Monica Vallacqua Naturopatia e Terapie Integrate

Monica Vallacqua Naturopatia e Terapie Integrate Studio di Naturopatia e terapie integrate

LA LEGGENDA DEL CALICANTO Avete presente quando passeggiate in giro e ad un certo punto delle dolci note profumate, moss...
15/01/2026

LA LEGGENDA DEL CALICANTO

Avete presente quando passeggiate in giro e ad un certo punto delle dolci note profumate, mosse da quella leggera brezza che contraddistingue le gelide giornate invernali, disperdono un certo profumo nelle vicinanze? Non abbiate dubbi: è proprio lui e quest'anno son più di due settimane che la sua fragranza inebria la sua area circostante.

Proveniente dalla Cina ed importato in Europa nella seconda metà del XVIII secolo, è un arbusto molto particolare, dai rami spogli sottili ed intricati che quando fioriscono si coprono di piccoli e profumatissimi fiori dalla struttura cerosa.
Generalmente i fiori che sbocciano sono di colore bianco o giallo, con l’interno rosso purpureo: successivamente lasciano il posto alle foglie verdi.

Il suo nome deriva dal greco e significa "fiore d'inverno" e secondo le tradizioni è una pianta che risveglia lo spirito ed il corpo ovvero un toccasana visto che la maggior parte della natura riposa nei mesi più freddi: era di buon auspicio sfregarsi e profumarsi polsi e caviglie al fine di rinforzare e rinvigorire corpo e spirito.

Una leggenda vuole in un freddo giorno d’inverno un pettirosso, stanco e infreddolito, vagava cercando riparo in un ramo per potersi riposare e proteggere dal freddo. Ma tutti gli alberi che incontrava durante il volo, si rifiutavano di dargli ospitalità finché stremato giunse nei pressi di un calicanto il quale, alla vista del piccolo uccellino, decise di dargli riparo e con le sue ultime foglie ingiallite provò a scaldarlo. Il Signore, che aveva visto il bel gesto, volle ricompensare la pianta di calicanto, facendo cadere sull’albero una pioggia di stelle brillanti e profumate.
Fu così che da quel momento il calicanto fiorì d'inverno.

Come le lamentele ed i pensieri negativi agiscono sui nostri ormoni: " Il tuo cervello ascolta ogni parola che dici.E og...
11/01/2026

Come le lamentele ed i pensieri negativi agiscono sui nostri ormoni:

" Il tuo cervello ascolta ogni parola che dici.
E ogni lamentela lo riscrive come se avesse subito un trauma.

Le neuroscienze lo confermano: bastano 60 secondi di pensieri negativi per inondare il corpo di cortisolo, restringere l’ippocampo e rafforzare i circuiti della paura.
È il motivo per cui “sfogarsi” non è innocuo, ma un danno cerebrale nascosto.

Ogni volta che ti lamenti, l’amigdala, il sistema d’allarme del cervello, si attiva come se ci fosse un pericolo reale.
Anche quando non c’è.

Il risultato? Una cascata di cortisolo che può alterare per ore umore, concentrazione e chiarezza mentale.

E la ripetizione fa il resto: i neuroni che si attivano insieme si collegano tra loro.

Più ti lamenti, più il cervello si abitua alla negatività.

L’ippocampo (memoria e apprendimento) si restringe, mentre la corteccia prefrontale, il centro delle decisioni e del pensiero lucido, si spegne.
È lo stesso schema osservato nei traumi e nel PTSD.

E non finisce qui: la lamentela è contagiosa.

Bastano 3 minuti ad ascoltare qualcuno che si sfoga per attivare i tuoi neuroni specchio e copiare il suo stato di stress.

Ecco perché certi incontri ti lasciano svuotato: il cervello rispecchia la tensione dell’altro.

Il ciclo funziona così:
Lamentela → Cortisolo → Paura → Stanchezza → Altre lamentele.

Ma la buona notizia è che il cervello può riprogrammarsi.

La gratitudine inverte il processo: favorisce la crescita dell’ippocampo, abbassa il cortisolo e rafforza i circuiti della resilienza.

Ogni volta che scegli la riconoscenza al posto della negatività, stai letteralmente allenando il cervello alla pace e alla chiarezza.

La prossima volta che senti il bisogno di lamentarti:
Fermati. Riformula. Ringrazia.

