettamente.

Il concetto di "terreno" in Naturopatia

Immagina il tuo corpo come un giardino.

Se il terreno è fertile, sano, equilibrato, le piante crescono forti. I parassiti non attecchiscono. Le malattie non si sviluppano.

Ma se il terreno è impoverito, anche la pianta più resistente fatica.

Due persone esposte allo stesso virus reagiscono diversamente. Perché? Perché hanno "terreni" diversi.

La storia dimenticata

Nel 1854 due medici studiavano il colera con approcci opposti.

Louis Pasteur: "Il microbo è tutto."

Claude Bernard: "Il microbo non è niente, il terreno è tutto."

La medicina moderna ha scelto Pasteur. Ha focalizzato tutto sul patogeno, sul sintomo.

Ha dimenticato il terreno.

Gli organi emuntori: i tuoi spazzini interni

Il corpo ha sistemi naturali di depurazione: fegato, reni, intestino, polmoni, pelle.

Quando funzionano bene, il terreno resta pulito. Quando sono sovraccarichi, le tossine si accumulano.

E il corpo manda segnali: stanchezza cronica, mal di testa, problemi digestivi, allergie e altro ancora.

Sono messaggi.

Il potere delle piante

Il cardo mariano supporta il fegato. L'ortica drena i reni. Il tarassaco stimola la bile. La malva calma l'intestino.

Non sono soltanto "rimedi della nonna". Sono sostanze con principi attivi documentati dalla scienza.

Il 60% dei farmaci moderni deriva da piante. L'aspirina dalla corteccia di salice. La morfina dal papavero. La digossina dalla digitale.

Le tre leggi della Naturopatia

Primo: Non nuocere. Prima di aggiungere, togli ciò che danneggia.

Secondo: La natura può guarire. Il farmaco si utilizza solo quando è necessario.

Terzo: Tratta la causa, non il sintomo. La cefalea non è una carenza di aspirina.

La visione d'insieme

La Naturopatia non rifiuta la scienza. La abbraccia.

Ma aggiunge ciò che la medicina convenzionale spesso dimentica: la visione d'insieme.

La Naturopatia non si rivolge solo all'organo malato. Osserva la persona intera. Stile di vita. Ambiente. Emozioni. Alimentazione. Sonno.

Tutto è connesso.

Un invito

Pensa all'ultima volta che hai avuto un sintomo fastidioso.

Hai preso qualcosa per eliminarlo ? O ti sei chiesto: "Cosa mi sta dicendo il mio corpo?"

Se ignori sempre il messaggio, il corpo alza il volume.

Inizia oggi

Il tuo corpo lavora per te 24 ore al giorno.

Ma ha bisogno di supporto.

Cibo sano. Acqua pulita. Movimento. Riposo. Piante naturali. Tempo per rigenerarsi.

Puoi iniziare con piccoli gesti.

Una tisana al mattino. Una passeggiata. Più verdure. Meno cibi confezionati. Otto ore di sonno.



Il corpo risponde. Sempre.



Con gratitudine,



Dr. Rudy Lanza
Fondatore dell'Istituto di Naturopatia Rudy Lanza

RISALIRE ALLA RADICE DEL PROBLEMA(Di Patrizia Coffaro)Purtroppo, esiste un pregiudizio strutturale, radicato nella cultu...
12/04/2026

RISALIRE ALLA RADICE DEL PROBLEMA

(Di Patrizia Coffaro)

Purtroppo, esiste un pregiudizio strutturale, radicato nella cultura medica, nella ricerca e nelle istituzioni sanitarie. Questo pregiudizio influenza ciò che viene insegnato nelle facoltà di medicina, quali terapie vengono considerate serie e quali invece restano ai margini. Il risultato? Un’attenzione quasi esclusiva alla gestione dei sintomi attraverso farmaci, protocolli standardizzati e linee guida che raramente si spingono a chiedere... perché questa persona si è ammalata?

