03/05/2026
Quando ci si dimentica cosa è la “cura”…😖😣
IL FUTURO DELLA PEDIATRIA NON SI SVENDE: I GIOVANI PEDIATRI CONTRO LA RIFORMA SCHILLACI
ROMA – In qualità di Coordinamento dei Pediatri di Libera Scelta, rappresentante di un collettivo di centinaia di pediatri, sentiamo il dovere etico di segnalare i rischi della "Riforma Schillaci". Quello che viene presentato come un potenziamento della medicina territoriale è, nei fatti, uno smantellamento programmato del modello di cura pediatrica italiano.
A supporto della nostra mobilitazione, rendiamo noti oggi i dati di un’indagine interna che smentisce la narrazione istituzionale e mostra un settore compatto nel rifiutare logiche aziendalistiche.
Una categoria giovane che guarda al futuro
Contrariamente all’immagine di una medicina territoriale "statica", il nostro coordinamento è espressione di un profondo rinnovamento generazionale: il 77,5% dei nostri membri ha meno di 50 anni, con quasi la metà del gruppo (49%) composta da giovani colleghi tra i 30 e i 40 anni. Siamo noi il futuro della sanità pubblica e siamo noi i primi a dire "No" a una riforma che distrugge il rapporto fiduciario.
I fondamenti della nostra protesta:
1. Il rifiuto totale della dipendenza:
La riforma ipotizza un "doppio canale" e un passaggio alla dipendenza. I nostri dati parlano chiaro: il 99,2% dei pediatri rifiuta categoricamente il passaggio alla dipendenza. La nostra autonomia professionale è la garanzia che il pediatra risponda solo alla salute del bambino e non ai diktat amministrativi delle ASL. Se il pediatra diventa un dipendente inserito in turnazioni rigide, crolla la continuità assistenziale: il bambino cessa di essere una persona e diventa una pratica.
2. No alle logiche aziendali: il paziente prima dei "budget"
L’81,5% dei colleghi si oppone fermamente all’introduzione di una remunerazione legata al raggiungimento di obiettivi aziendali. Trasformare il pediatra in un ingranaggio burocratico significa sottrarre tempo prezioso alla clinica. Gestire lo stress genitoriale, intercettare disagi relazionali e depressioni post-partum richiede ascolto, non parametri amministrativi.
3. Il paradosso dei 1.500 assistiti: meno tempo equivale a meno cura
• Portare il massimale a 1.500 pazienti, equiparando il carico di un neonato a quello di un adulto, è un errore clinico drammatico. Il bambino non è un "piccolo adulto". Con questi numeri, la sorveglianza intensiva nei primi mille giorni di vita diventerà fisicamente impossibile. Raddoppiare gli assistiti significa dimezzare il tempo per ogni bambino. I nostri dati parlano chiaro il 47% dei pediatri intervistati è disponibile ad aumentare il massimale a 1200 assistiti mantenendo uno slot fisso di 200 posti per la fascia di età tra i 14 e 18 anni. Una quota minoritaria ma significativa 41,2% accetterebbe l'estensione ai 18 anni solo a condizione che il massimale resti bloccato a 1000 assistiti. Solo il 5,9% si dichiara totalmente contrario all'assistenza fino ai 18 anni.
• 4. Case di Comunità: disponibilità, non assorbimento
Sebbene il 52,2% dei colleghi si dichiari disponibile a prestare ore aggiuntive nelle Case di Comunità (a fronte di un corretto riconoscimento economico, non certo le briciole previste dal decreto), questa collaborazione non deve e non può tradursi nello smantellamento degli studi capillari sul territorio. La pediatria di famiglia deve restare vicina alle case dei cittadini.
Conclusione
Non stiamo difendendo una categoria, ma un diritto costituzionale. La Pediatria di Libera Scelta è un’eccellenza italiana perché si basa su un modello di convenzione che garantisce libertà e fiducia. Se questo modello viene toccato, il diritto alla salute diventerà un privilegio per chi può permettersi la sanità privata.
Chiediamo che il modello di convenzione attuale non venga snaturato. I numeri del nostro sondaggio dimostrano che i giovani pediatri sono pronti alla mobilitazione per difendere la salute dei bambini italiani.