Il tuo cervello ascolta ogni parola che dici.
E quelle parole costruiscono (o distruggono) la tua mente."

Fonti:
McEwen, B. S., 1998.
Protective and damaging effects of stress mediators.
New England Journal of Medicine.

Sapolsky, R. M., 2000.
Glucocorticoids and hippocampal atrophy in neuropsychiatric disorders.
Archives of General Psychiatry.

Hatfield, E., Cacioppo, J. T., & Rapson, R. L., 1994.
Emotional Contagion.
Cambridge University Press.

Post preso dalla pagina del Dr. Fantechi

Buon anno a tutti voi 🥂🥰
31/12/2025

Buon anno a tutti voi 🥂🥰

Tanti cari Auguri a voi tutti 🥰
23/12/2025

Tanti cari Auguri a voi tutti 🥰

LA VERITÀ SULL'INTOLLERANZA ALLA CASEINA(Di P. Coffaro) Ieri una ragazza mi ha scritto un messaggio. Mi diceva di essere...
22/12/2025

LA VERITÀ SULL'INTOLLERANZA ALLA CASEINA

(Di P. Coffaro)

Ieri una ragazza mi ha scritto un messaggio. Mi diceva di essere confusa, aveva letto il post di una nutrizionista che affermava con sicurezza che l’intolleranza alla caseina non esiste, perché le intolleranze sono solo deficit enzimatici. E quindi, se non c’è un enzima mancante, il problema non c’è. La ragazza però sta male ogni volta che consuma certi latticini, i sintomi peggiorano. Gonfiore, dolore, stanchezza, orticaria, infiammazione che si riaccendeva.

E allora la domanda era inevitabile: “Sto sbagliando io? Me lo sto inventando?” Le ho chiesto chi fosse la nutrizionista. Ed era, guarda caso, la stessa che promuove il glutine dei grani antichi anche in presenza di patologie autoimmuni. Ecco, qui non siamo più nel campo della divulgazione. Siamo nel campo della riduzione semplicistica della biologia, che nelle persone con malattie croniche fa danni.

Facciamo chiarezza, il punto non è come la chiami, il punto è il terreno biologico. Partiamo da una cosa fondamentale, nelle patologie croniche e autoimmuni non si ragiona per definizioni da manuale, ma per carico biologico. Che tu la chiami intolleranza, allergia, sensibilità, reattività o semplicemente non mi fa bene
non cambia il dato clinico centrale, la caseina, in questi contesti, spesso NON è un alimento ottimale. Perché arriva in un sistema già infiammato, già disregolato, già iperreattivo.

L'autoimmunità éun sistema che reagisce troppo, non troppo poco. Chi convive con una malattia autoimmune ha un sistema immunitario iperattivo
una barriera intestinale spesso compromessa, una comunicazione alterata tra intestino, cervello e sistema immunitario, una risposta infiammatoria che si accende facilmente. In questo contesto, la domanda corretta non è:

“Esiste o no l’intolleranza alla caseina?”

La domanda corretta è:

“Questa proteina aiuta o ostacola la regolazione immunitaria?”

E qui la risposta, nella pratica clinica, è spesso chiara... la ostacola.

La caseina é una proteina immunologicamente attiva La caseina non è una proteina neutra. È una proteina strutturalmente complessa, immunologicamente attiva, capace di generare peptidi bioattivi durante la digestione. In un intestino sano e ben regolato, questo può non creare alcun problema. Ma in un intestino, permeabile, disbiotico
infiammato, quei peptidi diventano stimoli, non nutrienti. Stimoli per il sistema immunitario, i mastociti, l’infiammazione intestinale, l’asse intestino–cervello Questo non è allarmismo é fisiopatologia di base.

Pou, si parla di A1, A2, fermentazione... sì, contano. Ma non sempre bastano. È vero che
la β-caseina A2 è spesso meglio tollerata, latte di capra, pecora e bufala creano meno problemi
la fermentazione riduce il carico immunologico (la fermentazione non è adatta a chi ha problemi con l'istamian). Tutto vero, ma attenzione a non fare l’errore opposto. In presenza di autoimmunità attiva, anche ciò che è meglio tollerato può non essere ottimale. Perché il problema non è solo la proteina é il sistema che la riceve. É lo stesso motivo per cui il glutine antico resta glutine, il latticino di qualità resta un latticino. l’alimento tradizionale può comunque essere infiammante. La biologia non si commuove davanti alla storia agricola. Perché il post della nutrizionista è riduttivo perché riduce tutto a una questione semantica, ignora completamente il contesto delle malattie croniche, confonde assenza di diagnosi ufficiale con assenza di problema biologico