Si impara a sopprimere, a contenere, a normalizzare i valori. Ma si impara molto meno a risalire alla radice del problema... e no, non sto demonizzando i farmaci. Hanno salvato e salvano milioni di vite. Il punto è un altro, quando la terapia farmacologica diventa l’unico linguaggio che conosciamo, perdiamo la capacità di leggere il corpo nella sua complessità.

Oggi la salute è diventata una questione di parametri, glicemia, colesterolo, pressione, TSH, PCR. Se il numero rientra nel range, siamo a posto. Se esce, interveniamo per riportarlo dentro, ma il corpo non è un foglio ExceI. Un valore alterato è un segnale, non il nemico numero uno, è una spia sul cruscotto, non il motore rotto da prendere a marteIIate finché la spia si spegne. Il problema è che spegnere la spia è molto più veloce, rimborsabile, standardizzabile.

Cercare la causa. invece, richiede tempo, ascolto, cambiamento dello stile di vita, responsabilità condivisa, non è una pillola... è un percorso, e qui il sistema si inceppa. Il dlabete di tipo 2 è l’esempio perfetto, perché è un esempio lampante di questa distorsione. Cosa facciamo oggi? Controlliamo la glicemia, ci diamo giù di metf0rmina, altri ipoglicemizzanti, insuIina. Farmaci sempre più potenti, sempre più precisi... e attenzione, spesso necessari, soprattutto quando la situazione è avanzata.

Ma qual è la causa alla base dell’iperglicemia nel dlabete di tipo 2? La resistenza all’insulina, lo sappiamo, è scritto in tutti i libri. Le cellule non rispondono bene all’insulina, il glucosio resta nel sangue, il pancreas produce sempre più insulina finché si esaurisce, questa è la fisiopatologia di base. Eppure, cosa trattano? La glicemia alta, non la resistenza all’insulina. È un po’ come abbassare la febbre con il paracetamoIo mentre c’è un’infezione grave in corso, certo, la febbre scende, ma l’infezione resta lì, magari peggiora, magari diventa cronica e un giorno il corpo non ce la fa più.

Con il dlabete succede qualcosa di simile, normalizziamo i valori, ma la persona continua a vivere nello stesso contesto che ha generato la resistenza all’insulina, eccesso di zuccheri raffinati, pasti continui, sedentarietà, stress cronico, sonno scarso, infiammazione di basso grado, fegato sovraccarico, microbiota alterato. Non stiamo curando il terreno, stiamo gestendo il sintomo biochimico.

“Non esiste un farmaco per lo stile di vita”

E qui arriviamo al nodo vero... la causa profonda di moltissime malattie croniche moderne non è una carenza di farmaci, ma uno squilibrio sistemico dello stile di vita e dell’ambiente. Il problema è che non esiste una compressa che ti faccia dormire bene se vivi in allerta continua, non esiste una fiala che compensi anni di cibo industriale e povero di nutrienti, non esiste un’iniezione che sostituisca il movimento quotidiano, non esiste una pillola che guarisca una vita vissuta costantemente in stress, disconnessione e infiammazione.

E questo è difficile da accettare... per i pazienti, perché richiede cambiamento (e tanti non vogliono cambiare, sperano ancora nel farmaco o nell'integratore che li faccia tornare sani). Per i medici, perché richiede uscire da un modello formativo centrato quasi solo sulla farmacologia (la realtà è questa. Punto). Così si crea un circolo vizioso, il sistema insegna soprattutto a usare farmaci, quindi i medici prescrivono farmaci, quindi la ricerca finanzia farmaci, quindi le linee guida parlano soprattutto di farmaci... e tutto ciò che riguarda alimentazione, microbiota, tossici ambientali, carenze micronutrizionali, regolazione del sistema nervoso… resta complementare, non prioritario, non sufficientemente provato.