Dire:“Non è allergia e non è intolleranza enzimatica, quindi non esiste” è come dire: “Non sappiamo ancora misurarlo bene, quindi non conta” Ed è esattamente il contrario di come "dovrebbero" lavorare con i pazienti complessi. Il vero criterio é ridurre il carico, non vincere il dibattito Chi lavora seriamente con autoimmunità, fibromialgia, stanchezza cronica, MCAS infiammazione sistemica... lo sa bene. Non si lavora per dimostrare chi ha ragione. Si lavora per togliere carico, carico infiammatorio, carico immunitario, carico digestivo, carico neurologico... E la caseina, molto spesso, è un carico inutile in questa fase. Poi, se e quando, l’intestino è riparato
l’infiammazione è sotto controllo
il sistema nervoso è regolato
forse si reintroduce. Con criterio ma non per ideologia. Il danno più grande, far dubitare le persone di ciò che sentono nel corpo. La cosa più grave di certi post non è l’errore scientifico. È l’effetto sulle persone. Perché quando una persona che sta male legge che quella cosa non esiste, inizia a:
dubitare di sé, forzarsi, ignorare i segnali del corpo, peggiorare i sintomi. E questo, sì, crea disbiosi, infiammazione, malattia.

Nelle patologie croniche e autoimmuni, la caseina non è ottimale, indipendentemente da come la si etichetti, perché il terreno biologico non la gestisce bene. La nutrizione non è una gara a chi semplifica di più. La salute non è una definizione da vocabolario e quando la complessità viene negata in nome del fanatismo scientifico, a pagare il prezzo non è la teoria... sono le persone.

𝐎𝐆𝐍𝐈 𝐄𝐌𝐎𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐍𝐎𝐍 𝐄𝐒𝐏𝐑𝐄𝐒𝐒𝐀 𝐂𝐄𝐑𝐂𝐀 𝐔𝐍 𝐎𝐑𝐆𝐀𝐍𝐎 𝐏𝐄𝐑 𝐏𝐀𝐑𝐋𝐀𝐑𝐄 𝐐𝐔𝐀𝐋𝐄?EMOZIONI E ORGANI🔥 RABBIA → FEGATO / CISTIFELLEAQuando:trat...
18/12/2025

𝐎𝐆𝐍𝐈 𝐄𝐌𝐎𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐍𝐎𝐍 𝐄𝐒𝐏𝐑𝐄𝐒𝐒𝐀 𝐂𝐄𝐑𝐂𝐀 𝐔𝐍 𝐎𝐑𝐆𝐀𝐍𝐎 𝐏𝐄𝐑 𝐏𝐀𝐑𝐋𝐀𝐑𝐄
𝐐𝐔𝐀𝐋𝐄?

EMOZIONI E ORGANI

🔥 RABBIA → FEGATO / CISTIFELLEA

Quando:

trattieni il “no”

ingoi ingiustizie

fai il bravo per non creare conflitto

Nel corpo:

tensione

rigidità

infiammazioni

stanchezza profonda

problemi digestivi legati ai grassi

Messaggio inconscio:

> “Qui mi sono superato.”
“Qui non ho messo confini.”

👉 La rabbia repressa diventa tossina.

TRISTEZZA / LUTTO → POLMONI

Quando:

non lasci andare

vivi perdite non elaborate

trattieni il pianto

continui a “resistere”

Nel corpo:

fiato corto

oppressione toracica

bronchiti

stanchezza cronica

Messaggio inconscio:

> “Qui non ho accettato una perdita.”
“Qui non mi sono concesso di sentire.”

👉 I polmoni parlano di spazio emotivo.

PAURA → RENI

Quando:

vivi in allerta

temi il giudizio

non ti senti al sicuro

trattieni per sopravvivere

Nel corpo:

stanchezza

dolori lombari

freddo costante

problemi urinari

Messaggio inconscio:

> “Qui non mi sento protetto.”
“Qui ho imparato a resistere invece che fidarmi.”

👉 La paura cronica prosciuga l’energia vitale.