Intanto le malattie croniche espIodono... in un Paese sempre più malato. Guardiamoci intorno, dlabete, obesità, malattie autoimmuni, disturbi tiroidei, sindrome metabolica, depressi0ne, ansia, fibromialgia, colon irritabile. Sempre più giovani, sempre più diagnosi, sempre più farmaci... e no, non è solo perché viviamo più a lungo. Stiamo vedendo quarantenni con quadri clinici che una volta si vedevano a settanta. Qualcosa non sta funzionando. Possiamo continuare a dire che è genetica? Che è sfortuna? Che è l’età? Fino a un certo punto. I geni caricano il fuciIe, ma lo stile di vita e l’ambiente premono il gr*****to.

E se continuiamo a ignorare il contesto in cui quei geni si esprimono, continueremo a rincorrere sintomi per tutta la vita. Esiste però un modo diverso di guardare al corpo, non come un insieme di organi separati, ma come un sistema integrato, dinamico, capace di adattarsi, ma anche di andare in sovraccarico.
In questa visione:

- l’insuIino-resistenza non è solo un problema di zucchero, ma di infiammazione, fegato, muscoli inattivi, eccesso di calorie vuote

- l’ipertensi0ne non è solo un numero alto, ma spesso il risultato di stress cronico, squilibri minerali, rigidità vascolare, rene affaticato

- l’autoimmunità non è il corpo che impazzisce, ma un sistema immunitario disorientato da permeabilità intestinale, tossine, infezioni latenti, traumi cronici

Questa prospettiva non esclude la medicina convenzionale, la amplia, la completa. Le chiede di andare un passo più in profondità.

C’è un’altra parola che fa paura... remissione. Siamo abituati a pensare che molte malattie croniche siano per sempre. Gestibili, ma non reversibili e in alcuni casi è vero, quando il danno è strutturale e avanzato, non si torna indietro del tutto. Ma in tanti altri casi, soprattutto nelle fasi iniziali o intermedie, il corpo ha ancora una straordinaria capacità di recupero se gli togliamo i carichi che lo stanno schiacciando.

Persone con predlabete che normalizzano la glicemia cambiando alimentazione e movimento. Persone con sindrome metaboIica che riducono drasticamente farmaci intervenendo su peso, sonno e stress. Persone con disturbi intestinali cronici che migliorano quando si lavora su microbiota, infiammazione e sistema nervoso. Questo non è miracolismo. È fisiologia quando finalmente si lavora con il corpo, non solo contro i suoi sintomi.

Capisco che tutto questo possa sembrare diverso da ciò che molti hanno sempre sentito dire e capisco anche la resistenza, quando hai vissuto anni affidandoti solo ai farmaci, mettere in discussione il modello può fare paura. Ma fermiamoci un attimo e guardiamo i fatti, stiamo diventando sempre più malati, sempre prima... sempre più terapie, sempre meno vera salute. Forse vale la pena aprire uno spiraglio, non per rifiutare la medicina, ma per integrarla con una visione più ampia, che includa:

- Qualità del cibo, non solo calorie

- Ritmo dei pasti, non solo zuccheri totali

- Movimento quotidiano, non solo fare sport ogni tanto

-Sonno come terapia

- Gestione dello stress come pilastro, non come consiglio generico

Perché alla fine la domanda non è:

“Quale farmaco prendo per questo valore sballato?”

La domanda è:

“Cosa sta cercando di dirmi il mio corpo attraverso questo valore?”

Una delle frasi che più mi risuona è questa... non siamo guasti, siamo sovraccarichi. Sovraccarichi di zuccheri, di cibi ultraprocessati, di stimoli continui, di notti corte, di paure, di ritmi disumani, di sostanze chimiche che il nostro organismo non ha mai visto nella sua storia evolutiva. Il corpo fa quello che può per adattarsi. Finché un giorno dice basta, e quello che noi chiamiamo malattia spesso è l’ultimo tentativo di adattamento che non riesce più a reggere. Se a quel punto interveniamo solo per zittire il sintomo, senza togliere il carico, stiamo chiedendo al corpo di continuare a sopravvivere nelle stesse condizioni che lo hanno fatto crollare. È qui che serve il cambio di paradigma, un invito semplice, ma rivoluzionario. Non ti sto dicendo di buttare via le terapie, non ti sto dicendo di fare di testa tua... ti sto dicendo di aggiungere un livello di consapevolezza.