🪨 VERGOGNA / COLPA → INTESTINO

Quando:

trattieni ciò che vorresti dire

non ti permetti di essere come sei

vivi con senso di colpa costante

Nel corpo:

gonfiore

intestino irritabile

stitichezza o scariche improvvise

Messaggio inconscio:

> “Sto trattenendo ciò che dovrebbe uscire.”
“Non posso essere me stesso.”

👉 L’intestino parla di confini e autenticità.

🌪️ ANSIA / CONTROLLO → STOMACO

Quando:

anticipi tutto

vuoi tenere tutto sotto controllo

non ti fidi della vita

Nel corpo:

gastrite

acidità

nausea

nodo allo stomaco

Messaggio inconscio:

> “Non so cosa succederà.”
“Devo controllare per sentirmi al sicuro.”

👉 Lo stomaco soffre quando la mente guida tutto.

💔 DOLORE EMOTIVO → CUORE

Quando:

hai vissuto ferite affettive

delusioni profonde

tradimenti emotivi

Nel corpo:

tachicardia

pressione

oppressione toracica

Messaggio inconscio:

> “Qui mi sono chiuso per non soffrire più.”

👉 Il cuore si contrae quando l’amore viene trattenuto.

🧠 IPERCONTROLLO / RIMUGINIO → TESTA

Quando:

pensi troppo

analizzi tutto

non senti il corpo

Nel corpo:

cefalee

emicranie

tensione cervicale

Messaggio inconscio:

> “Sto vivendo solo nella mente.”

👉 La testa duole quando la vita non scende nel corpo.

Il corpo non si ammala per caso.

Diventa la voce
di ciò che non è stato ascoltato.

~ Alessandro D'Adamo ~
Psicologia dell'Anima 🙏

I PERICOLI DELL’INTESTINO PERMEABILECosa può entrare nel sangue quando la permeabilità intestinale è alterata? L’INTESTI...
14/12/2025

I PERICOLI DELL’INTESTINO PERMEABILE
Cosa può entrare nel sangue quando la permeabilità intestinale è alterata?
L’INTESTINO PERMEABILE È UNA PORTA APERTA AL CAOS INFIAMMATORIO, METABOLICO E CARDIOVASCOLARE
Per anni abbiamo cercato l’origine dei disturbi nei singoli organi: cuore, cervello, pelle, articolazioni.
👉 Oggi sappiamo che spesso il problema nasce molto prima, nell’intestino.
👉 La sindrome dell’intestino permeabile non è una teoria alternativa né una moda.
È una condizione biologica reale, osservabile, e ancora troppo sottovalutata.
👉 Quando la barriera intestinale perde la sua funzione selettiva, il corpo perde il controllo di ciò che entra nel sangue.
Il punto non è l’intestino in sé.
👉 Il punto è ciò che attraversa una barriera che non filtra più correttamente.
COSA PUÒ ENTRARE NEL SANGUE QUANDO LA PERMEABILITÀ INTESTINALE È ALTERATA
👉 Endotossine batteriche, in particolare i lipopolisaccaridi (LPS), potenti attivatori dell’infiammazione sistemica e dello stress ossidativo.
👉 Frammenti di parete batterica come peptidoglicani, flagellina e DNA batterico, in grado di mantenere il sistema immunitario cronicamente stimolato.
👉 Micotossine fungine come aflatossine, ochratossina A e gliotossina, con effetti epatotossici, neurotossici e immunosoppressivi.
👉 Antigeni e tossine parassitarie che alterano l’equilibrio immunitario e favoriscono stati infiammatori persistenti.
👉 Antigeni alimentari non completamente digeriti, come frammenti di glutine, caseina, soia e lectine, capaci di attivare risposte infiammatorie e autoimmuni.
👉 Metaboliti tossici prodotti da un microbiota disbiotico, tra cui ammoniaca, fenoli, indoli e trimetilammina, che sovraccaricano fegato, cervello e apparato cardiovascolare.
👉 Metalli pesanti come mercurio, piombo, cadmio e alluminio, più facilmente assorbibili quando la barriera intestinale è compromessa.
👉 Sostanze chimiche e interferenti endocrini, inclusi pesticidi, emulsionanti alimentari, bisfenolo A, nanoparticelle ed eccipienti, che peggiorano ulteriormente disbiosi e permeabilità.
COSA COMPORTA NEL TEMPO QUESTA ESPOSIZIONE CONTINUA
👉 Infiammazione sistemica di basso grado
👉 Ossidazione delle LDL e disfunzione endoteliale
👉 Resistenza insulinica e alterazioni metaboliche
👉 Disturbi neurologici, brain fog, ansia
👉 Allergie e fenomeni autoimmuni
👉 Sovraccarico epatico e stanchezza cronica
👉 Peggioramento del rischio cardiovascolare
IL CONCETTO DA FISSARE
👉 Una barriera intestinale alterata espone l’organismo a un flusso continuo di tossine biologiche, chimiche e metaboliche.
👉 Finché questa porta resta aperta, ogni intervento a valle rimane incompleto.
LA STRATEGIA NUTRACEUTICA CONSIGLIATA
👉 L’obiettivo non è “curare”, ma ridurre il carico tossico sistemico, sostenere la funzione di barriera e favorire il riequilibrio fisiologico.
👉 Il punto di partenza è sempre una STRATEGIA DI RESET INTESTINALE strutturata, progressiva e personalizzata.
👉 È una strategia che lavora sull’intestino, sul microbiota e sull’infiammazione di fondo.
Dal web

10/12/2025

Nonostante i risultati promettenti, gli autori sottolineano che la qualità delle evidenze è considerata molto bassa secondo i criteri GRADE, principalmente per l'elevata eterogeneità tra gli studi. Raccomandano quindi cautela nell'interpretazione clinica e auspicano nuove ricerche con protocolli ...

METILAZIONE, ISTAMINA E INFIAMMAZIONE Ci sono persone che arrivano in studio con una lista di sintomi che non “tornano”:...
10/12/2025

METILAZIONE, ISTAMINA E INFIAMMAZIONE

Ci sono persone che arrivano in studio con una lista di sintomi che non “tornano”: mal di testa improvvisi, pelle che si arrossa con niente, sensazione di calore dopo i pasti, ansia a ondate, pruriti capricciosi, dermatiti che compaiono e scompaiono come se avessero una vita propria.
Di solito si liquidano con: “È stress”.
Che è sempre una parte della storia, certo. Ma non è tutta la storia.

Spesso il filo rosso è un altro: istamina che circola troppo, mastociti iperattivi e una metilazione lenta che non riesce a smaltirla.

La metilazione è un processo chiave, una specie di interruttore molecolare che permette al corpo di mantenere ordine: riequilibra l’omocisteina, produce neurotrasmettitori, mantiene il DNA in salute, aiuta il fegato a detossificare.
E fa anche un’altra cosa fondamentale: contribuisce a disattivare l’istamina attraverso l’enzima HNMT.
Quando il ciclo del metile rallenta, HNMT funziona peggio… e l’istamina rimane lì, attiva, a creare disturbo.

A questo si aggiunge l’intestino.
Se è infiammato, permeabile o disbiotico, la DAO — l’enzima che degrada l’istamina nel lume intestinale — cala. I mastociti diventano più reattivi. Ogni esposizione diventa una scintilla.
E se nel frattempo la metilazione non riesce a compensare, il corpo entra in una sorta di “zona rossa” intermittente: rossori improvvisi, tachicardia dopo certi pasti, testa pesante, irritabilità immotivata, insonnia, reazioni cutanee che sembrano allergie ma non lo sono davvero.

Molti pazienti arrivano convinti di essere “allergici a tutto”.
In realtà sono sovraccarichi, non “difettosi”.
È il sistema che non riesce a spegnere l’istamina con la stessa velocità con cui la produce.

La buona notizia?
Non è irreversibile.
Quando sostieni la metilazione, sistemi l’intestino, riduci l’infiammazione silente e dai spazio alle vie enzimatiche corrette, l’istamina torna gestibile.
E quei sintomi “misteriosi” che ti facevano sentire sbagliato iniziano finalmente ad avere un senso… e a scomparire.

Perché la verità è semplice: non eri fragile. Eri solo carico oltre soglia
Dott. Ranalli

STUDI A MARGINE
– Maintz L, Novak N. Histamine and histamine intolerance. Am J Clin Nutr. 2007.
Mostra il doppio ruolo delle vie DAO e HNMT nel metabolismo dell’istamina.

– Stabler SP. Vitamin B12 and related pathways. Blood. 2013.
Descrive il ruolo della metilazione (via metionina–omocisteina) e le connessioni con HNMT.

– Manzardo AM et al. Methylation processes and histamine metabolism. J Inherit Metab Dis. 2012.
Approfondisce il legame tra capacità metilante e gestione dell’istamina.