Chiediti sempre, qual è la causa a monte? Cosa nel mio stile di vita, nel mio ambiente, nelle mie abitudini, sta alimentando questo problema? Perché finché lavoriamo solo sui numeri, saremo sempre dipendenti da qualcosa che li tiene a bada. Quando iniziamo a lavorare sulle cause, diamo al corpo la possibilità di fare ciò che sa fare meglio... autoregolarsi. Forse siamo stati davvero ingannati e mal nutriti, nel senso più ampio del termine, nutriti di cibo povero, di informazioni parziali, di soluzioni rapide, ma la buona notizia è che il corpo non perde mai del tutto la capacità di rispondere quando finalmente riceve ciò di cui ha davvero bisogno e da lì può iniziare qualcosa che non è solo gestione della malattia, ma recupero della salute.

XO - Patrizia Coffaro

🦶 Dolore al piede: riconoscere i segnaliIl dolore al piede può avere diverse cause e manifestarsi in punti specifici. Co...
06/04/2026

🦶 Dolore al piede: riconoscere i segnali

Il dolore al piede può avere diverse cause e manifestarsi in punti specifici. Comprendere le tipologie più comuni aiuta a interpretare meglio i sintomi e a prendersi cura del proprio benessere.

👣 Fascite plantare
Dolore nella pianta del piede, spesso più intenso al mattino o dopo lunghi periodi di riposo.

🦴 Sperone calcaneare
Fastidio localizzato al tallone, legato a infiammazione e sovraccarico.

🔥 Metatarsalgia
Dolore nella parte anteriore del piede, spesso causato da pressione eccessiva.

🦶 Alluce rigido
Rigidità e dolore nell’alluce che possono limitare il movimento durante la camminata.

⚡ Neuroma di Morton
Sensazione di bruciore o scossa tra le dita, dovuta alla compressione di un nervo.

🏃 Tendinite di Achille
Infiammazione del tendine che collega polpaccio e tallone, frequente in chi pratica attività fisica.

🤕 Distorsione
Trauma che coinvolge i legamenti, causando dolore, gonfiore e difficoltà nei movimenti.

📏 Piede piatto
Condizione strutturale che può provocare affaticamento e dolore nella zona plantare.

Prestare attenzione ai segnali del corpo permette di intervenire in modo più consapevole e mantenere una buona salute del piede nel tempo.

Dal web

A tutti voi che mi seguite, tanti auguri di cuore 💟Buona rinascita 🌿
05/04/2026

A tutti voi che mi seguite, tanti auguri di cuore 💟
Buona rinascita 🌿

03/04/2026

Sta emergendo il potenziale delle alghe commestibili per una gestione complementare della pressione sanguigna.

L'ulivo è sacro, come la nostra vita. Il suo frutto è ricco, come il nostro spirito. Le sue proprietà benefiche, come la...
29/03/2026

L'ulivo è sacro,
come la nostra vita.
Il suo frutto è ricco,
come il nostro spirito.
Le sue proprietà benefiche,
come la linfa del nostro cuore.
Le sue foglie, piccoli germogli, come le nostre dita curiose.
Siamo verdi come la terra.
Siamo santi. Siamo radici
che seminano pace.
Ognuno di noi è la Venere
della propria esistenza.
©Nussy

IL CORPO PUÒ CONSERVARE TRAUMI EMOTIVI, ED È PER QUESTO CHE ALCUNI DOLORI NON HANNO UNA SPIEGAZIONE MEDICA CHIARAStudi i...
25/03/2026

IL CORPO PUÒ CONSERVARE TRAUMI EMOTIVI, ED È PER QUESTO CHE ALCUNI DOLORI NON HANNO UNA SPIEGAZIONE MEDICA CHIARA

Studi in psicologia e neuroscienze dimostrano che lo stress emotivo e i traumi possono manifestarsi fisicamente nel corpo. Questo fenomeno è spesso definito “sintomi somatici”, in cui emozioni non elaborate si traducono in un disagio reale.

Le persone possono soffrire di mal di testa, tensioni muscolari, affaticamento o dolori senza una causa evidente negli esami clinici. Corpo e mente sono strettamente collegati, e le esperienze emotive possono lasciare tracce fisiche durature.

Approcci come la mindfulness, il supporto psicologico, le terapie corporee e le Costellazioni Familiari vengono spesso utilizzati per aiutare a rilasciare lo stress e sciogliere blocchi emotivi accumulati per migliorare il benessere sia mentale che fisico e iniziare nuovi movimenti di guarigione.🌸✨️

- Fonte web -

23/03/2026

Uno studio ha valutato l’efficacia di una formulazione topica contenente curcumina per il trattamento delle ulcere del piede diabetico.

Un solo ciclo di antibiotici può alterare il microbiota intestinale anche fino a 8 anni [122].Uno studio prospettico con...
23/03/2026

Un solo ciclo di antibiotici può alterare il microbiota intestinale anche fino a 8 anni [122].

Uno studio prospettico condotto su 36.429 donne partecipanti al Nurses’ Health Study ha dimostrato che le donne con una maggiore durata di utilizzo di antibiotici in età adulta presentavano un rischio più elevato di sviluppare malattie cardiovascolari [135].

Inoltre, l’esposizione agli antibiotici favorisce la selezione di batteri resistenti (agli antibiotici stessi) con possibili conseguenze sulla salute dell’ospite.

Una revisione sistematica di 129 studi scientifici conclude che l’uso degli antibiotici modifica in modo significativo la composizione del microbiota intestinale. In particolare, provoca una riduzione della diversità batterica e un’alterazione dell’equilibrio tra specie benefiche (come i Bifidobatteri) e potenzialmente patogene (come i Protebacteria). Molti antibiotici sono stati associati a una diminuzione del butirrato o dei batteri produttori di butirrato [123].

Sovente vengono assunti antibiotici in modo superficiale e senza neppure un antibiogramma, ovvero un esame che permette di scegliere l’antibiotico in base all’esame batteriologico per l’identificazione del batterio responsabile della malattia infettiva in corso e alla determinazione della sensibilità (del batterio identificato) ai farmaci antibatterici.

Da considerare che l’antibiotico sarà “efficace” anche verso i microrganismi “buoni” del nostro microbiota, causando disbiosi, con rischio di infezioni fungine (sostenute ad esempio da Candida albicans) se i batteri vengono a scarseggiare. Ecco perché una terapia antibiotica va gestita affiancando una integrazione probiotica mirata, preferibilmente con lieviti probiotici, come il Saccharomyces boulardii (Sb) che, essendo un lievito e non un batterio, non è bersaglio di tali farmaci. Il Sb è un probiotico non batterico ed è un antagonista diretto nei confronti di molti patogeni.

Questi farmaci salvano vite, ma non vanno usati a cuor leggero.

Quante volte vengono usati anche in assenza di infezione batterica o per "combattere" una cistite (che è manifestazione di alterazione dell'ecosistema microbico intestinale, con traslocazione di E. coli dal lume intestinale in altre sedi)?
Con l'effetto di avere poi cistiti ricorrenti. E non si guarda alla causa del problema: la disbiosi. Nè si fa nulla per sanare il microbiota intestinale. Quante volte si chiede al paziente cosa mangia?

Serve avere una visione ampia che non trascuri l'importanza del microbiota.

In questo post un estratto del prossimo libro, dove si analizzeranno gli effetti sul microbiota anche di altri farmaci come gli Inibitori di P***a Protonica (detti anche gastro "protettori") peccato che vadano ad alterare la nostra barriera di difesa... e andrebbero gestiti con cognizione di causa, come suggerisce anche la recente nota AIFA.