– Schink M et al. Microbiota and histamine intolerance. Nutrients. 2018.
Evidenzia il ruolo dell’infiammazione intestinale e della riduzione della DAO.

– Gevi F et al. Metabolic profiling of mast cell activation. J Proteome Res. 2020.
Mostra come i mastociti reagiscono in condizioni di stress metabolico e aumentata istamina.

08/12/2025

lo studio suggerisce che l'inclusione regolare di fragole nella dieta potrebbe rappresentare un approccio semplice per promuovere la salute cardiocognitiva negli anziani potenzialmente a migliorare i fattori di rischio cardiovascolare in individui cognitivamente sani.

Prendo mega dosi di vitamina D (assunzioni settimanali, mensili o annuali) e in più anche integratori di calcio….Peccato...
08/12/2025

Prendo mega dosi di vitamina D (assunzioni settimanali, mensili o annuali) e in più anche integratori di calcio….

Peccato che i livelli ematici di vitamina D non salgono e l’osteoporosi avanza. Come mai?

Semplicemente perché quelle assunzioni non giornaliere sono inefficienti!!!

Le evidenze parlano chiaro! La dose giornaliera (anche se ci può esserci meno compliance da parte del paziente) è di fatto più efficiente rispetto ai boli (mega dosi) nel ripristinare valori normali di 25(OH)D e nell’incrementarli.. ed abbiamo studi randomizzati controllati che lo confermano [1].

Come mai? La spiegazione va cercata nella farmacocinetica della vitamina D… la farmacocinetica si riferisce al destino del farmaco nel nostro organismo: analizza quindi quello che il nostro organismo fa al farmaco, in particolare assorbimento, distribuzione, metabolismo es escrezione.

Vediamo dunque cosa accade.

Le mega dosi dell’integratore (il principio attivo è il colecalciferolo, ovvero vitamina D3), premesso che si riescano ad assorbire tutte, dopo l’assorbimento, arrivano al fegato.
Qui, il colecalciferolo viene trasformato (dall’enzima 25-idrossilasi epatica) in 25-OH-D3, la forma circolante della vitamina D3, che poi è quella che viene dosata con le analisi ematiche, ed è la forma semi-attiva.

Ebbene, laddove siano presenti mega dosi, questo enzima viene saturato rapidamente, quindi nostro corpo non riesce a produrre la forma semi-attiva in modo efficace.

Per cui, la vitamina D3 (ovvero il colecalciferolo assunto attraverso l’integratore) viene eliminato. Questo grazie all’enzima 24-25-idrossilasi, responsabile del catabolismo (trasfromazione per poterlo eliminare) della vitamina D3 alla forma inattiva, ovvero 24-25(OH).

Dunque, il principio attivo dell’integratore (colecalciferolo) non viene convetito nella forma semi-attiva, e viene eliminato. Con minori effetti biologici. E qui abbiamo altri studi randomizzati controllati [2].

Gli studi randomizzati controllati sono piuttosto in alto nella piramide di evidenza scientifica.

La vitamina D3 va assunta giornalmente!!

Nel frattempo, bene dosare anche il PTH (paratormone). Se la 25 OH D3 è bassa, va da sé che il paratormone è alto.
Che vuol dire? Che si sta sottraendo calcio alle ossa. E questo calcio può depositarsi a livello dei tessuti molli, con aumentato rischio cardiovascolare!

Oltre che, ovviamente, favorire osteoporosi. Con il rischio anche di maggiore calcificazione vascolare.

E ricordate anche l’importanza della supplementazione con K2, che non interferisce assolutamente con gli anticoagulanti orali di nuova generazione e tanto meno con gli antiaggreganti piastrinici (con i quali in realtà non interferisce neppure la K1).

La K2 previene la calcificazione vascolare, favorisce la decalcificazione vascolare. Aumenta la mineralizzazione dell’osso [3].

Oggigiorno c’è troppa disinformazione su argomenti come questi. Inaccettabile!!!

P.S. La vitamina D3 si sceglie in forma liquida (da assumere in gocce), in olio extravergine d’oliva. Verificate sempre gli eccipienti: no olio di semi, fruttosio, ecc.
La dose (giornaliera) di vitamina D3 si esprime in UI.

[1] Fassio, A., Adami, G., Rossini, M., Giollo, A., Caimmi, C., Bixio, R., Viapiana, O., Milleri, S., Gatti, M., & Gatti, D. (2020). Pharmacokinetics of Oral Cholecalciferol in Healthy Subjects with Vitamin D Deficiency: A Randomized Open-Label Study. Nutrients, 12(6), 1553.

[2] Ketha, H., Thacher, T. D., Oberhelman, S. S., Fischer, P. R., Singh, R. J., & Kumar, R. (2018). Comparison of the effect of daily versus bolus dose maternal vitamin D3 supplementation on the 24,25-dihydroxyvitamin D3 to 25-hydroxyvitamin D3 ratio. Bone, 110, 321–325.

[3] Mandatori, D., Pelusi, L., Schiavone, V., Pipino, C., Di Pietro, N., & Pandolfi, A. (2021). The Dual Role of Vitamin K2 in “Bone-Vascular Crosstalk”: Opposite Effects on Bone Loss and Vascular Calcification. Nutrients, 13(4), 1222.

🌱 Intestino e Pelle: perché sono così collegati? Sempre più persone notano che quando l’intestino “non va”, anche la pel...
04/12/2025

🌱 Intestino e Pelle: perché sono così collegati?

Sempre più persone notano che quando l’intestino “non va”, anche la pelle sembra peggiorare: più acne, più rossori, dermatiti che si riaccendono, pelle spenta o che si irrita facilmente.

➡️Non è una coincidenza.

Intestino e pelle sono collegati fin dalle primissime settimane della nostra vita… quando eravamo ancora un embrione.

🔬 Un legame che nasce prima di nascere

Durante lo sviluppo fetale, sia la pelle che parte del sistema nervoso e le terminazioni che controllano l’intestino derivano dallo stesso foglietto embrionale: "ectoderma"
Significa che questi sistemi “crescono insieme” e rimangono connessi per tutta la vita.
Ecco perché oggi parliamo sempre più spesso di **asse intestino–pelle**, una comunicazione continua fatta di nervi, cellule immunitarie, ormoni e persino batteri buoni del microbiota.

🦠 Il ruolo del microbiota: quando gli “abitanti” dell’intestino influenzano la pelle**

Il nostro intestino ospita trilioni di microrganismi che svolgono funzioni essenziali: modulano l’infiammazione, rafforzano il sistema immunitario e producono sostanze utili anche per la pelle.
Quando il microbiota è in equilibrio, la pelle tende a essere più luminosa, meno infiammata e più resistente.
Ma quando avviene una "disbiosi*" (uno squilibrio), il segnale arriva fino alla pelle: arrossamenti, acne, dermatiti ed eczema possono diventare più frequenti o più intensi.

🔥 Infiammazione intestinale = infiammazione cutanea

Nelle persone che vivono con malattie infiammatorie intestinali o intestino irritabile, non è raro vedere peggioramenti della pelle durante i periodi di flare.
Questo accade perché l’infiammazione che parte dall’intestino non resta solo lì: circola e si manifesta anche fuori, compresa la pelle.

🍽️ Cosa puoi fare ogni giorno per migliorare entrambe?

✔️ Scegli cibi antinfiammatori
Olio extravergine d’oliva, pesce ricco di omega-3, frutta e verdura ben tollerate, spezie come curcuma e zenzero.

✔️ Riduci zuccheri e cibi ultra-processati
Questi alimenti aumentano l’infiammazione e favoriscono gli sbalzi glicemici che la pelle “sente” moltissimo.

✔️ Sostieni il microbiota
Fibre solubili, alimenti fermentati (se tollerati) e probiotici mirati, scelti in base alla tua situazione.

✔️ Gestisci stress e sonno
L’asse cervello–intestino–pelle risponde rapidamente allo stress. Dormire meglio e respirare meglio = pelle più stabile.

🌿 Ricordati questo: la pelle è uno specchio di ciò che accade dentro.

➡️Partire dall’intestino è spesso il modo più efficace per ritrovare equilibrio, energia e una pelle più sana.
Dott.Patrizia Gaballo

*Immagine dal web

Indirizzo

Via Cesare Battisti 168/E
Lonigo
36045

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 17:00
Martedì 09:00 - 17:00
Mercoledì 09:00 - 17:00
Giovedì 09:00 - 17:00
Venerdì 09:00 - 17:00
Sabato 09:00 - 17:00

Telefono

+393454183737

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