I farmacia volte sono necessari, ma non sono noccioline. E tutti i farmaci hanno effetti collaterali.

Silvia Petruzzelli©

OSTEOPOROSI: E SE IL PROBLEMA NON FOSSE LA CARENZA DI CALCIO?Anni fa una donna anziana arrivò al pronto soccorso da una ...
17/03/2026

OSTEOPOROSI: E SE IL PROBLEMA NON FOSSE LA CARENZA DI CALCIO?

Anni fa una donna anziana arrivò al pronto soccorso da una casa di riposo.

Non era caduta.
Non aveva avuto traumi.

Si era semplicemente alzata dal letto.

Eppure aveva fratturato entrambe le anche.

La radiografia mostrava ossa così demineralizzate da essere quasi invisibili.
Diagnosi apparentemente ovvia: osteoporosi grave.

Ma nell’immagine c’era anche qualcosa di sorprendente.

Accanto ai femori si vedevano chiaramente due strutture bianche e dense.

Erano le arterie femorali completamente calcificate.

In altre parole:

il calcio non mancava nel corpo.
Era semplicemente finito nel posto sbagliato.

L’osservazione del medico fu tanto semplice quanto provocatoria:

“Questa donna non ha osteoporosi.
Ha solo una pessima mira nel depositare i minerali.”

Ed è qui che nasce una domanda fondamentale.

La medicina oggi misura l’osteoporosi quasi solo con la densità minerale ossea (DEXA) e tenta di correggerla con:

• calcio
• vitamina D
• farmaci che bloccano il riassorbimento osseo

Ma la vera domanda potrebbe essere un’altra:

chi decide dove vanno a finire i minerali nel corpo?

Perché nello stesso paziente possiamo trovare:

ossa fragili
e arterie calcificate.

Troppo poco calcio nelle ossa.
Troppo calcio nei vasi.

Questo suggerisce che l’osteoporosi potrebbe non essere solo una carenza di calcio, ma un problema di regolazione metabolica.

Diversi fattori oggi sotto osservazione includono:

• infiammazione cronica
• disfunzione metabolica e insulinica
• carenza di vitamina K2
• sedentarietà
• alterazioni ormonali

Forse il problema non è quanto calcio abbiamo.

Forse il problema è se il nostro corpo sa ancora dove metterlo.

Perché quando questa regolazione si perde compare un paradosso sempre più frequente:

ossa vuote
arterie di pietra.

Dal web

LA SOLA BIOLOGIA NON BASTA PER GUARIRE(Di P. Coffaro)​Per decenni, il paradigma medico dominante ha guardato al corpo um...
16/03/2026

LA SOLA BIOLOGIA NON BASTA PER GUARIRE

(Di P. Coffaro)

​Per decenni, il paradigma medico dominante ha guardato al corpo umano come a una macchina complessa. Se un pezzo si rompeva, la soluzione era ripararlo biochimicamente... un farmaco per alterare una via metabolica, un intervento per rimuovere un tessuto danneggiato, una dieta per correggere uno squilibrio nutrizionale. Questo approccio ha portato a progressi straordinari nella medicina d'urgenza e nella gestione delle malattie acute.

Tuttavia, di fronte all'epidemia moderna di malattie croniche, autoimmuni e infiammatorie, molti pazienti e professionisti della salute si trovano bloccati in un ciclo infinito di sintomi, trattamenti temporanei e recidive. La domanda che sorge spontanea, e spesso frustrante, è... perché, nonostante l'accesso alle migliori terapie biochimiche, alle diete più restrittive e ai protocolli di disintossicazione più avanzati, così tante persone non riescono a raggiungere una vera guarigione?

​La risposta potrebbe risiedere in un elemento fondamentale che è stato a lungo trascurato o minimizzato dalla medicina convenzionale, la potente e indissolubile connessione tra la nostra mente, le nostre emozioni e la nostra fisiologia. Stiamo parlando della dimensione psicoenergetica della salute, un campo di studio che non considera più la mente e il corpo come entità separate, ma come un unico sistema dinamico e interconnesso.

In questa prospettiva, la malattia cronica non è semplicemente un malfunzionamento meccanico, ma spesso la manifestazione fisica di squilibri più profondi che affondano le loro radici nel nostro vissuto emotivo, nei nostri traumi irrisolti e nei modelli di pensiero subconsci che governano la nostra biologia. ​Dagli anni '70, un campo di ricerca in rapida espansione noto come psiconeuroimmunologia ha iniziato a gettare luce sui meccanismi biologici attraverso i quali le nostre esperienze soggettive influenzano la nostra salute fisica. Questa disciplina ha dimostrato, con una mole crescente di prove scientifiche, che il sistema nervoso, il sistema endocrino e il sistema immunitario non funzionano in compartimenti stagni, ma comunicano costantemente tra loro attraverso una complessa rete di segnali chimici ed elettrici.

Ciò significa che i nostri pensieri, le nostre emozioni e le nostre reazioni allo stress non rimangono confinati nella nostra testa, ma vengono tradotti in segnali biologici che influenzano direttamente la funzione delle nostre cellule. ​Un aspetto cruciale emerso da questa ricerca è che il funzionamento del sistema immunitario può essere condizionato. Proprio come i cani di Pavlov imparavano ad associare il suono di una campanella al cibo, il nostro sistema immunitario può imparare ad associare determinate situazioni, emozioni o stati mentali a una risposta infiammatoria o difensiva.

Questo condizionamento può essere utile in situazioni di pericolo reale, preparando il corpo a combattere un'infezione o a riparare una ferita. Tuttavia, diventa patologico quando lo stato di allerta diventa cronico.​Numerosi studi hanno documentato come stati emotivi negativi e fattori psico-sociali complessi, tra cui traumi infantili, stress cronico, rabbia repressa, paura persistente, ansia, depressione e lutto non elaborato, possano influire negativamente sull'attività e sul numero dei globuli bianchi, le cellule guardiane del nostro sistema immunitario. In sostanza, una tossicità emotiva persistente può alterare la nostra resilienza immunologica, rendendoci non solo più suscettibili alle infezioni acute, ma anche più inclini a sviluppare patologie croniche, poiché il corpo rimane bloccato in una risposta infiammatoria di basso grado che alla fine danneggia i tessuti sani.

​Consideriamo, ad esempio, l'impatto dei traumi subiti nella prima infanzia. Queste esperienze dolorose non sono semplicemente ricordi del passato; esse lasciano un'impronta profonda e duratura sull'architettura stessa del nostro sistema nervoso in via di sviluppo. Un bambino che cresce in un ambiente instabile o minaccioso sviluppa un sistema di risposta allo stress iperattivo. Da adulto, questo sistema può continuare a percepire minacce anche dove non ce ne sono, mantenendo il corpo in uno stato di combatti o fuggi quasi costante. Questo sovraccarico cronico di ormoni dello stress, come il cortisolo, ha effetti devastanti a lungo termine, alterando il metabolismo, sopprimendo la funzione immunitaria e accelerando i processi di invecchiamento cellulare.

È un collegamento che molti ignorano, ma che sta diventando sempre più evidente... le ferite invisibili dell'anima possono trasformarsi in cicatrici visibili sul corpo, manifestandosi come malattie cardiache, dolore cronico, disturbi digestivi e un'ampia gamma di altre condizioni. ​La comprensione di questo legame ci porta a una conclusione inevitabile, continuare a girare in tondo provando solo metodi di disintossicazione biochimica, restrizioni alimentari e protocolli per la guarigione intestinale, pur essendo interventi utili e spesso necessari, è una strategia incompleta se non si affronta la tossicità emotiva sottostante.

È come cercare di spegnere un incendio continuando ad alimentare le fiamme con la benzina delle nostre reazioni emotive inconsce. Per interrompere il ciclo della malattia cronica, è essenziale spostare l'attenzione dalla sola gestione dei sintomi fisici all'esplorazione e alla guarigione delle cause psicoenergetiche profonde. ​Cosa significa questo in termini pratici? Significa che la vera guarigione richiede un impegno attivo nel riequilibrare il sistema nervoso. Non si tratta solo di gestire lo stress con tecniche superficiali, ma di intraprendere un percorso profondo per guarire dai traumi del passato, scoprire i meccanismi inconsci che ci portano a rimanere ancorati alla malattia (i cosiddetti vantaggi secondari della malattia), affrontare le convinzioni limitanti che sabotano la nostra salute e sviluppare una maggiore consapevolezza di sé.

Significa imparare a identificare e gestire i fattori scatenanti emotivi invece di esserne vittime, guarire le nostre dinamiche familiari interiori e lavorare per migliorare la nostra autostima e il nostro senso di valore personale. ​Senza affrontare questi fattori psicoenergetici, il risultato di qualsiasi intervento puramente fisico sarà spesso parziale o temporaneo. Possiamo avere la dieta perfetta e prendere i migliori integratori, ma se il nostro sistema nervoso è costantemente in uno stato di allarme a causa di un trauma non elaborato o di un'ansia cronica, il corpo non avrà le risorse necessarie per attivare i suoi meccanismi innati di riparazione e rigenerazione. La nostra salute mentale ed emotiva è direttamente, fisiologicamente, collegata alla nostra funzione immunitaria ed endocrina.

​La buona notizia, il messaggio di speranza che emerge da questa visione integrata, è che, sebbene le esperienze passate abbiano modellato la nostra biologia attuale, noi non siamo vittime passive dei nostri geni o del nostro vissuto. La scienza dell'epigenetica ci insegna che, mentre il nostro codice genetico è fisso, l'espressione dei nostri geni è plastica e può essere influenzata dalle nostre scelte, dalle nostre esperienze e, sì, anche dai nostri stati emotivi. Questo significa che abbiamo un controllo incredibile sulla nostra salute. Gli stati emotivi negativi cronici e le risposte al trauma non sono sentenze definitive; possono essere affrontati, elaborati e trasformati affinché il corpo possa finalmente svolgere la funzione per cui è stato progettato dalla natura: guarire e prosperare.

​Esiste un'ampia gamma di metodologie e approcci, spesso supportati dalle neuroscienze e dalla ricerca sul bio-campo, che possono aiutarci in questo processo di trasformazione. Questi strumenti vanno oltre la tradizionale terapia verbale e includono pratiche che lavorano direttamente sul corpo e sul sistema nervoso, come il lavoro sul nervo vago per aumentare la resilienza, tecniche di neurosculpting che uniscono neuroscienze e mindfulness per ricablare i percorsi neurali del cervello, la meditazione per sviluppare una maggiore presenza e calma interiore, e pratiche energetiche come il Qigong o lo yoga che ottimizzano il flusso energetico e riducono l'infiammazione. L'obiettivo comune di questi approcci è aiutare l'individuo a passare da uno stato di sopravvivenza cronica a uno stato di sicurezza e connessione, l'unico stato in cui la vera guarigione biologica può avvenire.

​Abbracciando pratiche che favoriscono la calma, la gratitudine, il senso di appartenenza e la compassione verso se stessi, possiamo non solo proteggere il nostro benessere emotivo, ma anche promuovere attivamente la nostra salute fisica a lungo termine. La guarigione è un viaggio multidimensionale. Non possiamo più permetterci di ignorare la dimensione psicoenergetica della nostra esistenza se vogliamo veramente trovare una via d'uscita dal ciclo infinito della malattia cronica. È tempo di riconoscere che la nostra biologia è inestricabilmente intrecciata con la nostra biografia, e che la chiave per una salute vibrante e duratura risiede nell'integrazione e nella cura di ogni aspetto del nostro essere: fisico, emotivo, mentale ed energetico.

XO - P. Coffaro

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